sabato 11 giugno 2016

Francesco Mastrogiovanni, vita e morte di un anarchico

Così hanno ucciso Mastrogiovanni

Fermato e legato a un letto per più di 90 ore. Senza acqua né cure. Finché muore. Il video integrale sul nostro sito. Un'iniziativa dei parenti della vittima e della onlus "A Buon Diritto" di Luigi Manconi





Pinterest

2



Email



Stampa

Così hanno ucciso Mastrogiovanni
Ucciso per futili motivi. Si chiamava Francesco Mastrogiovanni, aveva 58 anni e faceva il maestro elementare. Mastrogiovanni non è morto in una rissa casuale con qualche teppista. In una mattina di fine luglio del 2009, un vasto spiegamento di forze dell'ordine è andato a pescarlo, letteralmente, nelle acque della costiera del Cilento (Salerno) e lo ha portato al centro di salute mentale dell'ospedale San Luca, a Vallo della Lucania, per un trattamento sanitario obbligatorio. Tso, in sigla.

Novantaquattro ore dopo, la mattina del 4 agosto 2009, Mastrogiovanni è stato dichiarato morto. Durante il ricovero è stato legato mani e piedi a un letto senza un attimo di libertà, mangiando una sola volta all'atto del ricovero e assorbendo poco più di un litro di liquidi da una flebo. La sua dieta per tre giorni e mezzo sono stati i medicinali (En, Valium, Farganesse, Triniton, Entumin) che dovevano sedarlo. Sedarlo rispetto a che cosa non è chiaro, visto che il maestro non aveva manifestato alcuna forma di aggressività prima del ricovero.

Aveva sì cantato, a detta dei carabinieri, canzoni di contenuto antigovernativo, come si addice a un "noto anarchico", sempre secondo la definizione dei tutori della legge locali. E poi, sì, aveva mostrato disappunto al ritrovarsi imprigionato. Aveva urlato, addirittura, e sanguinato in abbondanza dai tagli profondi che i legacci in cuoio e plastica gli avevano provocato sui polsi. Aveva chiesto da bere, tentato di liberarsi, pianto di disperazione e, alla fine, rantolato nella fame d'aria dell'agonia.

Il personale del San Luca non si è lasciato turbare da questo baccano, come testimoniano le telecamere a circuito chiuso che hanno seguito il martirio del maestro di Castelnuovo Cilento. Queste riprese sono la più schiacciante prova d'accusa di un processo che si avvicina alla sentenza.

Martedì 2 ottobre, nel tribunale di Vallo della Lucania, il pubblico ministero Renato Martuscelli pronuncerà la requisitoria contro sei medici e 12 infermieri del San Luca in servizio durante il ricovero di Mastrogiovanni. I 18 imputati saranno giudicati per sequestro, falso in atto pubblico (la contenzione non è stata registrata) e morte in conseguenza di altro reato. Da venerdì 28 settembre il sito de "l'Espresso", in collaborazione con l'associazione "A buon diritto" di Luigi Manconi e con l'accordo dei familiari di Mastrogiovanni, mostra in esclusiva il filmato integrale registrato all'ospedale San Luca. Una sintesi di queste immagini era stata mandata in onda da "Mi manda RaiTre" quando il processo era appena iniziato.

Quasi tre anni di udienze hanno confermato che un cittadino italiano, entrato in ospedale in buone condizioni fisiche e senza avere commesso reati, ne è uscito morto dopo pochi giorni senza che ai parenti fosse consentito di visitarlo. «Dopo tre anni», dice Manconi, «la famiglia di Mastrogiovanni ha deciso, con grandezza civile, che il suo dolore intimo diventi pubblico affinché la crocifissione del loro congiunto non si ripeta». Vediamo i fatti. La notte precedente il ricovero, il 30 luglio 2009, Franco Mastrogiovanni si trova a Pollica, comune gioiello del Cilento amministrato da un sindaco popolarissimo, Angelo Vassallo. Mastrogiovanni percorre in macchina l'isola pedonale. I vigili urbani lo segnalano al sindaco dicendo che il maestro guida ad alta velocità e ha provocato incidenti. Non è vero ma Vassallo ordina il Tso. Il provvedimento dovrebbe seguire, e non precedere, i pareri di due medici diversi. Ma tanto basta per aprire la caccia. La mattina dopo, Mastrogiovanni viene avvistato di nuovo in auto e inseguito da vigili e carabinieri. L'uomo arriva al campeggio dove sta trascorrendo le vacanze. Lì rifiuta di consegnarsi e si getta in mare. Per due ore resterà in acqua accerchiato dalla capitaneria di porto, dalle forze dell'ordine e da una decina di addetti dell'Asl. I medici che lo visitano da riva lo giudicano bisognoso di Tso e confermano il provvedimento del sindaco di Pollica benché il maestro in quel momento si trovi in un altro Comune (San Mauro Cilento). Mastrogiovanni ha già subito il Tso nel 2002 e nel 2005. Tra i suoi precedenti figurano anche due periodi in carcere. Uno nel 1999, quando Mastrogiovanni contesta una multa, viene arrestato e condannato in primo grado dalla requisitoria dello stesso Martuscelli che è pm nel processo per la sua morte. Il maestro sarà assolto in secondo grado e risarcito per ingiusta detenzione.

Altrettanto ingiusta la prima incarcerazione, nove mesi tra Salerno e Napoli nel 1972-1973. Il ventenne Mastrogiovanni, vicino al movimento anarchico, finisce dentro per essersi beccato una coltellata nello scontro che si concluderà con la morte di Carlo Falvella, segretario locale del Fuan, l'associazione degli studenti missini.

Nonostante il suo terrore delle divise e i periodi di depressione, Mastrogiovanni ha una vita normale. A metà degli anni Ottanta emigra e va a insegnare a Sarnico, in provincia di Bergamo. Poi torna in Campania, dove le informative di polizia lo marchiano ancora come sovversivo. In realtà, senza rinnegare la militanza passata, Mastrogiovanni non svolge attività politica. Si dedica al suo lavoro e alla passione per i libri. Ma i periodi di carcerazione ingiusta lo hanno segnato.

Quando il 31 luglio 2009 si consegna per il suo ultimo Tso gli sentono dire: «Se mi portano a Vallo della Lucania, mi ammazzano». La previsione è azzeccata. Per tre giorni e mezzo, Mastrogiovanni viene trattato con durezza inaudita dal personale che sembra ignorare la presenza delle telecamere. «Il video», prosegue Manconi, «è l'illustrazione attimo per attimo dell'abbandono terapeutico e del mancato soccorso. Mastrogiovanni è stato crocefisso al suo letto di contenzione».

Le immagini sono dure, a volte insopportabili. Ma proprio grazie al filmato, il processo è stato rapido, considerati i tempi della giustizia italiana. La presidente Elisabetta Garzo ha imposto alle udienze un ritmo serrato e ha sfoltito la lista dei 120 testimoni, concedendone solo due per ognuno degli accusati. Nelle testimonianze della difesa il Centro di salute mentale del San Luca funzionava secondo le regole e la contenzione dei pazienti non era praticata. Il video è una smentita solare di questa tesi. Anche la giustificazione del direttore del Centro, il dottor Michele Di Genio che ha sostenuto di essere in ferie e di avere lasciato la guida del reparto al suo vice, Rocco Barone, è stata smentita dal filmato.

