martedì 25 ottobre 2016

Antonio Cieri (Vasto, 11 novembre 1898 - Huesca, Spagna, 7 (o 8) aprile 1937) Anarchico

Antonio Cieri

Antonio Cieri (Vasto, 11 novembre 1898 - Huesca, Spagna, 7 (o 8) aprile 1937) e'stato anarchico e un combattente-comandante antifascista degli Arditi del Popolo e delle Brigate Internazionali nella rivoluzione spagnola.  

Biografia

Antonio Cieri nacque a Vasto (Abruzzo) l'11 novembre 1898 e si avvicinò giovanissimo alle idee libertarie. Durante la prima guerra mondiale ebbe il grado di ufficiale e fu più volte decorato.
Dirigente del movimento anarchico di Ancona, in cui era impiegato presso le Ferrovie dello Stato come disegnatore tecnico (talvolta gli viene attribuito, a torto, il titolo di architetto), nel 1921, a causa della sua partecipazione alla Rivolta dei Bersaglieri, fu trasferito a Parma. Qui, nell'agosto 1922 insieme a Guido Picelli - che dirigeva l'intera formazione - fu comandante degli Arditi del Popolo a difesa del Naviglio, rione popolare di Parma, durante gli assalti degli squadristi fascisti di Italo Balbo.
Andò in esilio nel 1923 quando fu licenziato dalle Ferrovie. A Parigi nel 1925 riprese la sua attività  di anarchico militante collaborando alla pubblicazione del numero unico di «Polemiche Nostre» (Parigi, 22 agosto 1925), fondando, insieme a Camillo Berneri, il periodico «Umanità  Nova» (da non confondere con l'allora quotidiano dell'Unione Anarchica Italiana «Umanità  Nova»), «La Protesta» e collaborando ad un numero di «La Vecchia Umanita Nova» (15 aprile 1933).
L'1-2 novembre 1935 partecipò al congresso italiano di Sartrouville, dove venne fondato il Comitato Anarchico d'Azione Rivoluzionaria.
Nel 1936 fu uno dei comandanti delle Brigate Internazionali nella rivoluzione spagnola; in particolare fu a capo della squadra dei bomberos, da lui appositamente addestrata per l'assalto. Nell'aprile 1937 (il 7 aprile o l'8) cadde in combattimento durante l'assalto per la presa di Huesca, poi conquistata dalle formazioni antifasciste. I suoi figli furono allevati dalla moglie di Camillo Berneri.

Cieri durante le barricate di Parma (1922)

