martedì 7 giugno 2016

Cinqua guagliuni Felice Campora


Testo e musica di Felice Campora
Album:Quannu vene l’anarchia
(Suonatori libertari calabresi)

p68 1

La rete cinque volte lacerata
d'uno strano incidente a Ferentino...


Una vicenda, quella dei cinque giovani anarchici calabresi "incidentati" presso Ferentino il 26 settembre 1970, alla quale aveva accennato, su questo sito, Riccardo Venturi nella sua Canzone delle reti invisibili (poi ripresa e modificata da Alessio Lega, che per un caso del destino è nato un 26 settembre). La richiesta di Alessandro "Bartleby" se esistesse una canzone specifica dedicata a questa vicenda è stata soddisfatta direttamente da Felice Campora, insegnante e cantautore libertario di Amantea, che ce la ha gentilmente segnalata dalla sua homepage; riproduciamo qui il testo calabrese e la traduzione di Cinqua guagliuni. Nell'introduzione riproduciamo invece l'articolo del giornalista e scrittore anarchico Massimo Ortalli (recentemente autore di un bel volume su Gaetano Bresci) tratta da "A-Rivista Anarchica" dell'estate 2001. L'articolo è in forma di presentazione e recensione di un volume anch'esso dedicato alla vicenda dei cinque anarchici calabresi assassinati sull'Autostrada A1, scritto alcuni anni fa dal giornalista Fabio Cuzzola. Vorrei ricordare che Fabio Cuzzola è venuto a presentare quel libro, tra gli altri posti, al CPA Firenze Sud in una serata (gelida climaticamente, dato che era in dicembre, ma caldissima umanamente) interamente dedicata ai cinqua guagliuna, cinque compagni di cui ostinatamente non facciamo cessare la memoria. [RV]

anaricoanborth


ancasileanlocelso


anscordo


Cinque anarchici del sud

di Massimo Ortalli
da A-Rivista Anarchica, estate 2001.

cuzzola


Capita, a volte, che proprio dall’esterno dell’ambiente anarchico ci giungano inaspettate testimonianze di come la storia del nostro movimento si sia intersecata, indissolubilmente, con quella di un paese tormentato e difficile come l’Italia. Oggi è un giovane giornalista reggino, Fabio Cuzzola, obiettore di coscienza, attivo esponente dello scoutismo cattolico che è riuscito a ricostruire con una dedizione commossa una delle vicende più tragiche e misconosciute della storia recente dell’anarchismo (Fabio Cuzzola, Cinque anarchici del sud. Una storia negata, 2001, Città del Sole Edizioni, pagg. 126, 12.000 lire, Via Ravagnese Superiore 60, 89067 Ravagnese, meserv@libero.it).

Proponendosi di far riemergere una cronaca altrimenti destinata ad essere dimenticata, l’autore ha anche voluto raccontare i momenti della breve vita e della drammatica morte di cinque compagni, dei cinque anarchici che nei “lontanissimi” anni settanta furono fra le vittime di una ragion di stato criminale, che contrastava con stragi efferate e micidiali attentati il procedere di una stagione di lotte, e di sogni, ormai irripetibile. Grazie al suo paziente lavoro di ricerca di documenti ignorati o sepolti, Cuzzola è riuscito a rendere drammaticamente decifrabile una vicenda dai contorni enigmatici, e al tempo stesso a restituire la specificità di vite vissute che furono, nella loro dimensione collettiva, il tratto di un’intera generazione di ribelli.

