lunedì 20 giugno 2016

José María de la Concepción Apolinar Vargas Vila Bonilla (Piedras, Tolima), Confederación Granadina, 23 de junio de 1860 — Barcelona, España, 23 de mayo de 1933)

José María Vargas Vila

José María Vargas Vila (Bogotà, 23 giugno 1860 – Barcellona, 23 maggio 1933) fu uno scrittore colombiano. Fu anche giornalista, attivista politico e diplomatico. È considerato tra i più controversi scrittori della sua epoca, a causa della sua ostilità nei confronti del clero, della società conservatrice e dell'imperialismo praticato dagli Stati Uniti.

Biografia

La giovinezza

In gioventù si alterna tra il lavoro di maestro, che esercita in numerosi posti compresa la capitale Bogotà, e il mestiere del soldato, partecipando alle guerre civili sotto il comando di Santos Acosta e Daniel Hernández, comandanti delle truppe liberali radicali. Nel 1884 pubblica su una rivista il suo primo racconto breve, Recuerdos de mi primera communion (ricordi della mia prima comunione). Nel 1885 le truppe liberali radicali per cui parteggia attivamente vengono sconfitte. Nel 1886, temendo di essere arrestato e giustiziato, attraversa la frontiera con il Venezuela e si stabilisce in una cittadina nei pressi del confine, Rubio. Nel 1894 viene espulso anche dal Venezuela e si trasferisce a New York. Oltre alla carriera di letterato, intrapresa fin dal 1887 con la pubblicazione di Aura o las violetas, fonda o co-fonda numerose riviste, tra le quali spiccano l'Eco Andino e Los Refractarios.

In Europa

Nel 1898 il presidente dell'Ecuador lo nomina Ambasciatore presso la Santa Sede vaticana, e lui si trasferisce a Roma. Nonostante abbia accettato l'incarico nutre un profondo rancore verso la chiesa romana. L'ostilità è ricambiata dalle autorità del Vaticano, a causa di alcune pubblicazioni in cui Vargas Vila assume posizioni estremamente critiche, se non direttamente offensive, nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche.
Uno degli atti più apertamente polemici compiuti durante il suo mandato a Roma avviene quando rifiuta di inginocchiarsi di fronte al Papa, giustificando il gesto con le parole "io non piego le ginocchia di fronte a nessun mortale". Nel 1900 pubblica a Roma la sua controversa novella Ibis e visita l'esposizione universale di Parigi; durante questo viaggio conosce il poeta nicaraguense Rubén Darío che, colpito, scriverà dell'incontro. Il suo incarico romano non dura a lungo; dal 1904 è prima a Parigi, quindi a Madrid e poi di nuovo a Parigi, fino a quando si trasferisce in pianta stabile in Spagna, a Barcellona. In Sudamerica tornerà molto raramente, perché si sente invecchiato, la terra natìa gli pare lontana nei fatti, anche se non nell'affetto e nell'ardore degli scritti; soprattutto, è sgradito a molti governi e denigrato dagli intellettuali vicini alle posizioni dei suoi nemici.