Riportiamo uno stralcio di Oltretorrente, di Pino Cacucci:
Su un tavolo d'osteria Antonio Cieri e Guido Picelli studiano le mappe della città  e le linee difensive contro gli attacchi fascisti:
«Abbiamo un punto debole: il Naviglio» , dice Picelli. «L'Oltretorrente è più facile da difendere, ci sono i ponti da superare, e la struttura stessa della città  vecchia ci è d'aiuto. Ma al Naviglio, sarà  dura. Là non abbiamo il fiume e gli orti ad aiutarci, mi preoccupa soprattutto viale Mentana: qui possono attaccare in forze, hanno molto spazio a disposizione. E poi, è vulnerabile per la vicinanza della stazione ferroviaria e dello scalo merci, senza contare la stazione dei tram a vapore...» .
Picelli e Cieri si guardano negli occhi.
«Te la senti?» chiede Picelli.
Cieri non ha un attimo di esitazione.
«Puoi giurarci. Al Naviglio, non si passa» .
Picelli gli stringe un braccio, poi si mette a impartire ordini agli Arditi:
«Compagni! Formate squadre di otto o dieci uomini, come abbiamo previsto nelle esercitazioni! Antonio: quante squadre pensi che ti servano, per resistere al primo impatto?» .
Cieri ci pensa un istante, scambia uno sguardo con Primo Parisini e con Alberto Puzzarini che gli sono accanto, fucile in spalla e bombe a mano appese al petto, e infine risponde:
«Me ne bastano sei. L'essenziale sarà mantenere i collegamenti. Dobbiamo impedire che ci taglino fuori, tu tieni il grosso delle nostre forze qui, e noi ce la faremo se voi riuscirete a tenervi in contatto» .
«Bene. Allora... quattro squadre le mandiamo nel Saffi, e ce ne restano a occhio e croce una ventina per la difesa dell'Oltretorrente. Ora... bisogna organizzare i rifornimenti e la logistica per una resistenza di lunga durata!».
Una ragazza si affaccia alla finestra brandendo un'accetta, ed esclama alla gente sottostante:
«Che vengano pure! Io son pronta!».
Negli androni delle case, gli insorti preparano bombe rudimentali e bottiglie di petrolio munite di stoppaccio. I negozianti mettono a disposizione cibarie e bevande per i difensori delle barricate, le donne dispongono un servizio di approvvigionamento. Sui campanili, i ragazzi si appostano di vedetta, e così anche sugli abbaini dei tetti. Picelli è con un falegname, che ha intagliato dei rozzi fucili di legno.
«In mancanza d'altro, procurate altri bastoni, passateci sopra il nerofumo, e impugnateli come se fossero fucili veri. Devono credere che tutta Parma trabocca di armi!».
Arriva un gruppo di uomini al seguito di un giovanotto dall'aria bonaria ma risoluta: E' il consigliere comunale Ulisse Corazza, del Partito Popolare, che ha un fucile da caccia in spalla e si guarda intorno con aria preoccupata finchè, individuato Picelli, fa un cenno ai suoi e quindi gli va incontro tendendo la mano. Picelli, vedendolo, sembra stupito e raggiante al tempo stesso:
«Consigliere Corazza! Che piacere vedervi qui!».
I due si stringono la mano.
«Un conto sono le direttive di partito» dice Corazza,  «e un conto è stare a guardare mentre quegli sciacalli invadono la nostra città . Siamo con voi, Picelli!».
I due si abbracciano. I militanti del Partito Popolare si uniscono agli Arditi del Popolo e agli abitanti insorti, piazzandosi dove viene loro ordinato dai capisquadra.
Nel pomeriggio vengono sparati i primi colpi: alle revolverate di alcuni fascisti che avanzano in ordine sparso, si risponde con sporadiche fucilate che ottengono il risultato di tenerli a debita distanza. Il commissario di pubblica sicurezza Di Seri, che con un gruppo di agenti interviene in viale Mentana', cerca di far arretrare i fascisti appostati dietro gli alberi, ma quando pretende di disarmarne alcuni, viene colpito da una bastonata alla testa. I poliziotti si ritirano, portando via il commissario semistordito.
Mentre i combattenti di Cieri, Parisini e Puzzarini, in Borgo del Naviglio, raccolgono materiali per tirar su barricate, arriva un prete in bicicletta, con la tonaca che svolazza al vento. Scende al volo, getta la bicicletta contro un muro nei pressi della chiesa e si dirige verso Antonio Cieri. «Oh Cristo..» , si lascia sfuggire l'anarchico.
Il sacerdote lo redarguisce:
«Non nominare il nome di Dio invano, figliolo!» .
«Invano? Senti, prete: guarda che Gesù Cristo aveva molto più da spartire con la gente come noi che con i tuoi papi e cardinali».
«Ohè, ross, ti pare questa la giornata adatta per le disquisizioni teologiche?" sbotta il sacerdote.
«Forza, vieni a darmi una mano, muoviti!» .
Cieri, spiazzato, lo segue in chiesa. Una volta entrati, il prete si inginocchia e si fa il segno della croce; l'anarchico non mette piede in chiesa da quando era bambino e quindi resta imbambolato, gli occhi incollati a un grande crocefisso che si leva, fra luce e ombra, in una cappella laterale. Il prete afferra una panca da un lato, e gli dice:
«Allora, mi aiuti o no? Che aspetti?" .
Cieri lo aiuta a portare fuori la prima panca. Mentre la sistemano sulla barricata in costruzione, Cieri ordina agli altri Arditi del Popolo:
«Portatele tutte qui, due alla volta, senza intralciarvi e a turno per non lasciare sguarnita la difesa. Dieci uomini restino appostati, e senza perdere di vista il nemico».
In breve, decine di panche si accatastano sulla barricata. Dal portone della chiesa spuntano quattro Arditi bagnati di sudore, che trascinano sbuffando e imprecando il confessionale.
«Eh, no! Quello no!» , fa il prete.
«E perchè quello no?» , gli domanda Cieri.
Il prete alza il dito indice con espressione severa:
«Perchè nei prossimi giorni mi servirà  là  dentro» . Getta un'occhiata oltre la barricata, e aggiunge: «Saranno anche fascisti e se lo meritano, ma c'è pur sempre il quinto, non uccidere. E comunque dovrete confessarvi. Tutti!» .
«Oh, come no... Puoi contarci senz'altro» fa Cieri, con aria sorniona.

