lunedì 10 ottobre 2016

Juana Rouco Buela (Madrid, 1889 - Buenos Aires, 1969) Anarquista

Juana Rouco Buela

Sempre elegante, modesta e riservata, partecipava a tutte le riunioni della biblioteca José Ingenieros di Buenos Aires o a quelle indette da altri circoli libertari argentini. Non amava parlare di se stessa e delle vicende politiche che l’avevano vista protagonista in anni lontani e difficili.

Una sorta di pudore le impediva di far pesare la sua personale esperienza sulle scelte del movimento. Per lei ognuno aveva il diritto di imparare e di sbagliare da solo.

Clandestina in America e in Europa, detenuta in molte carceri, madre di due figli, autodidatta e instancabile propagandista anarchica, Juana Rouco Buela - nata a Madrid nel 1889 da una modestissima famiglia di operai - ha consegnato al movimento operaio dell’America Latina una limpida testimonianza di coraggio e di fede negli ideali libertari.

Alla tenera età di quattro anni rimase orfana del padre precipitando, di conseguenza, nella più nera miseria. Tale triste condizione non le permise di frequentare alcuna scuola e tale rinuncia le pesò come un macigno per tutta la vita.

In cerca di fortuna, nel 1900 fu costretta a emigrare con la madre in Argentina, dove la aspettava il fratello maggiore Ciriaco, partito anche lui qualche tempo prima. Sarà proprio lui a insegnarle a leggere e a scrivere, introducendola negli ambienti sindacali di Buenos Aires. 

Affascinata dai discorsi che ascoltava, partecipe delle aspettative di riscatto del proletariato, Juana fu travolta dal lavoro politico e da quel momento le battaglie di quegli uomini divennero le sue, i loro ideali i suoi.

Il battesimo del fuoco l’ebbe con le manifestazioni del Primo Maggio 1904, quando la polizia sparò sui manifestanti, scesi in piazza per chiedere lavoro e rivendicare una paga dignitosa.

L’anno successivo, godendo già della considerazione e della fiducia incondizionata dei compagni, partecipò come delegata delle operaie della Rafineria Argentina di Rosario al quinto congresso del sindacato libertario Fora.

L’impressione che ne ricavò fu enorme e, nel 1907, con altre diciannove donne creò un collettivo femminile che prese a riunirsi regolarmente nella sede della Sociedad de Resistencia de Conductores de Carros e che contribuì non poco a elevare nelle aderenti la consapevolezza dei propri diritti civili e sociali.

In seguito a uno sciopero contro il caro affitto, che da Buenos Aires si diffuse rapidamente nelle principali città dell’Argentina, furono arrestati molti anarco-socialisti e, tra loro, anche la diciottenne Juana.

Per la prima volta dovette provare sulla propria pelle la ferocia della polizia e le pene della deportazione. Imbarcata a forza su una nave diretta in Europa, sbarcò a Barcellona: qui il prefetto, preferendo non avere a che fare con una detenuta tanto “pericolosa”, decise di rimetterla in libertà a condizione, però, che lasciasse immediatamente la città.

Juana, per evitare la detenzione, partì dunque per la natìa Madrid, sperando di poter vivere in pace e in libertà. Ma si trattò solo di una breve illusione: anche in quella città, infatti, venne nuovamente arrestata e immediatamente rispedita a Barcellona. La sua presenza era diventata evidentemente imbarazzante per tutti, di qua e di là dell’oceano.

Fu a quel punto che la polizia catalana, per liberarsene definitivamente, decise di metterla su un treno diretto a Marsiglia. Dalla Francia, seguendo l’indicazione di alcuni compagni fidati, riuscì a raggiungere finalmente Genova e a occuparsi come stiratrice in un laboratorio cittadino.

Desiderosa però di ritornare quanto prima in Argentina, diventata ormai la sua terra d’adozione, nel 1906 decise di imbarcarsi come cameriera sul "Principe di Udine” e sbarcare a Montevideo.

In Uruguay, grazie a enormi sacrifici e all’aiuto di qualche amico, riuscì ad aprire un laboratorio di stiratura. Con i primi guadagni di quella modesta attività fondò il periodico libertario La Nueva Senda, che ebbe tra i connazionali buona diffusione.

