giovedì 22 settembre 2016

Sante Ieronimo Caserio (Motta Visconti, 8 settembre 1873 – Lione, 16 agosto 1894) ANARCHICO

Sante Caserio

Sante Ieronimo Caserio, talvolta erroneamente indicato come Sante Geronimo Caserio o Santo Caserio (Motta Visconti, 8 settembre 1873 – Lione, 16 agosto 1894), è stato un anarchico italiano, noto per aver assassinato con un pugnale, nel 1894, il presidente della Repubblica francese Marie François Sadi Carnot, per vendicare l'esecuzione dell'anarchico Auguste Vaillant, colpevole di aver ferito alcuni deputati durante un attentato dinamitardo e a cui Carnot, come ad altri anarchici, aveva negato la grazia e la commutazione della pena (in seguito Carnot inasprì le leggi, introducendo anche reati d'opinione che andavano a colpire soprattutto gli anarchici). Dopo l'attentato, Caserio venne anch'egli condannato a morte e ghigliottinato. La sua memoria ispirò molti canti anarchici negli anni seguenti.

Biografia

Sante Caserio nacque a Motta Visconti, in provincia di Milano, l'8 settembre del 1873 da una modesta e numerosa famiglia di contadini (aveva ben cinque fratelli ed una sorella). Il padre Antonio morì di pellagra, una malattia provocata dall'alimentazione contadina di allora, costituita quasi esclusivamente di polenta, in un manicomio nel 1887; già quattro anni prima, all'età di dieci anni, Sante scappò di casa, non volendo pesare sui genitori (ed in particolare sulla madre, Martina Broglia, a cui era molto attaccato), trasferendosi a Milano. Qui trovò lavoro come garzone presso un fornaio. Fu in quel periodo che Caserio venne in contatto con gli ambienti anarchici locali e, a seguito degli scontri di Piazza Santa Croce in Gerusalemme avvenuti il primo maggio a Roma, diventò anarchico egli stesso nel 1891. Successivamente, fondò un piccolo circolo anarchico nella zona di Porta Genova denominato A pèe (in milanese "a piedi", cioè "senza soldi"). Pietro Gori lo ricordava come "un compagno molto generoso"; raccontava di averlo visto, davanti alla Camera del Lavoro, dispensare ai disoccupati pane e opuscoli anarchici stampati con il suo misero stipendio. Nel 1892 venne identificato e schedato durante una manifestazione di piazza; arrestato per aver distribuito un opuscolo antimilitarista a dei soldati, fu costretto a fuggire, prima in Svizzera, a Lugano e Ginevra, ed infine in Francia, a Lione, Vienne e Sète.
Caserio aderì alla "propaganda col fatto" enunciata nel 1881 durante il congresso internazionale anarchico di Londra.

L'omicidio di Sadi Carnot

L'esecuzione degli anarchici Ravachol, Auguste Vaillant ed Émile Henry, autori in Francia di diversi attentati, provocò profondo risentimento in ambiente anarchico, compresi gli immigrati italiani di idee libertarie. La povertà era molto diffusa e il governo reagì duramente alle proteste, varando leggi contro quelli che venivano chiamati reati d'opinione: molti anarchici vennero arrestati solo per aver applaudito o sostenuto Vaillant; alcuni furono inviati nei bagni penali con processi sommari per aver partecipato a pubbliche letture di scritti anarchici, lasciando le loro famiglie nella miseria.
La mancata concessione della grazia da parte del Presidente Marie François Sadi Carnot nei confronti di Vaillant (nonostante non avesse ucciso nessuno, ma solo ferito, come era sua intenzione secondo quanto dichiarò) che aveva già spinto Henry a compiere un attentato di protesta, come riportato in una versione dell'interrogatorio, alimentò il risentimento di Caserio verso Sadi Carnot, identificato come il principale responsabile della repressione contro gli anarchici e gli immigrati, nonché della miseria del popolo in quanto rappresentante in capo dell'odiato Stato borghese e proponente della stretta repressiva avviata con l'approvazione delle tre nuove leggi poliziesche, le cosiddette "leggi scellerate". In una versione, probabilmente apocrifa, dell'interrogatorio, Caserio nomina anche, come concausa della scelta di Carnot come simbolo da colpire, l'ingiustizia dell'assoluzione di alcuni popolani francesi, responsabili del massacro delle saline di Aigues-Mortes, in cui morirono molti immigrati italiani.
Il 24 giugno 1894, deciso quindi - come risulta dai verbali processo e della sua arringa difensiva - a vendicare Auguste Vaillant e gli anarchici tutti, adducendo anche lo sfruttamento del popolo da parte della borghesia, si recò a Lione dove Sadi Carnot era atteso per l'inaugurazione dell'Esposizione Universale. Comprò un coltello e lo avvolse in un foglio di giornale. Caserio attese che il corteo presidenziale transitasse in piazza della Repubblica, quando approfittando della confusione si avvicinò alla vettura agitando un foglio di carta. I poliziotti pensando che dovesse sottoporre una supplica al presidente lo lasciarono avvicinare fino a montare sul predellino della vettura. Raggiunto il Presidente, lo colpì al fegato (non al cuore, come volle la leggenda e come venne affermato) con il lungo coltello dal manico rosso e nero (i colori che simboleggiano l'anarchismo), su cui aveva forse scritto il nome "Vaillant". Caserio, dopo aver rivendicato il gesto in mezzo alla folla gridando "Viva l'anarchia!", tentò la fuga, ma fu trattenuto dai passanti e quindi immobilizzato dalle forze dell'ordine. Sadi Carnot, ferito gravemente, per la perdita di sangue perse conoscenza quasi subito, e morì poche ore dopo, il 25 giugno; venne sepolto solennemente al Pantheon di Parigi.

