venerdì 10 giugno 2016

Maresia: geografie, riti e temperamenti libertari

Recensioni

Maresia: geografie, riti e temperamenti libertari


tratto da A - rivista anarchica, giugno 2016 - Ogni libro è un incontro e quello con Maresia (l’apelido di Maria, protagonista principale, componente di un gruppo di capoeira) è un incontro speciale con Elisa Stefania Tropea, al suo terzo romanzo, scrittrice in continuo e frenetico movimento tra intelletto ed emozione.
Chi vive sul Tirreno cosentino e sin da piccolo/a seduto/a sulla spiaggia osserva i pescatori, di spalle, allontanarsi con le barche per “gettare” le reti e sperare in una pesca generosa, impara ad ascoltare il racconto del mare, la sua poesia, il suo irresistibile invito al viaggio.
L’orizzonte marino osservato dalla protagonista del romanzo, Maria/Maresia, una ragazza calabrese insoddisfatta del lavoro, ma anche della sua vita, è il Brasile. A questa meravigliosa terra è legata la sua storia familiare che si rinnova quotidianamente nei gesti e nei riti quotidiani della bisnonna quasi centenaria, Vovó Quinota, nonché nella sua vita presente caratterizzata da un forte legame d’amore con Ramón, un ragazzo di Rio De Janeiro che la introdurrà alla capoeira (arte marziale brasiliana creata principalmente dai discendenti di schiavi africani nati in Brasile con influenza indigena brasiliana, caratterizzata da elementi espressivi come la musica e l’armonia dei movimenti) e la condurrà nella terra dell’eterna primavera. Diversi sono i riti che l’autrice racconta nel libro: dalla processione in mare in onore di San Francesco di Paola al Batizado della capoeira. Sono riti brasiliani, ma anche calabresi, che l’autrice racconta senza pretese o voglie identitarie, perché esperienza e pensiero, in Maria e in Elisa Stefania, sono reciprocamente vivificanti. La particolarità di questo romanzo sta, a mio avviso, nella capacità dell’autrice di collegare il racconto, in gran parte autobiografico, ai contesti e ai conflitti sociali da lei vissuti quotidianamente. Sono riconoscibili, per chi ne condivide le passioni e le aspirazioni, gli attori della “Cosenza bella”, dove la militanza solidale, antifascista e antirazzista è una categoria dell’anima oltre che un invito all’impegno e allo sforzo quotidiano. In questa galassia laica “tudo” cambia, cambiano le persone, i contesti, spariscono e rinascono le sperimentazioni con uno spirito squisitamente e modernamente libertario. Una delle questioni più interessanti affrontate da Maria nel romanzo è quella della discussione con i genitori riguardo ai suoi progetti di vita: la convivenza senza vincolo matrimoniale con Ramón e la sua precarietà lavorativa. Come quasi in tutti i conflitti interfamiliari, dall’incontro allo scontro il passo è breve. I genitori, tra le tante accuse, imputano a Maresia di rompere la tradizione. A nulla valgono i tentativi autocensuranti della ragazza di riscrivere la sua esperienza d’amore assecondando le aspettative della madre, omettendo perfino i particolari piacevoli di una relazione dolce e coinvolgente che sarebbero stati ritenuti indecenti.
Per Hannah Arendt rompere la tradizione significa “stare fuori al freddo, nudi, privati della confortante presenza di regole o verità ultime, significa giudicare senza l’aiuto di un corrimano”.

Maresia ha avuto il coraggio di fare a meno del corrimano… e noi?
Angelo Pagliaro







Recensioni

Maresia o di una storia fra due Sud


11 luglio - Nei ringraziamenti in fondo al testo Elisa Stefania Tropea scrive che per tutta la gestazione lei stessa ha parlato del romanzo come di Ramón
Poi questo testo è divenuto Maresia.
In qualche modo questo battesimo ha a che fare con diversi temi presenti nel testo e soprattutto ha a che fare con il gesto creativo.
Gestazione e nascita.
Ramón e Maresia.
Maresia è il nome (l’apelido) che la protagonista Maria assume nel gruppo di Capoeira di cui fa parte. È stata battezzata così dal mestre di Capoeria .
E il battesimo è uno dei riti fondamentali della nuova comunità di cui fa parte la protagonista e che diviene non solo uno dei contesti in cui Maria si trova a vivere e muovere, ma diviene parte stessa della storia. Un protagonista e un filo rosso che la lega alla propria storia familiare.
Un viatico per comprendere quella che le è stato oscuro per diverso tempo: il passato biografico della propria bisnonna, Vovó Quinota.
Un modo cioè per risvegliarsi e guardare diversamente alla propria storia, alla propria biografia.

Diversi sono i riti presenti nel testo. E sono riti che legano i diversi contesti culturali. La particolarità sta nel fatto che tali riti vengono vissuti dalla protagonista senza ansia. E per ansia intendo la necessità di riconoscere, di agganciare la propria identità a un rito specifico. Non c’è voglia cioè di declinare la propria appartenenza ad un gruppo dotato di confini netti.
Qui i confini saltano e sono ibridati.
Maria/Maresia è prima osservatrice passiva e poi agente del rito di Vovó Quinota di devozione a Iemanjá, partecipa al rito religioso della processione nelle acque del tirreno di san Francesco di Paola, e nello stesso tempo è agente in riti come quello della roda o del rito laico dell’ascolto del laboratorio Coessenza.
Riti collettivi che le permettono non solo l’evoluzione individuale (che è poi la declinazione del viaggio dell’eroe presente e necessaria nella stesura di un’opera narrativa) ma è in qualche modo la declinazione e la rappresentazione di un ritorno a quelli che sono due ambiti fondamentali in narrativa e nella vita di ognuno: le radici e il rapporto con la famiglia
Il tono scelto da Elisa Stefania Tropea nella scelta degli ambienti (Lanzarote, il Brasile , il Tirreno e Cosenza) è realista e nello stesso tempo magico.
E questa cosa ha a che fare con la scelta ponderata di agganciare lo svolgimento della trama e dei conflitti agli aspetti rituali della collettività che ha il suo apice nella realizzazione e nella descrizione del Quilombo .
Che per definizione è

“una comunità formata da schiavi africani fuggiti dalle piantagioni in cui erano prigionieri nel Brasile all'epoca della schiavitù. I Quilombo costituirono un'importante forma di resistenza alla schiavitù”

Di che tipo di schiavitù parla Maresia?
La schiavitù del lavoro precario.
La schiavitù del mondo liberista che ha agito soprattutto sul nostro tempo. Velocizzandolo e ancorandolo alla dimensione del presente.
Il tempo del romanzo è scandito dal ritmo delle stagioni e dai cicli della luna, dai rituali cattolici (Pasqua e Natale) , dalla raccolta dell’iperico nel giorno di san Giovanni (la raccolta avviene fra mezzanotte fra il 23 e il 24 e va fatto macerare alla luna) e lo sguardo è rivolto al proprio passato che è sì famigliare ma non solo e al futuro, dove per futuro si intenda l’idea della progettualità.
È il tempo. È lo spazio.
È il rito. È la collettività.
È una chiamata all’azione che possa sottrarci alla stasi, il nucleo di Maresia. È tale chiamata all’azione è forse l’augurio migliore che si possa fare:

“ Solo dare forma a ciò che hai nella mente, a ciò da cui ti senti ispirata, senza agire per scopi personali”.

Elena Giorgiana Mirabelli

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