La sera del 26 settembre 1970 cinque giovani anarchici, Gianni Aricò, Angelo Casile e Franco Scordo di Reggio Calabria, Luigi Lo Celso di Cosenza ed Annalise Borth, la giovanissima moglie tedesca di Aricò, trovano la morte in un drammatico incidente nel tratto autostradale fra Ferentino ed Anagni, alle porte di Roma. Come risulterà dalle indagini della polizia, l’incidente è causato dall’improvvisa manovra di un camion che taglia la strada alla Mini Minor dei compagni in corsia di sorpasso, manovra che nella sua dinamica non riesce a trovare alcuna logica spiegazione. Nonostante le evidenti stranezze e incongruenze subito rilevate dalla Stradale e la drammaticità di un incidente che vede morire sul colpo ben quattro persone (“Muki” Borth morirà in un ospedale romano dopo venti giorni di coma profondo), le indagini vengono prontamente insabbiate per poi essere archiviate nella comoda casella della tragica fatalità. Il camion è guidato da due dipendenti del principe nero Junio Valerio Borghese, il fascista al centro di tutte le trame nere di quegli anni.

Qualche mese prima, il 22 luglio dello stesso anno, nei pressi della stazione di Gioia Tauro, la Freccia del Sud deraglia causando sei morti e più di un centinaio di feriti. Anche in questo caso le indagini arrivano a una rapida conclusione: il disastro è avvenuto a causa della colposa negligenza dei macchinisti del treno. È da poco più di una settimana che nella vicina Reggio Calabria è scoppiata la rivolta, ampiamente strumentalizzata dai settori più reazionari della società, che rivendica il ruolo di Reggio come capoluogo. Saranno mesi contrassegnati da continue violenze di piazza, che vedono tutte le componenti del neofascismo italiano impegnate a soffiare sul fuoco di questa improvvisa jacquerie, dove le giuste istanze di un proletariato meridionale sempre più emarginato si saldano con le finalità eversive di ampi settori dello stato.

È all’interno di questi due drammi che si svolge la storia dei nostri compagni. Infatti Aricò, Casile e Scordo, assidui militanti del gruppo anarchico reggino, subito dopo il deragliamento si attivano in un’attività di controinformazione – come si usava definire allora il lavoro di indagine sulle verità nascoste dal potere – che li porta ben presto a raccogliere prove consistenti sulla diretta responsabilità nell’incidente del neofascismo locale. Che quindi non è più un incidente, ma uno dei numerosi attentati di marca stragista che stanno insanguinando l’intero paese. Ed è per portare queste prove, che non verranno mai più ritrovate, che partono per Roma, dove hanno appuntamento con i compagni di “Umanità Nova” e con l’avvocato De Giovanni. Un appuntamento al quale non riusciranno mai ad arrivare.

Sono anni eccezionali quelli, e formidabili, come li ha definiti, non credo a torto, uno dei più celebrati protagonisti dell’epoca. Sono anni tremendi e meravigliosi, anni nei quali un movimento di massa torna a dare l’assalto al cielo portando dentro di sé i possibili germi della liberazione collettiva, anni nei quali lo scontro sociale assume sempre più i caratteri di una vera e propria guerra di classe. Ma sono anche gli anni delle stragi e delle trame di stato, gli anni in cui il potere, inferocito e incarognito dall’attacco di un movimento di massa che nelle fabbriche, nelle campagne e nelle scuole ne mette in discussione i postulati, reagisce con gli strumenti del terrore e dell’omicidio pur di salvaguardare la propria esistenza. Sordide trame di stato manovrate dai servizi segreti, generali vigliacchi e felloni affiancati da una massa di manovra fascista che è riduttivo definire come semplice manovalanza: questi sono gli strumenti con i quali un potere assediato cerca di contrastare la gioiosa vitalità di un’intera generazione.

