sabato 11 giugno 2016

Nonviolenza e disarmo totale in Ugo Arcuri, un pacifista meridionale

Chi era il Prof. Ugo Arcuri

Image Chi era il Prof. Ugo Arcuri
Per un singolare caso della storia, Ugo Arcuri, pacifista ed antimilitarista, nasce nello stesso anno in cui l’Italia entra nel primo conflitto mondiale.
La sua vita, non lunga, ma larga di progetti, speranze e impegno, è stata quella di un uomo di profonda cultura e umanità, un maestro del pensiero che ha dedicato all’educazione dei giovani la sua intera esistenza. Insegnante, già a diciotto anni, in una scuola rurale di una sperduta borgata, poi docente di Filosofia ed infine fondatore e preside di alcuni licei della nostra zona, alla scuola ha dedicato le sue migliori energie e investito tutte le sue convinzioni e speranze, nella certezza che solo dalla formazione dei giovani possano derivare sia il cambiamento individuale che quello politico e collettivo.
Protagonista temerario, negli anni ’50, di una battaglia giudiziaria, presto divenuta di risonanza nazionale, col senatore Tomè che aveva pesantemente insultato scuola pubblica e insegnanti, Ugo Arcuri diventa punto di riferimento di un esteso schieramento politico sindacale a sostegno della scuola pubblica e delle sue ragioni. Amico personale di Ugo Spirito, Guido Calogero e Aldo Capitini,  i pensatori italiani della filosofia del dialogo e della tolleranza, partecipa, negli anni ’60, al dibattito filosofico-politico sull’obiezione di coscienza, divenuta poi legge dello Stato. Sempre negli anni ’60 sostiene con indomabile passione le battaglie civili di quella stagione.
La sua produzione, iniziata con una piccola collaborazione al giornale umoristico “Il Travaso”, continua negli anni con testi divulgativi di Filosofia e Pedagogia per la Scuola e articoli e saggi di filosofia, storia e politica, l’ultimo dei quali dedicato ad Aldo Capitini e alla nonviolenza.
Muore nel maggio del 1979. Rizziconi, il suo paese di nascita, ha dedicato a lui la Biblioteca Comunale.