Il processo e la condanna a morte

Caserio fu processato il 2 e 3 agosto. Di fronte al tribunale che lo condannò alla ghigliottina, Caserio pronunciò la propria difesa, per mezzo di un interprete, difendendo e motivando il gesto per i suddetti motivi. Disse tra l'altro:
« Se dunque i Governi impiegano i fucili, le catene, le prigioni, e la più infame oppressione contro noi anarchici, noi anarchici che dobbiamo fare? Cosa? Dobbiamo restare rinchiusi in noi stessi? Dobbiamo disconoscere il nostro ideale che è la verità? No!... Noi rispondiamo ai Governi con la Dinamite, con il Fuoco, con il Ferro, con il Pugnale, in una parola con tutto quello che noi potremo, per distruggere la borghesia ed i suoi governanti. Emile Henri ha lanciato una bomba in un ristorante, ed io mi sono vendicato con il pugnale, uccidendo il Presidente Carnot, perché lui era colui che rappresentava la Società borghese. Signori Giurati, se volete la mia testa, prendetela: ma non crediate che prendendo la mia testa, voi riuscirete a fermare la propaganda anarchica. No!.. Fate attenzione, perché colui che semina, raccoglie. »
Al processo, non tentò mai di negare la propria responsabilità, né di chiedere la pietà del giudice, né successivamente richiese la grazia al nuovo Presidente. Gli fu offerta la possibilità di ottenere l'infermità mentale e in cambio avrebbe dovuto fare i nomi di alcuni compagni, ma Caserio rifiutò, con la celebre frase "Caserio fa il fornaio, non la spia". In prigione spedì una cartolina con l'immagine di Ravachol e la scritta Il est bien vengé ("è stato ben vendicato") alla vedova di Carnot. Sempre, in cella, mentre attendeva la condanna a morte, gli fu anche mandato, con il permesso del Ministro degli Esteri, il coadiutore di Motta Visconti don Alessandro Grassi per l'estrema unzione e per confessarsi, ma rifiutò, in quanto ateo.
Fu giustiziato il 16 dello stesso mese tramite ghigliottina. Sul patibolo, infine, un attimo prima di morire, gridò rivolto alla folla: "Forza, compagni! Viva l'anarchia!".
Il suo corpo venne tumulato presso il vecchio Cimitero de la Guillotière, a Lione.

Le reazioni in Francia

Il gesto di Caserio provocò diversi atti di violenza e intolleranza da parte dei francesi contro i numerosi immigrati italiani, compatrioti dell'assassino, e contro gli anarchici in genere. Subito dopo l'attentato il consolato italiano di Lione fu assaltato e difeso a stento e diversi negozi di italiani vennero saccheggiati. I disordini furono tali da condurre all'arresto di 1200 persone in poche ore. Nel resto della Francia si assistette a numerosi licenziamenti di lavoratori italiani e nei giorni successivi si registrarono almeno 3000 rimpatri, tra i quali quello dell'avvocato Pietro Gori, conoscente di Caserio. Contemporaneamente però, e nei mesi a seguire, si verificarono numerosi arresti per apologia di reato nei confronti di sostenitori dell'azione di Caserio, tra questi Alexandre Dumas (figlio). A livello legislativo si ebbe inoltre un nuovo inasprimento con l'approvazione di una quarta "legge scellerata" che venne duramente contestata in Francia.
Caserio è il protagonista del settimo capitolo del libro Gli anarchici di Cesare Lombroso.

Canti su Sante Caserio

Sulla figura di Caserio si è in seguito sviluppata una tradizione popolare di canti e di una perdurante memoria collettiva, in cui spesso Caserio viene accomunato nell'immaginario a Gaetano Bresci, l'uccisore di Umberto I di Savoia. Numerose sono le canzoni a lui dedicate, in parte tramandate oralmente. Alcuni esempi sono:
  • Le ultime ore e la decapitazione di Caserio di Pietro Cini (nota anche come Aria di Caserio o Il sedici di agosto)
  • Partito da Milano senza un soldo di autore anonimo
  • La ballata di Sante Caserio, nota anche come Sante Caserio, A Sante Caserio, Canto a Caserio, Aria di Sante Caserio, testo di Pietro Gori, su musica popolare; molto note anche le elaborazioni musicali moderne fatte da Daniele Sepe e dal gruppo folk rock italiano Les Anarchistes (questa contenuta nell'album del 2002 Figli di origine oscura).
  • Il processo di Sante Caserio, nota anche come L'interrogatorio di Caserio, anonimo. Varianti con testo leggermente diverso o cambiato in parte: E alla mattina presto suonan le campane, E si alza poi in piedi il presidente, Il Caserio lui davanti al tribunale
  • Caserio passeggiava per la Francia di anonimo
  • Pugnale pugnaletto di anonimo
  • Stornelli su Caserio di anonimo
  • Su fratelli pugnamo da forti di anonimo
  • Sante Caserio uccisore di Sadi Carnot di anonimo
  • Mesanoc an sl'aqua, della Banda Brisca
 