A volte gli stessi consulenti chiamati dalla difesa hanno aggravato la posizione degli accusati. Francesco Fiore, ordinario di psichiatria alla Federico II di Napoli, ha dichiarato che Mastrogiovanni era un non violento e soffriva di sindrome bipolare affettiva su base organica, un disturbo del tutto compatibile con una vita normale e con l'assunzione di responsabilità. Come esempio di personalità affetta da questa sindrome, Fiore ha portato Francesco Cossiga, ministro e presidente del Consiglio, del Senato e della Repubblica. «Non condivido la contenzione», ha concluso il professore in aula.

Alcuni pazienti del San Luca hanno parlato di maltrattamenti e della contenzione praticata come terapia abituale. Un'altra ex ricoverata che vive una vita del tutto normale, Carmela Durleo, ha riferito di molestie sessuali da parte degli infermieri. Invano i legali della difesa hanno tentato di screditarla e di escluderla dalle testimonianze in quanto psicopatica. E la nipote di Mastrogiovanni, Grazia Serra, in visita dallo zio, è stata tenuta fuori per non turbare il paziente.

Micidiale per gli accusati è stato il contributo del professor Luigi Palmieri, sentito nell'udienza del 29 novembre 2011. Ordinario di medicina legale alla Seconda Università di Napoli e convocato in aula come perito dell'Asl Salerno 3, Palmieri ha sostenuto che fin dalla mattina del 3 agosto, il giorno precedente la morte, Mastrogiovanni mostrava segni di essere colpito da infarto, che l'elettrocardiogramma è stato eseguito solo post mortem, che i valori dei suoi enzimi erano gravemente alterati, che non aveva bevuto a sufficienza, che non doveva essere imprigionato e che tutte le linee guida sulla contenzione in vigore in Italia o all'estero sono state ignorate dal personale dell'ospedale San Luca.

Eppure, i tecnicismi della giustizia rendono incerto l'esito del processo. Il reato più grave contestato è il sequestro di persona: fino a dieci anni di reclusione se commesso da un pubblico ufficiale che abusa dei suoi poteri. È questo il cardine dell'accusa, secondo l'impostazione del primo pubblico ministero Francesco Rotondo, poi trasferito di sede. Ma il primo passo del sequestro di Mastrogiovanni sta nel Tso firmato dal sindaco Vassallo, mai indagato per la morte di Mastrogiovanni e a sua volta ucciso il 5 settembre 2010 in un attentato rimasto senza colpevoli. È vero che, codice alla mano, sequestro significa privazione della libertà personale. Ma nella contenzione i margini delle responsabilità sono più incerti e rischiano di cadere interamente sugli esecutori materiali, gli infermieri. Né la Procura ha tentato di giocare altre carte come l'omicidio colposo o preterintenzionale. Assenti dalle imputazioni anche le lesioni aggravate, evidenti dai risultati dell'autopsia e da uno dei momenti più terribili del filmato, quando una larga pozza di sangue uscito dai polsi martoriati di Mastrogiovanni viene asciugata con uno straccio da un'addetta alle pulizie.

L'avvocato di parte civile Michele Capano, rappresentante dell'Unasam (Unione associazioni per la sanità mentale), ha ricordato la battaglia dei Radicali per introdurre nel codice penale il reato di tortura in risposta ai tanti casi (Mastrogiovanni, Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva) elencati nel libro di Manconi e Valentina Calderone "Quando hanno aperto la cella". Manconi stesso, da senatore, ha presentato un disegno di legge sulla tortura.

Per rendere giustizia a Mastrogiovanni dovrà bastare il codice attuale, anche se nessun codice prevede l'omicidio per caso. Il meccanismo di questo delitto lo ha spiegato in udienza l'imbianchino Giuseppe Mancoletti, compagno di stanza del maestro. Prima fase: «La sera del 3 agosto Mastrogiovanni gridava moltissimo». Seconda fase, il silenzio della morte. Terza fase, dopo che la salma è finita all'obitorio, improvvisi e notevoli miglioramenti nel reparto.

Se Mastrogiovanni non avesse avuto compagni e parenti combattivi, la fase finale sarebbe stata: non è successo niente. Troppe volte, negli ospedali e nelle carceri, non è successo niente.
© Riproduzione riservata
 
 
legles
[2010]
Una cantata su Francesco Mastrogiovanni scritta da Alessio Lega nell'aprile/maggio 2010
Ancora non pubblicata in album, ma eseguita
Il testo ci è stato inviato personalmente da Alessio Lega, che ringraziamo.



Alessio Lega, che di recente ha riproposto l'intero album E ti chiamaron matta di Gianni Nebbiosi, ha voluto raccontare la triste, strana e terribile storia del maestro elementare anarchico Francesco Mastrogiovanni, lasciato morire atrocemente nell'agosto del 2009 in un letto di contenzione del reparto psichiatrico dell'ospedale di Vallo della Lucania dopo un inspiegabile TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) firmato dal sindaco di Pollica, il famoso Angelo Vassallo, poi ucciso in un attentato camorristico il 5 settembre 2010. "Credevamo che, con la legge Basaglia, in Italia si fosse scritta la parola fine sui lager chiamati manicomi", dice Alessio Lega. "Ci siamo dovuti ricredere. In Italia si muore ancora nei reparti psichiatrici, dove si può essere spediti con atto di forza da parte di un sindaco che non è neppure quello del tuo comune di residenza, mentre te ne stai in campeggio." Una storia, quella di Francesco Mastrogiovanni, che si innesta in modo singolare e preoccupante con vecchi episodi di repressione (l'anarchico Marini, i cinque giovani anarchici uccisi nel finto incidente stradale di Ferentino -episodio sul quale Mastrogiovanni cercava di fare luce) e con la figura di un sindaco "martirizzato" e assurto recentemente a "eroe" nel modo consueto in cui ciò avviene in Italia: con una morte violenta e misteriosa. E una storia che Alessio ha voluto intrecciare con quella di sua moglie, Patrizia, nell'ultima parte della cantata. Davvero un'opera la cui magistralità e bellezza non fanno scordare nemmeno per un momento gli episodi sui quali essa è incentrata; e sono episodi che di bellezza non ne hanno neanche un filo, in questo paese dove crollano le coscienze al pari dei monumenti storici a Pompei. [RV]



La strana morte di Francesco Mastrogiovanni, il Maestro più alto del mondo. Tra vecchi episodi, anarchie, manicomi e sindaci-sceriffi "martiri".
Di Daniele Nalbone, Liberazione, 13 agosto 2009


Francesco Mastrogiovanni è morto legato al letto del reparto psichiatrico dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania alle 7.20 di martedì 4 agosto. Cinquantotto anni, insegnante elementare originario di Castelnuovo Cilento, era, per tutti i suoi alunni, semplicemente “il maestro più alto del mondo”. Il suo metro e novanta non passava inosservato. Inusuale fra la gente cilentana. Così come erano fuori dal comune i suoi comportamenti, «dolci, gentili, premurosi, soprattutto verso i bambini» ci racconta la signora Licia, proprietaria del campeggio Club Costa Cilento. E’ proprio lì che la mattina del 31 luglio decine di carabinieri e vigili urbani, «alcuni in borghese, altri armati fino ai denti, hanno circondato la casa in cui alloggiava dall’inizio di luglio per le vacanze estive». Uno spiegamento degno dell’arresto di un boss della camorra per dar seguito a un’ordinanza di Trattamento Sanitario Obbligatorio (competenza, per legge, solo dei vigili urbani) proveniente dalla giunta comunale di Pollica Acciaroli. Oscuri i motivi della decisione: si dice per disturbo della quiete pubblica.
Fonti interne alle forze dell’ordine raccontano di un incidente in cui, guidando contromano, alcune sere prima, avrebbe tamponato quattro autovetture parcheggiate, «ma nessun agente, né vigile, ha mai contestato qualche infrazione e nessuno ha sporto denuncia verso l’assicurazione» ci racconta Vincenzo, il cognato di Francesco.

