venerdì 24 giugno 2016

Camillo Berneri (Lodi, 20 maggio 1897 – Barcellona, 5 maggio 1937)

Camillo Berneri

Camillo Berneri (Lodi, 20 maggio 1897 – Barcellona, 5 maggio 1937) è stato un filosofo, scrittore e anarchico italiano, ucciso nel maggio 1937 insieme a Francesco Barbieri poco dopo il loro arresto da parte dei comunisti stalinisti del PSUC durante la battaglia intestina al fronte antifascista spagnolo delle giornate di maggio, avvenuta a Barcellona tra comunisti e anarchici durante la guerra civile spagnola. Il padre era di Ronco (Val Camonica) e la madre emiliana.

Biografia

Primi Anni

Da una testimonianza di Angelo Tasca risulta che Camillo Berneri militava nella Federazione Giovanile Socialista di Reggio Emilia già dal 1912 (da "Mussolini-Psicologia di un dittatore", Camillo Berneri, a cura di Pier Carlo Masini, Milano, 1966, pag 109). Dopo essere stato membro del Comitato Centrale della Federazione Giovanile Socialista reggiana, e dopo aver collaborato all'Avanguardia (organo nazionale della FGS), nel 1915 rassegna le dimissioni dalla FGS, attraverso una lettera ai compagni, avendo maturato convinzioni anarchiche. Sarà colpito dal gesto dei compagni che, nonostante le dimissioni, vorranno che presieda un'ultima riunione della FGS a Reggio, e dal gesto del mentore Camillo Prampolini, che lo convocherà per conoscere le ragioni del suo dissenso. Berneri ricorderà sempre "i dolci ricordi del mio catecumenato socialista"(da "Mussolini-Psicologia di un dittatore", Camillo Berneri, a cura di Pier Carlo Masini, Milano, 1966, pag 115-117). Nel 1916 si trasferisce ad Arezzo dove frequenta il liceo.
Chiamato alle armi ed escluso dall'Accademia Militare di Modena per le sue idee, fu inviato al fronte nel 1918; quindi, ancora in servizio, venne confinato nell'isola di Pianosa in occasione dello sciopero generale del luglio 1919. Iniziava intanto con lo pseudonimo Camillo da Lodi la sua copiosa attività pubblicistica collaborando per anni a vari periodici libertari: da Umanità Nova a Pensiero e Volontà, da L'avvenire anarchico di Pisa a La Rivolta di Firenze e a Volontà di Ancona.
Laureatosi in filosofia, insegnò tale materia per qualche tempo a Camerino. Pronta e decisa si manifestava la sua avversione al fascismo e, dall'Umbria in particolare, egli manteneva i contatti con gli antifascisti fiorentini diffondendo il battagliero giornaletto Non mollare. Molto intensa fu in quegli anni l'attività di Berneri nell'Unione Anarchica Italiana. Inaspritasi la dittatura fascista, Berneri dovette espatriare clandestinamente in Francia nel maggio 1926 e lo raggiunse poco dopo la moglie con le figlie; sua moglie era Giovanna Caleffi anche lei militante anarchica così come poi le figlie Marie Louise Berneri e Giliana Berneri.

Guerra Civile Spagnola

Scoppiata la guerra civile spagnola, Berneri fu tra i primi ad accorrere in Catalogna, centro dell'attività di massa libertaria esprimentesi nella Confederación Nacional del Trabajo: qui si trovò a fianco di Carlo Rosselli con tanta parte dell'antifascismo italiano e internazionale. Al di là della solidarietà militante, a Carlo Rosselli lo legava anche l'atteggiamento critico, e l'apertura mentale verso le prospettive del socialismo: in quegli anni Camillo Berneri collaborò con l'organo clandestino del movimento socialista-liberale "Giustizia e Libertà", argomentando con Rosselli sull'alternativa secca tra socialismo libertario e socialismo dispotico ("Gli anarchici e G.L.", Camillo Berneri e Carlo Rosselli, Giustizia e Libertà, 6 e 27 dicembre 1935). Furono gli ultimi mesi febbrili della sua vita: inadatto alle fatiche del fronte, si dedicò con entusiasmo all'opera formativa, al dibattito ideale e alle incombenze politiche pubblicando a Barcellona dal 9 ottobre 1936 un proprio periodico dal titolo Guerra di classe che sintetizzava la sua precisa interpretazione del conflitto in corso. In esso infatti Berneri, preoccupato per il crescente isolamento non tanto del legittimo governo repubblicano quanto delle più tipiche realizzazioni rivoluzionarie e libertarie conseguite in Catalogna, Aragona e altre regioni, si batté vigorosamente per la stretta connessione di guerra e rivoluzione ponendo agli antifascisti e ai suoi stessi compagni anarchici il dilemma: vittoria su Franco, grazie alla guerra rivoluzionaria, o disfatta. Tale la sostanza di numerosi suoi articoli e discorsi come della famosa Lettera aperta alla ministra anarchica della Sanità Federica Montseny che con altri tre anarchici era nel governo di Largo Caballero.
Molteplici, seppure inascoltati, furono anche i suoi suggerimenti politici per colpire le basi operative del fascismo proclamando l'indipendenza del Marocco, coordinare gli sforzi militari, potenziare gradualmente la socializzazione. Fu dunque quella di Berneri una funzione singolarmente impegnata che lo espose ben presto alle feroci repressioni condotte dai comunisti ormai prevalsi dopo l'avvento del governo di Juan Negrín: scomparvero così tragicamente, vittime dei massacri di massa, migliaia di combattenti antifascisti non comunisti, anarchici ma anche comunisti non stalinisti, come i miliziani del POUM. L'assassinio di Camillo Berneri, sulle cui esatte circostanze esistono diverse versioni, si colloca precisamente nella sanguinosa resa dei conti tra stalinisti e loro avversari antifascisti conosciuta come le giornate di maggio (Barcellona, maggio 1937). Il 5 maggio Berneri fu prelevato insieme con l'amico anarchico Francesco Barbieri dall'appartamento che i due condividevano con le rispettive compagne. I cadaveri dei due anarchici italiani furono ritrovati crivellati di proiettili. La moglie di Camillo Berneri allevò i figli di Antonio Cieri, anche lui caduto in Spagna. In morte di Camillo Berneri, il leader socialista Pietro Nenni scrisse: "Se l'anarchico Berneri fosse caduto su una barricata di Barcellona, combattendo contro il governo popolare, noi non avremmo niente da dire, e nella severità del suo destino ritroveremmo la severa legge della rivoluzione. Ma Berneri è stato assassinato, e noi dobbiamo dirlo" (Pietro Nenni, Nuovo Avanti, Parigi, 28 giugno 1937).