 Ecco il testo originale della lunga dichiarazione di Caserio: «Signori giurati, non è la mia difesa che vi voglio esporre, ma una semplice esposizione del mio atto. Dopo la mia prima giovinezza, ho cominciato a conoscere che la nostra Società è mal organizzata e che tutti i giorni ci sono degli sfortunatiche, spinti dalla miseria, si suicidano, lasciando i loro figli nella più completa miseria. A centinaia e centinaia, gli operai cercano lavoro e non ne trovano: invano la loro povera famiglia richiede del pane e durante il freddo, soffre la più crudele miseria. Ogni giorno i poveri figli domandano alla loro sfortunata madre del pane che quest'ultima non può dare loro, perché a lei manca di tutto: i vecchi abiti che si trovavano in casa sono stati già venduti od impegnati al Monte di Pietà: sono allora ridotti a chiedere l'elemosina ed il più delle volte vengono arrestati per vagabondaggio. Quando tornavo al paese dove sono nato, è là soprattutto dove spesso mi mettevo a piangere, vedendo dei poveri bambini di appena otto o dieci anni, obbligati a lavorare 15 ore al giorno per la miserabile paga di 20 centesimi: dei ragazzi di 18 o 20 anni o delle donne in età più avanzata, lavorare ugualmente 15 ore al giorno, per un paga irrisoria di 15 soldi. E questo succede non solo ai miei compatrioti, ma a tutti i coltivatori del mondo intero. Obbligati a restare tutto il giorno sotto i raggi di un sole cocente, e mentre col loro lavoro ingrato, producono il sostentamento per migliaia e migliaia di persone, non hanno, tuttavia, mai niente per loro stessi. Sono per questo obbligati a vivere nella miseria più dura ed il loro nutrimento giornaliero consiste in pane nero, in qualche cucchiaiata di riso e dell'acqua, per cui arrivano a malapena all'età di 30 o 40 anni sfiniti dal lavoro, muoiono negli ospedali. Inoltre, come conseguenza di questa cattiva nutrizione e dell'eccessivo e faticoso lavoro, questi sfortunati, a centinaia e centinaia, finiscono per morire di pellagra, una malattia che i medici hanno riconosciuto colpire coloro che nella vita, sono soggetti a cattiva nutrizione ed a numerose sofferenze e privazioni. Riflettendo io mi dicevo che se ci sono tante persone che soffrono di fame e di freddo, e vedono soffrire i loro piccoli, non è per mancanza del pane o dei vestiti: poiché io vedevo numerosi e grandi negozi pieni di vestiti, di stoffe e di tessuti di lana: come dei grandi depositi di farina, di granoturco e frumento, per tutti quelli che ne hanno bisogno. Mentre, d'altra parte vedevo migliaia e migliaia di persone che non facendo nulla e non producendo nulla, vivono sul lavoro degli Operai, spendendo tutti i giorni migliaia di franchi per i loro divertimenti ed i loro piaceri, deflorando le ragazze del povero popolo, possedendo dei palazzi di 40 o 50 camere, 20 o 30 cavalli, numerosi domestici, in una parola tutti i piaceri della vita. Ahimè! come soffrivo vedendo questa Società così mal organizzata!... e molte volte maledicevo coloro che accumulavano i loro patrimoni, che sono attualmente alla base di questa ineguaglianza sociale. Quando ero un ragazzo, mi hanno insegnato ad amare la patria ma quando ho visto migliaia e migliaia di operai lasciare il loro paese, i loro cari figli, le loro mogli, i loro genitori, nella più spaventosa miseria, ed emigrare in America, in Brasile, o in altri paesi, per trovare il lavoro, è allora che mi sono detto: “La Patria non esiste per noi poveri operai: la Patria per noi è il mondo intero. Coloro che predicano l'amore per la patria, lo fanno perché qui essi trovano i loro interessi ed il loro benessere. Anche gli uccelli difendono il loro nido, perché lì si trovano bene.” Io credevo in un Dio, ma quando ho visto tale disuguaglianza fra gli uomini, è allora che ho riconosciuto che non è Dio che ha creato l'uomo, ma sono gli uomini ad aver creato Dio: non come dicono quelli che hanno interesse a far credere all'esistenza di un Inferno e di un Paradiso, nell'intento di far rispettare la proprietà individuale e per mantenere il Popolo nell'ignoranza. Per questo motivo sono diventato ateo. Dopo gli avvenimenti del primo maggio 1891, cioè quando tutti i lavoratori del mondo domandavano una festa internazionale, tutti i Governi, non importa di quale colore, sia i monarchici che i repubblicani, hanno risposto con dei colpi di fucile e con la prigione: causando dei morti e dei feriti in gran numero, così come numerosi incarcerati. È a partire da questo anno che sono diventato anarchico, perché ho constatato che l'idea anarchica corrisponde alle mie idee. È fra gli anarchici che ho trovato degli uomini sinceri e buoni, che sapevano combattere per il bene dei lavoratori: fu così che cominciai a fare della propaganda anarchica, e non ho tardato a passare dalla propaganda ai fatti, considerato ciò che abbiamo avuto dai Governi. Non è tanto che mi trovo in Francia, e tuttavia questo tempo mi è stato sufficiente per riconoscere che tutti i Governi sono uguali. Ho visto i poveri minatori del Nord, che non prendevano una paga sufficiente per le loro famiglie, protestare contro i loro padroni, facendo lo sciopero: dopo una lotta di più di tre mesi, sono stati obbligati a riprendere il lavoro con la