Giovanni Marini durante il processo a Vallo di Lucania.
Giovanni Marini durante il processo a Vallo di Lucania.
Mistero fitto, quindi, sui motivi dell’“assedio”, che getta ovviamente nel panico Francesco.
Scappa dalla finestra e inizia a correre per il villaggio turistico, finendo per gettarsi in acqua. Come non bastassero carabinieri e vigili urbani «è intervenuta una motovedetta della Guardia Costiera che dall’altoparlante avvertiva i bagnanti: “Caccia all’uomo in corso”» racconta, ancora incredula, Licia. Per oltre tre ore, dalla riva e dall’acqua, le forze dell’ordine cercano di bloccare Francesco che, ormai, è fuori controllo. «Inevitabile » commenta suo cognato «dopo quanto gli è accaduto dieci anni fa». Il riferimento è a due brutti episodi del passato «che hanno distrutto Francesco psicologicamente» spiega il professor Giuseppe Galzerano, suo concittadino e carissimo amico, come lui anarchico. Il 7 luglio 1972 Mastrogiovanni rimase coinvolto nella morte di Carlo Falvella, vicepresidente del Fronte universitario d’unione nazionale di Salerno: Francesco stava passeggiando con due compagni, Giovanni Marini e Gennaro Scariati, sul lungomare di Salerno quando furono aggrediti, coltello alla mano, da un gruppo di fascisti, tra cui Falvella. Il motivo dell’aggressione ce la spiega il professor Galzerano: «Marini stava raccogliendo notizie per far luce sull’omicidio di Giovanni, Annalisa, Angelo, Francesco e Luigi, cinque anarchici calabresi morti in quello che dicono essere stato un incidente stradale nei pressi di Ferentino (Frosinone) dove i ragazzi si stavano recando per consegnare i risultati di un’inchiesta condotta sulle stragi fasciste del tempo». Carte e documenti provenienti da Reggio Calabria non furono mai ritrovati e nell’incidente, avvenuto all’altezza di una villa di proprietà di Valerio Borghese, era coinvolto un autotreno guidato da un salernitano con simpatie fasciste. Sul lungomare di Salerno, però, Giovanni Marini anziché morire, uccise Falvella con lo stesso coltello che questi aveva in mano. Francesco Mastrogiovanni fu ferito alla gamba. Nel processo che seguì, Francesco venne assolto dall’accusa di rissa mentre Marini fu condannato a nove anni.

Nel 1999 il secondo trauma. Mastrogiovanni venne arrestato «duramente, con ricorso alla forza, manganellate, e calci» spiega il cognato Vincenzo, per resistenza a pubblico ufficiale. Il motivo? Protestava per una multa. In primo grado venne condannato a tre anni di reclusione dal Tribunale di Vallo di Lucania «grazie a prove inesistenti e accuse costruite ad arte dai carabinieri». In appello, dalla corte di Salerno, pienamente prosciolto. Ma le botte prese, i mesi passati ai domiciliari e le angherie subite dalle forze dell’ordine lasciano il segno nella testa di Francesco. «Da allora viveva in un incubo» racconta Vincenzo fra le lacrime. «Una volta, alla vista dei vigili urbani che canalizzavano il traffico per una processione, abbandonò l’auto ancora accesa sulla strada e fuggì per le campagne. Un’altra volta lo ritrovammo sanguinante per essersi nascosto fra i rovi alla vista di una pattuglia della polizia ». Eppure da quei fatti Mastrogiovanni si era ripreso alla grande, «tanto da essere diventato un ottimo insegnante elementare», sottolinea l’amico Galzerano, «come dimostra il fatto che quest’anno avrebbe finalmente ottenuto un posto di ruolo, essendo diciottesimo nella graduatoria provinciale». Era in cura psichiatrica ma si stava lasciando tutto alle spalle. Fino al 31 luglio. Giorno in cui salì «di sua volontà» sottolinea Licia del campeggio Club Costa Cilento «su un’ambulanza chiamata solo dopo averlo lasciato sdraiato in terra per oltre quaranta minuti una volta uscito dall’acqua». Licia non potrà mai dimenticare la frase che pronunciò Francesco in quel momento: guardandola, le disse: «Se mi portano all’ospedale di Vallo della Lucania, non ne esco vivo». E così è stato. Entrò nel pomeriggio di venerdì 31 luglio per il Trattamento Sanitario Obbligatorio. Dalle analisi risultò positivo alla cannabis. La sera stessa venne legato al letto e rimase così quattro giorni. La misura non risulta dalla cartella clinica, ma è stata riferita ai parenti da testimoni oculari. E confermata dal medico legale Adamo Maiese, che ha riscontrato segni di lacci su polsi e caviglie della salma durante l’autopsia. Legato al letto per quattro giorni, quindi. Fino alla morte sopravvenuta secondo l’autopsia per edema polmonare. Sulla vicenda la procura di Vallo della Lucania ha aperto un’inchiesta e iscritto nel registro degli indagati i sette medici del reparto psichiatrico campano che hanno avuto in cura Mastrogiovanni.



Francesco


Canzoni dedicate a Franco Mastrogiovanni:

Mastrogiovanni di Alessio Lega
Ottantadue ore di Pierpaolo Capovilla
Canzone per Francesco di Davide Gastaldo
Ballo del matto (per Franco Mastrogiovanni) di Luca Ricatti
87 ore dei 99 Posse


I - Mastro Giovanni


Mastro Giovanni era un maestro
gigante buono e un po’ maldestro.
Mastro Giovanni mesto e giocondo
era il maestro più alto del mondo.
Mastro Giovanni era un grand’uomo
col fiocco nero e lo sguardo buono.
Mastro Giovanni era un compagno
col cuore grande e i nervi di stagno.
C’è l’assassino nella sua stanza
Mastro Giovanni stava in vacanza.
C’è l’assassino che mira al peggio
Mastro Giovanni stava in campeggio.
Ma l’assassino ha le carte in mano
Mastro Giovanni scappa lontano.
C’è l’assassino alla scrivania
Mastro Giovanni c’è la polizia.
Ci son le carte belle e firmate
Mastro Giovanni ha le mani legate.
E se lo vogliono portare
mentre saluta per sempre il mare.
Mastro Giovanni chi ti protegge
chi ti protegge dalla legge.
Mastro Giovanni era un signore
coi sogni fuori e il dolore in cuore.

II - T.S.O.