La targa in suo ricordo a Parma ed a Vasto (CH)

Il 22 marzo 2006è stata collocata, a Parma, una targa in ricordo del suo contributo alla difese di Parma dagli attacchi fascisti.
L'atto è stato presentato da Massimo Franzoni, che ha spiegato la importanza dell'iniziativa tesa al ricordo della memoria storica dei libertari. Massimo Ortalli è intervenuto per ricordare le gesta di Antonio Cieri, dei libertari e degli antifascisti di Parma. Alla commemorazione era presente anche una delegazione di Vasto (paese natale di Cieri).
E' stata scoperta giovedì 27 dicembre 2012 in piazza Rossetti a Vasto (CH) la lapide in onore di Antonio Cieri, Questo il testo: «anarchico, antifascista e ardito del popolo, sulle barricate a Parma e in Spagna. Respinse l'oppressione fascista».
Per l'occasione insieme al sindaco Luciano Lapenna c'era anche Giorgia Sisti la vastese autrice del libro Lo Stranier. Vita anarchica di Antonio Cieri, pubblicato dalla casa editrice Fedelo's.

Note


Cieri era stato spostato a Parma perchè riconosciuto come un organizzatore della "Rivolta dei Bersaglieri" ma non vi furono prove sufficienti per metterlo in carcere (si legga Eros Francescangeli in Arditi del Popolo): «La rivolta di Ancona del 1920 è meglio nota come "la rivolta dei bersaglieri" in quanto prese avvio dalla loro caserma di Ancona, quando i soldati si ribellarono all'ordine di imbarcarsi per andare in Albania. Il pronunciamento dei bersaglieri sfociò subito nelle strade di Ancona e fu prontamente appoggiato da una larga parte del popolo anconetano che per tre giorni, armi in pugno, combattendo nelle strade, tenne in scacco le forze di polizia e le guardie regie. Alla fine le forze dell'ordine ebbero la meglio solo grazie alla superiorità  numerica (giunsero rinforzi da varie città  del centro) ed al migliore armamento rispetto ai rivoltosi. Nei giorni successivi per "solidarietà " ai militari si organizzano altre manifestazioni in varie città d'Italia». (da "digilander.libero.it") 

  Antonio Cieri, il vastese che difese Parma dal fascismo

A short biography of Italian anarchist rail worker, anti-fascist militant and Spanish Civil War fighter Antonio Cieri.
Born in Vasto near Chieti in the Abruzzi in 1898, Antonio Cieri served as an officer in the Italian Army during World War I and was decorated.
After the war he became active in the anarchist movement in Ancona. He got a job as a technical designer for the Italian railways.
When Italy started an imperialist intervention in Albania, and was preparing to send troops from the port of Ancona, there was mass resistance within the working class, with strikes and occupations of barracks. Antonio was heavily involved in this resistance.
As a punishment, the rail administration moved him to Parma in 1921. This suited him fine as he came in contact with the large group of anarchists there, and also with the group around the militant socialist Guido Picelli.
He became a leading light in the anti-fascist Arditi del Popolo in the working class neighbourhood of Borgo Naviglio. During five days in August 1922 he participated in the successful defence of the working class neighbourhoods of Oltretorrente, Borgo Naviglio and Borgo Saffi from heavily armed fascist squads commanded by Italo Balbo, numbering 20,000.
With Picelli he was one of the principal organisers of the resistance. Barricades were thrown up and the whole working class population came out. The fascists were resisted with firearms, rocks, and knives.
An amusing incident from these days of high drama: as Antonio and his comrades were raising a barricade, they saw a priest come cycling up fast. After a sarcastic exchange between Antonio and the priest, the latter led him into the church. Antonio had not set foot in such a place since childhood. Grabbing one end of a bench, the priest commanded Antonio to help him carry it outside to reinforce the barricade.
All the benches were removed from the church, but the priest stopped the confessional box being added to the barricade. Soon, he said, you will be killing fascists and breaking the fifth commandment and would need to be confessed!
The heroic defence of the working class neighbourhoods has been immortalised in the historical novel Oltretorrente by Pino Cacucci.
Sacked from the railways in 1923 and forced into exile, he finally arrived in Paris together with his wife in 1925 where he continued his anarchist activity. He founded the anarchist paper Umanita Nova with Camillo Berneri and others and for a long time was its editor.
He was also one of the organisers of the Sartrouville Congress, which led to the re-organising of the Italian anarchist movement in exile.
In 1936 he moved to Spain and enlisted in a military column. He was one of the founders of the Italian Column which became attached to the Ascaso Column and was one of its commanders alongside fellow Abruzzese Giuseppe Bifolchi from December 1936 until April 1937.
He led a squad of bombers in the assault on 7th April when he was shot dead in combat on the Huesca front. There were strong suspicions that he had been shot in the back by a Stalinist and this allegation was made in Guerra di Classe, Berneri’s paper.
His two children, Ubaldo and Renee, were adopted and brought up by Giovanna Caleffi, the companion of Camillo Berneri.
On 22 October 2006 a plaque in his memory was put up in the neighbourhood which he had helped defend against the fascists in Parma.