Ed è di quegli anni, di quei sogni e di quelle lotte, non solo della tragica morte dei cinque giovani, che ci parla questo libro. Per chi ha vissuto quel periodo è chiaro come l’autore allora non fosse ancora nato e come tutte le fonti a cui ha attinto siano documenti d’archivio o testimonianze e racconti indiretti. Eppure il suo bisogno di comprendere, per ricostruirlo, l’ambiente nel quale si muovevano i nostri protagonisti, è riuscito a concretizzarsi in un affresco di rara sensibilità. Pur nelle inesattezze che qua e là affiorano, soprattutto quando vengono affrontate alcune specificità del movimento anarchico – ininfluenti del resto rispetto al quadro complessivo con cui viene descritta la quotidianità di quegli anni – penso che il merito maggiore dell’opera di Cuzzola sia quello di essere riuscito a illustrare come, finanche l’attività di un gruppetto di giovanissimi anarchici di una città tutto sommato periferica, potesse interagire con i maggiori avvenimenti nazionali, inserendosi perfettamente all’interno di un insieme di fatti ed azioni che riguardavano il destino dell’intero paese. Del resto questa capacità di comunicazione, che oggi può sembrare impossibile, era allora patrimonio di un’intera generazione di giovani, anarchici, marxisti, capelloni, beatniks, contestatori, comunisti, operai massa, cinesi e quant’altro che, partendo dalle capitali del nord industriale per arrivare alle più piccole realtà dell’enorme provincia italiana, riscrivevano le regole di una società ingessata e paralizzata da trent’anni di dominio clericale e conservatore. Tutto il paese era un’immensa periferia che circondava il nord industriale e i centri del potere, un’immensa periferia che apportava, con la vivacità e la freschezza tipiche delle periferie, il proprio contributo essenziale nell’attacco al cielo partito dalle grandi metropoli.

Ma quelli sono anche gli anni del terrorismo nero, delle stragi di stato, dei servizi deviati e delle mene di un potere arroccato su posizioni di pura reazione. Un potere che, con la complicità di uno schieramento politico di cui i fascisti sono solo la punta, cerca a tutti i costi di bloccare gli assalti cui è sottoposto. E proprio Reggio Calabria, la città di Aricò, Casile e Scordo, diventa il principale laboratorio dell’eversione. È una rivolta popolare che scandisce con i suoi tempi e le sue vergogne l’intera estate del 1970 e che vede gli anarchici e gli extraparlamentari del luogo cercare di sottrarre alle sirene del fascismo la rabbia di una città tradita ed espropriata.

Le pagine di Cuzzola raccontano quanto fosse dura la vita quotidiana di questi compagni in un ambiente così inquinato, e come fosse coraggioso il loro modo di vivere, di provocare, di contestare le convenzioni e lottare in una città già difficile di suo e ora in preda ai furori di una rivolta egemonizzata dagli scherani di Ciccio Franco. Ma le loro conquiste personali, le loro rotture con l’ambiente, le loro scoperte, i viaggi, le amicizie profonde, la rimozione di un vissuto soffocante e conservatore, li avevano portati su una strada dalla quale era impensabile fare dietro-front. E che hanno percorso, per dirla con le belle parole della prefazione di Tonino Perna, con la determinazione “di chi, malgrado le minacce, le intimidazioni, è andato avanti, senza paura, perché credeva nel valore supremo del solo tribunale esistente: la propria coscienza. Di chi credeva che la coerenza non sia solo una virtù, ma la prova del fuoco della validità, concretezza e serietà di un ideale”.

Ho sentito da poco Placido La Torre di Messina, il compagno avvocato che tante volte si trovò ad assistere gratuitamente i giovani meridionali, anarchici ma non solo, che regolarmente cadevano sotto le grinfie della “legge”. Conobbe e frequentò a lungo i giovani reggini, e ancora oggi dopo tanti anni si commuove al ricordo di quelle giovani vite così prematuramente perse. Anche lui, con calore e affetto immutato mi ha ricordato il loro entusiasmo, la loro voglia di lottare contro tutte le ingiustizie, la loro determinazione nel far coincidere l’impegno politico con le convinzioni morali. Sono passati più di trent’anni da quella notte in autostrada, ma il loro ricordo – grazie soprattutto a questo libro – non sbiadirà più.