A mezzogiorno Matrogiovanni può ancora mangiare tranquillo e seduto
l’ultimo pasto sopra il lettino col cuore stretto e lo sguardo muto
all’una e mezza l’hanno sedato, l’hanno sdraiato nell’ospedale
l’hanno perduto, addormentato, questo per loro è un uomo normale.
Alle due e mezzo Matrogiovanni è già nel letto di contenzione
vigliaccamente stringono i lacci peggio che sbarre in una prigione
pare galera, scende la sera, servi villani della procedura
sono scherani, sono infermieri , sono i kapò della paura.
S’è fatta notte, s’è fatta fonda, Matrogiovanni è un nudo groviglio
di braccia e corda, smania e sprofonda dentro l’abisso, povero figlio.
povero figlio senza madri, senza più amici, messo alla gogna
spoglio, innocente, abbandonato peggio del Cristo del Mantegna.
Non passa mai questa nottata, buia e profonda non può passare
passano fuori il sole, i parenti, ma in quell’inferno non possono entrare
ti hanno infilato un pannolone, Matrogiovanni, come a un demente
e mancano ancora 32 ore, 32 chiodi fissi nel niente
Al terzo giorno s’apre per terra una pozzanghera vermiglia
il laccio stretto morde sui polsi e ferma il sangue nella caviglia
Matrogiovanni, un metro e novanta, come una quercia folgorata
non può distendere le gambe, povera carne macerata.
In fondo al sonno smania e s’inarca, cerca il respiro, schianta e soffre
e l’infermiere, con uno straccio, pulisce il sangue e poi lo offre
alla bocca nera e beante del sacco della spazzatura
getta la vita dell’uomo gigante incatenato lì alla tortura.
Col pomeriggio ritorna ancora l’ultima notte di passione
Matrogiovanni cerca il respiro, l’aria pesante si fa oppressione
l’aria che inciampa, le braccia torte, l’aria che non ce la fa a entrare
il corpo inerte firma la resa cedendo all’edema polmonare.
Sono passati 4 giorni, 4 day hospital da pazienti
di salita per il calvario per poi uscirsene coi piedi avanti
i dottori e gli infermieri che in parecchi l’hanno spento
mentre muore non c’è cane di cristiano che gli stia accanto
Non c’è dottore né infermiere, non c’è pietà e non c’è scusa
non c’è legge di Basaglia, non c’è umanità delusa
non c’è Dio, né protezione per tutta la carne reclusa
c’è solo un urlo di dolore, Mastrogiovanni è un atto d’accusa

III - Atto d'accusa


Il primo agli infermieri
ai servi patentati
che mai son dissidenti
non nutrono pensieri
son docili al servizio
dei sadici dottori
fanno i torturatori
per comodo o per vizio.
Secondi i sanitari
i medici aguzzini
i modici assassini
con penna e ricettario
sono i ricettatori
di case farmaceutiche
quanto alle cure mediche…
meglio gli spacciatori!
Il sindaco ha l’inchiostro
la fascia tricolore
divide in certe ore
i figli dai figliastri
gengive color sangue
su denti d’avorio
lui firma il trattamento
sanitario obbligatorio.

IV - Strumentale: Giovanni Marini


V - Storia di mia moglie


Ma Mastrogiovanni, amore mio, figlio del sogno peggiore
di un Dio crudele insensato che getta la vita dell’uomo sfrattato dal ruolo
della ragione sociale
nel rogo, nei flutti
e ogni tanto qualcuno
la paga per tutti.
Questa è la tua storia, amore mio, che mi hai raccontato
una notte stringendomi al letto stringendoti al lembo sottile
al limbo alla lotta che hai fatto a vent’anni
per smettere i panni di cui t’han vestita
col litio prescritto
per tutta la vita
Amore mio
Ti hanno spedita dal pronto soccorso in camicia di forza a Niguarda
riguardo a quel morso di nulla, fanciulla, la normalità è una sorta di culla
beccheggia e sparisce in un sorso di sale,
si scioglie e scompare
è un’onda che muore
è un’ombra sul mare
C’è un infermiere che dice tu mica sei matta, tu mica completa
in nottata ti chiamo, nel turno ti sveglio, facciamoci insieme una spaghettata
invece al mattino di colpo t’accorgi
che t’ha presa in giro
e la delusione
ti tolse il respiro
Amore mio
Venne a trovarti tua zia con occhi frammisti di noia e pietà
che certo i parenti ai parenti benevoli faranno almeno un po’ di carità
che è utile inoltre a sentirsi normali
a far gli scongiuri
che capiti agli altri
andiamo sicuri
Tutta la notte c’è un nero che fa avanti e indietro parlando pian piano
gli è esploso un pacco di roba nell’ano
e come di Orlando il suo senno è lontano
più in là della luna, del canto dei grilli
col pisello in mano
ripete soltanto “Willy”
Willy, Willy, Willy, Willy, Willy…
E poi sei riuscita, sei uscita, la vita, il lavoro, i tuoi figli, le doglie
di mesi aggrappati alla bella follia di essere ora il mio amore, mia moglie
a più di vent’anni da quell’estate
d’agosto ottantotto
c’è come un dolore
incastrato nel petto
Per Mastrogiovanni, amore mio, in questi giorni ci dice
vegliate il destino ridicolo e fragile è un’opera d’arte in pericolo
il vivere umano è in mano al più matto
potere, costretto
legato in un letto
in un canto coatto.
inviata da CCG/AWS Staff - 18/11/2010 - 16:25



Lingua: Francese

Version française – MASTRO GIOVANNI – Marco Valdo M.I. – 2010
Chanson italienne – Mastrogiovanni – Alessio Lega – 2010

mastrog


L'ÉTRANGE MORT DE FRANCESCO MASTROGIOVANNI, LE MAÎTRE LE PLUS HAUT DU MONDE.
UN PARMI DE VIEUX ÉPISODES : ANARCHIE, ASILES, MAIRES-SHÉRIFFS, « MARTYRS ».


Francesco Mastrogiovanni est mort lié à son lit dans le département psychiatrique de l'hôpital San Luca di Vallo della Lucania à 7.20 le mardi 4 août 2009. Cinquante-huit ans, instituteur originaire de Castelnuovo Cilento, il était pour tous ses élèves simplement « Le maître le plus haut du monde ». Son mètre-nonante ne passait pas inaperçu. Inhabituel parmi la population de Cilento. Son comportement était « doux, gentil, attentionné, surtout envers les enfants », nous raconte Madame Licia, propriétaire du camping Club Costa Cilento. C'est là que le 31 juillet au matin, des dizaines de carabiniers et de policiers, « certains en civil, d'autres armés jusqu'aux dents, ont entouré la maison où il logeait depuis le début juillet pour les vacances ». Un déploiement digne de l'arrestation d'un boss de la camorra pour donner suite à une ordonnance de TSO (Traitement Sanitaire Obligatoire – en fait d'internement forcé) venant de la mairie de Pollica Acciaroli. Les motifs de la décision sont obscurs : troubles à l'ordre public.
Accusé d'accident de la route... « Aucun agent, ni policier, n'a jamais constaté une quelconque infraction et personne n'a jamais porté plainte pour l'assurance »....
Épais mystère... donc sur les mobiles de cet assaut, qui paniqua Francesco. Il s'échappa par la fenêtre et commença à courir dans le village, jusqu'à se jeter dans l'eau. On fit appel à « Une vedette des gardes-côtes qui par haut-parleur annonça une « chasse à l'homme ». Panique inévitable suite à deux épisodes antérieurs qui ont détruit Francesco psychologiquement, explique le professeur Giseppe Galzerano. Son ami et concitoyen.
Le 7 juillet 1972... il fut, avec des amis, attaqué à coups de couteau par des fascistes, alors qu'il cherchait avec d'autres à faire la lumière sur l'assassinat par les fascistes de 5 personnes tuées dans ce que les fascistes ont camouflé en un accident de voiture...
En 1999, autre trauma. Mastrogiovanni fut arrêté avec des coups et des matraques pour résistance à officier public.
Depuis lors, il vivait dans le cauchemar.
...
Licia ne pourra jamais oublier la phrase que Francesco prononça lors de son enlèvement pour traitement sanitaire forcé : « S'ils m'emmènent à l'hôpital de Vallo della Lucania, je n'en sortirai pas vivant. » Et ce fut ainsi. Il y entra le vendredi 31 juillet, il fut lié le soir-même à un lit et il resta ainsi quatre jours, jusqu'à sa mort.

Voir aussi : http://www.giustiziaperfranco.it/
I. Mastro Giovanni


Mastro Giovanni était un maître
Un bon géant un peu maladroit
Mastro Giovanni intelligent et joyeux
Était le maître le plus haut du monde.