stessa paga, avendo bisogno di mangiare. Ma i Governanti non si sono occupati di queste migliaia di minatori, perché essi erano occupati in grandi banchetti ed in grandi feste date a Parigi, Tolone e Marsiglia, per l'alleanza fra la Francia e la Russia. I deputati hanno dovuto votare delle nuove tasse, per pagare i milioni di franchi spesi per quelle feste, e questi qui hanno venduto le loro penne e le loro coscienze alla borghesia (intende dire i giornalisti) scrivendo dei bellissimi articoli per far credere che l'alleanza fra la Francia e la Russia avrebbe portato grandi benefici per i lavoratori; nel frattempo noialtri poveri lavoratori ci troviamo sempre nella stessa miseria, obbligati a pagare delle nuove tasse, per saldare il conto di queste grandi feste dei nostri governanti. E se poi noi domandiamo del pane o del lavoro, ci rispondono con dei colpi di fucile e con la prigione, com'è capitato ai minatori del Nord, ai coltivatori della Sicilia, ed a migliaia d'altri. Non è da molto che Vaillant ha lanciato una bomba alla Camera dei Deputati, per protestare contro questa infame Società. Egli non ha ucciso nessuno, non ha ferito nessuno, e malgrado ciò, la Giustizia borghese l'ha condannato a morte: non soddisfatti d'aver condannato il colpevole, cominciano a dare la caccia a tutti gli anarchici, arrestando a centinaia coloro che non avevano neanche conosciuto Vaillant, colpevoli unicamente di aver assistito ad una conferenza, o di aver letto dei Giornali o dei volantini anarchici. Ma il Governo non pensa che tutta questa gente ha mogli e bambini, e che durante il loro arresto e la loro detenzione in prigione per quattro o cinque mesi, seppure innocenti, non sono i soli a soffrire: [il Governo] non ha figli che chiedono del pane. La Giustizia borghese non si occupa di questi poveri innocenti, che non conoscono ancora la Società e che non sono colpevoli se il loro padre in trova in prigione: essi non domandano altro che di mangiare quando hanno fame, mentre le mogli piangono i loro mariti. Si continua dunque a fare delle perquisizioni, a violare il domicilio, a sequestrare giornali, volantini, la stessa corrispondenza, ad aprire le lettere, ad impedire le conferenze, le riunioni, ad esercitare la più infame oppressione contro noi anarchici. Oggi stesso stanno in prigione in centinaia, per aver tenuto nient'altro che una conferenza, o per aver scritto un articolo su qualche giornale, o per aver esplicitato idee anarchiche in pubblico: e sono in attesa che la Giustizia borghese pronunci le loro condanne per Associazione a delinquere. Se dunque i Governi impiegano i fucili, le catene, le prigioni, e la più infame oppressione contro noi anarchici, noi anarchici che dobbiamo fare? Cosa? Dobbiamo restare rinchiusi in noi stessi? Dobbiamo disconoscere il nostro ideale che è la verità? No!... Noi rispondiamo ai Governi con la Dinamite, con il Fuoco, con il Ferro, con il Pugnale, in una parola con tutto quello che noi potremo, per distruggere la borghesia ed i suoi governanti. Emile Henri ha lanciato una bomba in un ristorante, ed io mi sono vendicato con il pugnale, uccidendo il Presidente Carnot, perché lui era colui che rappresentava la Società borghese. Signori Giurati, se volete la mia testa, prendetela: ma non crediate che prendendo la mia testa, voi riuscirete a fermare la propaganda anarchica. No!.. Fate attenzione, perché colui che semina, raccoglie. Quando i Governi cominciarono a fare dei martiri (vi voglio parlare degli impiccati di Chicago, dei garrotati di Jerez, dei fucilati di Barcellona, dei ghigliottinati di Parigi) le ultime parole pronunciate dagli stessi martiri, intanto che andavano alla morte, furono queste: “Viva l'Anarchia, Morte alla borghesia”. Queste parole hanno attraversato i mari, i fiumi, i laghi: sono entrate nelle città, nei paesi, e sono penetrate nelle teste di milioni e milioni d'operai, che oggi si ribellano contro la Società borghese. È la stessa massa di lavoratori che finora si sono lasciati guidare da coloro che si proclamano partigiani delle otto ore di lavoro, della festa del 1º maggio, delle Società operaie, delle Camere sindacali, e da altre mistificazioni, che hanno servito solamente le loro ambizioni, per farsi nominare Deputati o Consiglieri Municipali, con la mira di poter vivere bene senza fare nulla. Ecco i Socialisti!... Ma essi hanno finito ora per riconoscere che non sarà che una rivoluzione violenta contro la borghesia, che potrà riconquistare i diritti dei lavoratori. Quel giorno, non ci saranno più gli operai che si suicideranno per la miseria, non ci saranno più gli Anarchici che soffriranno la prigione per anni e anni, non ci saranno più anarchici che saranno impiccati, garrotati, fucilati, ghigliottinati: ma saranno i borghesi, i Re, i Presidenti, i Ministri, i Senatori, i Deputati, i Presidenti delle Corti d'Assise, dei Tribunali, ecc. che moriranno sulla barricate del popolo, il giorno della rivoluzione sociale. È da lì che splenderanno i raggi d'una Società nuova, cioè dell'Anarchia e del Comunismo. Sarà solamente allora che non ci saranno più né sfruttati, né sfruttatori, né servi, né padroni: ciascuno darà secondo la propria forza e consumerà secondo i propri bisogni».