A cura di Donatella Arcuri


 
Nonviolenza e disarmo totale in Ugo Arcuri, un
pacifista meridionale
 
Ugo Arcuri (Rizziconi 1915-1979) filosofo meridionalista libertario nonviolento fu intellettualmente edidealmente legato alla sinistra ed all’antifascismo.
Giovanissimo maturò, durante gli anni bui del fascismo - tratto comune a molti intellettuali meridionali - unaprofonda convinzione libertaria e pacifista.
All’indomani dell’8 settembre 1943 in un clima fortemente unitario, pur nella consapevolezza delle significativedifferenze, a Reggio Calabria gli antifascisti si raccolgono e si incontrano nella casa di Gaetano Sardiello. Nel gruppodegli antifascisti reggini ci sono Arcuri, Guglielmo Calarco, Silvestro Prestifilippo - giornalista deIl Lavoro cheha frequentato l’antifascismo genovese e amico di Arturo Codignola e Carlo Postorino - Fortunato Seminara cheha già pubblicato, presso Einaudi,
Le Baracche(1942) il capolavoro voluto fortemente da Elio Vittorini nel quale coglie, con i sentimenti e le idee del mondo contadino, la desolazione dell’ambiente sociale come realtà e problema in un momento di lente “trasformazioni e illusioni”, Gaetano Cingari, Domenico De Giorgio cheinsegna
Storia del Risorgimento a Messina, Domenico Scoleri incaricato di Filosofia Morale nella stessa università e gliirriducibili comunisti Pasquale Creazzo, Enzo Misefari, Eugenio Musolino e Paolo Suraci.
De Giorgio e Scoleri - oltre che acuti pensatori –sono tra i fondatori del Partito d’Azione in provincia diReggio Calabria.
È' in questo clima, tra il rigore morale, il senso del dovere - cifra dominante degli azionisti - e il forte senso egualitario del socialismo non dogmatico di Galvano
della Volpe, docente di Storia della Filosofia all’Universitàdi Messina, che si sviluppa la vicenda umana e politica di Ugo Arcuri.
Collaboratore dei più importanti giornali umoristici e di satira italiani dal Bertoldo
di Vittorio Metz e Giovanni Mosca aIl Travaso, erede della tradizione umoristica del Travaso delle idee ripubblicato a Roma, dopo il 1945, da Guglielmo Guasta.
Uno dei pilastri del Travaso, settimanale pungente e spregiudicato caratterizzato da una feroce satira politica e sociale fu il redattore Alberto Cavaliere, poeta cittanovese antifascista e perseguitato politico poi eletto deputato a Milano per il Psi,con il quale Arcuri inizia un lungo sodalizio.
Quando il Bertoldo fu soppresso dal fascismo il gruppo dei redattori con in testa Vittorio Metz, Giovanni Mosca e Giovanni Guareschi, si raccolse attorno al
Marc’Aurelio, fondato e diretto da Metz nel 1931, che, su posizioni più
moderate, tenne di buon umore gli italiani anche nel ventennio fascista ed arrivò nel 1933, periodo fecondo di Metz, che Italo Calvino definiva “agro e spigoloso, sulla linea più moderna dell’umorismo novecentesco”, a 600.000 copie di
tiratura.
Nel 1945 Giovanni Mosca uscì dalla rivista e fondò, insieme a Giovanni Guareschi il Candido ispirato ad una linea ideologica di destra, filomonarchica e anticomunista: il contrario della scelta di Alberto Cavaliere e Ugo Arcuri. La sua vena satirica si affaccia per un certo periodo anche neIl Piccolissimo periodico “polemico-letterario del Mezzogiorno” diretto da Giuseppe Malara e dove s’in
contrarono diversi intellettuali meridionali tra i quali PietroVarcasia, Domenico Zappone, Antonio Piromalli, Fortunato Seminara, Geppo Tedeschi e Mario La  Cava.
Ma il rapporto conIl Piccolissimo è destinato a bruciarsi in una polemica dai forti
contenuti culturali e politici nell’inverno del 1959.
Un articolo di Sebastiano Malara di spregiudicata critica nei confronti di Danilo Dolci apre una querelle con Ugo Arcuri che partendo dal lavoro di Dolci fautore
“della nonviolenza e della libertà”a Partinico, attraversa le grandi problematiche della politica, della filosofia della nonviolenza e del meridionalismo.
Tiene inoltre, sulla rivista Italia Intellettuale la rubrica “Ponte levatoio” dove affronta, in riferimento alle battaglie di Volontà, mensile del movimento anarchico diretto da Giovanna Berneri, ed in polemica con Civiltà  Cattolica, le questioni legate all’inserimento dell’educazione sessuale nelle scuole.
Negli anni dal 1950 al 1960 si dedica principalmente a problemi filosofici e pedagogici e matura quella che sarà lasua scelta libertaria, anche se non radicalizzata in senso anarchico.
Questo spazio temporale può essere delimitato dalla pubblicazione nel 1950 di
Introduzione allo studio della  filosofia e della pedagogia e da quella - nel 1960 - di
Elementi di Storia della filosofia e di Intorno ad alcuni problemi della pedagogia, della scuola e dell’insegnamento primario
.