Altri scritti

Tra gli scritti di Berneri, oltre quelli già citati, ricordiamo:
  • L'operaiolatrìa
  • Il lavoro attraente
  • El delirio racista
  • Le Juif antisémite
  • Lo spionaggio fascista all'estero
  • Mussolini normalizzatore
  • Mussolini alla conquista delle Baleari
  • Le péché originel
  • La donna e la garçonne
  • Guerre de classes en Espagne
  • Pensieri e battaglie
  • Pietro Kropotkine federalista
  • Il cristianesimo e il lavoro
  • Le Léonard de S. Freud - Cahiers Psychologiques n°1 (anche in italiano)

Bibliografia

  • Aa. Vv., Enciclopedia UTET.
  • Camillo Berneri, Anarchia e società aperta, a cura di Pietro Adamo, M&B Publishing, Milano 2006.
  • Stefano D'Errico, Anarchismo e politica. Nel problemismo e nella critica all'anarchismo del Ventesimo Secolo, il "programma minimo" dei libertari del Terzo Millennio. Rilettura antologica e biografica di Camillo Berneri, Mimesis, Milano 2007.
  • Flavio Guidi, "Nostra patria è il mondo intero". Camillo Berneri e "Guerra di Classe" a Barcellona (1936-37), pubblicato dall'autore, Milano 2010.
  • Giampietro Berti, Giorgio Sacchetti (a cura di), Un libertario in Europa. Camillo Berneri: fra totalitarismi e democrazia. Atti del convegno di studi storici, Arezzo, 5 maggio 2007, Archivio famiglia Berneri A. Chessa, Reggio Emilia 2010
Mirella Serri, I profeti disarmati. 1945-1948. La guerra tra le due sinistre, Milano, Corbaccio, 2008

Scritti e testi di Camillo Berneri

 

Camillo Berneri, né le 20 mai 1897 en Italie à Lodi et mort dans la nuit du 5 au 6 mai 1937 à Barcelone en Espagne probablement assassiné par des staliniens du P.S.U.C., est un philosophe, écrivain et militant communiste libertaire italien.
Militant des Jeunesses socialistes, il devient anarchiste pendant la Première Guerre mondiale.
Professeur de philosophie dans un lycée, il est contraint à l'exil après la victoire de Mussolini.
En juillet 1936, après le coup d'État du général Franco en Espagne, il s'engage comme volontaire dans une colonne combattante de la Confédération nationale du travail (anarcho-syndicaliste). Il jouit alors d'un grand prestige dans le mouvement libertaire international et d'une autorité certaine dans celui d'Espagne.
Durant les journées sanglantes de Barcelone, le 5 mai 1937, avec Francesco Barbieri, il est arrêté par la police aux ordres des communistes et retrouvé mort le lendemain, assassiné par la « police politique soviétique ». Pour l'historien français, Michel Dreyfus, spécialiste de l’histoire du mouvement ouvrier, « [...] les communistes staliniens [...] assassineront très probablement l'anarchiste Camillio Berneri et en tout cas applaudiront à son assassinat ».


Biographie

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Du socialisme à l'anarchisme

Né à Lodi en 1897, Camillo Berneri passe son enfance en suivant sa mère, maîtresse d’école, dans ses différentes mutations à Palerme, Milan, Cesena, Forlì et Reggio Emilia. C’est là que, très jeune, il rejoint un cercle des Jeunesses socialistes.
En 1915, il en démissionne, publiant une lettre ouverte : « le mouvement socialiste a commencé sa descente désastreuse vers les bases de l’égoïsme destructeur, suivant ainsi la trajectoire de la puissance morale du christianisme, qui devint puissant grâce à ses martyrs et tomba dans la décadence lorsque les sacrifices de ses partisans cessèrent. [...] Il nous faut un nouvel essor, il nous faut un retour au temps où aimer une Idée voulait dire ne pas craindre la mort et ne pas sacrifier toute la vie à une soumission complète ». Il s'engage dans l'anarchisme.
le 4 janvier 1917, il épouse civilement à Gualtieri, Giovanna Caleffi, une ancienne élève de sa mère à l’École Normale de Reggio Emilia. Trois mois après son mariage, il est appelé sous les drapeaux, bien que réformé parce que convalescent après une très grave maladie. Après quelques mois passés à l’Académie de Modène, il est envoyé en résidence surveillée à Pianosa pour insubordination puis renvoyé dans ses foyers. Congédié en 1919, il commença de collaborer assidûment à la presse anarchiste, participant ensuite à la constitution de l’Union anarchiste italienne.
Il commence à écrire sous le pseudonyme Camillo da Lodi dans plusieurs périodiques libertaires : Umanità Nova, Pensiero e Volontà, L'avvenire anarchico (Pise), La Rivolta (Florence), Volontà (Ancône).
Il se lie d'amitié avec Errico Malatesta et Luigi Fabbri.
Après la guerre, il termine ses études à l'Université de Florence, tout en continuant à s'impliquer dans la presse anarchiste. Diplômé en philosophie, il devient professeur de philosophie dans un lycée.
Lorsque le fascisme prend le pouvoir, il refuse de prêter, en tant que fonctionnaire, fidélité au régime mussolinien. Il maintient des contacts avec les antifascistes florentins qui éditent le journal Ne pas céder (Non mollare). L'activité de Berneri est très intense au sein de l'Union Anarchiste Italienne.