P.S. Alcuni anni fa, nel 1993, nel corso di un processo in Calabria, un pentito di mafia ha raccontato che il deragliamento della Freccia del Sud non fu un incidente ma un attentato commesso da affiliati della ‘ndrangheta e commissionato dal “Comitato d’azione per il Capoluogo”. In seguito a queste dichiarazioni, suffragate da numerosi riscontri, oggi è in corso un processo a Reggio Calabria.
I
Supra na strada d’i parti di Roma,
Cingua guagliuni ccu na machina piccirilla
Ere llu millenovicientusettanta,
Ere la notta du vintisia settembri.

Dua davanti e tria darrìetu,
Dalla Calabria erinu partiti
Certi documenti avìjinu i purtari,
E di nessunu si putìjinu fidari.

Mentri passavinu d’a città di Cusenza,
Dicìenu: d’a verità un si nni pò fari senza
Supr’i muntagni d’a Basilicata,
Dicìenu: in tutta l’Italia ci su bummi e attentati.

E’ c’è implicata nu munnu di genti,
Si bummi ccà ammazzinu l’innocenti
E lli mindinu stragisti e vaviusi,
Genti segreti e mbrogliuni arricchisciuti.

E tra nu corpu d’accelleratori,
E llu raccontu di na storia d’amore,
Tra na risata di vera allegria,
E na storia d’arte e d’anarchia.

Però mala genti i seguìvinu, ch’i documenti loru vulìvinu, ca dintra chilli carti c’erinu scritti, rivelatori d’orribili delitti. Si documenti erinu dintra na cartella e parravinu di na strage di persuni supra nu trenu, a Gioia Tauro, due mesi prima, sei morti e 140 feriti. E parravinu di fatti di violenza usata ppe arricchiri li potenti, fatti terribili di sangue russu nderra, fatti di piazza, bombe e rivoltelle, ca cc’ere china volìe purtari l’Italia in confusiona, per mezzo i na strategia della tensione.

II

Supra na strata d’i parti di Roma,
Cingua guagliuni ccu na machina piccirilla
Erinu seguiti e nun putìjinu scappari,
Ca chilli documenti unn’avìjinu d’arrivari.

E già sapìjinu cumu avìjinu i fari,
Ca si guagliuni s’avijin’i fermari
C’a mala ggenta ch’è senza cuscìenza,
Un sa parrari ed allu malu penze.

S’anu cusuta a faccia e l’anu puntati,
E prim’i Roma l’anu affiancati
E sa cartella supr’i gammi s’avìjinu misa,
Luigi, Angelo, Franco, Gianni ed Annalisa.

Ed anu dittu ch’è statu n’incidenti,
C’avìe ammazzatu chilli cingua ‘nnocenti
Ed anu fattu n’indagine appropriata,
E dopu nu pocu u fattu an’archiviatu.

Ere statu nu corpu d’accelleratori,
tra nu raccontu di na storia d’amore
Tra na risata di vera allegria,
e na storia i musica e d’anarchia.

Ma sentiti mo chillu ca è successu a chilli c’anu truvatu i documenti. Cumu cercavinu d’i lejìri, tuttu u nghiostru niru si vutave a sangu, e china si pigliave chilli carti dintr’i mani, i jìriti di russu si macchiave e lla mente loru venìe stritta di terrori, ca descìvinu pazzi e malati. Ere lu sangu i cinqua giovani anarchisti, calabbrisi d’oru, pìezzi i panu e d’onore e cci nn’ere una ca ere germanisa, Luigi, Angelo, Franco, Gianni ed Annalisa. E ccu si paroli vi salute llu cantante e puru i musicanti, bella è la libertà: ogni minutu ti sta vicina.
inviata da CCG/AWS Staff - 4/12/2011 - 09:55



Lingua: Italiano

Traduzione italiana dell'autore:

[CINQUE RAGAZZI]

I
Su una strada dalle parti di Roma,
Cinque ragazzi con una piccola automobile
Era il millenovecentosettanta,
Era la notte del ventisei settembre

Due davanti e tre dietro,
Dalla Calabria erano partiti
Certi documenti dovevano portare
E di nessuno si potevano fidare

