mercoledì 8 giugno 2016

Roberto Elia, un anarchico di Calabria

Roberto Elia, un anarchico di Calabria








Le durissime lotte sindacali che ai primi del '900 numerosi emigranti dal Sud Italia dovettero sostenere negli USA contribuirono alla formazione politica e culturale di un'intera generazione di anarchici meridionali. Tornati in patria, costoro inaugurarono una costante nella storia dell'anarchismo meridionale che, seppure assopita, è giunta ai giorni nostri. Numerosi militanti, passati da un'originaria infarinatura socialista all'anarchismo più radicale (invertendo una tendenza del passato e smentendo un luogo comune storiografico), decisero d'impiantare al ritorno, qualora non vi fossero già, o irrobustirvi, dei gruppi anarchici. Emblematica in tal senso la vicenda umana e politica di Roberto Elia. Nato a Catanzaro il 29 luglio 1871, forte della sua professione di tipografo, egli aveva aderito giovanissimo al partito socialista e collaborato al giornale «Calabria Avanti». Ha 35 anni, nel 1906, quando emigra in America. Qui si lega d'amicizia con Andrea Salsedo, Gaspare Cannone, Michele Caminita, come lui tipografi e propagandisti sindacali, che gravitano intorno alla redazione della "Cronaca Sovversiva" di Luigi Galleani a Barre Vermont. Scopertosi anarchico, Elia sarà per qualche tempo anche l'amministratore del giornale. Alla fine della prima guerra mondiale, fonda con Salsedo la rivista quindicinale "Il Domani", che si caratterizza per le sue posizioni filo-bolsceviche, costretta a uscire clandestinamente con una nuova testata, "L'Ordine", a causa della caccia spietata agli anarchici italo-americani scatenata dal ministro della Giustizia, Mitchell Palmer. Arrestato e torturato, poco ci manca che faccia la fine di Salsedo, scaraventato in strada dal 14° piano del palazzo di Giustizia il 3 maggio 1920. Il Comitato pro Vittime Politiche, costituito da Carlo Tresca e Luigi Quintiliano, con la partecipazione fino al loro arresto anche di Sacco e Vanzetti, ne ottiene il rilascio ma non può impedirne la deportazione in Italia, dove giunge il 30 agosto 1920. Qui inizia la seconda fase della sua militanza anarchica. Paolo Schicchi lo chiama, con Gaspare Cannone, alla redazione del "Vespro Anarchico" di Palermo, ma poco tempo dopo egli decide di dedicare tutte le sue energie (è già fortemente minato nel fisico per le sevizie subite e la tubercolosi contratta in America) alla ricostituzione del movimento anarchico calabrese. Pensa innanzitutto alla fondazione di un nuovo giornale anarchico, rispondente alle esigenze delle popolazioni di Calabria, sia nei temi da affrontare che nel linguaggio da usare. Ne riceve l'incarico al primo convegno anarchico calabrese, tenutosi a Reggio Calabria il 15 gennaio 1922, di cui è il principale organizzatore insieme a Bruno Miséfari. Con lo stesso Miséfari, un mese dopo, lancia la circolare per la pubblicazione di "Pane e libertà. Organo per la diffusione dell'Ideale Anarchico in Calabria". Vi si legge che il giornale condurrà "soprattutto una lotta tenace, continua, incessante contro signorotti e funzionari" che il popolo "vede e considera qual primo flagello delle sue povere case". Per rispondere meglio allo scopo, il giornale avrebbe riportato "scritti anche in dialetto calabrese". Il mancato aiuto finanziario dei compagni del Nord Italia e d'America ritarda tuttavia la realizzazione del progetto che avrà un avvio solo due anni più tardi, il 14 dicembre 1924, con la fondazione a Reggio Calabria de "L'Amico del popolo", redatto da Miséfari con l'apporto di Nino Malara e di Nino Napolitano. Roberto Elia, vessato e sorvegliato fino all'ultimo dalla polizia, non vi compariva. Era infatti spirato l'11 giugno precedente, a Napoli, nell'Ospedale di Santa Maria La Pace.

Natale Musarra

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