Exil et harcèlement policier

En 1926, il est contraint à l'exil, avec sa compagne et militante Giovanna Caleffi ainsi que ses filles Marie-Louise Berneri et Giliana Berneri, toutes deux militantes anarchistes.
Il s'installe en France. Arrêté une première fois en avril 1927, après la conférence internationale de L’Haÿ-les-roses, il est dès lors étroitement surveillé par la police. Le 11 décembre 1928, il est expulsé de France et, jusqu’en 1930, ne cessa d’être harcelé par les polices belge, française, hollandaise, allemande et luxembourgeoise, au cours d’exils et de séjours en prison successifs. Il n’obtient un permis de séjour en France qu’en 1935, peu avant de partir pour l’Espagne. Il continue toutefois de publier abondamment dans la presse anarchiste de langue italienne, en Suisse, aux États-Unis et en France.
Malgré toutes ses contraintes morales et physiques, cette période lui permet de lire des ouvrages sur des sujets aussi divers que les sciences, la psychologie, le finalisme, etc. Il rédige des articles et des brochures antireligieuses ou sur l'émancipation des femmes. Il termine également une thèse qui fut publiée, Le Juif antisémite où il étudie l’assimilation forcée ou volontaire des Juifs. André Spire, poète et sioniste, jugea le livre « de première importance ». Mais ses écrits les plus importants sont L’espionnage, fasciste à l’étranger (en italien) et Mussolini à la conquête des Baléares.
Il écrit également sur l'anarchisme où il défend des positions personnelles : « Il faut sortir du romantisme. Voir les masses, dirai-je, en perspective. Il n’y a pas le peuple, homogène, mais les foules, variées, séparées en catégories. Il n’y a pas la volonté révolutionnaire des masses, mais des moments révolutionnaires, dans lesquels les masses sont un énorme levier. (1927) [...] Si nous voulons arriver à une révision potentielle de notre force révolutionnaire non négligeable, il faut nous débarrasser des apriorismes idéologiques et de la remise à demain commode du règlement des problèmes tactiques et constructifs. Je dis constructifs parce que le plus grand danger d’arrêt et de déviation de la révolution est dans la tendance conservatrice des masses". (1930)

La Révolution et la guerre civile en Espagne

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Giovanna Berneri avec sa fille Marie-Louise Berneri sans doute en 1936.
Lorsque la guerre civile espagnole éclate, Berneri est un des premiers à rejoindre la Catalogne, centre de l'activité des libertaires regroupés au sein de la Confederación Nacional del Trabajo (CNT). Avec Carlo Rosselli et d'autres antifascistes italiens, ils forment une colonne qui sera intégrée dans la colonne Ascaso sur le front d’Aragon. Il prend part aux combats de Monte Pelado (28 août 1936) : « Nous avons défendu la position à 130 contre 600 environ, aguerris et disposant de forts moyens, et cela pendant quatre heures de lutte », et de Huesca" (3 septembre 1936).
Inadapté aux fatigues du front, il s'emploie aux débats et aux tâches politiques publiant à Barcelone à partir du 9 octobre 1936 l'hebdomadaire de langue italienne Guerra di classe. Très tôt, il est de ceux qui affirment que seule la lutte anti-capitaliste peut s’opposer au fascisme et que le piège de l’antifascisme signifie l’abandon des principes de la révolution sociale. Il ne cesse de répéter que la révolution doit être gagnée sur le terrain social et non sur le terrain militaire. Il s’oppose ainsi à la militarisation des milices qu’il voit comme la première victoire des forces étatiques. Contre ceux qui défendent l'idée de « vaincre Franco d'abord », il milite en faveur d'une liaison étroite entre la guerre et la révolution sociale : « Gagner la guerre est nécessaire ; cependant on ne gagnera pas la guerre en restreignant le problème aux conditions strictement militaires de la victoire, mais en les liant aux conditions politiques et sociales de la victoire ».
C'est la substance de ses nombreux articles et discours dont sa lettre ouverte (Lettera aperta) au ministre anarchiste de la santé Federica Montseny qui avec deux autres anarchistes participent au gouvernement de Largo Caballero et dans laquelle il s'inquiète des discours éloquents et des articles brillants tenus ou écrits par les ministres anarchistes emprisonnés dans une « stratégie de position » : « L'heure est venue de se rendre compte si les anarchistes sont au gouvernement pour être les vestales d'un feu sur le point de s'éteindre ou bien s'ils y sont désormais seulement pour servir de bonnet phrygien à des politiciens flirtant avec l'ennemi ou avec les forces de restauration de la "République de toutes les classes". Le dilemme : guerre ou révolution n'a plus de sens. Le seul dilemme est celui-ci : ou la victoire sur Franco grâce à la guerre révolutionnaire ou la défaite. »
Il devient journaliste pour la Radio CNT-FAI ECN1 et réalise des transmissions vers l'Italie. Dans le livre Pensée et bataille (1936), il formule des commentaires critiques sur la situation, mettant en garde contre le risque d'un putsch des communistes staliniens ou s'étonnant du « gouvernementalisme anarchiste ». Il fait des propositions politiques multiples même s'il n'est pas entendu : proclamation de l'indépendance du Maroc, coordination des forces militaires, augmentation progressive de la socialisation.

Assassinat politique

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En cela, Berneri s'expose à la répression des communistes installés en force dans le nouveau gouvernement de Juan Negrín : « Depuis quelque temps, nous avons fréquemment des victimes dans notre camp, ici, à cause des staliniens » (janvier 1937).
Ses deux derniers textes sont Nous et le POUM publié par un journal anarchiste italien de New York (sans doute parce que la défense critique que faisait Berneri n’était pas publiable en avril-mai 1937 en Espagne) et un discours, le 3 mai 1937 à la Radio CNT-FAI ECN1 pour l’Italie, à l’occasion de la mort de Gramsci, « le militant tenace et digne que fut notre adversaire Antonio Gramsci, convaincu qu’il a apporté sa pierre à la construction de la nouvelle société ».
Le 5 mai 1937, Camillo Berneri et Francesco Barbieri (un compagnon anarchiste) sont emmenés par une dizaine d'hommes en civil, porteurs d’un brassard rouge, et par des policiers. Leurs corps sont retrouvés le lendemain, criblés de balles, « atrocement mutilés », « vraisemblablement par la police républicaine ou par les communistes italiens et espagnols ». Un article, paru le 29 mai dans l’organe du Parti communiste italien en France, attribue à Berneri, traité d’« incontrôlé », la responsabilité « Du sanglant soulèvement contre le front populaire espagnol. La révolution démocratique, à laquelle aucun antifasciste ne refusera le droit à l’autodéfense, s’est fait justice sur la personne de Berneri ».
La compagne de Camillo Berneri élevera les enfants d'Antonio Cieri, lui aussi tombé en Espagne.

