martedì 7 giugno 2016

L’Anarchico di Calabria. La vera storia di Bruno Misefari (prima parte)

L’Anarchico di Calabria. La vera storia di Bruno Misefari (prima parte)

Scritto da Pino Vermiglio il . Pubblicato in Arte e storia, Copertine, Ritratti
Anarchico di Calabria- Pia Zanolli-Nuova Italia
Sapete cos’è la guerra? La ferocia dov’era la bontà, l’odio dov’era l’amore, il pianto dov’era la gioia. La profanazione di anime e di corpi, la mutilazione della vita, la ribellione della natura.
Ringrazio la redazione del mensile in Aspromonte dello spazio che viene offerto e, cogliendo l’occasione dell’articolo pubblicato nel numero di settembre 2015 dal dottore Azzarà sui fratelli Misefari, e dagli articoli di Rocco Palamara pubblicati su diversi numeri di questo giornale, tutto ciò mi hanno stimolato a dare un ulteriore contributo su Bruno Misefari e sulla vita e le lotte dei compagni anarchici reggini.
«Bruno Misefari è alle radici dell’anarchismo in Calabria» dichiarò il Bonzo, in occasione dell’inaugurazione della Fontana a Palizzi superiore, dedicata alla sua memoria e realizzata per iniziativa della moglie Pia Zanolli Misefari e di altri compagni ed amici. Vorrei seguire questo filo conduttore, che parte dai primi del novecento con “l’Anarchico di Calabria”, attraversa gli anni ‘60-‘70 con il gruppo Bruno Misefari di Reggio Calabria ed arriva ai giorni nostri.
B.Misefari
Bruno Misefari è stato un ingegnere, matematico, poeta, scrittore, antimilitarista e anarchico. Di questa straordinaria figura si conosce ben poco e solo alcuni aspetti. Questo primo contributo tratta dell’inizio della sua attività politica e del suo impegno antimilitarista.
Bruno Misefari, trasferitosi dopo le scuole elementari da Palizzi a Reggio Calabria, prosegue gli studi presso l’Istituto tecnico Piria, dove è mantenuto dallo zio materno, Vincenzo Autelitano. Bruno inizia già da ragazzo ad interessarsi alle questioni sociali, nel 1908 partecipa alla fondazione della sezione giovanile socialista “Augusto Babel”, passando subito dopo all’anarchismo.
LIBIA 
Inizia a collaborare al periodico Il Lavoratore, organo della Camera del lavoro di Reggio Calabria e firma gli articoli con il pseudonimo “Lo studente”, inizia a scrivere contro la campagna di Libia e la guerra. Un articolo in prima pagina, dal titolo “I deputati calabresi e la Libia”, evidenzia le contraddizioni e le menzogne di alcuni parlamentari, fra cui l’onorevole Arcà deputato di Cittanova.
Scrive Bruno Misefari, lo studente: “Noi Calabresi, i sempre abbandonati dal patrio governo, dovremmo essere, per ragioni speciali contrarissimi alla guerra. Invece, non uno dei nostri rappresentanti politici ha levata la voce per criticare l’enorme sperpero di denaro; non uno dei nostri rappresentanti politici ha avuto il coraggio di rinfacciare a quei cretini di nazionalisti le miserie del Mezzogiorno, anzi, dolorosa verità! Vediamo che anche quei nostri rappresentanti che appartengono ai partiti estremi si dichiarono favorevoli alla guerra. Alludiamo all’onorevole Arcà e all’onorevole Saraceni, il primo sindacalista, il secondo repubblicano”.
Scrive ancora: “L’onorevole Arcà dimentica, o finge di dimenticare, che la guerra libica è una guerra coloniale, una guerra che non può essere giustificata, e tanto meno ammessa, da nessun socialista cosciente. Le guerre coloniali sono sempre vere e proprie piraterie, che risuscitano – come ben disse l’onorevole Colaianni – gli istinti della primordiale ferocia”.
Fig.1-Il Lavoratore-
Il 20 ottobre 1911, distribuisce ai coscritti della classe 1891 dei volantini contro la guerra in Libia a firma del segretario nazionale dei giovani socialisti Benito Mussolini, e per aver diffuso il volantino viene condannato a 2 mesi e 15 giorni di reclusione e 100 lire di multa, la motivazione: “Per aver istigato pubblicamente alla disobbedienza delle leggi” (il testo del volantino è nel riquadro nero a sinistra col titolo “Per i gruppi giovanili socialisti”).
Impegnato contro la campagna di Libia e la guerra, nel 1914 riceve dei volantini dai compagni di Ancona, con cui era in corrispondenza, ma vengono sequestrati dalla polizia presso l’ufficio postale. Collabora al giornale Il Riscatto (fig. 4), periodico socialista rivoluzionario diretto da Francesco Lo Sardo e stampato a Messina.
Il Riscatto- messina- 1 pag.            fig.5-Il Libertario
Inizia a collaborare anche con altri giornali quali: Il settimanale anarchico, Il Libertario (fig. 3), diretto da Pasquale Binazzi, stampato a La Spezia, su cui pubblica alcune note e diverse poesie, fra le altre “Maledetta la patria” (riquadro grigio a sinistra). Scrive anche su l’Avvenire anarchico, altro periodico anarchico stampato a Pisa. Pubblica, sul quindicinale antimilitarista: Rompete le fila, la poesia “Militarismo” (continua).
Fig. 3- Rompete le Fila
Militarismo
Su l’attonita Terra il mostro orribile
di ferro corazzato,
sempre, traverso i secoli,
e pianto e morte e fame ha seminato.
Piangon le madri l’esistenza giovane
dè trucidati figli,
i padri maledicono
i non finiti ancor rivi vermigli,
e, dappertutto, dove un cuor nobile
palpita, soffre e freme
levasi un urlo tragico
di santo sdegno e di dolore insieme…
Ma i pianti, le preghiere e le
bestemmie
son triste opera vana…
Trionfa il mostro, e, impavido,
al mondo vile lancia il suo peana.
“Giovani vite io voglio e sangue
giovane: preparatene, o madri
crescerà la miseria per voi e la
ricchezza per i ladri!”.
Ne la notte sociale, solitaria,
si leva qualche grido,
ma invano. Un grande silenzio
incombe su, da la montagna al lido…
Godi e trionfa ancora, o mostro
orribile,
sul mondo addormentato!
L’ancor fatidico squillo
la Libertà non ha, non ha tuonato.
Ma il dì presto verrà che per i squallidi
tuguri, dove geme
la plebe innominabile, e dove
un generoso animo freme,
eco purtroppo avrà quel solitario
vostro ribelle grido,
e allor la formidabile fiumana di
straccion sul campo infido
a battagliar verrà, fiera, terribile,
come non venne mai…
É quello il giorno fulgido
in cui superbo mostro tu cadrai.
Giorno sublime che vedrà distendere
la Fratellanza l’ale
giorno, che, bello, splendere
vedran gli umani il gran nostri Ideale.