Sempre molto attenta a ciò che accadeva nel resto del mondo e che inevitabilmente finiva per coinvolgere e determinare le sorti del movimento, Juana fu in prima fila nelle manifestazioni per salvare la vita a Francisco Ferrer, l’educatore spagnolo condannato a morte per le sue idee pedagogiche apertamente libertarie.

Dopo essere riuscita a sfuggire ancora una volta e per diversi giorni alla polizia che voleva arrestarla, decise - d’accordo con alcuni compagni - di tentare l’impresa (tanto difficile quanto pericolosa) di rientrare clandestinamente in Argentina, cambiando identità. Da quel momento il suo nome divenne per tutti quello di Rouco.

Al suo arrivò trovò un paese in preda al caos e alla paura di attentati in occasione delle celebrazioni del centenario dell’indipendenza. Le centrali sindacali (Fora e Cora) avevano proclamato, infatti, lo sciopero generale e si attendeva da un momento all’altro la prevedibile reazione della polizia.

Il governo, in effetti, proclamò subito lo stato di guerra e procedette a numerosi arresti di giornalisti, dirigenti politici e sindacali. Juana fu arrestata il 16 maggio 1910 e consegnata di nuovo alla polizia di Montevideo, che non esitò a imprigionarla. Solo dopo dieci mesi di detenzione riuscì a riguadagnare la libertà.

Imbarcatasi ancora una volta come clandestina su una nave diretta in Europa, venne scoperta dal comandante e sbarcata a Rio de Janeiro, dove rimase clandestina per quattro anni.

Nel 1917, con l’annullamento del decreto di deportazione, ottenne finalmente il permesso di tornare da donna libera in Argentina. Ripresa immediatamente l’attività politica, girò in lungo e in largo il paese tenendo conferenze e diffondendo la propaganda anarchica.  

Tra le tante sue iniziative di quel periodo ne vanno ricordate almeno due: la creazione del Centro femminile di studi sociali a Necochea e la pubblicazione del quindicinale Nuestra Tribuna.

Continuava in sostanza un’esperienza di collettivi di donne anarchiche già presenti, attorno alla fine del secolo, a Rosario e a Buenos Aires. La pubblicazione del giornale La Voz de la Mujer completava poi la loro attività.

Del golpe militare del 6 settembre 1930, che fece precipitare l’Argentina nel terrore e nella repressione politica, confidò: "Ho un ricordo incancellabile di quella data, che ha cambiato completamente la mia vita. Un gruppo di cosiddetti intellettuali, che erano attivi nel movimento operaio e anarchico, decisero di avvicinarsi ai politici che si opponevano al generale Uriburu e sparirono. Anche la mia famiglia venne distrutta: il mio compagno fu uno di quelli che se andarono. Tenere duro mi costò molto”.

Poi gli avvenimenti internazionali si susseguirono incalzanti: la guerra civile spagnola, la seconda guerra mondiale, la dittatura argentina e la lunga stagione del peronismo. Tutto ciò significò per lei ancora lotte, clandestinità e sacrifici.

Alla sua dirittura morale hanno guardato generazioni di giovani libertari latino-americani, tramandando le vicende della sua dolorosa vita con il rispetto che si deve a chi tutto ha dato per la realizzazione dei propri ideali.

Juana Rouco Buela morì a Buenos Aires nel 1969, non prima però di aver raccontato la sua avventurosa vita nel libro di memorie “Historia de un ideal vivido por una mujer”.

di Fabrizio Montanari

Unknown - http://www.estelnegre.org/documents/rouco/rouco.html
Juana Rouco Buela på arbetet.