16 agosto 1894, Sante Caserio martire della libertà. 

Sante Geronimo Caserio (Italian: [ˈsante caˈzɛrjo]; 8 September 1873 – 16 August 1894) was an Italian anarchist and the assassin of Marie François Sadi Carnot, President of the French Third Republic. Caserio was born in Motta Visconti, Lombardy. On 24 June 1894, he fatally stabbed President Carnot after a banquet, to avenge Auguste Vaillant and Émile Henry.

Biography

Sante Caserio was a Lombardy-born son of a peasant family, who had many brothers and sisters. His father was a boatman and named him Geronimo in honor of the Apache leader. His father died of pellagra, at the time a common disease among farmers whose poor diet was often almost exclusively corn. At ten years old, Sante Caserio left the family home and went to Milan, where he got a job as an apprentice baker and had his first contacts with anarchists.
In Milan he joined a small group called "Walk" (At the time synonymous to "no money"). Pietro Gori, referring to Caserio, remembered him as a generous person. Among the workers and unemployed, he divided bread and anarchist pamphlets he printed with his meager salary. In 1892 he was sentenced to eight months in prison for distributing anarchist leaflets. Identified and singled out during a public demonstration, he was forced to flee from Italy at the age of 18. Declared a deserter, he first went to Switzerland and sought a job as a baker in Vienna. He then moved to Lyon on July 21, 1893 where he worked as a messenger.

Trial and execution

At his trial, Caserio described the assassination in detail:
I heard the "Marseillaise" and the cries of "Viva Carnot!" I saw the cavalry come up. I understood that the moment had come and I held myself ready. On seeing the President's carriage I drew my dagger and threw away the sheath. Then, when the carriage was passing close by me, I sprang forward to the step, supported myself by resting my left hand on the carriage, and with my right hand buried the dagger in the President's breast.
He also stated to those in attendance:
Well, if the rulers can use against us rifles, shackles and prisons, we must, we anarchists to defend our lives, we must stick to our principles? No. On the contrary, our response to the rulers will be dynamite, pump, stiletto, dagger. In short, we must do everything possible to destroy the bourgeoisie and the government. You who are representatives of bourgeois companies, if you want my head, you can take it!
He never attempted to deny his actions or ask the judges for mercy. He was offered the opportunity to plead insane, in exchange for giving the names of some of his accomplices, but he refused. He told the police "Caserio is a baker, never an informer." The Board of Pardons decided against all appeals for clemency on 14 August. Caserio was executed by guillotine in Lyon at precisely 5am, 16 August 1894. In front of the guillotine, he exclaimed "Coraggio cugini—evviva l'anarchia!" ("Courage, cousins—long live anarchy!")