Nick Heath


Antonio Cieri – anarquista asesinado por la espalda
El 7 de abril de 1937 muere en Huesca (Aragón, España) el militante anarquista y antifascista Antonio Cieri. Había nacido el 11 de noviembre de 1898 en Vasto (Abruzzo, Italia). Durante la Gran Guerra obtuvo el grado de oficial y fue condecorado numerosas veces. Hizo de diseñador técnico - algunos le atribuyen erróneamente el título de arquitecto - para los ferrocarriles de Ancona, militante vez en el movimiento anarquista de esta ciudad. En 1921 debido a su actividad política se instaló a Parma. En agosto de 1922 fue comandante de los "Arditi del Popolo" de Parma bajo la dirección de Guido Picelli. Se encargó de la defensa del barrio proletario diciembre Naviglio contra los asaltos de los escuadrones fascistas de Italo Balbo, que reemplazó Roberto Farinacci a causa de su ineficacia y bajo las órdenes de Benito Mussolini. En 1923 se exilió después de tener que dejar el trabajo de los ferrocarriles. En París, a partir de 1925, retomó su militancia anarquista y creó el periódico del Umanità Nueva. Entre 1932 y 1933 en Puteaux, con Camillo Berneri, editó La Protesta y La Vecchia Umanità Nueva, pero ambas fueron de vida breve a causa de los obstáculos puestos por las autoridades francesas. Con Enzo Fantozzi, Umberto Tommasino, Rodolfo Gunscher, Angelo Bruschi y Giulio Bacconi, entre el 1 y el 2 de noviembre de 1935 participó en el Congreso Italiano de Sartrouville que creó el «Comitato Anarchico de Azione Rivolucionaria». En 1936 marchó a luchar en la guerra de España y con Carlo Rosselli, Camillo Berneri y Mario Angelón va forma la Sección Italiana de la Columna Ascaso. En abril de 1937 la columna italiana, comandada por Giuseppe Bifolchi, intentó atacar por sorpresa el difícil emplazamiento de Carrascal de Huesca y Cieri fue encabezando la escuadra de los «bomberos» formada especialmente para los asaltos. Antonio Cieri cayó muerto el 7 de abril de 1937 a raíz de los combates de los asaltos para tomar Huesca, que será finalmente tomada por las milicias antifascistas. Se sospecha que fue disparado por la espalda por un estalinista durante el ataque y esta conjetura fue denunciada en el periódico de Berneri Guerra di Classe. Sos dos hijos, Ubaldo y Renee, se criaron con la pareja formada por Giovanna Caleffi y Camillo Berneri. El 22 de octubre de 2006 fue inaugurada una placa conmemorativa, obra de Massimo Ortalli, en su memoria en el barrio de Naviglio de Parma, la ceremonia estuvo realizada en colaboración con el Archivo Histórico de la Federación Anarquista Italiana (FAI ) de Imola.



 

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