Gli ultimi anni, la morte e la sepoltura

Nel 1923 compie l'ultimo viaggio in Sudamerica, trascrivendo le sue memorie in un diario che sarà pubblicato col titolo Odisea romántica. Diario de viaje a la República Argentina. Per un certo periodo, vive a Cuba assieme al figlio adottivo. Tornato in Spagna prosegue la sua attività di letterato, ma la salute precaria gli impedisce di viaggiare spesso. La consapevolezza della fine imminente lo accompagna per alcuni anni, finché la morte non arriva, nel 1933, a Barcellona, sua residenza spagnola. Nelle volontà testamentarie dichiara di voler essere sepolto in Spagna. Nel 1981 le sue ultime volontà saranno ignorate: in un impeto di orgoglio nazional-culturale, la sua salma viene traslata in Colombia e sepolta nel Cimitero Centrale di Bogotà: una celebrazione tardiva che avviene quando la sua figura di letterato, e soprattutto di uomo, è riabilitata dalla scomparsa del contesto storico che l'aveva messo al bando tramite l'ostilità del potere politico e delle élite culturali conservatrici. Eppure sarà di nuovo dimenticato:
(ES) « Sus restos, si es que existen, viven en la indiferencia de una cárcava del Cementerio Central, o habrán ido a parar quién sabe dónde, entre los huesos desplazados por las políticas urbanísticas recientes, que vaciaron 18.000 sepulturas para levantar un parque emperifollado por una estatua, hueca, renacentista y ecuestre, de Fernando Botero. »
(IT) « I suoi resti, se esistono ancora, riposano nell'indifferenza di una tomba del Cimitero Centrale (di Bogotà, ndr), o sono andati a finire chissà dove, tra le ossa disseppellite a causa delle politiche urbanistiche recenti, che sfrattarono 18.000 sepolture per costruire un parco arricchito con una statua, rinascimentale ed equestre, di Fernando Botero. »
(Dalla rivista Ciudad Viva, giugno 2008)

L'uomo e il letterato

(ES) « Vargas Vila, señor de rayos y leones,
callado y solitario recorre las ciudades,
y ninguno alimenta rebaño de ilusiones,
como este luminoso pastor de tempestades. »
(IT) « Vargas Vila, signore dei fulmini e dei leoni,
silenzioso e solitario attraversa le città,
e nessuno alimenta un crogiuolo di illusioni,
come questo luminoso pastore di tempeste. »
(Rubén Darío)

L'ostilità verso i conservatori, il clero e gli Stati Uniti

Vargas Vila cresce in una Bogotà ottocentesca molto diversa dalla popolosa metropoli dei giorni nostri. La città è un insieme disordinato di quartieri modesti e cenciosi, con le case accatastate a ridosso dei trenta campanili delle chiese coloniali, le strade sono popolate da contadini nullatenenti e vecchie donne rese vedove dalle guerre civili. È questo contesto ad alimentare l'odio di Vargas Vila nei confronti delle prepotenze quotidiane e del disinteresse dei conservatori benestanti; sempre