lunedì 23 ottobre 2017

Minus - Woman

Artist: Walter Minus (Penciller) 
Painting on paper. 18 cm * 17 cm (7" * 6.7"). 

Malangatana Valente Ngwenya (Mozambican, 1936-2011) Artist - Generous and Entertaining

Malangatana Ngwenya

Malangatana Valente Ngwenya (6 giugno 1936 - 5 gennaio 2011) è stato un pittore e poeta mozambicano. Ha spesso presentato i suoi lavori solo con  il suo nome, Malangatana. Morì il 5 gennaio 2011 a Matosinhos, Portogallo.

Valente Malangatana Ngwenya 'untitled' 1962

Malangatana Valente: pittura e impegno sociale

È l’artista mozambicano che più di altri ha saputo dar voce alle tragedie, ma anche alla forza vitale della sua terra. Definito il “Picasso africano”, dopo un’infanzia di sacrifici, grazie ai suoi intensi quadri è ormai da anni apprezzato a livello internazionale
«Ho visto molte cose che mi hanno spinto ad introdurre nella mia vita l’attivismo politico. Ho visto i miei genitori costretti a lavorare senza cibo. Ho visto i miei zii venire puniti dalla polizia coloniale. Ho visto i miei cugini venire picchiati. Tutto ciò mi ha preparato alla vita politica. Le preoccupazioni e le paure di allora le sento ancora oggi». Non sono le parole di un deputato o di un leader politico, ma quelle di Malangatana Ngwenya Valente, pittore-simbolo del Mozambico, la cui vicenda personale si intreccia in modo simbiotico con quella del suo Paese natale.

Un’arte di denuncia

È tra i più importanti artisti africani conosciuti e stimati a livello internazionale. Le sue opere, intense a livello cromatico e nell’espressività dei contenuti, hanno fatto il giro del mondo, grazie a prestigiose mostre organizzate da musei e gallerie portoghesi, svizzere, statunitensi, cilene e indiane.

Malangatana viene definito il “Picasso africano”, sia per lo stile, sia soprattutto per il coinvolgimento sociale e le denuncie contro le ingiustizie espresse attraverso la sua arte. Questo approccio rende la sua pittura uno strumento che si oppone alla guerra e a tutte le forme di tirannia. Non a caso, si è ispirato al piglio creativo di Picasso, la cui massima espressione di impegno civile è Guernica, divenuto l’emblema della condanna del totalitarismo e della guerra. Sullo stesso piano si pongono molti quadri di Malangatana, soprattutto quelli realizzati tra gli anni Cinquanta e Novanta del XX secolo. Un periodo della storia mozambicana tormentato prima dal colonialismo portoghese, poi dalla terribile guerra civile che ha sconvolto il Paese per quasi due decenni.

Le tele di Malangatana, intrise di oli dai colori intensi, hanno seguito le fasi conflittuali e di pace del Mozambico: il rosso ha dominato i suoi quadri sino al 1994 (anno in cui si sono svolte le prime elezioni multipartitiche), per poi lasciare sempre più spazio alle tonalità tenui e blu, che segnano la ritrovata pacificazione interna. Mostri grandi divorano mostri piccoli (qui sotto) è un’opera che racconta i drammi dell’epoca coloniale. La guerra civile − che ha visto scontrarsi le due opposte fazioni del Fronte di Liberazione del Mozambico (Frelimo) e della Resistenza Nazionale del Mozambico (Renamo) − è ben immortalata nel quadro Dove stanno i miei padri, i miei fratelli e tutti gli altri.


La sua è un’arte coraggiosa, perché ha denunciato soprusi e, al contempo, è un’arte di riscatto sociale, perché gli ha permesso di realizzare un sogno nato agli inizi del secolo scorso.