Citation

  • « L’Espagne est un peuple qui a prouvé qu’il savait mourir pour la liberté : ni Rome, ni Berlin, ni Moscou ! »

Commentaires

  • « Camillo Berneri, idéaliste sublime, chantre de la révolte, amant de l’humanité, a été bassement assassiné à Barcelone, le 5 mai 1937. À cause de son opposition audacieuse aux activités insidieuses des sicaires de Staline en Espagne, il avait provoqué le courroux du Torquemada soviétique, il devait donc mourir. » Emma Goldman, introduction à Pensieri e Battaglie, 1938.
  • « Le destin tragique de Berneri, ses combats, sont ceux de toute une génération de militants aux prises avec la montée des totalitarismes fascistes et staliniens dont il sut être un critique lucide et ferme. Anarchiste aux intérêts multiples et diversifiés, Berneri n’hésita jamais à s’interroger sur l’état du mouvement libertaire dans le but d’apporter des solutions concrètes à ses problèmes sans être pour autant toujours bien compris par ses contemporains. Aujourd’hui encore, sa figure véritable, son apport aux idées libertaires restent largement méconnus ou déformés. » Écrits choisis, Éditions du Monde libertaire, 1988.

Sur les circonstances de sa mort

  • Pour Juan García Oliver : « Le cas de Camillo Berneri doit être traité à part. [...] j’y vois des similitudes avec celui des frères Rosselli [...] Il y avait des agents de toute sorte en Espagne, des agents fascistes, des agents staliniens. [...] Quand crime il y a, il faut donc se demander à qui profite le crime. Personnellement, je ne pense pas que l’assassinat de Berneri et de Barbieri soit directement lié aux événements de mai 1937. Il faut bien comprendre que l’influence de Berneri était très faible. Elle se réduisait à un petit groupe d’amis. Quel intérêt avaient les communistes à le liquider ? On pourrait comprendre qu’ils aient cherché à tuer Marianet ou Federica ou moi, ou n’importe quel militant influent de la CNT, mais Berneri, non. Berneri avait certes été combattant, mais il ne jouait aucun rôle dans la conduite de la guerre. Alors, pourquoi ? Moi, j’ai des doutes quant aux assassins de Berneri, et je souhaiterais que des historiens se penchent sérieusement sur cette question. »
  • Pour Nicolas Lazarévitch : « Berneri remplissait les fonctions de commissaire politique de la colonne italienne opérant sur le front d’Aragon [...] Son grand « crime » fut d’avoir compris la situation et d’avoir eu le courage de s’opposer à la colonisation du mouvement ouvrier par des agents de Staline. Cela suffit évidemment pour que son sort fût décidé. Il avait reçu un premier avertissement après avoir publié en avril une lettre ouverte à Federica Montseny. Ce fut Antonov-Ovseenko qui avertit Berneri par l’intermédiaire de la Généralité : Berneri fit connaître ce fait à ses amis à Paris. On sait maintenant avec certitude que des hommes du P.S.U.C. et des policiers de la Généralité sont venus d’abord discuter avec lui ; constatant qu’il n’y avait pas de garde armée dans la maison, ces mêmes individus sont venus perquisitionner dans les chambres des antifascistes italiens (qui occupaient la maison en commun) ; ce sont eux qui ont arrêté Berneri et son ami Barbieri lesquels ont été retrouvés assassinés sur le pavé de Barcelone. »
  • Pour Victor Serge : « Camillo Berneri ne nous parlera plus de ce qu’il a vécu. On vint l’arrêter avec d’autres antifascistes italiens pendant les émeutes de Barcelone, le 4 mai ; et le surlendemain, il n’était plus qu’un cadavre troué de balles, abandonné dans une ruelle. Une vieille communiste italienne a écrit qu’il avait été exécuté, comme il le méritait, pour avoir préconisé une politique antifasciste opposée à celle du PC. Mais je n’ouvre pas un débat sur sa tombe. Le testament moral qu’il nous laisse dépasse de loin en force et en grandeur tout ce que l’on peut dire pour justifier un assassinat... »
  • Pour l'écrivain et diplomate italien Maurizio Serra, il est tombé « sous les balles d'un commando de communistes italiens et espagnols avec son camarade Francesco Barbieri et des milliers de militants anarchistes lors des journées de Barcelone en mai 1937 ».

Personnage de fiction

Dans Barcelone Belleville, Patrick Pécherot fait de Nestor Burma le héros d’une enquête policière qui se situe dans les années 1930 avec en toile de fond la guerre d’Espagne. Le cœur de l’action se situe dans le milieu des Italiens antifascistes réfugiés en France. L’un d’entre eux, évoqué dans le roman, est Camillo Berneri.

Œuvres

En français

  • Le Juif antisémite, Paris, Éditions Vita, 1935.
  • Guerre de classes en Espagne, Nîmes, 1938.
  • Pierre Kropotkine fédéraliste, Noir et Rouge, 1964.
  • Guerre de Classes en Espagne et textes libertaires, Éditions Spartacus, 1977, notice.
  • Écrits choisis, Éditions du Monde libertaire, 1988, (ISBN 2-903013-11-X), notice.
Textes, articles et brochures

En italien

  • L’Operaiolatria (L’Ouvrier Idôlatre), Maison du peuple de Brest, Gruppo d’Edizioni libertaria, 193426.
  • Il lavoro attraente.
  • El delirio racista.
  • Lo spionaggio fascista all'estero.
  • Mussolini normalizzatore.
  • Mussolini alla conquista delle Baleari, Casalvelino Scalo, Salerno, Galzerano, 2002.
  • La donna e la garçonne.
  • Pensieri e battaglie, Paris, Comité Camillo Berneri, 5 mai 1938, extraits en français.
  • Pietro Kropotkine federalista.
  • Il cristianesimo e il lavoro.
  • Le Léonard de Sigmund Freud, Cahiers Psychologiques, n°1.

En anglais

  • Between the war and the Revolution, Guerra di Classe, n°6, 16 décembre 1936, texte intégral.

