mercoledì 8 giugno 2016

Malara, Antonio

Favignana, 15 dicembre 1926 - Antonio Malara, primo seduto da destra, assieme a un gruppo di confinati
Malara, Antonio
Nasce a Reggio Calabria il 2 luglio 1898 da Francesco e Grazia Calveri, ferroviere. Comunemente conosciuto con il nome di “Nino”, è un attivo propagandista tra i ferrovieri negli anni del primo dopoguerra, e soprattutto nel Biennio rosso ed è uno dei principali organizzatori in Calabria dello sciopero nazionale di categoria svoltosi dal 21 al 29 gennaio del 1920. Per la sua responsabilità negli scioperi degli anni 1921-22 viene licenziato subito dopo la presa del potere del fascismo.
Nel 1924 insieme a Bruno Misefari e altri compagni continua l’attività politica fondando il foglio «L’Amico del popolo». Nel 1925 si trasferisce a Cosenza, dove si impiega come operaio avventizio nelle Ferrovie calabro-lucane. Nel capoluogo del cosentino si mantiene in rapporto anche con diversi militanti comunisti e il 20 settembre venne denunciato dalla Questura e arrestato per “complotto contro i poteri dello stato” insieme al noto Fausto Gullo e ad altri comunisti. Rimesso in libertà per insufficienza di indizi, nel 1925 con foglio di via obbligatorio viene rimpatriato a Reggio Calabria. In seguito ritorna di nuovo a Cosenza e riesce a trovare un’occupazione come tornitore nello stabilimento Industrie Cosentine.
Il ritorno di M. a Cosenza rinvigorisce l’incisività sociale del locale gruppo anarchico, il cui nucleo più forte si colloca in contrada Surdo, nel comune di Rende, periferia nord della città, dove operano altri militanti dell’anarchismo calabrese come Vincenzo e Sandro Turco, che ogni mattina al mercato di Cosenza, con la vendita di verdura e frutta incartata con giornali “sovversivi”, permettono la diffusione di notizie e di informazioni antifasciste.
M. continua intanto ad avere rapporti con gli ambienti sindacali e soprattutto col sindacato ferrovieri, insieme a un’altra figura che costituisce un importante punto di riferimento per la categoria: Andrea Croccia, che, dopo i primi approcci con il socialismo, aderisce alla fine del 1923 al gruppo anarchico di Cosenza.
La presenza di alcuni militanti nei paesi della pre-Sila e in quelli albanesi come San Demetrio Corone e nella zona del castrovillarese garantiscono al gruppo anarchico un radicamento sul territorio che costituisce un punto di riferimento importante anche per alcuni militanti di altre formazioni politiche della sinistra. Nel 1926 M. viene arrestato e condannato a cinque anni di confino.
Rimesso in libertà nel 1932, ritorna a Cosenza e riprende i contatti con i vecchi compagni e in particolare con Croccia, che, pur avendo aderito al PCDI, continua a professare idee libertarie. Negli anni successivi M. si distingue per un’opera di reclutamento di volontari antifascisti che partono dalla Calabria per andare a combattere in Spagna. In occasione della visita di Mussolini a Cosenza il 27 marzo 1939 M. viene nuovamente arrestato per motivi cautelari e successivamente rilasciato. Scoppiata la guerra cura l’organizzazione con Croccia di un gruppo di propaganda antifascista che agisce sui treni della linea Paola-Cosenza e Cosenza-Sibari-Taranto.
Contemporaneamente stringe accordi con esponenti delle altre forze politiche antifasciste e nell’ottobre del 1942 è tra i promotori a Cosenza della nascita di un organismo unitario antifascista, il Fronte unico per la libertà. Gli anarchici svolgono una parte importante nel fronte, a cui aderiscono con il nome di gruppo “Unità proletaria”. Negli anni successivi M. è una delle figure centrali della ripresa del movimento anarchico nel meridione. Dal 15 al 19 settembre 1945 partecipa a Carrara al Congresso di fondazione della fai come rappresentante del gruppo libertario di Cinquefrondi insieme a Giacomo Bottino e Luigi Sofrà. Negli anni successivi è presente ai Congressi e Convegni nazionali della fai di Bologna (16-20 mar. 1947), Rimini (3 ago. 1947), Canosa (22-24 feb. 1948) sempre come rappresentante della Federazione calabrese. In seguito, trasferitosi a Roma, svolge attività nel sindacato nazionale ferrovieri fino alla fine degli anni Cinquanta, per poi tornare a Cosenza.
Nel 1965 – nello scontro tra “organizzatori” e “antiorganizzatori” all’interno della fai, con la conseguente nascita dei gia per opera dell’ala “antiorganizzatrice” – M., che ha sempre manifestato la propria adesione alla concezione malatestiana dell’anarchismo federalista e l’impegno nel mondo del lavoro, decide di mantenere l’adesione alla fai. Nel 1968 M. riprende la sua attività militando nel gruppo “Bakunin” di Cosenza – uno dei gruppi anarchici calabresi più vivaci, composto non solo da studenti ma anche da appartenenti alle fasce più deboli del proletariato cittadino –, che è attivo nel movimento studentesco e nelle lotte sociali. M. insieme agli altri compagni del “Bakunin” resistono all’ondata repressiva seguita alla strage di piazza Fontana e decidono di modificare il nome del circolo in gruppo “Errico Malatesta”; nel 1973 M. e il gruppo “Malatesta” insieme a tante altre realtà anarchiche calabresi proliferate dopo i fatti di Reggio Calabria del 1970, danno vita all’Organizzazione anarchica calabrese, composta prevalentemente da gruppi e individualità del cosentino e del reggino che per tutta la prima metà degli anni Settanta si fa portatrice di una campagna di informazione contro la strategia della tensione e di diffusione delle idee libertarie. M. muore a Roma il 17 marzo 1975. (D. Liguori)
Fonti: ACS, CPC, ad nomen.
Bibliografia: Scritti di M.: Antifascismo anarchico 1919-1945, A quelli che rimasero, Roma 1995. Scritti su M.: FAI Congressi; L. Candela, Breve storia del movimento anarchico in Calabria dal 1944 al 1953, Ragusa 1987; F. Cuzzola, Cinque anarchici del sud. Una storia negata, Reggio Calabria 2001.

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