Dalla povertà alla lotta per l’indipendenza

Malangatana Ngwenya Valente, questo il suo nome completo, classe 1936, ha mosso i primi passi a Matalana, un piccolo villaggio situato nella zona meridionale del Mozambico. Le condizioni economiche della famiglia erano umili, ma ha avuto la fortuna di frequentare una scuola missionaria gestita da protestanti svizzeri, poi una scuola cattolica. La svolta decisiva che gli ha spalancato nuovi orizzonti è legata alla decisione di lasciare il mondo rurale per cercare lavoro in città. Trasferitosi a Maputo (l’allora Lourenzo Marques), alternò diverse occupazioni: dal baby-sitter al ball boy in un tennis club. Parallelamente a queste attività, portava avanti la sua passione per la pittura. È stato proprio nella capitale che il suo stile ha assunto nuove forme e contenuti. Il Frelimo lottava per l’indipendenza e questo vento rivoluzionario entrò in modo dirompente nell’animo di Malangatana, spingendolo a modificare la sua prospettiva: i paesaggi e i ritratti tipici del primo periodo artistico hanno lasciato il posto a immagini surreali di uomini e donne rappresentati con tonalità forti. Colori ocra, rossi e blu sono espressioni di mondi interiori agitati e di una realtà altrettanto travagliata. 

 Nel 1959, per la prima volta le sue opere furono esposte al pubblico in occasione di una rassegna collettiva e il 1961 segnò la sua definitiva consacrazione di artista con una mostra a lui interamente dedicata. Nonostante il crescente successo, prima in Africa, poi in tutto il mondo, Malangatana in quei decenni difficili, segnati dal giogo della colonizzazione, si è impegnato nella lotta per l’indipendenza del Mozambico, non solo attraverso la sua arte, ma appoggiando apertamente l’azione del Frelimo. Ritenuto sovversivo dal governo coloniale portoghese, nel 1964 fu arrestato dalla polizia politica portoghese (PIDE) e detenuto in carcere un anno e sei mesi. Quando il Mozambico raggiunse l’indipendenza (proclamata il 25 giugno 1975), Malangatana ha continuato a comunicare e a infondere coscienza sociale tramite le sue opere, con murales che tutti possono ammirare visitando il Museo di Storia naturale e il Centro di Studi Africani dell’Università Eduardo Mondlane.

Del 1987 è l'opera Perturbação na floresta, ritratta qui sopra, una delle sue opere più apprezzate.

Per la sua attività e il suo impegno contro ogni forma di ingiustizia (ha tra l’altro partecipato a numerose manifestazioni contro l’apartheid in Sudafrica), nel 1997 è stato nominato Artista per la Pace dall’UNESCO.

Non solo pittore, ma anche scultore e poeta. Malangatana ha scritto versi che riflettono, in forma espressiva, lo stesso stile tipico dei suoi quadri. Nelle poesie ritroviamo infatti immagini che raccontano realisticamente condizioni sociali difficili, di povertà e sfruttamento. Massacro degli innocenti, Ode a mio fratello Magira e Una lettera a te, signor Latifondista sono alcune delle opere poetiche più intense da lui firmate, raccolte nel volume Vinte e quatro poemas pubblicato dall’ISPA di Lisbona (non tradotto in italiano).

Malangatana si è avvicinato anche alla scultura, dando vita a rappresentazioni artistiche dalle linee «più umane», come lui stesso ha affermato. «È una forma d’arte che mi permette di dare nuova linfa vitale alla materia. Man mano che prendono corpo le linee, nascono in me altre immagini che danno una precisa direzione al mio lavoro. Sono linee armoniose, quasi spiritose e aperte. Rispecchiano ciò che sta accadendo negli ultimi anni nel mio Paese». La scultura è dunque un linguaggio che, insieme al mutato approccio pittorico, mette in luce il risveglio culturale del Mozambico.

Portavoce della Cultura

Malangatana ha sempre cercato di divulgare l’importanza dell’arte, creando anche spazi specifici dove tutti possano incontrarsi e confrontarsi non solo su temi culturali. Tra le associazioni da lui valorizzate figura il Núcleo de Arte, collettivo di artisti mozambicani frequentato da pittori, scultori e ceramisti, che ha stabilito la sua sede in un’antica casa nel centro di Maputo. Fondato nel 1948, è stato al centro dell’avanguardia culturale del Paese grazie ai lavori realizzati da Malangatana. Espressione non di un movimento specifico, né di una corrente artistica determinata, il Nucleo raggruppa varie generazioni di artisti di fama internazionale e ha dato voce a nomi prestigiosi, tra cui la pittrice Bertina Lopes, lo scultore Alberto Chissano e Augusto Cabral, tra i presidenti del Núcleo de Arte.