Critico nei confronti della retorica delle glorie passate del Mezzogiorno ritiene che i problemi del meridionevanno affrontati nell’ottica del lavoro, dello sviluppo ed in quella della moralizzazione della vita pubblica
.
“Più che al fattore politico ed a quello economico,il compito del recupero integrale del Mezzogiorno è affidato all’elemento uomo” - scrive Arcuri - convinto che i
fattori naturali, la marginalità, i limiti geografici ed infrastrutturali anche se limitanti sono superabili e che lo sviluppo del Meridione passa attraverso la presa di coscienza dei meridionali, attraverso un’opera capillare di educazione delle coscienze.
“L’uomo non soggiace ineluttabilmente all’ambiente (oggettivo e soggettivo) ma lo aggredisce, lo trasforma,
l      umanizza”: uno sviluppo dunque relazionato alla  capacità e all’iniziativa  dei    meridionali.
“L’industrializzazione del paese, l’ammodernamento  dell’agricoltura, lo sfruttamento delle risorse nascoste del sottosuolo, l’attivazione dei commerci, il potenziamento delle vie di comunicazione e dell’approvvigionamento idrico delle campagne e dei centri abitati, la costruzione di opere pubbliche rurali ed urbane, gli sviluppi del turismo, tutto è in relazione alla forza dell’iniziativa autonoma dei meridionali ed alla capacità che essi sapranno trovare di associare e coordinare i loro sforzi in forme di opportuno e moderno cooperativismo”.
Negli anni dal 1960 al 1970 è andato approfondendo il tema dei diritti civili. Il primo impegno di questo ciclo è frutto dell’attenzione verso la filosofia della nonviolenza. Arcuri segue il lavoro di Dolci a Partinico e intensifica i rapporti con
Aldo Capitini, Guido Calogero e Domenico Antonio Cardone.
Nell’agosto del 1963, il filosofo Cardone è candidato italiano al Nobel per la pace, mentre Arcuri pubblica suI il Mulino
una “Inchiesta sul problema dell’obiezione di coscienza” dove, partendo dalle proposte di legge presentate nel 1949 da Umberto Calosso e nel 1957 da Lelio Basso e rilevando la legittimità dal punto di vista costituzionale e morale, sostiene la necessità di una legge che non solo ponga al centro le questioni della libertà e
della nonviolenza, getti le basi per l’esercito europeo volontario e il disarmo totale, e che parta dall’accettazione, “senza discriminazioni delle cause che muovono l’obiettore di coscienza, perché, a ben riflettere, non c’è ragione filosofica, religiosa o politica che non si riconduca necessariamente e non si risolva in una ragione morale” e in collaborazione con Aldo Capitini stila un progetto di legge per gli obiettori di coscienza.
Da Aldo Capitini e Danilo Dolci deriva un profondo convincimento sulle ragioni del pacifismo e della nonviolenza e le forze per battersi contro ogni tipo di intolleranza, di dogmatismo, di autoritarismo.
Ma il pensiero di Aldo Capitini rafforza anche la convinzione di Arcuri sulla limitata funzione della militanza attiva e come Capitini - nonostante la partecipazio
ne di questi alla guerra di liberazione e alla resstenza armata, con una
netta e diversificata posizione, e all’arresto subito insieme a Guido Calogero, e Tristano Codignola nel 1942 e nel 1943 -non aderì ad alcun partito.
Il suo accostamento al Partito d’Azione e al Partito Socialista fu in funzione di un ideale liberalsocialista maturato, per grandi linee, sulla condivisione del
progetto di Calogero e Capitini e anche se professò un antifascismo etico ed ebbe una breve vita di partito, lo fece per un'esigenza libertaria - con radici
schiettamente morali - lontana dall’idea di un'organizzazione centralizzata come quella del “partito”.
Del socialismo Arcuri, come Capitini, fece sua l’esigenza della giustizia sociale, rifiutandone le aberrazioni statolatre e totalitarie.
“Il socialismo è per noi il punto di partenza, non di arrivo - scriveva Aldo Capitini - il punto di arrivo della realtà socialista è la persona, il suo sviluppo, la sua creatività, l’amore che culmina nel tu che vogliamo”.
I partiti - scrive Arcuri teorizzando "girotondi" e"movimenti" ante litteram - sono in funzione del potere; essi sono i mezzi e il potere è il fine; di contro il singolo e il gruppo agiscono fuori dal potere, decentrando il potere nelle iniziative; il potere è il mezzo, e la pienezza spirituale della persona è il fine; “il potere è di tutti e insieme è al servizio di tutti. Questa è la sola via per conquistare una libertà che non sia solo illusoria e fittizia...”.
Nel 1974 pubblica Così parlando onesto, testimonianza vivace ed originale di questo impegno morale e politico, e l’antologia Aldo Capitini
. Quando morì, nel 1979, lasciò sul tavolo di lavoro un volume sui grandi pacifisti dellastoria dell’umanità.
 
 

Nessun commento:

Posta un commento