Mentre passavano dalla città di Cosenza,
(dicevano) Della libertà non si può fare senza
Sulle montagne della Basilicata,
(dicevano) A Gioia Tauro c'è stato un attentato

E vi sono implicate un mucchio di persone,
Queste bombe ammazzano gli innocenti
E le mettono stragisti e vaviusi*
gente segreta e imbroglioni fatti ricchi

E tra un colpo di acceleratore
e il racconto di una storia d'amore
Tra una rista di vera allegria
e una storia di musica e di anarchia

Però erano seguiti da cattive persone che volevano i loro documenti, perché quelle carte contenevano scritti rivelatori di orribili delitti. Questi documenti erano in una cartella e parlavano di una strage di persone, a Giaia Tauro, due mesi prima, sei morti e 140 feriti. E parlavano di fatti di violenza, usata per arricchire i potenti, fatti terribili di sangue rosso per terra, fatti di piazza, bombe e rivoltelle, poiché c'erano certe persone che volevano portare l'Italia in confusione per mezzo di una strategia della tensione.


II
Su una strada dalle parti di Roma,
Cinque ragazzi con una piccola automobile
Erano seguiti e non potevano scappare,
Perché quei documenti non dovevano arrivare

E già sapevano come dovevano fare,
quei ragazzi li dovevano fermare
Perché la gente cattiva che è senza coscienza,
Non sa parlare e pensa sempre male

Si sono cuciti la faccia e li hanno puntati,
E prima di Roma li hanno affiancati
E questa cartella l'avevano sulle gambe,
Luigi, Angelo, Gianni, Franco ed Annalisa

Ed hanno detto che è stato un incidente,
Che ha ucciso quei cinque innocenti
Ed hanno fatto un'indagine appropriata,
E dopo un poco i fatti hanno archiviato

Era stato un colpo di acceleratore,
Tra il racconto di una storia d'amore
Tra una risata di vera allegria,
E una storia di arte e di anarchia

Mo' ora sentite che cosa è accaduto a coloro che si sono trovati quei documenti tra le mani; mentre cercavano di leggerli tutto l'inchiostro nero si trasformava in sangue e coloro che prendevano quelle carte tra le mani si macchiavano le dita di rosso, la loro mente veniva stretta nel terrore e diventavano pazzi e malati. Era il sangue di cinque giovani anarchisti, calabresi d'oro, pezzi di pane e di onore, e ce ne era una che era germanisa (veniva dalla Germania), Luigi, Angelo, Franco, Gianni ed Annalisa. E con queste parole vi saluta il cantante e pure i musicanti, bella è la libertà, ogni minuto ti sta vicina.

*Dialettale per "sbruffoni" (nda)
inviata da CCG/AWS Staff - 4/12/2011 - 09:59

Un saluto e un grazie a Felice Campora per la sua canzone.
Un grazie alle CCG/AWS per aver costruito questa bella e doverosa pagina.
Un grazie a quei "cinqua guagliuni" che forse provarono a cambiare in meglio la Storia d'Italia e sacrificarono le loro giovani vite in questo eroico tentativo.
Spero che un giorno si apra un "armadio della vergogna" e venga fuori ufficialmente tutta la verità e venga finalmente restituita integra la memoria del valore e del coraggio dimostrato da quei cinque giovani anarchici.
Bartleby - 6/12/2011 - 08:41



Lingua: Francese

Version française – CINQ COMPAGNONS – Marco Valdo M.I. – 2011
Chanson italienne (calabrais) – Cinqua guagliuni - Felice Campora
Texte et musique : Felice Campora – musicien libertaire calabrais (Suonatori libertari calabresi)

Salut et merci à Felice Campora pour sa chanson.
Merci aux CCG/AWS d'avoir créé cette page belle et nécessaire.
Merci à ces « cinq jeunes » (cinqua guagliuni) qui tentèrent d'améliorer le destin de l'Italie et sacrifièrent leurs jeunes vies dans cette héroïque tentative.
J'espère qu'un jour on ouvrira « l'armoire de la honte » et que sortira officiellement toute la vérité et que soit restituée intégralement la mémoire de la valeur et du courage de ces cinq jeunes anarchistes. (Bartleby)