Fu proprio Cabral, negli anni Cinquanta, a notare lo sguardo creativo di Malangatana e a spronarlo a coltivare la passione verso la pittura. Nonostante il sopraggiungere della notorietà, poi la definitiva consacrazione internazionale, Malangatana non ha mai dimenticato le proprie radici. Nel suo villaggio d’origine, Matalana, ha creato il Centro culturale omonimo, di cui è direttore. Si tratta di un progetto di sviluppo integrato volto a incentivare la formazione professionale e l’imprenditorialità culturale, permettendo a chi ama l’arte di esprimere le proprie idee e capacità. Un’iniziativa indirizzata in particolare a quanti provengono da ambienti sociali umili che, come Malangatana, hanno il desiderio di trasformare l’arte in un linguaggio di pace.

di Silvia Turrin
Untitled, Malangatana Ngwenya, 1967

 

Malangatana Valente Ngwenya (6 June 1936 - 5 January 2011) was a Mozambican painter and poet. He often exhibited work under his first name alone, Malangatana. He died on 5 January 2011 in Matosinhos, Portugal.

Life

Born in Matalana, a village in the south of Portuguese Mozambique, Ngwenya spent his early life attending mission schools and helping his mother on the farm. At the age of 12 he went to the city of Lourenço Marques (now Maputo) to find work, becoming ball boy for a tennis club in 1953. This allowed him to resume his education, and he took night classes, through which he developed an interest in art. He was encouraged by Augusto Cabral, a member of the tennis club, who gave him materials and helped him to sell his art, and also by Pancho Guedes, another member of the tennis club.
In 1958 Ngwenya attended some functions of Nucleo de Arte, a local artists' organization, and received support from the painter Ze Julio. The next year Ngwenya exhibited publicly for the first time, as part of a group show; two years later came his first solo exhibition, at the age of 25. In 1963 some of his poetry was published in the literary magazine Black Orpheus, and his work was included in the anthology Modern Poetry from Africa.
In 1964, Ngwenya, who had joined the nationalistic FRELIMO guerrilla, was detained by the PIDE, the Portuguese secret police of the Estado Novo regime, and spent 18 months in jail. He was given a grant from the Lisbon-based Gulbenkian Foundation in 1971, and studied engraving and ceramics in Portugal, Europe. Back to Mozambique, Africa, his art was exhibited several times in both Lourenço Marques and Lisbon until Independence.
After the independence of Mozambique, due to the events of the Carnation Revolution of April 1974, Ngwenya openly rejoined FRELIMO, now the single-party communist organization that was ruling the new country, and worked in political mobilization events and alphabetization campaigns. In 1979 he participated in the exhibition Moderne Kunst aus Afrika, which was organised in West Berlin as part of the program of the first Horizonte - Festival der Weltkulturen.
After 1981 he worked full-time as an artist. His work was shown throughout Africa, and is in the collection of the National Museum of African Art in Washington, DC. In addition, he executed numerous murals, including for FRELIMO and UNESCO. A large mural by him decorated the stairwell of the original building housing the Africa Centre, London in King Street, Covent Garden.
Ngwenya also helped to start a number of cultural institutions in Mozambique, and was a founder of the Mozambican Peace Movement. He was awarded the Nachingwea Medal for his Contribution to Mozambican Culture, and was made a Grande Oficial da Ordem do Infante D. Henrique. In 1997 he was named a UNESCO Artist for Peace and received a Prince Claus Award.
He was awarded a degree honoris causa by the University of Évora in 2010.
He died at the age of 74, on 5 January 2011 in Matosinhos, northern Portugal, after a long illness.