in questo contesto matura l'avversione per un clero che, come capitato in altri luoghi e in altri tempi, si interessa ben poco delle questioni di fede, limitandosi ad utilizzarla per i propri scopi. Del resto, la povertà nella Bogotà dell'800 è molto diffusa e appartenere alla Chiesa è un modo per garantirsi un certo benessere, vocazione o non vocazione. Gli Stati Uniti, invece, con la loro invadenza politica, economica e militare sono colpevoli di condizionare, destabilizzare e mantenere in un ruolo subalterno, di conseguenza impoverendole, le nazioni ispanofone del continente americano.

Lo scrittore appassionato e l'uomo schivo e solitario

A fronte della passione infusa nelle sue opere, Vargas Vila era un uomo schivo, taciturno, solitario. È difficile stabilire quanto fosse schivo per vocazione, quanto per l'isolamento culturale a cui era soggetto in Sudamerica e quanto, nel delineare la sua figura di uomo, abbiano inciso le descrizioni ripetutamente denigratorie dei suoi detrattori.
Ecco come lo descrisse il letterato Claudio de Alas dopo un incontro avvenuto a New York nel 1904:
(ES) « Vestido de negro azabache, era tan taciturno como la misma sombra. Sus largas e inquietantes manos rebosantes de anillos de oro, lapislázuli y amatistas parecían talladas en mármol para cincelar largas frases dignas de Hugo y D’Annunzio. Un camafeo con una serpiente egipcia, obsequio del alejandrino Kavafis y el griego Kappatos, hace las veces de un alfiler de Wilde sobre su corbata de seda peinada. Un bastón de ébano con una cabeza de dragón chino, engastada en azules de Ling y platinos de Mei, sirven de apoyo a su mano izquierda. Pálido y moreno, un dedo sellaba sus labios indicando silencio, con los hirsutos cabellos más negros que grises delatando una gran testa, amplios los temporales y vivas las pupilas de halcón, dominadoras, semejantes al misterio que producen las olas de la mar en noches de alta lujuria. »
(IT) « Vestito di nero, era tanto taciturno quanto la sua stessa ombra. Le sue larghe e inquietanti mani traboccanti di anelli d'oro, lapislazzuli e ametiste sembrano intagliate nel marmo per scolpire grandi frasi degne di Hugo e D'annunzio. Un cammeo con un serpente egizio, omaggio all'alessandrino Kavafis e al greco Kappatos, fa le veci di una spilla di Wilde sulla sua cravatta di seta. Un bastone d'ebano con una testa di serpente cinese, intarsiata con l'azzurro dei Ling e il platino dei Mei, serve da appogglio alla sua mano sinistra. Pallido e moro, un dito sigilla le sue labbra invitando al silenzio, con i folti capelli più neri che grigi ad ingigantire una grande testa e ravvivare i suoi occhi di falco, dominatori, somiglianti alle sensazioni che producono le onde del mar nelle notte di grande lussuria. »
(Claudio de Alas)

