venerdì 10 giugno 2016

UN ANARCHICO DI CALABRIA ALESSANDRO BAGNATO



Nato a
Tropea il 20 dicembre 1890
 è morto a
Anarchici in Calabria all’inizio del Novecento? Non è facile trovarne. Non si tratta di fabbricatori di bombe alla Felice Orsini, regicidi come Gaetano Bresci che a Monza assassinò il re d’Italia Umberto I o come Luigi Lucheni, l’assassino dell’imperatrice d’Austria Elisabetta. Questo filone nichilista è del tutto estraneo all’anarchismo meridionale, di forte ispirazione socialista e umanitario. I suoi protagonisti appartengono in genere alla piccola borghesia impiegatizia, a professionisti, piccoli artigiani e commercianti. In qualche caso si avverte anche l’influenza e la presenza della massoneria che, com’è noto, ha avuto un ruolo importante nelle vicende risorgimentali della Calabria e del Mezzogiorno d’Italia.
Una figura nota negli ambienti del socialismo libertario, ai suoi tempi, è quella di Alessandro Bagnato, maestro elementare, poeta e storico del socialismo libertario. Per queste sue qualità letterarie, collaborò per lunghi anni con giornali d’ispirazione anarchica, in Italia e all’estero, intrattenendo fitta corrispondenza con i dirigenti dell’anarchismo internazionale, in particolare con quello residente negli Stati Uniti d’America. L’Archivio del movimento anarchico di Ginevra conserva qualche documento a tale proposito che sarebbe utile conoscere e studiare, anche per ricostruire fedelmente le vicende dell’anarchismo meridionale che s’intreccia con la nascita e lo sviluppo del movimento socialista, prima con i Fasci Siciliani di Nicola Barbato e Napoleone Colajanni, successivamente con le prime lotte contadine per la difesa del demanio pubblico (ex demanio borbonico) dalle usurpazioni dei galantuomini e degli agrari latifondisti.
Alessandro Bagnato era uno spirito libero, indipendente, incapace di legami organizzati con partiti e movimenti. Le proprie idee rivoluzionarie avevano una matrice filosofica e intellettuale più che sociale e legata alla lotta di classe. La sua formazione marxista è puramente teorica, frutto di letture e di qualche frequentazione intellettuale, probabilmente durante gli anni del Magistero a Catanzaro, città vivace sul piano culturale all’inizio del Novecento, dove l’insegnamento di Luigi Settembrini, dei Poerio e il lascito morale dei mazziniani e dei garibaldini come Benedetto Musolino e Francesco Stocco alimentano un clima di discussione sulle questioni sociali legate alle condizioni del Mezzogiorno, mentre il filosofo e storico della filosofia Francesco Fiorentino tiene alto il dibattito sulle idee e sulla ricerca filosofica. Nel 1899 Antonio Renda aveva fondato la rivista Il pensiero contemporaneo, alla quale collaborarono Benedetto Croce e Gaetano Salvemini. Si tratta dei prodromi degli «investimenti del primo forte socialismo solidaristico e di un accentuato positivismo economico», secondo lo storico Augusto Placanica, alimentato da personalità come Fausto Squillace, Bernardino Alimena, Alessandro Lupinacci e altri. Successivamente Luigi Siciliani introduce elementi di politica economica nel dibattito catanzarese.
I terremoti del 1894, 1905 e 1908 avevano richiamato sulla Calabria l’attenzione dell’opinione pubblica, mentre la politica di Giovanni Giolitti favoriva la crescita dei gruppi mazziniani e socialisti ispirati a programmi di rigenerazione sociale, con chiari connotati di opposizione al latifondo e al notabilato. Si diffondeva la parola dei grandi apostoli del socialismo, da Andrea Costa e Gaetano Salvemini, attraverso l'opera propagandistica di Giuseppe Domanico, Enrico Mastracchi e Fausto Gullo. Nascevano le prime società di mutuo soccorso che favorivano le creazione delle società operaie e delle leghe contadine. Da questo movimento disordinato e confuso, oscillante tra filantropismo, utopie, ribellismo al lascito feudale che i governi post-unitari non erano riusciti a sradicare, prendevano forma le prime cooperative di credito e di consumo, cui si aggiunsero le iniziative di alcuni sacerdoti. Il fermento sociale aumentava con le difficoltà economiche in cui si dibattevano contadini, artigiani, piccoli artigiani e impiegati. L’aumento ulteriore del costo del pane nel 1910 fece esplodere la protesta popolare, guidata da socialisti e repubblicani.