Mastro Giovanni était un grand homme
À la mèche noire et au regard bon
Mastro Giovanni était un compagnon
Au grand cœur et aux nerfs d'étain

L'assassin est dans sa chambre
Mastro Giovanni était en vacances
L'assassin est là qui pense au pire
Mastro Giovanni était en camping.

Mais ton assassin tient les papiers en mains
Mastro Giovanni s'échappa bien loin
Ton assassin est au bureau
Mastro Giovanni, c'est la police.

Il y a des papiers bel et bien
Mastro Giovanni voit qu'on lui lie les mains
Et quand ils veulent l'emmener
Il salue pour la dernière fois la mer.

Mastro Giovanni qui te protège
Qui te protège de la loi
Mastro Giovanni était un seigneur
Avec des rêves en dehors et la douleur au cœur.

II. T.S.O. (Traitement Sanitaire Obligatoire)


À la mi-journée Mastro Giovanni put encore manger tranquillement assis
Son dernier repas sur son petit lit avec le cœur serré et le regard muet
À une heure et demie, ils l'ont endormi, ils l'ont couché à l'hôpital
Ils l'ont perdu, endormi, c'était pour eux un homme normal.

À deux heures et demie, Mastro Giovanni est déjà sur son lit de contention
Lâchement ils l'enserrent de liens pire qu'avec des barres de prison
C'est la galère, le soir descend, les vilains serviteurs de la procédure
Sont alignés, ce sont les infirmiers, les kapos de la peur.

La nuit est tombée, profonde, Mastro Giovanni est un imbroglio nu
De bras et de corde, agitation et plongée dans l'abysse, pauvre fils.
Pauvre fils sans mères, sans plus d'amis, mis au carcan
dépouillé, innocent, abandonné pire que le Christ de Mantegna.

Elle ne passera jamais cette nuit, sombre et profonde, elle ne peut passer
Dehors passent le soleil, les parents, mais dans cet enfer ils ne peuvent entrer.
Ils t'ont enfilé un lange, Mastro Giovanni, comme à un dément
Et il manque 32 heures, 32 clous fixés dans le néant.
Au troisième jour s'étale à terre une flaque vermeil
Le lien étroit mord les poignets et arrête le sang dans la cheville
Mastro Giovanni, un mètre nonante, comme un chêne foudroyé
Ne peut étendre les jambes, pauvre chair mortifiée.

Au fond du sommeil, il s'agite et s'arque, cherche son souffle, pleure et souffre
Et l'infirmier, avec un linge, nettoie le sang et puis l'offre
À la bouche noire et béante du sac de la poubelle
Il jette la vie de ce géant enchaîné sous la torture.

Avec l'après-midi revient encore l'ultime nuit de sa passion
Mastro Giovanni cherche sa respiration, l'air pesant se fait oppression
L'air trébuche, les bras se tordent, l'air qu'il n'arrive plus à faire entrer
Le corps inerte, cédant à l'œdème aux poumons, signe la reddition.
Il s'est passé quatre jours, quatre jours d'hôpital, quatre jours de patient
De montée au calvaire pour sortir de là les pieds devant.
Les docteurs et les infirmiers ensemble l'ont éteint
Il mourait et pas un chien de chrétien qui lui tienne compagnie.
Ni docteurs, ni infirmiers, ni pitié, ni excuses
Ni loi de Basaglia, ni humanité déçue
Ni Dieu, ni protection pour toute cette chair recluse
Ni un seul hurlement de douleur, Mastro Giovanni est un acte d'accusation

III. Acte d'accusation



Premièrement : les infirmiers
les servants patentés
Qui ne sont jamais contraires
Ne nourrissent aucune pensée
Sont dociles au service
Des médecins sadiques
Jouent les tortionnaires
Par commodité ou par vice
Ensuite, les médecins
Les médecins tueurs
Les assassins modiques
Avec la plume et la prescription
Ce sont des prescripteurs
Pour les sociétés pharmaceutiques
Quant aux soins médicaux...
Vaut mieux les dealers !
Le maire a de l'encre
L'écharpe tricolore
Il sépare à certaines heures
les fils légitimes et les bâtards.
Gencives couleur sang
Sur dents d'ivoire.
C'est lui qui signe le traitement
Sanitaire obligatoire.

IV. Instrumental: Giovanni Marini


V. Histoire de ma femme


Mastro Giovanni, mon amour, fils du pire songe
D'un Dieu cruel et insensé qui jette la vie de l'homme expulsé
Du rôle de la raison sociale
Dans le bûcher, dans les flots
Et régulièrement quelqu'un
Paye pour tous.
Telle est ton histoire, mon amour, que tu m'as racontée
Au lit, une nuit en me serrant fort, en te serrant au bord fragile
Au bord, à la lutte que tu as menée pendant vingt ans
Pour te débarrasser des habits dont on a t'a vêtu
Avec le lithium prescrit
Pour toute la vie.

Mon amour,
Ils t'ont expédiée des urgences en camisole de force à Niguarda
En raison de cette morsure du néant, jeune fille,
La normalité est une sorte de berceau
Elle tangue et disparaît une gorgée de sel,
Elle se dissout et disparaît
C'est une onde qui meurt
C'est une ombre sur la mer

Il y a un infirmier qui dit que tu es complètement folle,
Je t'appelle en pleine nuit, je t'éveille parfois,
nous nous faisons un spaghetti ensemble
Par contre au matin, du coup, tu t'aperçois
Que tu as été trompée
Et la déception
T'ôte la respiration.

Toute la nuit, il y a un noir qui va, qui vient parlant par bribes
Un paquet de drogue lui a explosé dans le cul
Et comme pour Orlando, son sens s'en est allé
Au-delà de la lune, du chant des grillons
Avec son zizi à la main,
Il répète continûment Willy,
Willy, Willy, Willy, Willy, Willy...

Et puis, tu es sortie, tu es sortie,
Le vie, le travail, tes enfants, les douleurs
Des mois agrippée à la belle folie
D'être à présent mon amour, ma femme,
À plus de vingt années de cet été
D'août soixante-huit
Il y a comme une douleur
Encastrée en ma poitrine.
Pour Mastro Giovanni, mon amour,
Dans ces jours on nous dit
Veillez un destin ridicule et fragile
Est une œuvre d'art en péril
La vie humaine est aux mains du pouvoir
Le plus fou, contraint
Lié à un lit
Dans une résidence forcée.
inviata da Marco Valdo M.I. - 25/11/2010 - 16:57

Il calvario di Francesco Mastrogiovanni all'ospedale "San Luca" di Vallo della Lucania

Dalla trasmissione televisiva "Mi manda Rai3", le agghiaccianti immagini del ricovero coatto e dell'agonia di Francesco Mastrogiovanni legato al letto di contenzione e lasciato morire.

CCG/AWS Staff - 19/11/2010 - 02:46

"Francesco Mastrogiovanni, vita e morte di un anarchico

mastrogcaf


Il prossimo 20 novembre presso il C.S.A. Zona Rischio di Roma, il Gruppo Anarchico “Carlo Cafiero” e il Comitato Verità e Giustizia per Franco terranno un incontro per spiegare al pubblico chi era e cosa è successo a Francesco Mastrogiovanni, ucciso dallo Stato in regime di ricovero coatto presso l'Ospedale San Luca di Vallo della Lucania (Salerno) lo scorso 4 agosto 2009.