Bibliografia

  • Aura o las violetas. 1887.
  • Pasionarias, álbum para mi madre muerta. 1887.
  • Emma, Maracaibo. 1888 (En una publicación literaria).
  • Aura o las violetas; Emma. 1889.
  • Lo irreparable. 1889.
  • Los Providenciales. 1892.
  • Flor de fango. 1895.
  • Ibis. 1900.
  • A la hora del crepúsculo. 1900?.
  • Alba roja, París. 1901.
  • Las rosas de la tarde. 1901.
  • Ante los bárbaros: el Yanki. He ahí el enemigo. 1902.
  • Copos de espuma. 1902.
  • Los divinos y los humanos.1904.
  • La simiente, París. 1906.
  • Laureles rojos. 1906.
  • El canto de las sirenas en los mares de la historia. 1906?.
  • Los Césares de la decadencia. 1907.
  • El camino del triunfo. 1909.
  • La república romana. 1909.
  • La conquista de Bizancio. 1910.
  • La voz de las horas. 1910.
  • Hombres y crímenes del Capitolio. 1910?.
  • El ritmo de la vida: motivos para pensar. 1911.
  • Huerto agnóstico; ; Cuadernos de un solitario. 1911.
  • Rosa mística; mes nouvelles. 1911
  • Ibis. 1911?, Novela, edición completa.
  • Políticas e históricas (páginas escogidas). 1912.
  • El imperio romano. 1912?.
  • Archipiélago sonoro, poemas sinfónicos. 1913
  • Ars-verba. 1913.
  • En las zarzas del Horeb. 1913.
  • El alma de los lirios". 1914
  • El rosal Pensante. 1914
  • La muerte del cóndor; del Poema de la tragedia y de la historia. 1914.
  • Los parias. 1914.
  • Verbo de admonición y de combate. 1914.
  • Pretéritas, Prólogo de R. Palacio Viso. 1915.
  • Clepsidra roja. 1915?
  • En las cimas. 1915?
  • La demencia de Job. 1916. (Novela)
  • Prosas selectas'. 1916.
  • María Magdalena. 1916? (Novela).
  • Ante los bárbaros (los Estados Unidos y la Guerra) el yanki: he ahí el enemigo 1917.
  • El cisne blanco (novela psicológica). 1917.
  • Eleonora (novela de la vida artística). 1917.
  • Los discípulos de Emaüs (novela de la vida intelectual). 1917.
  • María Magdalena; novela lírica. 1917.
  • Rubén Darío. 1917.
  • El huerto del silencio. 1917?.
  • Horario reflexivo. 1917?
  • Los estetas de Teópolis. 1918.
  • Páginas escogidas. 1918.
  • La ubre de la loba, Barcelona. 1918?.
  • El minotauro. 1919.
  • Cachorro de león (novela de almas rústicas). 1920.
  • De los viñedos de la eternidad. 1920.
  • De sus lises y de sus rosas. 1920.
  • El final de un sueño. 1920.
  • Libre estética. 1920.
  • Salomé, novela poema. 1920.
  • Belona dea orbi. 1921.
  • El huerto del silencio. 1921.
  • Prosas-laudes, Barcelona. 1921.
  • Gestos de vida. 1922.
  • Mis mejores cuentos. 1922.
  • Saudades tácitas. 1922.
  • Némesis. 1923
  • Antes del último sueño (páginas de un vademécum). 1924.
  • Mi viaje a la Argentina; odisea romántica. 1924?
  • La cuestión religiosa en México. 1926.
  • Los Soviets. Con Carta-prólogo de D. Oscar Pérez Solís. 1926.
  • Odisea romántica; diario de viaje a la República Argentina. 1927.
  • Dietario crepuscular. 1928.
  • La novena sinfonía. 1928?.
  • Lirio negro. Germania. 1930.
  • Lirio rojo. Eleonora. 1930.
  • Sobre las viñas muertas.1930.
  • Tardes serenas. 1930.
  • Lirio blanco. Delia. 1932.
  • El maestro. 1935.
  • El joyel mirobolante (desfile de visiones). 1937.
  • José Martí: apóstol-libertador. 1938.
  • El sendero de las almas: novelas cortas. Sin fecha.
  • Históricas y Políticas. Sin fecha.
  • Poemas sinfónicos, Barcelona. Sin fecha.
  • Polen lírico, conferencias. Sin fecha.
  • Sombras de Águilas. Sin fecha.