Bibliographie

  • Frank Mintz, Camillo Berneri et Francesco Barbieri, in Camillo Berneri Guerre de Classes en Espagne et textes libertaires, Spartacus, 1977, texte intégral.
  • Antoine Gimenez et les giménologues, Les Fils de la nuit : souvenirs de la Guerre d'Espagne, L'Insomniaque, 2006.
  • Charles Reeve, Raúl Ruando Bellido, Le suspect de l’hôtel Falcon. Itinéraire d’un révolutionnaire espagnol, Éditions de l'Insomniaque, 2011.
  • Enzo Santarelli, L'anarchisme en Italie, Le Mouvement social, n°83, avril-mai 1973, texte intégral.
  • Martin K. Gay, Martin Gay, Encyclopedia of Political Anarchy, Abc-Clio Incorporated, 1999, extraits en ligne.
  • A. T. Lane, Biographical Dictionary of European Labor Leaders, Volume 1, Greenwood Press, 1995, page 83.

Travaux universitaires

Articles

En italien
  • Franco Melandri, Camillo Berneri, la politica libertaria, il liberalismo, A Rivista anarchica, n°315, marzo 2006, texte intégral.

Iconographie

  • Camillo Berneri (1897-1937), Athénée libertaire Estel Negre, 15 photos, voir en ligne.
 Manifesto dell'UAI

Camillo Berneri, también conocido como Camillo da Lodi (Lodi, 1897 - Barcelona, 5 de mayo de 1937), fue un profesor de filosofía italiano, anarquista militante. Estuvo casado desde 1917 con Giovannina Caleffi con quien tuvo dos hijas, Marie Louise Berneri y Giliana Berneri.

Vida

En su juventud militó en las Juventudes Socialistas. Fue veterano de la I Guerra Mundial, profesor de humanidades en la Universidad de Florencia y miembro de la Unione Anarchica Italiana. Exiliado de Italia tras la victoria del fascismo, llegó a España en 1936 y, con Carlo Rosselli, organizó la primera columna de voluntarios italianos para combatir en la Guerra Civil española en el frente de Aragón, durante la cual es un acérrimo defensor de la Revolución social española de 1936. Incorporado a la columna miliciana de Joaquín Ascaso, tuvo que abandonar el frente por problemas médicos y regresó a Barcelona, donde creó el periódico Guerra di classe, colaborando también en la emisora de radio de la CNT-FAI de Barcelona.
Durante las Jornadas de mayo de 1937, fue asesinado junto a Francesco Barbieri.
Tanto Berneri como Barbieri fueron detenidos por una patrulla compuesta por un grupo de doce guardias, seis de ellos de la policía municipal y el resto miembros del PSUC o de UGT. Ambos habrían sido asesinados durante su arresto, comparando así su muerte con la de Andrés Nin a manos de la NKVD y cuyo motivo más probable sería el conocido apoyo de Berneri al POUM (uno de los últimos textos que escribió fue "En defensa del POUM") a los que desde el PCE se había acusado de traidores, y se enmarcaría en las Jornadas de mayo de 1937.

Obras

  • L'operaiolatrìa
  • Il lavoro attraente
  • El delirio racista
  • Le Juif antisémite
  • Lo spionaggio fascista all'estero
  • Mussolini normalizzatore
  • Mussolini alla conquista delle Baleari
  • Le péché originel
  • La donna e la garçonne
  • Guerre de classes en Espagne
  • Pensieri e battaglie
  • Pietro Kropotkine federalista
  • Il cristianesimo e il lavoro
  • Le Léonard de S. Freud - Cahiers Psychologiques n°1

Enlaces externos

Camillo Berneri, martire anarchico


di Fabrizio Montanari

Fin dall’inizio della guerra civile spagnola il contrasto delle forze antifasciste europee che andavano sperimentando sul quel campo di battaglia la loro incapacità di unirsi per prevenire l’aggressione ormai incombente, condizionò ed esasperò gli animi delle forze politiche in campo repubblicano. Se dietro il generale Franco vi era l’Asse Roma-Berlino, dietro la repubblica si registrava lo sbandamento delle democrazie occidentali, riluttanti a stringere quell’alleanza con l’Unione Sovietica che avrebbe potuto scongiurare la guerra.

Il non intervento che, nelle intenzioni di Londra e di Parigi, avrebbe impedito il degenerare del conflitto in campo internazionale, finiva invece per consegnare il governo repubblicano nelle mani dell'unica potenza che, pur con tutte le cautele del caso e sulla base di pesanti condizioni, era disposta a controbilanciare le forniture d’armi che dall’Italia e dalla Germania pervenivano a Franco. Ciò finì inevitabilmente per plasmare il fronte popolare sullo stampo comunista.

Erano passati, infatti, appena nove mesi dall’inizio della guerra civile spagnola, quando i contrasti politici esistenti in campo repubblicano sfociarono in scontro aperto in molte località della Spagna.



La posta in gioco era altissima: si trattava di difendere la sopravvivenza delle milizie rivoluzionarie e delle esperienze di socializzazione economica. Da un lato c’era il Governo repubblicano di Largo Caballero egemonizzato dai comunisti, dall’altro stavano gli anarchici e i poumisti, convinti che la guerra sarebbe stata vinta solo trasformando il conflitto in rivoluzione sociale e sottraendo la guida degli avvenimenti agli agenti di Mosca.

La situazione era dunque grave e densa di pericoli. Agenti segreti di Stalin e dirigenti della Terza Internazionale avevano iniziato da tempo e con sistematicità l’occupazione dei posti chiave del Governo centrale, nella polizia e nell’esercito. Stalin aveva dato l’incarico a Yagoda, capo della Gpu, di organizzare in Spagna una polizia segreta simile in tutto e per tutto a quella sovietica. Questi, il 14 settembre del 1936 convocò una riunione alla Lubianka con i suoi più fedeli collaboratori, tra i quali ricordiamo Frinovski, capo delle forze militari della Gpu, Sloutzki, responsabile della sezione esteri della Gpu e il generale Ouritski dello stato maggiore dell’esercito. Orlov fu incaricato di installare in Spagna la sezione della Gpu. Il generale Walter G. Krivitsky fu nominato responsabile degli invii dall’estero delle armi alla Spagna.

Nel dicembre del 1936 erano state ricostituite tutte le forze di polizia precedentemente sciolte: la Guardia d’assalto, la Guardia civile, che divenne poi Guardia nazionale repubblicana, i Carabinieri (polizia di frontiera).