 
                            O punhal que Sante Caserio utilizou para eliminar o presidente Sadi Carnot

                                                                         sconosciuto

L'interrogatorio

Brani estratti dal testo "Per quel sogno di un mondo nuovo" di Rino Gualtieri( Milano, Euzelìa, 2005)
Sante scrolla le spalle. “Vostro padre fu malato?”.
“No signore.”.
“Voi appartenete ad un'onesta famiglia. Vostra madre, giudicando dalle sue lettere, è una donna di sentimenti elevati. Frequentavate la scuola, ma spesso mancavate.”.
Sante sorride: “Se avessi avuto maggiore istruzione sarebbe stato meglio.”.
“A dieci anni eravate garzone di calzolaio, facevate da , angelo nelle processioni.”.
“I ragazzi non sanno quello che fanno.”.
“Voi avete atteso il Presidente per assassinarlo?”.
“Sissignore.”.
“Vediamo come siete arrivato a questo punto. Fu dopo il processo agli anarchici a Roma nel 1891 che siete diventato anarchico?”.
“No.”.
“Avete frequentato le conferenze dell'avvocato Gori?”.
“Quando Gori venne a Milano io ero già anarchico.”.
“Ma le seguiste, le conferenze?”.
“Ci andavano tutti ed andai anch'io.”.
“La vostra famiglia fece il possibile per togliervi dall' anarchia?”.
“Voglio bene alla mia famiglia ma non può sottomettermi al suo volere. La mia famiglia è l'umanità.”.
“A Milano facevate parte del gruppo cui apparteneva Ambrogio Mammoli.?”.
“Anche se lo conoscessi non lo direi, non sono un agente di polizia.”.
“Nel 1892 foste arrestato mentre facevate propaganda anarchica fra i soldati in un quartiere detto di Porta Vittoria?”.
“Sissignore.”.
“Nel 1893 foste disertore?”.
“La mia patria è il mondo intero.”.
“Voi sapevate che il giorno in cui avete ucciso il Presidente era l'anniversario della battaglia di Solferino, nella quale i francesi sparsero il loro sangue in aiuto degli italiani?”.
“Il 24 giugno so che è la festa di S. Giovanni, patrono del mio paese. E poi tutte le guerre sono guerre civili.”.
“L'accusa sostiene che voi abbiate compiuto il delitto premeditatamente.”.
“È vero.”.
“Voi avete ucciso il Presidente perché siete anarchico?”.
“Sì.”.
“E come tale odiate tutti i capi di stato?”.
“Sì.”. “Una volta diceste pure che sareste andato in Italia ad uccidere il Re e il Papa.”.
Sante sorride: “Il Re e il Papa non si possono ammazzare insieme, perché non sono mai insieme.”.
“Un soldato vi intese dire in febbraio che sareste andato a Lione ad uccidere Carnot.”.
“Faccio rilevare che nel mese di febbraio non potevo dire che sarei andato a Lione per suicidare (testuale) Carnot, perché allora non si poteva sapere che il Presidente vi sarebbe andato.”.
“Se la verità intera non si può sapere è pero certo che dopo il rifiuto della grazia a Vaillant, Carnot ricevette lettere di minaccia dagli anarchici; che ne dite? Voi dovete avere dei capi.”.
“Nessuno mi comandò, eseguii tutto da me solo.”.
“Con quale diritto avete ucciso il Presidente, il diritto naturale lo proibisce, questo lo sapete?”.
“Ho ucciso quell'uomo perché era un simbolo, il responsabile di quanto era accaduto giusto l'anno prima, il 24 giugno 1893 ad Aigues Mortes alle saline vicino a Nimes.”
“E l'ha ritenuto responsabile anche di non aver concesso la grazia a Vaillant?”.
“Assolvere tutti senza nemmeno una condanna è stata un'infamia, è come se i miei connazionali fossero stati uccisi una seconda volta. Vaillant è un'altra questione.”.
“Quando i capi di uno Stato condannano non è per capriccio ma vi fu prima un giudizio, voi invece vi siete fatto accusatore, giudice e carnefice nello stesso tempo.”.
A questo punto Caserio stenta a capire e l'interprete gli fa capire ancora meno. Fra il pubblico si sente qualche moto d'ilarità. Quando alla fine comprende: “Ora stiamo parlando del fatto e non voglio dire perché mi sono vendicato. E i governi che fanno uccidere milioni di individui?”.
“Avete vent'anni, siete ben giovane per giudicare la società.”.
“Se sono giovane per giudicare la società, lo sono anche i militari che vanno a farsi ammazzare. Sono dunque degli imbecilli?”.
“Ma i militari difendono la loro patria.”.
“Difendono invece gli interessi degli industriali e dei banchieri, quindi sono degli imbecilli.”.

Lettera alla madre

Lione 3 agosto1894
Cara madre, vi scrivo queste poche righe per farvi sapere che la mia condanna è la pena di morte. Non pensate [male] o mia cara madre di me? Ma pensate che se io comessi questo fatto non è che sono divenuto [un delinquente] e pure molto vi dirano che sono un assassino un malfattore. No, perché voi conosciete il mio buon quore, la mia dolcezza, che avevo quando mi trovavo presso di voi? Ebbene anche oggi è il medesimo quore: se ò comesso questo mio fatto è precisamente perché ero stanco di vedere un mondo così infame.
Ringrassio il signor Alessandro che è venuto a trovarmi ma io non voglio confessarmi. Addio cara mamma e abbiate un buon ricordo del vostro Sante che vi ha sempre amato.

 Due gendarmi sorvegliano Caserio durante una pausa del processo. L' imputato aveva scritto un memoriale ma il tribunale ne vietò la pubblicazione.