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In questo clima politico e culturale è maturato il socialismo libertario di Alessandro Bagnato.
Era nato a Tropea il 20 dicembre 1890 in una famiglia di artigiani. Il padre Antonio era uno stimato fabbro ferraio, autore di ringhiere per balconi, inferriate e cancelli per i palazzi e le ville delle numerose famiglie nobili e borghesi tropeane, come Toraldo, Bragò, Tranfo, Ruffa. Lavorava il ferro con l’abilità dello scultore, sicché i suoi lavori erano veri e propri capolavori della forgia. La bottega si trovava nel rione Borgo, dove ancora oggi qualche artigiano superstite produce oggetti per il turismo di massa, su cui si basa l’economia della celebre città regia calabrese. Tropea godeva della fama per essere la patria di Pasquale Galluppi, filosofo neokantiano autore di pregevoli studi sul criticismo, diffusi grazie all’insegnamento nell’Università di Napoli. Ma il pensiero di Galluppi non esercitò nessuna attrattiva e influenza sul giovane Alessandro, a causa dell’assenza di tematiche sociali nelle opere del filosofo. L’aspirazione al riscatto sociale diveniva sempre più forte nelle famiglie artigiane e mercantili, anche per l’ostinata chiusura della nobiltà locale nella difesa di privilegi feudali che costituivano un ostacolo insormontabile allo sviluppo economico della zona, della Calabria e del Mezzogiorno in generale.
La madre era Maria Rosa Casuscelli, aveva ascendenze nobiliari in quanto la madre apparteneva all’antica famiglia Famulari. Era nata nel villaggio di Calimera, non lontano da Tropea. Il padre era uno stimato farmacista, conosciuto a Tropea e a Vibo Valentia.
Antonio Bagnato intratteneva ottimi rapporti con la borghesia commerciale di Tropea, dal gioielliere Geniale Licandro al collega farmacista Di Tocco, ricevendone suggestioni e sollecitazioni di natura culturale, che spingevano nella direzione di un superamento delle barriere socioeconomiche.
Alessandro frequentò le scuole elementari con ottimo profitto. La famiglia pensò che fosse giunto il momento di tentare un elevamento sociale, facendo proseguire gli studi al figlio maggiore, mentre Maria, la secondogenita, avrebbe dovuto attendere un buon partito per sposarsi, secondo le tradizioni del Mezzogiorno, e non solo. Purtroppo, è rimasta zitella ed ha trascorso gli ultimi anni di vita nell’abitazione del fratello. Acquisì una qualche pratica nella preparazione di pozioni e decotti di erbe, ma non svolse mai alcuna attività.
Alessandro fu mandato a Catanzaro a studiare presso l’Istituto Normale Magistrale, dove conseguì il diploma di maestro elementare. Si preparò al concorso per l’abilitazione all’insegnamento e lo vinse, iniziando l’attività didattica nel 1920, proprio a Tropea. Il servizio militare prima e in seguito l’invio al fronte allo scoppio della Prima guerra mondiale, dove fu ferito nel corso di un combattimento, rallentarono il suo programma di studi e l’insegnamento.
La passione per la scrittura e le doti intellettuali si manifestarono già al tempo del Magistero. Infatti, nel 1913 fondò a Catanzaro il giornale Il Birichino calabrese, svolgendo una intensa attività pubblicistica. Bisognerebbe cercare nella Biblioteca Civica di Catanzaro copie di questo giornaletto, utile per completare la ricostruzione dell’atmosfera culturale nel capoluogo calabrese e soprattutto l’ambiente scolastico. La biblioteca di Catanzaro è stata per lunghi anni diretta da Giuseppe Patari, poeta dialettale di qualche pregio: di conseguenza, egli non deve essere rimasto insensibile alle novità editoriali locali.
Nel 1922 Alessandro sposa Rosaria Bagnato, figlia di possidenti del casale di Caria, bellissima ragazza la cui famiglia non ha nessun legame di parentela con quella del marito. Nel 1928 viene trasferito proprio nella scuola elementare di Caria, dove abita nella nuova casa dei genitori della moglie, costruita in seguito al terremoto del 1908 che aveva distrutto la residenza dei suoceri. Per lunghi anni si dedica all’attività didattica, contribuendo a formare tanti ragazzi, alcuni dei quali diventeranno qualificati professionisti. Il fascismo lo costringe a rallentare l’attività politica, esercitata peraltro più sul piano didattico che organizzativo, fino a costringerlo pressoché al silenzio.