A Barcellona, che era il centro dell’attività rivoluzionaria, divenne capo della polizia Rodrigo Sala del Psuc, mentre Ayguader fu nominato consigliere della Sicurezza.



Ma ben più gravi segnali vi erano stati nei mesi precedenti. Anche in Spagna, come in Urss, era iniziata la caccia all’eretico, al socialfascista, al trotzkista. Le purghe staliniane che in Urss dopo la morte di Kirov raggiungevano chiunque fosse sospettato di opporsi a Stalin, in Spagna si traducevano nella scomparsa di dirigenti e militanti delle altre forze politiche, nella polemica più aspra nei confronti degli anarchici e dei poumisti nella falsificazione dei fatti, nell’isolamento politico e organizzativo delle milizie dei volontari.

Il 28 novembre del 1936 il Console Generale Sovietico a Barcellona, Vladimir Antonov Ovscenko [1] con una nota alla stampa denunciava la Batalla, organo ufficiale del Poum (il partito di unità marxista), come facente parte della stampa venduta al fascismo internazionale. Il 17 dicembre la Pravda scriveva: “In Catalogna è cominciato il ripulisti degli elementi trotzkisti e anarco-sindacalisti, quest’opera sarà condotta come nell’Urss” Il 18 dello stesso mese infatti si insediava un nuovo governo della Generalidad senza la presenza dei rappresentanti del Poum.

Lo stesso Palmiro Togliatti, sul quale ritorneremo, nel mese di novembre del 1936 aveva d’altra parte scritto su Stato Operaio, un articolo nel quale collegava la fortuna del movimento anarchico spagnolo con le “sopravvivenze feudali” e giudicava le organizzazioni anarco-sindacaliste come un ostacolo allo “spirito di organizzazione e disciplina che sono proprie del proletariato”.

Poiché il rifornimento delle armi proveniva principalmente dall’Urss, grazie alla riserva aurea della Banca di Spagna, il Pce e i suoi alleati divennero in breve tempo gli arbitri della situazione militare. Le milizie, composte da volontari accorsi da oltre 50 paesi, furono così deliberatamente lasciate prive di armi di fronte al nemico e invitate ad autosciogliersi. Con decreto del 31 dicembre 1936 fu inoltre stabilito che la paga dei combattenti fosse distribuita ai soli battaglioni dell’esercito regolare.

A tale disegno egemonico la potente Fai – Cnt, forte di oltre 500.000 aderenti, non seppe opporsi in modo coerente e risoluto. Preoccupati di non lacerare ulteriormente il fronte repubblicano, nella speranza che i fatti potessero poi volgersi a loro favore, gli anarchici accettarono d’entrare a far parte del Governo centrale, oltre che in quello regionale della Catalogna, illudendosi così di poter salvaguardare l’esistenza delle milizie volontarie.


In realtà al loro interno convivevano diverse sensibilità circa la gravità del momento. Mentre i dirigenti nazionali proponevano compromessi che fatalmente si trasformavano in una loro ulteriore sconfitta, i volontari, specie quelli italiani, difendevano a oltranza la loro specificità, rifiutandosi di sottomettersi al potere centrale.

Altre organizzazioni spagnole si collocarono su posizioni d’opposizione rispetto a quelle sostenute dalla stessa Fai. Ricordiamo il quotidiano Acracia di Lerida, diretto da José Peirats; la rivista Ideas e le organizzazioni giovanili libertarie con il loro organo di stampa Ruta; il gruppo Los Amigos de Durruti con il giornale El Amigo del Pueblo. I loro capi rispondevano al nome di Jaime Balins, Carrenò, Pablo Ruiz, Eleuterio Ruig. Tra i gruppi anarchici che resistettero più a lungo alla militarizzazione ci fu la Colonna de Hierro, forte di circa 3.000 membri. Solo nel marzo del 1937 nel corso dell’Assemblea generale questa accettò di militarizzarsi e divenne l’83a Brigata dell’esercito regolare.

Su ordine di Stalin si andava intanto sviluppando e perfezionando il piano per la liquidazione del Poum, accusato d’essere una forza politica di ispirazione trotzkista.

Carlo Roncoli nell’articolo Nemici del Popolo, apparso su il Grido del Popolo del 7 marzo 1937, scriveva a proposito del Poum che “i trotzkisti devono essere posti, anche con delle misure di repressione, nella impossibilità di proseguire la loro opera delittuosa”. La Pravda dal canto suo il 22 marzo 1937 attaccava il giornale anarchico Solidaridad Obrera, reo di aver riportato nel suo numero del 6 marzo “un oltraggioso attacco contro la stampa sovietica. Questa vergognosa difesa dei traditori trotzkisti, proviene da quegli elementi che si sono subdolamente infiltrati nei ranghi dell’organizzazione anarco-sindacalista”.

Ancora il 1 maggio 1937 l’Internazionale Comunista lanciava un appello a tutti i lavoratori con un preciso e minaccioso riferimento alla situazione spagnola: “Scacciate dalle vostre file quegli agenti del fascismo che sono i trotzkisti, i peggiori nemici dell’unità della classe operaia, i disgregatori e i sabotatori di guerra, spie camuffate della Quinta Colonna del generale Franco”.

Da tempo in diversi centri della Spagna repubblicana si andavano moltiplicando fatti sanguinosi, la cui dinamica era destinata a rimanere il più delle volte oscura. Furono sospesi uno dietro l’altro i quotidiani Cnt di Madrid, Nosostros di Valenza, Cnt di Bilbao e Castille libre. A fine gennaio ‘37 si svolse il congresso dei lavoratori della terra dell’Ugt. Sulla tribuna, a testimonianza del profondo dissenso politico con gli anarchici, campeggiava un cartellone con la scritta “Meno esperimenti collettivisti e più prodotti”.

Il 4 marzo un decreto del consigliere catalano all’ordine pubblico dichiarò sciolte le pattuglie di controllo (squadre di proletari armati responsabili dell’ordine pubblico) e proibì ai poliziotti regolari d’iscriversi a partiti o sindacati. Anche tale decisione, come è evidente, procurò scontri tra le opposte fazioni e non contribuì certo a riportare la pace tra i contendenti.