La storia giudiziaria di Francesco comincia nel 1972. Giovanni Marini stava indagando sulla misteriosa morte dei coraggiosi cinque anarchici 'della baracca' avvenuta nei pressi della tenuta di Valerio Junio Borghese il 26 settembre 1970 e mai spiegata a oggi. L’incontro con un gruppo di missini scatena una rissa – Carlo Falvella muore poco dopo, Giovanni Marini, pur avendo agito in legittima difesa, viene condannato a 14 anni di reclusione, Francesco Mastrogiovanni, dopo un anno scontato in diverse carceri, inizia un lungo percorso di processi, intimidazioni fasciste, ricoveri coatti fino all'isolamento e alla morte.

Il 5 ottobre '99, per un banale litigio con un carabiniere, Franco è condannato a tre anni di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, malgrado la testimonianza in suo favore di sei persone. Assolto in appello, ma segnato come 'pericoloso anarchico', distrutto dai maltrattamenti subiti in caserma, piantonato mattina e sera, Franco subisce per ordine del Comune di Pollica il primo T.S.O. nel 2002 per motivi tuttora da chiarire.

Il 1° agosto 2009 è di nuovo il Comune di Pollica, nellapersona del Sindaco Angelo Vassallo, a ordinare senza prove né denunce il TSO che lo porterà alla morte. L'atroce supplizio vissuto da Francesco, più di tre giorni senza cibo né acqua, è stato ripreso dalle telecamere del reparto e nel corso del dibattito ne sarà proiettato un breve estratto. Il processo iniziato lo scorso 28 giugno presso il Tribunale di Vallo della Lucania vede 18 imputati per sequestro di persona, delitto doloso in concorso, negligenza, imperizia e imprudenza, falso in cartelle cliniche e tentato occultamento di prove. Suscita profonda preoccupazione in tutti noi il passaggio d’ufficio del ‘caso Mastrogiovanni’ allo stesso PM che nel 1999 ottenne una detenzione ingiusta per Franco.

Angelo Vassallo, il firmatario del TSO che ha mandato a morte Francesco Mastrogiovanni. Ucciso il 5 settembre 2010.
Angelo Vassallo, il firmatario del TSO che ha mandato a morte Francesco Mastrogiovanni. Ucciso il 5 settembre 2010.


Il Comitato e i compagni anarchici ribadiscono con forza la richiesta di approfondire le circostanze e le motivazioni che hanno portato al TSO che ha poi causato la morte di Franco e auspicano che l’imminente processo abbia tempi brevi, stante l’inoppugnabile prova video che attesta i fatti in ordine ai quali vanno stabilite rapidamente le responsabilità degli imputati.

Nel frattempo, il Sindaco Angelo Vassallo è stato assassinato, in un attentato di presunta matrice camorrista, lo scorso 5 Settembre. Titolato 'martire' dai media e additato ad esempio da quella stessa classe politica e dirigente di cui Francesco si era dichiarato 'ostaggio', Angelo Vassallo porta via con sé una parte della verità che ci spetta di conoscere di diritto.

In vista della riapertura del processo e per esprimere i tanti dubbi e perplessità che accompagnano la storia del compagno anarchico Francesco Mastrogiovanni, vi aspettiamo il prossimo 20 Novembre alle ore 17,30 presso il CSA Zona Rischio di Roma - via Pietralatella – Casalbertone (RM) insieme a Grazia Serra, nipote di Francesco Mastrogiovanni, Peppe Tarallo e Giuseppe Galzerano del Comitato Verità e Giustizia per Franco, Sabatino Catapano, autore del libro 'Il Sopravvissuto'. Cena a offerta libera e canzoni per Franco – in concerto Alessio Lega - con l' accompagnamento di Guido Baldoni alla fisarmonica - e Alessandro Galzerano.

Info: fairoma@federazioneanarchica.org GRUPPO ANARCHICO CARLO CAFIERO
CCG/AWS Staff - 19/11/2010 - 02:29

Per aggiungere e per terminare.

Nell'ordinanza di TSO richiesta dal sindaco PD di Pollica, Angelo Vassallo, eroe e martire della sinistra (con tanto di paginone del "Manifesto" all'indomani della sua uccisione) ma, per sua stessa ammissione, ammiratore del "decisionismo leghista", così si legge per giustificare il dispiegamento di forze messo in atto per catturarlo:

"Si trattava di noto anarchico, personaggio pericoloso socialmente, intollerante ai carabinieri."

Questa frase esprime perfettamente il concetto di "legalità" tanto caro a questi tempi; ed il fatto che sia stata scritta in un'ordinanza di cattura (con tanto di motovedetta dei carabinieri che informava i bagnanti di una "caccia all'uomo in corso") da un sindaco eroificato proprio in nome della "legalità" la dice disperatamente lunga.

Da notare anche il fatto che Vassallo, in parecchie dichiarazioni, ha affermato che il TSO sarebbe stato "richiesto dalla famiglia di Mastrogiovanni". La famiglia ha decisamente smentito tale affermazione.

Contrariamente al luogo comune, io ritengo che anche dei morti, e persino di quelli ammazzati, si debba parlare chiaramente e senza ipocrisie. Morti pur che siano, i loro atti restano, nel bene e nel male. Non intendo peraltro pronunciarmi sulle battaglie ambientalistiche del sindaco Vassallo, sulla sua presupposta resistenza alla criminalità organizzata e su tutto il resto. Ma sono ferocemente contrario alle "eroizzazioni" mediatiche. Francesco Mastrogiovanni è morto in nome dell'ossessione legalitaria e securitaria, ossessione di cui il sindaco Vassallo si è fatto strumento senza pensarci due volte.

Da operatore del 118, ho assistito e partecipato più di una volta a interventi di trattamento sanitario obbligatorio; l'ultima volta non più di due mesi fa, una notte, in presenza di un cinquantaquattrenne disoccupato e in preda alla disperazione. Posso assicurare che si tratta di esperienze e di scene che lasciano il segno. Specie quando, come proprio in quest'ultimo caso cui ho assistito, la cosa avviene davanti alla moglie e alla figlia diciassettenne.

Il trattamento sanitario obbligatorio è un atto orrendo, incivile, indegno, violento. Ancor più perché può essere ordinato da un sindaco. Se per Francesco Mastrogiovanni sono state utilizzate persino le motovedette, per l'episodio cui ho appena fatto cenno sono state dispiegate tre pattuglie di carabinieri, quattro di vigili urbani, una della polizia di stato, un'ambulanza medicalizzata e un'automedica del 118. Un viale intero è stato chiuso al traffico per un tratto. Per una sola persona, disarmata. Anche questa cosa può servire a dare un'idea.

Ci sono, in questo paese falsamente "legalitario" e sempre più immerso nella banalità della ferocia, troppe persone che, oltre all'immancabile pena di morte, richiedono a gran voce il ripristino dei manicomi. Purtroppo, nessuna di loro ha mai assistito allo svolgimento di un TSO; sarebbe una cosa che caverebbe loro parecchie stronzate dalla testa. Nessun dubbio che Francesco Mastrogiovanni sarebbe stato condotto in un manicomio, se ancora fossero esistiti. Morte è sopraggiunta lo stesso, togliendo di mezzo un "noto anarchico" anche a cura di un sindaco dichiarato ufficialmente eroe e così sensibile alle cause ambientalistiche. Forse, chissà, uno come Mastrogiovanni rovinava l'ambiente. Con un Mastrogiovanni sulla spiaggia, niente più "bandiera blu". E al posto della "Goletta verde" è arrivata la Motovedetta dell'agonia.
Riccardo Venturi - 19/11/2010 - 03:33

Non conoscevo la storia di Franco Mastrogiovanni, mi era sfuggita... in genere sono molto attento a questo tipo di storie, ma forse quella di Franco è stata insabbiata dall'informazione anche meglio di tante altre...
Ringrazio quindi Alessio Lega, Riccardo Venturi e lo staff delle CCG/AWS per questo contributo.