Dal matrimonio nascono cinque figli. Nel 1923, il primogenito Antonio muore subito dopo la nascita. Nel 1924 vede la luce un bambino a cui è imposto il nome di Domenicantonio che porta fusi insieme i nomi del primo figlio e quello del padre, che scompare prematuramente nel 1994. Agostino vede la luce nel 1927 e Maria Rosa nasce nel 1929: entrambi risiedono attualmente a Vibo Valentia. L’ultimo figlio Giuseppe è nato nel 1935 ed è deceduto a soli 28 anni, nel 1963, per un episodio che oggi si definirebbe di malasanità.
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L’insegnamento non distoglie Alessandro Bagnato dagli studi sui principali protagonisti del socialismo libertario. Negli anni del regime fascista pubblica alcune preziose ricerche su importanti protagonisti del Risorgimento e del nascente movimento socialista italiano, legato alla Prima Internazionale. Tra le numerose pubblicazioni, vanno ricordate Cataste umane, Montegiorgio 1934; Carlo Pisacane, Perseveranza editrice, Vibo Valentia, 1934. Subito dopo la guerra, l’attività politica riprende, manifestandosi in particolare sul piano pubblicistico. Infatti, vedono la luce in rapida successione opuscoli e saggi: Il socialismo di Carlo Pisacane, Bonelli editore, Vibo Valentia 1950; Mazzini Bakunin Marx,Perseveranza editrice, Vibo Valentia 1956; Malatesta e compagni, Perseveranza editrice, Vibo Valentia 1953, prima ricostruzione dell’avventura rivoluzionaria e cospiratrice dell’anarchico italiano più importante del Novecento, considerato un testo fondamentale per la conoscenza dell’anarchismo italiano; Polemica libertaria, Bonelli editore, Vibo Valentia 1950; Emancipazione: anarchismo, Bonelli editore, Vibo Valentia 1951; Rinnovamento, Bonelli editore, Vibo Valentia 1952; Italia senza quiete, Bonelli editore, Vibo Valentia 1969. Questi ultimi quattro testi sono presentati sotto forma di libelli polemici con le posizioni massimaliste di molti socialisti, mentre egli sostiene via via nel tempo le posizioni revisioniste di Filippo Turati, Pietro Nenni, Anna Kuliscioff (Anna Kulišova), Riccardo Lombardi, Sandro Pertini, pur non appartenendo al Partito Socialista Italiano, non avendo mai preso la tessera. Fortissima è la sua polemica con il Partito Comunista Italiano per la sua dipendenza da Mosca. Egli sostiene che in Unione Sovietica la rivoluzione proletaria è stata tradita e che una ferrea dittatura ha schiacciato le aspirazioni alla libertà e alla democrazia del popolo russo. Queste posizioni lo pongono in contrasto con il figlio Domenicantonio, intelligente e coraggioso militante comunista fin dagli anni in cui frequenta l’Istituto Tecnico per Geometri di Vibo Valentia, anche se il rapporto umano tra padre e figlio resta sereno e armonioso, profondamente rispettoso.
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La cultura socialista e l’impegno culturale avevano portato Alessandro Bagnato a schierarsi da subito contro il fascismo, subendo costrizioni e continui tentativi di allontanamento dall’insegnamento. Ma il prestigio di cui godeva negli ambienti del Provveditorato agli Studi e il sostegno di numerosi colleghi hanno impedito ai gerarchetti locali, arroganti, prepotenti e stupidi, di avere la meglio.
Contemporaneamente all’attività politica, il «maestro Bagnato», com’era definito da tutti, si dedicò alla poesia e alla narrativa, più che altro con spirito didattico. Si tratta di componimenti di stampo tradizionale, generalmente in rima, sotto forma di sonetto, ballata, canzone, di sincera ispirazione, senza grandi pretese artistiche, ma che testimoniano il profondo legame con la realtà, la natura, l’uomo nelle sue molteplici aspirazioni, il senso della giustizia e nello stesso tempo attestano la grande onestà morale e intellettuale dell’autore. Inoltre, quelle opere dimostrano la profonda conoscenza e la piena padronanza della lingua italiana, della struttura della metrica, del ritmo poetico, frutto anche di prolungati studi del latino.