Dopo gli scontri di Puigcerdá e a Figueras, un episodio ben più grave scosse gli animi: il 25 aprile venne misteriosamente assassinato a Molina de Llobregat il dirigente della Ugt, Roldan Cortada. Il Psuc denunciò quali responsabili gli incontrollabili anarchici e gli agenti fascisti, nascosti a suo dire nella Cnt e nella Fai. La Cnt, per parte sua, condannò l’assassinio e pretese un’inchiesta ufficiale. Gli anarchici arrestati perché considerati colpevoli dell’assassinio vennero rilasciati il 30 aprile. Due giorni dopo la morte di Cortada, tuttavia, vicino a Puigardé, tre militanti anarchici furono trovati uccisi. Anche le trattative avviate tra Cnt e Ugt per una celebrazione unitaria del 1 maggio fallirono e Barcellona non vide alcuna manifestazione.

In tutto questo quadro complicato emerse con forza la personalità, il pensiero e la vicenda umana di Camillo Berneri, l’anarchico italiano più noto e stimato in terra di Spagna.
 Berneri era giunto in Spagna a metà luglio del 1936 e si era subito messo al lavoro per dare vita, in accordo con la Cnt-Fai, a una formazione combattentistica di volontari italiani. Con l’aiuto di Carlo Rosselli e Mario Angeloni il 17 agosto costituì la sezione italiana mista della Colonna Francisco Ascaso della Cnt-Fai, detta più semplicemente Colonna italiana.

Essa era formata in larga misura da volontari anarchici, da qualche repubblicano, da esponenti giellisti e da pochi comunisti.

Il battesimo del fuoco, avvenuto sulle montagne nei pressi di Huesca, fu contrassegnato da gravi perdite e numerose prove d’eroismo.

In sostituzione del comandante Angeloni, che trovò la morte nei primi combattimenti, fu designato Carlo Rosselli, mentre Berneri assunse il ruolo di commissario politico della formazione. Egli era la voce degli anarchici italiani e rappresentava la coscienza critica del fronte antifascista spagnolo. Da radio Cnt-Fai di Barcellona e dalle colonne del suo giornale Guerra di Classe divulgava le sue convinzioni politiche circa la conduzione della guerra, sollecitava maggiore coerenza da parte della Fai, denunciava i pericoli di involuzione autoritaria, attaccando frontalmente il settarismo comunista e le ingerenze sovietiche in Spagna.

Tutta la sua vita stava d’altra parte a testimoniare la sua irriducibile coerenza rivoluzionaria e la sua indipendenza culturale. Nel 1926 aveva abbandonato l’Italia per la Francia, divenendo ben presto, grazie alle ripetute espulsioni da quasi tutti i paesi europei, l’antifascista più espulso d’Europa, ma anche uno dei più stimati esponenti dell’anarchismo internazionale.
 Laureato, giornalista, saggista era considerato l’interlocutore politico di riferimento in campo anarchico da parte dei massimi esponenti dell’antifascismo internazionale. Gaetano Salvemini, i fratelli Rosselli, i socialisti Pertini e Nenni, il repubblicano Montasini e molti altri lo ebbero come amico fraterno e insostituibile compagno di lotta.

L’originalità del suo anarchismo, lui stesso ebbe a definirsi un anarchico “sui generis”, che si sforzava di attualizzare i principi anarchici, liberandoli dai troppi vecchi e superati stereotipi ideologici, lo portò ad affrontare in termini nuovi i grandi temi legati alla complessità della società moderna: l’antiautoritarismo, il federalismo, l’antimilitarismo, l’anticlericalismo, l’organizzazione del lavoro, l’educazione scolastica e la psicanalisi.

La sua prima esperienza politica si era svolta, fino al 1916, nell’ambito della Fgs di Reggio Emilia, alla scuola dell’umanesimo socialista di Camillo Prampolini. Dal suo primo maestro ereditò il rigore morale e una acuta sensibilità per l’azione politica volta a un più accentuato pragmatismo sociale.

Anche molti anni dopo ricorderà con affetto il maestro che, nell’ora del distacco, ebbe per lui parole di comprensione e di rispetto.

Da quel momento e per tutta la sua breve vita, era nato a Lodi il 20 maggio 1897, Camillo Berneri spese ogni sua energia al servizio della causa libertaria: fondò testate giornalistiche, pubblicò libri, promosse convegni, organizzò l’attività politica in Italia e all’estero, rivisitò e sistemò il pensiero anarchico.

Gli insegnamenti di Gaetano Salvemini, Carlo Cattaneo, Pietro Gobetti, Camillo Prampolini, Errico Malatesta e Luigi Fabbri furono da lui rielaborati fino a farne i presupposti del suo moderno anarchismo.

Fu dunque con questa fama di fine intellettuale, ma anche di deciso uomo d’azione che egli giunse in Spagna nel luglio del 1936. I maggiori esponenti della Fai iberica Durruti, Oliver, Ascaso, De Santillan lo avevano già conosciuto anni prima in Francia quando, con altri anarchici fuoriusciti, avevano cercato di dare vita a un Fronte Antifascista Internazionale.



Il suo arrivo a Barcellona fu quindi accolto con gioia da tutta la Fai e dal suo sindacato Cnt. Tutti compresero l’importanza d’averlo al loro fianco, proprio quando, oltre all’azione militare, c’era la necessità di comprendere meglio ciò che stava accadendo, le reali intenzioni delle forze in campo, gli interessi interni e quelli internazionali che si stavano fronteggiando.

E l’analisi di Berneri non si fece attendere.

Fra gli atti più importanti compiuti in quei giorni vi è certamente la lettera da lui scritta alla compagna e ministro del governo centrale Federica Montseny nella quale tra l’altro affermava:

“Nel tuo discorso del 3 gennaio, tu dicesti: ‘Gli anarchici sono entrati nel governo per impedire che la rivoluzione deviasse e per continuarla al di là della guerra ed altresì per opporsi ad ogni eventuale tentativo dittatoriale, quale che sia’.