 Valente Malangatana Ngwenya
Untitled, 1961
Iwalewahaus, Universität Bayreuth. DEVA, Universität Bayreuth

Untitled, 1961
Oil on Masonite
24 3/8 x 32 1/4 in
62 x 82 cm

Untitled, 1965
Ink on paper glued on Masonite
17 3/8 x 17 3/8 in
44 x 44 cm

Malangatana Valente Ngwenya (Mozambican, born 1936) Death of a man in prison 1967

Untitled, 1968
Ink on paper
14 5/8 x 20 1/8 in
37 x 51 cm


Crowd of Beasts, 1967–1969
oil on canvas
35 x 45.5 cm. (13.8 x 17.9 in.) 


Sans titre, 1971 
ink on paper
43 x 34 cm. (16.9 x 13.4 in.)

 Valente Malangatana Ngwenya 'Todos os sóis' 1971 

 Untitled, 1972
Ink on paper
29 7/8 x 22 1/8 in
76 x 56 cm

Untitled, 1972
Mixed media on newspaper
23 5/8 x 16 7/8 in
60 x 43 cm

 
Valente Malangatana Ngwenya 'untitled' 1972

Untitled, 1973
Oil on Platex
22 7/8 x 47 5/8 in
58 x 121 cm

 
A Branca, 1977 
oil on board
 73.5 x 54 cm. (28.9 x 21.3 in.)

1982

Untitled, 1983
Oil on canvas
51 1/8 x 47 1/4 in
130 x 120 cm


Untitled, 1985
Oil on canvas
47 1/4 x 51 1/8 in
120 x 130 cm


Sem título, 1986
oil on canvas
 126.5 x 177.5 cm. (49.8 x 69.9 in.)

 Valente Malangatana Ngwenya 'Quando a dor dá tanta alegria' 1988 - oil on canvas | 100 cm x 89 cm

Untitled, 1989
Oil on canvas
39 3/8 x 30 3/4 in
100 x 78 cm

Untitled, 1989
Oil on canvas 
99 x 79 cm. (39 x 31.1 in.)

 A collection of eight works, 1991
oil on card
25.5 x 18 cm. (10 x 7.1 in.) 

Untitled, 1991
Oil on canvas
47 1/4 x 39 3/8 in
120 x 100 cm

 
Untitled, 1992 
Oil on canvas
76.5 x 56 cm. (30.1 x 22 in.)


 Valente Malangatana Ngwenya 'Janela aberta' 1993 

Untitled, 1993
Oil on canvas
50 3/8 x 70 1/2 in
128 x 179 cm

 
Untitled, 1996
Oil on platex
 196 x 120 cm. (77.2 x 47.2 in.)

FIGURES, 1997
 ink and acrylic on board
66 x 51 cm. (26 x 20.1 in.)

Figures, 1998
 oil on board
 70 x 55 cm. (27.6 x 21.7 in.)

Untitled, 1998
Oil on canvas
47 5/8 x 57 7/8 in
121 x 147 cm


Untitled, 1999
  Oil on canvas
48 7/8 x 48 7/8 in -124 x 124 cm
Copyright The Artist 

 O Olhar, 2001 
acrylic on canvas
 29.5 x 28.5 cm. (11.6 x 11.2 in.)

Malangatana Ngwenya's Women in Motion (2003), one of his rose-period works 

 Valente Malangatana Ngwenya 'untitled' 2009

 Untitled, 2009
 Acrylic on canvas
36 5/8 x 28 in -93 x 71 cm

Beastly Creatures
oil on board
195 x 120 cm. (76.8 x 47.2 in.) 

 

Figures and beasts
oil on canvas
70 x 50 cm. (27.6 x 19.7 in.) 

 
Lithograph
19 × 26 in - 48.3 × 66 cm

  
Pen & ink on paper
10 × 8 in - 25.4 × 20.3 cm

 Malangatana Ngwenya, ‘A Jaundice View’
Pen & ink on paper
 10 × 8 in - 25.4 × 20.3 cm

 Malangatana Ngwenya, ‘Crocodile Sharing Life With Human Beings’
 Pen & ink on paper
15 × 13 in - 38.1 × 33 cm


Malangatana at his home in Maputo, Mozambique, in 2005. Photograph: Martin Godwin

Malangatana, Photo by Werner Puntigam


Malangatana Valente Ngwenya fala da vida parte1 - YouTube

 
 
 
https://www.youtube.com/watch?v=CchssJLH7RA
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