A metà degli anni Trenta del XX secolo, viene trasferito a Vibo Valentia, importante centro politico e culturale, l’antica Hipponion magnogreca. Inizia così un lungo periodo d’insegnamento che, salvo una breve interruzione dal 1940 al 1944, si protrae fino alla metà degli anni Sessanta, riscuotendo generali apprezzamenti dalle autorità scolastiche, dai colleghi e dalle famiglie degli scolari.
A causa delle ferite riportate in guerra, mantenne rapporti con Carlo Del Croix, il fondatore dell’Opera Nazionale Combattenti e poeta egli stesso. Tale legame condusse Alessandro Bagnato a comporre alcune poesie di sentimento patriottico, che qualcuno ha voluto scambiare come adesione al fascismo. La sua opposizione al regime fascista è stata sempre ferma e intransigente, anche quando chiese di andare come volontario a insegnare nelle scuole dei territori balcanici occupati dall’Italia, alleata con la Germania nazista.
La scelta di andare a insegnare a Genovizzo, villaggio delle Bocche di Cattaro, ha una duplice motivazione: da un lato aumentare le entrate economiche per consentire ai figli di proseguire gli studi dopo le scuole elementari; dall’altro per mettere a frutto l’amore per la scuola e la profonda conoscenza della lingua italiana e di quella latina, praticando metodi didattici per i ragazzi analfabeti delle zone poverissime dell’Albania e del Montenegro.
Nel 1944 viene rimpatriato, in seguito all’avanzata delle forze alleate in Grecia e nei Balcani e alla liberazione delle zone occupate dagli italiani. Il rientro in patria è traumatico, in quanto la famiglia resta senza le risorse assicurate dall’insegnamento volontario nei territori occupati.
A Vibo Valentia riprende l’insegnamento nelle scuole elementari. Contemporaneamente inizia l’attività politica, sempre nell’ambito del socialismo libertario, senza essere legato a nessun partito. Alle elezioni per la Costituente del 2 giugno 1946, si candida in rappresentanza di un partito di nuova formazione che propugna lo sviluppo della scuola laica e libera. Ovviamente, schiacciato dalla presenza di candidati appartenenti ai risorti partiti tradizionali, comunisti, socialisti, popolari democristiani, liberali, repubblicani, alcuni dei quali hanno rafforzato la loro presenza anche attraverso le lotte agrarie di massa, ottiene un risultato molto modesto.
Sono anni difficili per l’anarchismo e il socialismo libertario. L’isolamento, nel vivo delle grandi lotte contadine nel Mezzogiorno contro il latifondo e per la riforma agraria, è pressoché totale. Il figlio Domenicantonio, da tutti chiamato Domenico, nell’immediato dopoguerra, guida la lotta dei contadini per la riforma agraria. Nel 1948 si reca in Jugoslavia, risiede a Sarajevo, dove lavora come geometra. Il contrasto tra Iozip Broz Tito e il Komintern lo costringe a rientrare in Italia, avendo dichiarato la propria fedeltà alla linea del Partito Comunista Italiano. Inizia la lunga attività professionale e soprattutto l’impegno nell’Alleanza dei Contadini e nel Consorzio Bieticoltori, organizzazioni agricole di sinistra. La costante adesione al PCI gli consente di frequentare i massimi dirigenti comunisti calabresi, da Fausto Gullo a Gennaro Miceli, da Pasquale Poerio a Giuseppe Messinetti e a entrare in contatto con i dirigenti nazionali, tra cui lo stesso Palmiro Togliatti. Negli anni Settanta è segretario della Federazione di Crotone e consigliere provinciale di Catanzaro. Domenico si spegne prematuramente nel 1994, lasciando un rimpianto profondo tra coloro che lo hanno conosciuto e ne hanno apprezzato le qualità politiche, professionali e umane, ereditata in buona parte dal padre.