 

José María de la Concepción Apolinar Vargas Vila Bonilla (Piedras, Tolima), Confederación Granadina, 23 de junio de 1860 — Barcelona, España, 23 de mayo de 1933), conocido como José María Vargas Vila, fue un escritor colombiano.

Biografía

Intelectual colombiano con una formación autodidacta, desde muy temprano participó en luchas políticas como periodista, agitador y orador. Vargas Vila se caracterizó por sus ideas liberales radicales y la consecuente crítica contra el clero, las ideas conservadoras y la política imperialista de Estados Unidos. Muchas de sus ideas son próximas al existencialismo y se fueron afirmando como libertarias, muy próximas al anarquismo, a tal punto que él mismo se declarara anarquista. Asimismo, defendió toda causa y personaje que favoreciera la libertad y la justicia de los pueblos, especialmente los latinoamericanos; sin fijarse tanto en si compartían exactamente su misma forma de pensar, a pesar de ser consciente de ello: mi pasión por la obra de horror ¿la libertad ha devorado mis páginas? conmovió a muchos, escribió.
En su juventud, alternó el oficio de maestro en Ibagué, Guasca, Anolaima y Bogotá, con su participación en guerras civiles como soldado de las tropas liberales radicales de Santos Acosta y Daniel Hernández. Tras la derrota liberal en 1885, se refugió en Los Llanos del Casanare donde el general Gabriel Vargas Santos le ofreció hospitalidad y refugio. Por su actitud crítica, el presidente de Colombia en esa época, Rafael Núñez, puso precio a su cabeza y se exilia en Venezuela en 1886.
En la ciudad de San Cristóbal fundó y dirigió la revista Eco Andino junto a Diógenes Arrieta y Juan de Dios Uribe, en Caracas fundó la revista Los Refractarios, junto con otros radicales colombianos: Ezequiel Cuartas Madrid, Avelino Rosas y Emiliano Herrera, perseguidos por Rafael Núñez. Su fama de panfletario crece y se expande con esos primeros escritos que recogerá en Pretéritas.
En 1887 asiste al entierro de su amigo, el político radical, Diógenes Arrieta, en Caracas y allí ante su tumba pronuncia el célebre panfleto, que muchas generaciones de colombianos repitieron emocionadas:
"...tu tumba será sagrada; aquí no vendrán en la noche silenciosa -como irían en tu patria- los lobos del fanatismo a aullar en torno a tu sepulcro, hambrientos de tu gloria."
Ese año publica su primera novela Aura o las violetas en la que sigue el modelo romántico y que fue llevada al cine en 1922.
En 1889 se encuentra en Curaçao, donde pudo haber coincidido con el general Joaquín Crespo que por esas mismas fechas se había visto forzado a trasladarse a las Antillas desde donde intentó invadir a Venezuela, lo que le valió la cárcel y eventual retiro de la política. Paradójicamente el presidente Raimundo Andueza Palacio lo expulsa de Venezuela en 1891, de donde, parte a Nueva York. En esa ciudad trabajó en la redacción del periódico El Progreso y trabó amistad con el escritor e independentista cubano José Martí. Luego fundó la Revista Ilustrada Hispanoamérica, en la que publicó varios cuentos.
En 1892 Joaquín Crespo al frente de la Revolución Legalista entra triunfante en Caracas y toma el poder. Vargas Vila viaja a Venezuela y ocupa el cargo de secretario privado de Crespo y consejero en asuntos políticos del nuevo régimen. Crespo muere dos años más tarde en el combate de la Mata Carmelera y Vargas Vila regresa nuevamente a New York en 1894 acompañado del poeta Ramón Palacio Viso.
En 1898 fue nombrado por el Presidente del Ecuador, Eloy Alfaro, como ministro plenipotenciario en Roma y es recordada su negativa de arrodillarse ante el papa León XIII, al afirmar: «no doblo la rodilla ante ningún mortal». A causa de la publicación de su novela Ibis en el año 1900, fue excomulgado por el Vaticano y recibió la noticia con regocijo  .
En 1902 fundó en Nueva York la revista Némesis, desde la cual se criticaba al gobierno colombiano de Rafael Reyes Prieto y a otras dictaduras latinoamericanas, así como a las imposiciones coloniales del gobierno estadounidense, como la usurpación del Canal de Panamá y la Enmienda Platt sobre Cuba. En 1903 publicó en esa revista Ante los Bárbaros tras lo cual el gobierno de Washington le obligó a dejar Estados Unidos.
En 1904, el presidente nicaragüense, José Santos Zelaya, designó a Vargas Vila como representante diplomático en España, junto al poeta Rubén Darío. Los dos fueron integrantes de la Comisión de Límites con Honduras ante el rey de España, quien era entonces mediador en el litigio. Pero esta labor duró poco tiempo; pues el colombiano pronto regresó a la edición de sus libros y luego de breves estancias en París y Madrid, se asentó en Barcelona, donde inició, por acuerdo con la Editorial Sopena, la publicación de sus obras completas. Rubén Darío le dedicó un par de poemas: Cleopompo y Heliodemo y Propósito primaveral. Desde su estancia en España, donde viviera hasta su fallecimiento, realizó varias giras por diversos países de América Latina, donde alcanzó gran popularidad.
En 1913 visitó Lima, donde permaneció casi de incógnito, al margen de actividades culturales o sociales, a pesar de que era muy leído.
Pese a que en las mayoría de obras de Vargas Vila, las situaciones eróticas son exclusivamente entre hombres y mujeres, obras como su Diario personal y La Conquista de Bizancio tratan temáticas homosexuales explícitamente.