A short biography of Juana Rouco Buela, formidable fighter for women's liberation and anarchism
“At the age of eighteen, the police considered me to be an element dangerous for the tranquillity of capitalism and the State”.
Juana Buela was born on the 19th April 1889, the daughter of Galicians who had emigrated to Madrid. Her father died when she was four years old. Her mother was a seamstress. She emigrated from Spain to Argentina with her brother Ciriaco at the age of fifteen on 24th July 1900 and settled in Buenos Aires. At the age of 15 she joined the May Day demonstrations of 1904, her first participation in the workers movement. She became a leading light among the women workers of the Refineria Argentina, the huge sugar refinery of Rosario and was their delegate at the Congress of the anarchist workers organisation Federacion Obrera Regional Argentina –FORA- in the same year. At this conference the final aim of anarchist communism was adopted by the FORA. It was in the FORA libraries that Juana educated herself, yet another example of the autodidacticism that has characterised the anarchist movement. In 1907, she organised the Centro Femenino Anarquista (Women’s Anarchist Centre), with Virginia Bolten, Teresa Caporaletti, Marta Newelstein and Maria Collazo, and others. This represented the phenomenon of the development of a whole layer of anarchist women who were speakers and organisers in Argentina; a first wave with Bolten and a second generation with Juana and others.
Juana took part in the tenants strike in Buenos Aires and with Maria Collazo spoke during the massive demonstration protesting against rent rises and evictions. Rents had tripled in real terms since 1870. One hundred and twenty thousand people were involved in this tenants movement, which was crushed by the police and military. She was deported to Spain under the law of residency which was also used to remove Bolten and Collazo. There, after a brief period in Madrid, she moved to Barcelona where she made the acquaintance of leading anarchist militants like Teresa Claramunt, Anselmo Lorenzo and Leopoldo Bonafulla and took part in the campaigns to free Francisco Ferrer. As a result of this she had to move to Marseilles and then Switzerland. On her return, because she was banned from Argentina, she settled in Montevideo, Uruguay, and together with Virginia Bolten and Maria Collazo, led an intensive propaganda campaign, setting up the paper La Nueva Senda (The New Path). She spoke at a rally protesting at the shooting of the Spanish libertarian educationalist Francisco Ferrer. As a result of this she suffered new persecutions. She escaped a police raid disguised in men’s clothing. She returned in secret to Argentina-disguised as a widow with her face concealed by a black veil- and participated in a general strike organised by the FORA. In this period she started using the surname Rouco to dodge the authorities. She was arrested and extradited to Uruguay where she was imprisoned for a year. In 1914 she decided to move to Paris secretly, and when she was discovered on the boat there was disembarked in Brazil. She settled in Rio de Janeiro for three years where she took part in anarchist activity and where Juan Castiñeira became her partner. She once again returned to Argentina, and took part in the events of the Semana Tragica (Tragic Week). Along with her partner Jose Cardelle she undertook a speaking tour of the towns of the interior, building up her reputation as a speaker, writer and champion of women’s liberation. In 1921 she founded the Centro de Estudios Sociales Femeninos (The Centre of Women’s Social Studies) in Necochea and set up the feminist paper Nuestra Tribuna (Our Tribune) subtitled Ideas, Art, Criticism and Literature. This was an international anarchist paper published between 1922 and 1923 which attracted much criticism and controversy in anarchist circles over its outspoken advocacy of women’s liberation. The publication also faced financial difficulties and the refusal of its printers to continue printing as well as threats from the police. The last issue appeared in November 1923. She was forced to leave Buenos Aires and settled in the town of Tandil in 1924. In 1928 she took part in the Third International Women’s Congress.
The coup of General Uriburu in 1930 caused her to cease activity. The Spanish Civil war re-galvanised her and she organised solidarity campaigns between 1936 and 1939. In the 1940s the rise of the Peronist movement which she had agitated against once again forced her into inactivity. In the 1950s she joined the Federacion Libertaria Argentina (FLA). She contributed articles to the eponymous paper of the exiled Spanish anarchist women’s organisation Mujeres Libres. In 1964 she published her autobiography Historia de un ideal vivido por una mujer . She died in October 31st 1969 at Buenos Aires at the age of 80.


“A los 18 años, la policía me consideró un elemento peligroso para la tranquilidad del capitalismo y el Estado”. Estas palabras, escritas por Juana Rouco nas súas memorias, son un resumo do que significou a súa vida de loita e compromiso. Juana Rouco Buela representa a figura principal do anarquismo feminino tanto en Bos Aires como en Montevideo. É un paradigma do activismo político dos emigrantes galegos e todo un símbolo na loita polos dereitos da muller.

A nosa protagonista naceu en Madrid en 1889, filla de emigrantes galegos na capital de España. Aos catro anos quedou orfa de pai, o que obrigou á nai a se facer cargo en exclusiva dela e dun irmán. A difícil situación na que quedou a familia foi determinante na decisión de seguir o camiño da emigración. Deste xeito, chegan á Arxentina o 24 de xullo de 1900.