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BIBLIOTECA COME CATTEDRA
I sentimenti politici della famiglia di Alessandro Bagnato sono di sincera ispirazione democratica, anche se non c’è militanza diretta. Del resto, la sua biblioteca è ricca di opere letterarie, storiche e politiche di grande importanza per la formazione democratica e di sinistra di qualsiasi cittadino. Il Capitale nella versione di Carlo Cafiero, L’unico di Max Stirner, le numerose opere di Karl Marx e quelle di Friedrich Engels, Pëtr Kropotkin, Aleksandr Bakunin, Andrea Costa, Filippo Turati, Camillo Prampolini e moltissimi altri. Tra i grandi scrittori dell’Ottocento emergono le opere di Lev Tolstoj, Victor Hugo, Charles Dickens, per citare i maggiori. Ricca è la presenza della letteratura popolare, dai romanzi di Carolina Invernizio a Ponson du Terrail e Eugène Sue, da Edmondo De Amicis a Grazia Deledda. Alessandro Manzoni, Giovanni Verga, Giuseppe De Roberto non mancano nella libreria. Numerose raccolte di poesie, tra cui Ada Negri, Giovanni Pascoli, Giovanni Prati, Aleardo Aleardi, Lorenzo Stecchetti (Olindo Guerrini), Giosuè Carducci, Guido Gozzano attestano l’amore di Alessandro per la lirica. Totalmente assente è Gabriele D’Annunzio. Le tragedie di Vittorio Alfieri erano lettura costante, per quell’anelito alla libertà e le fiere virtù patriottiche che si ritrovano costantemente nei densi e scabri dialoghi. Su quei libri si sono formati i figli, i nipoti, molti allievi che ne hanno seguito l’esempio culturale e politico. Numerosissimi sono i libretti d’opera. La prima radio installata nell’abitazione di Caria gli consente di ascoltare l’opera lirica trasmessa dall’Eiar.
Pur nell’isolamento del secondo dopoguerra, nel clima della ricostruzione e del successivo miracolo economico, Alessandro Bagnato non si perde d’animo e continua a condurre le proprie ricerche sul socialismo libertario, è in collegamento con i circoli anarchici in Italia e all’estero, scrive sul giornale L’adunata dei refrattari che si pubblica a New York. Diffonde le opere di Vladimir Volin La rivoluzione tradita, ricostruzione critica della rivoluzione d’ottobre, duro attacco alla dittatura staliniana e La Machnovščina, esame delle vicende dell’anarchico ucraino Anton Machno che, dopo aver collaborato con i bolscevichi per combattere e sconfiggere l’Armata bianca controrivoluzionaria, è stato arrestato dal potere sovietico, processato e giustiziato per gravi delitti contro il popolo e atti controrivoluzionari, secondo la formula di rito in Unione Sovietica.
Terminato l’insegnamento scolastico, continua l’attività di pubblicista, dando alle stampe alcuni volumetti di poesia che non hanno molte pretese letterarie, ma che testimoniano il suo continuo attaccamento al lavoro, alla lettura, alla scrittura. Sono il segno di una vitalità indomabile, di una volontà che sfida il tempo, caratteri tipici dell’intellettuale di formazione laica libertaria.
Si spegne nel 1974 nel rimpianto della famiglia e di tanti che lo hanno conosciuto, lo hanno avuto maestro e consigliere disinteressato negli studi e nella vita. Alcuni organi di stampa di ispirazione anarchica gli hanno dedicato un commosso necrologio. Le autorità locali lo hanno ignorato totalmente, proprio per il suo passato di socialista libertario.
L’attività di storico è registrata nel grande dizionario Storici d’Italia di tutti i tempi. Le sue opere politiche sono conservate negli archivi anarchici e di storia del movimento operaio in tutto il mondo. Si segnalano: Bibliothèque du Cira (Comitè International de la Revolution Anarchiste) di Losanna; Secrétariat Histoire et Archives des ouvrages en italien. Correspondance avec Alessadro Bagnato, Domenico Mirenghi, Gaston Laval, etc.) di Ginevra; Internationaal Instituut voor Sociale Geschiedenis di Amsterdam che documenta l’attività negli anni che vanno dal 1952 al 1956; Bolerium Books di S. Francisco, California; Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele II” di Roma.
I Comuni di Tropea e di Vibo Valentia non hanno fatto nulla per ricordare questo generoso animatore della vita culturale che ha dedicato l’intera esistenza all’insegnamento e all’educazione dei ragazzi, legando questa attività al sentimento di libertà, giustizia sociale e dignità dell’uomo. Il fatto che Alessandro Bagnato sia stato anarchico e socialista libertario, componenti del movimento operaio internazionale sconfitte dalla storia e isolate culturalmente, nulla toglie al valore di un uomo che ha impegnato il proprio tempo per coltivare ideali utopistici e irrealizzabili. Anche quelli di Platone, Thomas More, Tommaso Campanella, Francis Bacon erano irrealizzabili. Ma senza il loro esempio non ci sarebbero stati l’Illuminismo, la Rivoluzione francese, la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e la nascita del movimento socialista internazionale e la stessa socialdemocrazia contemporanea.
Agostino Bagnato - Roma, 26 settembre 2007


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