Obras

La obra Aura o Las Violetas del novelista José María Vargas Vila nos centra en el tema del amor a pesar de ser una novela con fines trágicos, donde el amor entre dos adolescentes no es correspondido ya que Aura decide el bienestar de su familia antes que el amor por el protagonista, que no tiene otro consuelo que el apoyo incondicional de su madre.
Aura o Las Violetas fue la primera novela que escribió José María Vargas Vila, también la primera adaptada al cine y de allí resultó la primera película colombiana. Esta novela se caracteriza por ser narrada en primera persona por el protagonista, el cual no revela su nombre.
José María Vargas Vila nació en Bogotá el 23 de junio de 1860 y murió en Barcelona en 1933, la Bogotá en la que nació para entonces era de una moral mojigata, donde abundaban los mendigos y los indios. Este autor vivió en una época de luchas entre liberales y conservadores.
Los jerarcas de la moral prohibieron sus libros y entre ellos está “Aura o Las Violetas” porque estos estaban influenciados por su ateísmo y siendo así excomulgado por la iglesia, por su repugnancia frente a la doctrina católica, también creen encontrar en esta obra un tipo de defensa hacia el pecado.
  • Aura o las violetas. 1887.
  • Pasionarias, álbum para mi madre muerta. 1887.
  • Emma, Maracaibo. 1888 (En una publicación literaria).
  • Aura o las violetas; Emma; Lo irreparable. 1889.
  • Lo irreparable. 1889.
  • Los Providenciales. 1892.
  • Flor de fango. 1895.
  • Ibis. 1900.
  • A la hora del crepúsculo. 1900.
  • Alba roja, París. 1901.
  • Las rosas de la tarde. 1901.
  • Ante los bárbaros (los Estados Unidos y la Guerra) el yanki: he ahí el enemigo . Editada en 1917 por Ramón Sopena, reeditada con correcciones y aumento, en 1918 por el mismo Ramón Sopena.
  • Copos de espuma. 1902.
  • Ante los bárbaros (los Estados Unidos y la Guerra) el yanki: he ahí el enemigo 1903.
  • Los divinos y los humanos.1904.
  • La simiente, París. 1906.
  • Laureles rojos. 1906.
  • El canto de las sirenas en los mares de la historia. 1906.
  • Los Césares de la decadencia. 1907.
  • El camino del triunfo. 1909.
  • La república romana. 1909.
  • La conquista de Bizancio. 1910.
  • La voz de las horas. 1910.
  • Hombres y crímenes del Capitolio. 1910?.
  • El ritmo de la vida: motivos para pensar. 1911.
  • Huerto agnóstico; ; Cuadernos de un solitario. 1911.
  • Rosa mística; mes nouvelles. 1911
  • Ibis. 1911? , Novela, edición completa.
  • Políticas e históricas (páginas escogidas). 1912.
  • El imperio romano. 1912?.
  • Archipiélago sonoro, poemas sinfónicos. 1913
  • Ars-verba. 1913.
  • En las zarzas del Horeb. 1913. A esta obra pertenece Visionario. Vid.
  • El alma de los lirios". 1914
  • El rosal Pensante. 1914
  • La muerte del cóndor; del Poema de la tragedia y de la historia. 1914.
  • Los parias. 1914.
  • Verbo de admonición y de combate. 1914.
  • Pretéritas, Prólogo de R. Palacio Viso. 1915.
  • Clepsidra roja. 1915?
  • En las cimas. 1915?
  • La demencia de Job. 1916. (Novela)
  • Prosas selectas'. 1916.
  • María Magdalena. 1916? (Novela).
  • El cisne blanco (novela psicológica). 1917.
  • Eleonora (novela de la vida artística). 1917.
  • Los discípulos de Emaüs (novela de la vida intelectual). 1917.
  • María Magdalena; novela lírica. 1917.
  • Rubén Darío. 1917.
  • El huerto del silencio. 1917?.
  • Horario reflexivo. 1917?
  • Los estetas de Teópolis. 1918.
  • Páginas escogidas. 1918.
  • La ubre de la loba, Barcelona. 1918?.
  • El minotauro. 1919.
  • Cachorro de león (novela de almas rústicas). 1920.
  • De los viñedos de la eternidad. 1920.
  • De sus lises y de sus rosas. 1920.
  • El final de un sueño. 1920.
  • Libre estética. 1920.
  • Salomé, novela poema. 1920.
  • Belona dea orbi. 1921.
  • El huerto del silencio. 1921.
  • Prosas-laudes, Barcelona. 1921.
  • Gestos de vida. 1922.
  • Mis mejores cuentos. 1922.
  • Saudades tácitas. 1922.
  • Némesis. 1923
  • Antes del último sueño (páginas de un vademécum). 1924.
  • Mi viaje a la Argentina; odisea romántica. 1924?
  • La cuestión religiosa en México. 1926.
  • Los Soviets. Con Carta-prólogo de D. Oscar Pérez Solís. 1926.
  • Odisea romántica; diario de viaje a la República Argentina. 1927.