Une aventure, celle de cinq anarchistes calabrais « accidentés » près de Ferentino le 26 septembre 1970, à laquelle avait fait référence Riccardo Venturi dans sa chanson Canzone delle reti invisibili (reprise par la suite par Alessio Lega, qui par un hasard du destin est né un 26 septembre). La demande d'Alessandro Bartleby d'une chanson directement consacrée à ces événements a été satisfaite directement par Felice Campora, enseignant et chantauteur libertaire d'Amantea, qui nous l'a directement signalée de sa page personnelle ; nous reproduisons ici le texte calabrais et la traduction en italien ( et en français, maintenant, dit Lucien l'âne) de Cinqua guagliuni.Dans l'introduction, nous reproduisons l'article du journaliste et écrivain anarchiste Massimo Ortalli (récemment auteur d'un beau livre sur Gaetano Bresci), tiré de l'"A-Rivista Anarchica" de l'été 2001. L'article sous forme de présentation et de recension d'un livre lui aussi dédié à l'aventure des cinq anarchistes calabrais assassinés sur l'autostrade A 1, écrit il y a quelques années par Fabio Cuzzola. Je voudrais rappeler ici que Fabio Cuzzola est venu présenter ce livre, comme à d'autres endroits, au CPA Firenze Sud lors d'une soirée (glacée pour le climat, mais très chaude humainement) entièrement consacrée aux cinqua guagliuni, aux cinq compagnons dont obstinément nous maintiendrons la mémoire. [R.V.]


CINQ ANARCHISTES DU SUD
de Massimo Ortalli
de l' A-Rivista Anarchica, été 2001.

Il arrive, parfois, que de l'extérieur de l'environnement anarchiste, nous parviennent des témoignages inattendus de la façon dont l'histoire de noter mouvement s'entrecroise, indissolublement, avec celle d'un pays tourmenté et difficile comme l'Italie. Aujourd'hui, un jeune journaliste de Reggio, Fabio Cuzzola, objecteur de conscience, membre actif du scoutisme catholique a réussi à reconstituer avec une dévotion émue, une des plus tragiques et des plus méconnues affaire de l'histoire récente de l'anarchisme.(Fabio Cuzzola, Cinque anarchici del sud. Una storia negata, 2001, Città del Sole Edizioni, pagg. 126, 12.000 lire, Via Ravagnese Superiore 60, 89067 Ravagnese, meserv@libero.it).

En proposant de faire ressurgir une histoire destinée autrement à être oubliée, l'auteur a aussi voulu raconter les moments d'une vie brève et de la mort dramatique de cinq compagnons, des cinq anarchistes que dans les « très lointaines » années septante furent parmi les victimes d'une raison d'État criminelle, qui contrecarrait à coups de massacres atroces et mortelles la progression d'une époque de luttes et de rêves, désormais hors de portée. Grâce à son patient travail de recherche de documents ignorés ou enterrés, Cuzzola a réussi à rendre déchiffrable une affaire aux contours énigmatiques et en même temps à restituer la spécificité des vies vécues qui furent, dans leur dimension collective, le portrait d'une génération entière de rebelles.
Le soir du 26 septembre 1970, cinq jeunes anarchistes, Gianni Aricò, Angelo Casile et Franco Scordo di Reggio Calabria, Luigi Lo Celso di Cosenza et Annalise Borth, la très jeune épouse allemande d'Aricò, trouvent la mort dans un dramatique accident sur le morceau d'autostrade entre Ferentino et Anagni, aux portes de Rome. Comme il résultera de l'enquête de la police, l'incident fut causé par la manœuvre soudaine d'un camion qui coupa la route à la Mini Minor des compagnons en train de dépasser, manœuvre dont on ne trouve aucune justification logique. Nonobstant les évidentes étrangetés et incongruités immédiatement relevées par la Police de la Route et la dramaticité d'un incident qui vit mourir sur le coup quatre personnes (“Muki” Borth mourra dans un hôpital romain après vingt jours de coma profond), les enquêtes seront promptement ensablées pour ensuite être archivées dans le tiroir commode de la fatalité. Le camion était conduit par deux employés du prince noir Junio Valerio Borghese, le fasciste au centre de toutes les trames noires de ces années.