Soltanto mi chiedo una cosa... Non mi risulta che se una persona è ricoverata in una struttura sanitaria pubblica, seppur in un reparto di psichiatria, seppur in regime di TSO, siano interdette le visite, almeno quelle dei parenti più stretti... Com'è possibile che l'agonia di Franco sia durata 4 giorni, in balìa di quelle bestie in camice bianco (che Dio li strafulmini e che la giustizia - se c'è - li massacri!), in completa solitudine, senza che nessuno dei parenti o degli amici, magari in compagnia di un medico e di un avvocato di fiducia, si sia presentato per tirarlo fuori di lì?
Bartleby - 19/11/2010 - 10:40

In risposta a Bartleby: Franco aveva subito altri TSO e prassi era che nei primi due giorni non erano consentite visite;in quest'occasione i familiari si erano informati attraverso il sindaco del proprio paese, medico neurologo presso lo stesso ospedale,che li aveva tranquillizzati sullo stato di salute e il decorso del ricovero.Ma nella mattinata del terzo giorno,non avendo ricevuto notizie dirette da Franco,l'anziana madre e la famiglia si preoccupa e la nipote si presenta in reparto x chiedere notizie dello zio e vi si reca insieme al ragazzo.I dottori la tranquillizzano e a lei che chiede se lo zio ha bisogno almeno di un ricambio di panni dicono di no,che lo zio non ha bisogno di niente,ha solo bisogno forse di una maggiore permanenza in reparto.La nipote se ne va tranquillizzata e non ha motivi di dubitare delle parole di un medico di un ospedale pubblico.Ma Franco non passa la notte e muore,come si saprà dopo,dopo 82 ore consecutive di contenzione,per edema polmonare;la mattina la famiglia è avvisata della morte del congiunto attraverso il sindaco del paese...
Purtroppo la famiglia,oltre ad aver subito la morte di Franco,è stata anche sospettata di disinteresse,disinteresse che non c'è mai stata nei confronti di Franco durante le dure prove a cui Franco è stato sottoposto nella sua vita fino alla sua atroce morte,passando x le esperienze di processi e carceri ingiusti.Perfino il sindaco Vassallo, autore del TSO,ha sostenuto nelle sue prime interviste arrivate ad oltre un mese dopo la sua morte rispondendo alla mia prima denuncia audiovisiva sul caso. Lo stesso sindaco ha affermato che il TSO gli era stato sollecitato dalla famiglia e da non meglio precisati amici,ricevendo una querela dalla famiglia stessa. Naturalmente è inutile ribadire che nessuna sollecitazione di parte può giustificare un TSO che deve avere sue motivazioni e procedure dettate dalla legge;nè questa presunta sollecitazione di chicchessia,di cui ha parlato il sindaco,trova riscontro nelle relazioni ufficiali di VVUU e CC riguardanti l'emissione ed esecuzione del TSO su cui il Comitato Mastrogiovanni ha presentato un circostanziato e dettagliato esposto alla magistratura.
Giuseppe Tarallo - 19/11/2010 - 23:25

Grazie per le sue precisazioni, Giuseppe Tarallo.
Tutta questa orribile vicenda, che ha visto Franco Mastrogiovanni vittima dello Stato e di esseri che mi è impossibile definire umani, assume così una luce ancora più sinistra e inquietante... Un certo numero di persone, un rappresentante dello Stato e operatori sanitari che avevano in cura e custodia Franco, hanno spudoratamente mentito a familiari ed amici e all'intera opinione pubblica... Hanno detto che lo stavano "curando", di non preoccuparsi, e invece lo stavano ammazzando!!!
Perchè?!? Io sono annichilito da tanta ferocia, da tanta stupidità, da tanta aberrazione!
Una storia come questa significa una cosa sola: che in questo paese di merda la vita di uomo, un uomo comune, non vale nulla, tanta è la concentrazione di bestie sanguinarie e idiote e tanta è l'assurdità di un apparato burocratico che, invece di proteggere e servire, può arrivare tranquillamente a sequestrare e a uccidere.
Bartleby - 21/11/2010 - 17:34

So bene che qui non siamo su Facebook, ma posso domandare se Giuseppe Tarallo sia per caso il Beppe Tarallo, da Agropoli, che negli anni Ottanta insegnava nelle scuole della provincia di Como? Se fosse lui, vorrei mandargli un caro saluto.
Gian Piero Testa - 22/11/2010 - 09:06

Gian Piero,ciao!sono sempre io!a Como i comaschi mi chiamavano Beppe qui sono tornato Peppe. Ricambio carissimi saluti!E tu sei sempre a Como? per ogni buon conto ti lascio i miei recapiti:cell. 3318125818, mail:gtarallo48@libero.it; fb:peppe tarallo(qui su info trovi i miei recapiti ed altro). Di nuovo carissimi saputi!,peppe
Giuseppe Tarallo - 1/12/2010 - 09:35

(ANSA) - VALLO DELLA LUCANIA (SALERNO), 30 OTT 2012

Condannati i 6 medici del reparto di psichiatria dell'ospedale di Vallo della Lucania coinvolti nella morte di Francesco Mastrogiovanni, il maestro elementare deceduto nel nosocomio nell'agosto 2009. Per il tribunale di Vallo i medici sarebbero a vario titolo responsabili di omicidio colposo, sequestro di persona e falso ideologico: condannati a pene variabili tra i 2 e i 4 anni, con l'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. Assolti invece i 12 infermieri.
Dead End - 30/10/2012 - 22:57



Lingua: Italiano

La storia del maestro elementare anarchico Franco Mastrogiovanni, morto di Trattamento sanitario obbligatorio il 4 agosto 2009.
Da: "Il Male", n.° 39, 5 ottobre 2012, pag. 10, senza indicazione di Autore.
TSO

Morì
In tre giorni e tre notti
Legato a un letto d'ospedale.
L'ospedale di San Luca.
Il polso destro gli sanguinava
Una donna delle pulizie arrivò
E tolse le macchie dal pavimento.

Era estate
Lui fumava una sigaretta
In un campeggio
Di San Mauro Cilento
I carabinieri circondarono il suo bungalow.
Lui scappò in mare
Raggiunse una secca.
Dietro di lui le navi della Guardia Costiera
Sulla spiaggia le forze dell'ordine.
Ed egli disse:
«Se mi portano al San Luca
Non ne esco vivo»

Le forze dell'ordine lo conoscevano
E lui conosceva loro.
Dissero, mentendo:
«Ha provocato quattro incidenti»
Il sindaco ordinò di rinchiuderlo.
Il sindaco si chiamava Angelo Vassallo.
Quello che costruì il porto
Quello che morì l'anno dopo
Flagellato dalla camorra.
Quello che qui non è l'eroe.

Egli già era stato rinchiuso.
Un marchio lo inseguiva:
"Pericoloso anarchico".
Un giorno lo portarono in una stanza
Lo picchiarono.
Fu perché reagì a una multa

Passò quindici anni lontano.
Andò a Bergamo a fare il suo lavoro
Il maestro di scuola elementare
Lì amò una donna.
Poi tornò.

Non aveva vent'anni
Litigava
Una lama gli entrò nella coscia
Cadde
Un suo compagno prese quel coltello
E lo usò per uccidere.
Andarono entrambi in prigione.
Il suo amico rimase lì per 12 anni.
Lui uscì prima.
Ma era solo una pausa.