  • Dietario crepuscular. 1928.
  • La novena sinfonía. 1928?.
  • Lirio negro. Germania. 1930.
  • Lirio rojo. Eleonora. 1930.
  • Sobre las viñas muertas.1930.
  • Tardes serenas. 1930.
  • Lirio blanco. Delia. 1932.
  • Diario (Tagebücher) 1932
  • El maestro. 1935.
  • El joyel mirobolante (desfile de visiones). 1937.
  • José Martí: apóstol-libertador. 1938.
  • El sendero de las almas: novelas cortas. 1829
  • Históricas y Políticas. Sin fecha.
  • Poemas sinfónicos, Barcelona. 1987
  • Polen lírico, conferencias. 1998
  • Sombras de Águilas. 1999
La muerte del cóndor es un relato histórico sobre la vida y, especialmente, la muerte del Presidente ecuatoriano Eloy Alfaro. Publicado en 1924, Vargas Vila erige a Alfaro como uno de los grandes hombres latinoamericanos, un ejemplo de líder y de guerrero, a la usanza de José Martí. El autor se despacha contra Leónidas Plaza y demás líderes que traicionaron a Alfaro y lo condenaron a una muerte horrible.
La República Romana es una obra de Vargas Vila en la que a través de una crítica dirigida a la sociedad Romana antigua, su interés de dominación y los males que conlleva como la tiranía, en realidad está haciendo una crítica a la sociedad contemporánea y a los imperios conformados en el siglo XIX especialmente el norteamericano por el cual Vargas Vila siente gran resquemor. Esto es posible gracias a la sincronía temática de los diferentes momentos históricos que le dan la opción al autor de hacer una crítica contra las acciones de los poderosos de todas las épocas ya que para él “los excesos de los últimos déspotas romanos son paralelos a los crímenes de los políticos latinoamericanos que prefirieron mantener su poder económico y político antes que preservar los ideales de la democracia” como se señala en su propio libro.
Entre los aspectos que se mencionan en “La república Romana”, Vargas Vila hace gran énfasis en la esclavitud, que junto a la Aristocracia y el militarismo, fueron los males que acabaron con la República; ya que la esclavitud degrada la naturaleza humana, siendo más fácil encadenar a un hombre libre, que liberar el alma de un esclavo, y con el paso del tiempo se legitima el despotismo, siendo legitimada también la esclavitud. Vargas Vila también retoma la pobreza causada por el desempleo, la acumulación de riquezas en unos cuantos y el abaratamiento de los salarios que contribuyó a la esclavización de los hombres libres.
Otro aspecto notable de la sociedad romana que Tiberio Graco, político popular romano del siglo II a. C., notó que requería una reforma, era la cuestión agraria (que en la historia colombiana también ha tenido diversas dificultades), que se ha visto entorpecida por el acaparamiento de las riquezas y por la guerra entre los grandes capitalistas dificultando la justa repartición de las tierras, siendo ésta cuestión donde radica la injusticia. Con su libro, José María Vargas Vila pretende dar herramientas especialmente a los lectores jóvenes para realizar una lectura alterna de su propia realidad, ya que él en su exilio estuvo con la esperanza de que había un camino de regreso a su patria.

 Vargas Vila a finales del siglo XIX. 
Cultura Banco de la República de Colombia - Flickr 
José María Vargas Vila, Colombian writer

La corrupción del alma es más vergonzosa que la del cuerpo
Sólo en las regiones de la fantasía es dado crear; crear es la misión del genio.
Sólo en el amor el hombre es grande puesto de rodillas; porque el amor es la única esclavitud que no deshonra.
Toda obra de arte es personal. El artista vive en ella, después de que ella vivió en él largo tiempo.
Todos los hombres son aptos para perpetuar la especie; la naturaleza forma y escoge aquellos que son dignos de perpetuar la idea.
Yo, no he visto un soñador más pertinaz, que aquel anciano proscrito, que parecía no darse cuenta de que andaba por sobre las cenizas de los muertos.
Solo un gran soldado amó esa idea (la unidad latinoamericana), solo él, habría sido digno de realizarla, y, ese grande hombre, es hoy un muerto: Eloy Alfaro... Sólo él tenía entre sus manos, el fragmento de la espada rota de Bolívar.
José María Vargas Vila     


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