No país austral foi unha das primeiras loitadoras de tendencia anarquista. En 1904 participou como oradora no mitin do primeiro de maio, organizado pola Federación Obrera Regional Argentina (FORA) e o Partido Socialista; este acto foi violentamente reprimido pola policía. Tamén en 1904 participou no congreso da FORA representando aos obreiros da Refinería Argentina de Azúcar de Rosario, que estaban en folga.

En 1907, xunto con Virginia Bolten, María Collazo e Teresa Caporaletti, organizou o Centro Feminino Anarquista. Este centro pretendía ser un espazo para a divulgación do ideario ácrata entre as obreiras e as mulleres do pobo. Participou activamente no movemento contra o aumento dos alugueres. Nesta folga Juana Rouco destacou pola súa capacidade organizativa e por unha tempestuosa oratoria, que acadaron mobilizar á maioría dos conventillos de Bos Aires. Acudimos ás memorias de Juana Rouco para observar a crueza desta folga: “Ocho mujeres cargaban a pulso el féretro del niño asesinado por la policía comandada por Ramón L. Falcón. Pero el camino hecho a pie, desde Barracas hasta Chacarita era largo, entonces se turnaban con otras mujeres. Aunque en algún punto hubo que dejar el cajón en la calle para defenderse de la represión policial que ni a los muertos respeta. Detrás del ataúd, cerca de 700 vecinas de los conventillos encabezaban una columna de más de 5.000 trabajadores que abandonaban talleres y fábricas para concurrir al sepelio del joven mártir. Era un cortejo imponente de los vecinos más pobres de Buenos Aires”.

Juana Rouco foi deportada a Europa de resultas do atentado contra o presidente Figueroa Alcorta. Residiu en Marsella e Xénova, relacionándose con anarquistas franceses, españois e ingleses. Axiña decide volver ao Río da Prata, asentándose en Uruguai. En 1909 participou na creación en Uruguai do xornal La Nueva Senda. A súa participación nos mitins de protesta polo fusilamento de Ferrer i Guàrdia en Barcelona ocasionáronlle novas persecucións. En 1910 foi detida en Bos Aires sendo extraditada a Uruguai. Tras un ano en prisión foi posta en liberdade, volvendo a militar no anarquismo uruguaio.

En 1914 decidiu marchar a Europa, ao ser descuberta no barco que a levaba foi desembarcada en Brasil. Así, residiu en Río de Janeiro durante tres anos, nos que alternou o seu oficio de pasadora do ferro e o seu activismo sindical. En 1917 regresou a Bos Aires, onde participou activamente nas loitas sociais da época. En 1921 estivo presente na creación do Centro de Estudios Sociales Argentino, espazo de debate sobre temas relacionados coa vida privada e pública das mulleres. Entre 1922 e 1924 participou na edición do xornal Nuestra Tribuna, dirixido especificamente para as mulleres.

O golpe de Estado do xeneral Uriburu en 1930 supón unha paréntese no seu papel de activista sindical. Retorna á actividade pública no contexto da Guerra Civil española, participando nas organizacións de axuda á loita republicana. Nos anos corenta, coa chegada do peronismo ao poder, volveu abandonar a militancia activa. En 1964 publicou a súa autobiografía Historia de un ideal vivido por una mujer que conta, non só a súa vida, senón a historia das mulleres anarquistas. Deste xeito, podemos ler nas súas memorias “Pude demostrar con hechos que la capacidad de la mujer es exactamente igual a la del hombre y sólo le falta ejercicio y estímulo, ya que siempre se la ha ido colocando en un plano inferior de condiciones, haciendo abstracción de sus conocimientos y opiniones". A loita e o traballo de Juana Rouco contribuíron a que as mulleres deixasen de ocupar ese plano inferior.

Convertida nun símbolo do movemento libertario arxentino, Juana Rouco faleceu o 31 de outubro de 1969.


Obra de Juana Rouco Buela
 
Historia de un ideal vivido por una mujer, Bos Aires: Edición da autora, 1964. 



(al centro nella foto)

 

 

“Es preciso que comprendáis de una vez por todas que nuestra misión no se reduce
a criar vuestros hijos y lavaros la roña,
que nosotras también tenemos derecho a emancipar­nos
y a ser libres de toda clase de tutelaje,
ya sea social, económico o marital.” 1
(del periódico La Voz de la Mujer, 1896)

 
 

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