Quelques mois auparavant, le 22 juillet de la même année, dans les environs de la gare de Gioia Tauro, la Frecce del Sud (flèche du Sud) dérailla causant six morts et plus d'une centaine de blessés. Dans ce cas aussi, les enquêtes arrivèrent à une conclusion rapide : le désastre est arrivé à cause de la négligence coupable des conducteurs du train. Il avait un peu plus d'une semaine que dans la Reggio Calabria voisine a éclaté la révolte, amplement instrumentalisée par les secteurs les plus réactionnaires de la société, qui revendiquait le rôle de chef-lieu de Reggio...

C'est à l'intérieur de ces deux drames que se déroule l'histoire de nos compagnons. En fait, Aricò, Casile et Scordo, militants assidus du groupe anarchiste de Reggio, juste après le déraillement se sont activés à un travail de contre information – comme on nommait alors les enquêtes sur les vérités cachées par le pouvoir – qui les porta bientôt à recueillir des preuves consistantes dur la responsabilité directe du néofascisme local dans l'accident. Qui n'en était donc plus un accident, mais un des nombreux attentats de signature stragiste qui ont ensanglanté le pays. Et c'est pour porter ces preuves , qui ne seront jamais plus retrouvées, qu'ils partirent à Rome, où ils avaient rendez-vous avec les compagnons d'Umanità Nova et avec l'avocat Di Giovanni. Un rendez-vous où ils ne sont jamais arrivés.
CINQ COMPAGNONS

I.

Sur une route du côté de Rome
Cinq jeunes dans une petite automobile
On était en milneufcentseptante
On était la nuit du vingtsix septembre

Deux devant et trois derrière,
De Calabre, étaient partis
Ils portaient certains documents
Et ne pouvaient se fier à personne.

Alors qu'ils passaient la ville de Cosenza
(ils disaient) On ne peut vivre sans liberté
Sur les montagnes de la Basilicate
(Ils disaient) À Gioia Tauro, ce fut un attentat

Et un tas de personnes y sont impliquées
Ces bombes tuent des innocents
Et les posent les fanfarons et les bandits
Gens secrets et escrocs enrichis.

Et entre un coup d'accélérateur
Et le récit d'une histoire d'amour
Entre une risette de vraie joie
Et une histoire de musique et d'anarchie.

Mais ils étaient suivis de personnages peu recommandables qui voulaient leurs documents, car ces papiers contenaient des écrits révélateurs d'horribles crimes. Ces documents étaient dans un dossier et parlaient d'un massacre de personnes, à Gioia Tauro, deux mois auparavant : six morts et 140 blessés. Ils parlaient de violence utilisée pour enrichir les puissants, des faits terribles de sang par terre, délits publics, bombes et revolvers, car il y avait des personnes qui voulaient pousser l'Italie dans le désordre par le biais d'une stratégie de la tension.

II

Sur une route du côté de Rome
Cinq jeunes dans une petite automobile
Étaient exécutés et ne pouvaient s'échapper,
Parce que ces documents ne devaient pas arriver.

Et ils savaient par avance ce qu'il fallait faire
Ces jeunes devaient, il fallait les arrêter.
Les gens mauvais sont sans conscience,
Ils ne savent pas parler et pensent toujours au mal.

Ils se sont voilé la face et ils les ont suivis
Avant Rome, ils les ont abordés
Et ce dossier, ils l'avaient sur leurs jambes
Luigi, Angelo, Gianni, Franco et Annalisa

Ils ont

Nessun commento:

Posta un commento