GUERRA
Su le cittadi inermi e su i quieti
Villagi di lavor fecondi e lieti,
Ti scatenano, o Guerra;
E l’altra selva delle baionette!
E le ricchezze e le innocenti vite
Staziando, a forme fosche ed infinite,
Su l’attonita terra,
Tu assai di noi pi forte
Rechi la morte.
Ma tu non vincerai, tigre affamata…
Finché un’anima pura e immacolata
Palpirà d’amore; Finché un sol eco avrà miseria e pianto
Speranze e sogni e de la vita il canto
In un fremente cuore, sempre avrai minato
Il trono insanguinato.
Ecco, un’Idea lampeggia, e al suo apparire
È da tutto un raggio d’avvenire,
Un inno che s’invola a’ piani e al mare
Ed i dormienti sveglia a battagliare.

MALEDETTA LA PATRIA
“Alle innumerevoli vittime indimenticate”
Iddia onnipotente
Di ladri, di bagascie e bordellieri,
che,in cima ai miei pensieri, ti posi,
e ti adorai, bimbo innocente.
Iddia insanguinata,
che di stupri, d’incendi e di rovine,
feroce e insaziata, alimenti le tue brame feline,
e che, per monti e per piani la fame,
la miseria ed il dolore dispensi
a piene mani senza pietà, senza rimorso in core.
Io, per le madri affrante,
per le spose, pei bimbi senza pane.
Io, per le vite infrante,
per tutti quelli che non han dimane,
io, Patria, maledico, io, vate novo di novella età,
sincero e baldo amico
di Pace, di Giustizia e Libertà.

PER I GRUPPI GIOVANILI SOCIALISTI
“Lavoratori, compagni! Soldati e reclute!
Uomini e donne! Amici rivoluzionari vigilate!
Il governo sta preparando un’altra catastrofe, un’altra adua!
O forse abbiamo bisogno di nuovi debiti?
Di nuove sconfitte e nuove vergogne?
…non vogliamo nuove avventure coloniali!
vogliamo pane, scuole, libertà assoluta vogliamo.
Siamo stanchi di essere sfruttati.
Dobbiamo liberare noi stessi; non già i popoli coloniali;
essi si libereranno da sé.
…madri, sorelle, amanti, non ubbidite! Ribellatevi !
Coricatevi sulle rotaie dei treni
che stanno per portare i vostri figli al macello…
non lasciate partire i vostri figli…
il militarismo è nostro nemico…
giù le armi e in alto le bandiere dell’umanità”
Benito Mussolini

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