Ebbene, compagna, nell’aprile, dopo tre mesi di esperienze collaborazioniste, siamo in una situazione nella quale avvengono gravi fatti e se ne profilano altri peggiori…Il governo è in Valenza, e di là partono reparti di guardie d’assalto destinati a disarmare nuclei rivoluzionari di difesa….Questo mentre è evidente una politica di distribuzione di armi tendente a non armare che lo stretto indispensabile il fronte d’Aragona, scorta armata della collettivizzazione agraria e contrafforte del Conseyo d’Aragon, della Catalogna, l’Ukraina iberica. Tu sei in un governo che ha offerto alla Francia e all’Inghilterra vantaggi al Marocco, mentre dal luglio 1936 sarebbe stato necessario proclamare ufficialmente l’autonomia politica marocchina….

Voi, anarchici ministri, tenete dei discorsi eloquenti e scrivete degli articoli brillanti, ma non è con questi discorsi e con questi articoli che si vince la guerra e si difende la rivoluzione. Quella si vince e questa si difende permettendo il passaggio dalla difensiva all’offensiva. La strategia di posizione non può eternizzarsi…

Noi assistiamo alla penetrazione nei quadri direttivi dell’esercito popolare di elementi equivoci, non garantiti da alcuna organizzazione politica e sindacale. I comitati e i delegati politici delle milizie esercitavano un salutare controllo, oggi indebolito dal prevalere di sistemi di assunzione e di promozione centralisti e strettamente militari…

Gravissimo errore è stato quello di accettare delle formule autoritarie, non perché queste fossero formalmente tali ma perché esse racchiudevano errori enormi e scopi politici che nulla hanno a che fare con le necessità della guerra… Credo sia giunta l’ora di costituire l’esercito confederale, come il partito socialista ha creato un proprio esercito: il 5° reggimento delle M.P. Credo sia giunta l’ora di risolvere il problema del comando unico realizzando un’effettiva unità di comando che permetta di passare all’offensiva sul fronte aragonese… Io credo che tu debba porti il problema se difendi meglio la rivoluzione, se porti un maggiore contributo alla lotta contro il fascismo partecipando al governo o se saresti infinitamente più utile portando la fiamma della tua magnifica parola tra i combattenti e nelle retrovie… Bisogna parlare alle masse… Chiamarle a giudicare se certe sabotatrici manovre annonarie non rientrano nel piano annunciato il 17 dicembre 1936 dalla Pravda: ‘In quanto alla Catalogna è cominciata la pulizia degli elementi trotzkisti e anarco-sindacalisti, opera che sarà condotta con la stessa energia con la quale la si condusse nell’Urss’ …

Il dilemma è uno solo: o la vittoria su Franco mediante la guerra rivoluzionaria o la sconfitta.

Il problema per te e per gli altri compagni, è di scegliere tra la Versailles di Thiers e la Parigi della Comune, prima che Thiers e Bismark facciano l'union sacrée. A te la risposta, poiché tu sei la ‘fiaccola sotto il moggio’.
Fraternamente. C.B.”
[2]



Un altro significativo e provocatorio articolo fu steso da Berneri per L’Adunata dei Refrattari con lo scopo di difendere il Poum dagli attacchi degli stalinisti. Anche quell’articolo non contribuì certo a procurargli simpatie da parte comunista, che non smise di seguire con attenzione crescente la sua attività. In quell’occasione affermò:

“Seguendo le istruzioni del governo dell’Urss, la stampa della Terza Internazionale ha scatenato e continua a scatenare una violenta campagna contro il Poum… Tale campagna è di una tendenziosità e di una violenza inaudite. Il giornalista bolscevico Mihail Roltsov accusa, in blocco, i militi del Poum di essere dei vili e si compiace nel riferire che ‘i distaccamenti del Poum delle brigate internazionali sono stati disciolti e i loro comandanti cacciati dal fronte di Madrid’.

È Mosca che ha impedito alla Spagna antifascista di ospitare Trotzki, ha opposto il veto all’entrata della rappresentanza del Poum nella Giunta di Difesa di Madrid e nel Consiglio della Generalidad di Catalogna… Contro le mire egemoniche e le manovre oblique del Psuc noi dobbiamo instancabilmente ed energicamente affermare l’utilità della libera concorrenza politica in seno agli organismi sindacali e l’assoluta necessità dell’unità di azione antifascista. Bisogna dire ben altro che chiunque insulta il Poum e ne chiede la soppressione è un sabotatore della lotta antifascista che non va tollerato. Questa presa di posizione, oltre che aderire alle necessità della grave ora e rispondere allo spirito dell’anarchismo, costituisce la migliore profilassi contro la dittatura controrivoluzionaria che vieppiù si profila nel programma di restaurazione democratica del Psuc e nella disgiunzione tra rivoluzione e guerra di alcuni rivoluzionari miopi e disorientati”.
[3]

L’attività politica di Berneri andava contemporaneamente in diverse direzioni. Egli affrontò infatti quasi tutti i temi al centro del dibattito tra le forze impegnate in Spagna e si sforzò di chiarire quelli che a suo avviso costituivano i terreni di confronto più significativi. Possiamo in ogni caso e per comodità espositiva dire che Berneri si occupò prevalentemente di tre temi:

1. Lo studio degli incartamenti attestanti la preparazione fascista dell’invasione della Spagna, attraverso la conquista delle Baleari;
2. La sorveglianza delle attività clandestine delle spie fasciste e della Quinta Colonna;
3. L’attività di propaganda a mezzo radio e giornale delle sue idee e della reale situazione della guerra.

Con tutta probabilità furono proprio questi argomenti e quelli già riportati a segnalarlo quale pericoloso rivoluzionario e a far sì che la polizia comunista lo sorvegliasse molto da vicino, fino a decretarne la fine nel mese di maggio del 1937.




Abbreviazioni
P.S.U.C. - Partido Socialista Unificado de Cataluña
P.O.U.M. - Partido Obrero de Unificación Marxista
U.G.T. - Unión General del Trabajo
P.C.E. - Partido comunista Espagnol
C.N.T. - Confederación Nacional del Trabajo
F.A.I. - Federazione anarchica iberica
G.P.U. - Polizia segreta sovietica




[1] Antonio Ovscenko: aveva guidato l’assalto al Palazzo d’Inverno. Sbarcò a Barcellona il 1° ottobre 1936.
[2] Lettera aperta alla compagna Federica Montseny in Guerra di Classe, Barcellona, a. II, n.12 del 14 aprile 1937.
[3] Pubblicato sotto il titolo Noi e il Poum su L’Adunata dei Refrattari (New York) del 1 e dell’8 maggio 1937.

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