La ballata di Sante Caserio

Pietro Gori
 
Lavoratori a voi diretto è il canto
di questa mia canzon che sa di pianto
e che ricorda un baldo giovin forte
che per amor di voi sfidò la morte.
A te Caserio ardea nella pupilla
delle vendette umane la scintilla
ed alla plebe che lavora e geme
donasti ogni tuo affetto ogni tua speme.

Eri nello splendore della vita
e non vedesti che lotta infinita
la notte dei dolori e della fame
che incombe sull'immenso uman carname.
E ti levasti in atto di dolore
d'ignoti strazi altier vendicatore
e ti avventasti tu sì buono e mite
a scuoter l'alme schiave ed avvilite.

Tremarono i potenti all'atto fiero
e nuove insidie tesero al pensiero
ma il popolo a cui l'anima donasti
non ti comprese, eppur tu non piegasti.
E i tuoi vent'anni una feral mattina
gettasti al vento dalla ghigliottina
e al mondo vil la tua grand'alma pia
alto gridando: Viva l'anarchia!

Ma il dì s'appressa o bel ghigliottinato
che il tuo nome verrà purificato
quando sacre saran le vite umane
e diritto d'ognun la scienza e il pane.
Dormi, Caserio, entro la fredda terra
donde ruggire udrai la final guerra
la gran battaglia contro gli oppressori
la pugna tra sfruttati e sfruttatori.

Voi che la vita e l'avvenir fatale
offriste su l'altar dell'ideale
o falangi di morti sul lavoro
vittime de l'altrui ozio e dell'oro,
Martiri ignoti o schiera benedetta
già spunta il giorno della gran vendetta
della giustizia già si leva il sole
il popolo tiranni più non vuole.
 
 
 
THE BALLAD OF SANTE CASERIO

Come on all ye, this song is for all workers,
A song made up in toil and bitter tears,
A song about a strong and brave young man
Who dar'd to face death all for the love of you.
Your eyes, Caserio, gleam'd in deepest darkness
Seeking revenge for all mankind's distress,
And to the proletarians living in hardest toil
You gave all your warm love and all your hopes.

You still were in your prime, in the bloom of youth,
Yet you saw nothing but endless struggle and fight,
The dark night of sorrow, of hunger and pain
That threatens the human masses struggling in vain.
And then you insurged like in act of contrition,
As the proud avenger of unknown people's toils,
And you rushed, you, who were so mild and meek,
To rouse the slaves, the humble out of dullness.

The Power trembled, frighten'd by your bold action,
New traps were set against the freedom of thought.
But the people to whom you'd given all your life
Refus'd to join your struggle, yet you didn't give up.
Your life was blown away upon a fatal morning,
They took you to be beheaded in the guillotine.
But to the coward world you shouted in the face
So loud: Long live Anarchy!, for the Human Race.

Tu dors Caserio sous la terre frouède
où tu entendras rugir la guerr' sans trève.
La grand' bataille contre les oppresseurs,
d's explouetès contr' l's exploueteurs.

And now you sleep Caserio in the cold earth
Hearing the final war shake the ground and roar,
The battle for the right against oppression,
No more injustice, no more exploitation!
 
 
 
 
Hace exactamente 119 años atras, la fria madrugada del 16 de Agosto de 1894, el compañero Sante Geronimo Caserio fue guillotinado tras ser considerado culpable por la muerte del entonces Presidente frances Sadi Carnot. Hoy dia recordamos la vida del compañero, no por el hecho de tener el inmenso valor para su acto, sino por su actitud guerrera frente a la vida. Saludamos su inclaudicable decicion de continuar luchando, pese a toda adversidad, dejando en claro que la lucha por ser libres se lleva hasta el ultimo suspiro…
Sobre la figura de Sante Caserio posteriormente surgieron en la tradición popular italiana una serie de narrativas y canciones en su memoria. Escritas u oralmente, un número significativo de estas son todavía cantadas en la actualidad, como una de las miles de opciones multiformes de recordar a quienes han sufrido las consecuencias de plantearse en guerra contra la sociedad. Si deseas escuchar algunas: Aqui y Acá
Si quieres conocer mas pasajes de la vida del compañero, Aqui
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Artículo aparecido en el noveno número de la revista Culmine. Buenos Aires, 9 de junio de 1926)
Han transcurrido 32 años desde el día en el que Sante Caserio ajustició en Lyon al presidente de la República Francesa: Sadi Carnot.
Era una época en la cual los anarquistas perseguidos se defendían corajosamente de los ataques despiadados de la reacción europea que, diezmadas sus filas, ajusticiaba a los audaces que osaban rebelarse, encerraba en las bastillas a los apóstoles, deportaba en las cayenas a los agitadores.
Pero los anarquistas no se desarmaron.
De las innumerables filas anónimas de los rebeldes, surgían los vindicadores que, sacrificando audazmente la propia vida, cumplían el sacro mandato de la venganza.
Y esta explosaba implacable en los destellos brillantes de la dinamita, en el brillar de las hojas tersas de los puñales, en el retumbe de los disparos del revólver.
En Italia, en Francia, en la España donde más ferozmente atacaba la reacción, respondían por todos los perseguidos, los encarcelados, los sacrificados. Palo Lega, Augusto Vaillant, Emilio Henry, Paolino Pallas. Y cayeron también.
No sin venganza, un joven veinteañero venido de Francia, de las fértiles llanuras lombardas, asumió solo el compromiso que sus compañeros franceses tenían con Sadi Carnot.
Y la tarde del 24 de junio de 1894, cuando las “Rues” y “Boulevards” de la ciudad de Lyon resplandecían de miles de luces, en medio de una multitud entusiasta y puerilmente servil, antecedía lentamente a la carroza presidencial. Cuando de improviso se adelanta, cual novelesco Harmodio sediento de justicia y de venganza, el rubio panadero de Motta Visconti, apuñalando al tirano de Francia.
Una emoción de terror invade a todas las esferas elevadas de la clase parasitaria, que ya se recostaba delicadamente en los sueños dorados de una optimista tranquilidad, olvidadiza y despreocupada de los últimos ajusticiados.
Otro vindicador surgía para hacer caer el castillo fantástico de las ilusiones, y más formidable que sus predecesores en cuanto golpeó directamente al corazón la suprema dignidad de la sociedad burguesa en la persona de su representante.
Una ola inmensa de maldiciones se levantó contra el iconoclasta que había aterrado al ídolo de la patria.
La prensa sobornada, financiada por fondos secretos de las cloacas ministeriales, fue la primera en alzar la bandera mercenaria de la santa cruzada exterminadora de anarquistas.
La impávida clase dirigente, en su daltonismo político y en su locura temerosa de nuevos y más terribles atentados, apeló a todos sus miedos, a todos sus recursos, a todas sus vías: de humorísticos congresos antianarquistas, a la supresión de la prensa subversiva; de los exilios a las pesquisas domiciliarias; de los arrestos a la vigilancia especial, favoreciendo y alentando denuncias y denunciadores.
Todo ha sido escogido para poner término a estos conatos de barbarie (la frase gentil y caballeresca que viene regalada por el bandido de Ribera, Francesco Crispi, el autor innoble de las leyes excepcionales de aquel oscuro periodo del año 1894), mientras que los psiquiatras y los árcades cooperaron la tétrica reacción, estudiaron los pseudo factores psicológicos de la moderna delincuencia; asesorando tímidamente a los gobiernos de adoptar contra los rebeldes la camisa de fuerza y el manicomio.
De este triste periodo conservo un recuerdo personal.
El mismo día en que Sadi Carnot caía en Lyon, en Fabriano, los republicanos del Circolo “Guglielmo Oberdan” izaban la bandera a media asta.
Este hecho maravilló más bien a los anarquistas locales que preguntaron la razón, y si el izamiento de la bandera era motivado por el hecho de la defunción de algunos miembros, o si había sido izada por el ajusticiado presidente francés.
Respondieron que efectivamente era izada por éste último, por el que se unían al luto universal.
Les fue respondido si su tan cacareada y auspiciada república era al estilo de los franceses; con sus desigualdades económicas, sus amores vaticanistas, sus miserias sociales y… su guillotina.
Silencio.
No hicimos más que observar que Caserio logró en su intento lo que Oberdan había intentado hacer, es decir, castigar a un tirano.
Continuando, diremos que inútiles resultaron las medidas represivas, ímprobos los esfuerzos de los intelectuales.
La burguesía, los gobiernos, finalmente comprendieron que ninguna medida inquisitoria suprime a una idea, ninguna matanza o encarcelamiento por sus militares, porque nada interfiere el fatal andar de la palingenesia social.
Entiéndanlo bien, ¡oh, dominadores del hoy!, la anarquía tiene fuertes y
profundas raíces como para ser echada del terreno filosófico social con una miserable ley policiaca.
La anarquía es la verdad, de hecho, es la base de toda la verdad científica, filosófica, económica, social que encierra los más elevados principios de moralidad, de justicia, de verdad.
El acto de Caserio fue de justicia y de venganza.
De justicia porque él enseñó al pueblo cómo se castiga a los tiranos; de venganza porque se quiso suprimir cruelmente a un hombre que no había matado a nadie sino quitado un poco de cal de las paredes austeras, y hacer tener un poco de miedo a los chulos con medallas del templo mercenario de Temis.
Edoardo Bersaglia
 
 
 
 

A Sante Caserio - Pietro Gori - YouTube

 
https://www.youtube.com/watch?v=976jFch5gDU
30 apr 2010 - Caricato da FreeNeverSaid
Storia e tradizione della musica popolare italiana Canti Anarchici - A Sante Caserio - Pietro Gori ... 
 
 
 
5:46

Группа Аркадий Коц - Казерио / Arkadiy Kots band - Sante Caserio ballade (t)

  • 3 anni fa
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Скачать/Download: https://soundcloud.com/arkadiykots/09e2pfvjxskx/ Баллада о Санте Казерио, группа Аркадий Коц, 2012 ...
 

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