Lui era Franco Mastrogiovanni
Mentre moriva
C'era una telecamera
Ora è in rete
Muore ogni giorno

Al diavolo piace guardare
inviata da Leo - 28/11/2012 - 16:08

TORINO. ANDREA, MORTO DI TSO. I TESTIMONI RACCONTANO: "LO HANNO PRESO PER IL COLLO FINCHÉ È CADUTO"

Amici e conoscenti dell'uomo arrivato cadavere in ospedale ricostruiscono gli ultimi minuti della vittima ammanettata dai vigili urbani. Sul caso aperta un'inchiesta: il pm Guariniello ordina l'autopsia

Da La Repubblica del 6 agosto 2015, a firma di Gabriele Guccione

Morto di Tso. Andrea Soldi, un “gigante buono” di 45 anni e 150 chili di peso, è morto così secondo le testimonianze degli amici del bar Ari’s di via Bari, non distante dal centro di Torino, che questa mattina ne hanno pianto la scomparsa. “Sono venuti con una macchina nera – racconta, arrabbiata e dolente, un’amica, Maria Terezia – sono scesi e si sono avvicinati alla panchina su cui era seduto Andrea. Un agente gli è andato dietro, l’ha afferrato per il collo, finché è diventato nero. La lingua gli usciva dalla bocca. Poi l’hanno buttato giù, faccia a terra, vicino alla panchina. Lo hanno ammanettato dietro la schiena, come se dovessero portarlo in galera. È arrivata l’ambulanza, che era ferma qui davanti, e l’hanno caricato. Ma lui non si muoveva”.

Al suo arrivo al pronto soccorso dell’Ospedale Maria Vittoria, specificava ieri sera con una nota ufficiale la direzione dell’Asl 2 , Andrea “era già in arresto respiratorio”. In tanti hanno assistito ieri pomeriggio a quanto è accaduto ai giardinetti di piazzale Umbria, durante l’intervento degli agenti della polizia municipale, chiamati dal centro di salute mentale dell’Asl 2, dello psichiatra e dei sanitari del 118. Andrea, per i tanti che lo conoscevano, perché ogni giorno quella panchina, la prima, era la sua, era “un gigante buono”. “Era tranquillo – aggiunge Maria Terezia – non faceva niente di male a nessuno, stava qua al bar, o seduto sulla sua panchina, a volte chiedeva una sigaretta. Era una presenza amica”.

L’autopsia sul cadavere di Soldi non verrà più eseguita oggi dall'ospedale Maria Vittoria di Torino, come la struttura sanitaria aveva deciso in un primo momento, ma sarà “un'autopsia giudiziaria”. Sul caso infatti la procura ha aperto un’indagine, coordinata dal procuratore Raffaele Guariniello, per accertare le cause della morte di Soldi. L’esame autoptico e tossicologico sarà eseguito lunedì.
Bernart Bartleby - 6/8/2015 - 15:48

"Andrea sull'ambulanza con le manette: volevamo liberarlo ma servivano le chiavi"
La testimonianza degli infermieri sull'uomo morto durante un ricovero forzato. Il padre: "Lo hanno ammazzato con cattiveria"

di Jacopo Ricca, da La Repubblica del 7 agosto 2015

Una "morte in custodia". Così gli esperti definiscono la fine di Andrea Soldi, l'uomo di 45 anni che mercoledì è arrivato all'ospedale Maria Vittoria in arresto respiratorio dopo un Tso. Bloccato, ammanettato e sedato sulla panchina in piazza Umbria dove passava le sue giornate. Così, nel racconto dei testimoni, viene descritto l'intervento della squadra di polizia municipale, chiamata per eseguire il trattamento sanitario obbligatorio cui doveva essere sottoposto Soldi.
L'uomo ha viaggiato sull'ambulanza, che non aveva un medico a bordo e non ha potuto far altro che portarlo il più rapidamente possibile a destinazione, immobilizzato in manette per circa dieci minuti, senza che gli operatori del 118 potessero liberarlo. E secondo le prime ricostruzioni, basate anche sul rapporto del 118 già consegnato al pm Raffaele Guariniello, solo quando sono arrivati al pronto soccorso i vigili urbani, che li seguivano con la loro auto, hanno consegnato le chiavi. E le manette ai polsi dell'uomo sono sparite. Guariniello, che ha aperto un fascicolo, ha disposto l'autopsia che sarà effettuata lunedì da un medico legale e da un tossicologo. La procura ha deciso di rivolgersi a professionisti non legati all'Asl.
Ieri, per tutto il pomeriggio, la polizia giudiziaria ha esaminato la relazione di servizio della polizia municipale e ascoltato i primi testi. Secondo il racconto di chi ha assistito alla scena, dai balconi attorno alla piazza e dal vicino bar, Soldi era sulla panchina quando i vigili l'hanno raggiunto. Il Comune ha fornito una dettagliata descrizione dei fatti e in un comunicato afferma che "non sembrano emergere fatti di particolare rilevanza nel comportamento degli operatori".
Una dinamica drammatica che il padre della vittima, Renato, ha scoperto solo ieri quando ha raggiunto la piazza accompagnato dalla figlia Cristina. "Mio figlio l'hanno ammazzato con cattiveria - dice il padre - È vero che rifiutava le cure e che l'intervento era programmato per potergliele fare, ma non doveva finire così".
La famiglia dell'uomo vuole che sia fatta chiarezza sulla vicenda e si è rivolta a un cugino, l'avvocato Giovanni Soldi: "Andremo fino in fondo perché quello che è successo ad Andrea non è accettabile. Dalle informazioni che ho assunto mi pare che qualcosa non sia stato fatto nel modo corretto, non so a chi possa essere attribuita la responsabilità, ma faremo di tutto per scoprirlo" ha detto il legale, che ha nominato come consulente il tenente colonnello Giovanni Stocovaz, medico legale e psichiatra dell'Università di Pavia. Tutti descrivono Soldi come un uomo buono: "Non è mai stato pericoloso per nessuno - dice il legale -Era malato e lo sapevamo, da tempo lo seguiva il centro di salute mentale. Ma sentire che aveva dato in escandescenze ci ha stupito. Non era da lui, speriamo che la magistratura chiarisca cosa è accaduto veramente, abbiamo grande fiducia". Anche l'avvocato, questa mattina, andrà a cercare testimonianze nel quartiere, prima di raggiungere la Procura. E il Comune, nella sua nota, ha anche espresso "tutta la sua vicinanza ai familiari di Andrea Soldi, colpiti dal tragico lutto" e dichiarato di seguire "con attenzione l'esito degli approfondimenti disposti dalla magistratura, ai quali collabora, attendendo l'eventuale accertamento di responsabilità".
Bernart Bartleby - 7/8/2015 - 14:22

Andrea Soldi, 45 anni, è morto mercoledì scorso a Torino in seguito ad un tentativo di TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio).



Lui era seduto su di una panchina, rifiutava il ricovero… Gli sono saltati addosso in quattro (tre vigili urbani e uno psichiatra), uno lo teneva per il collo, poi l’hanno buttato a terra, ammanettato come un pericoloso criminale e buttato faccia in giù sulla lettiga di un’ambulanza… Sette minuti dopo i sanitari del Maria Vittoria non potevano far altro che constatarne il decesso.



Ora gli avvocati di chi l’ha ucciso già parlano di “decesso accidentale causato dallo stress”, la stessa tesi spesso invocata in questi casi, uno su tutti l’assassinio di Federico Aldrovandi

Vedremo come andrà a finire…
Bernart Bartleby - 10/8/2015 - 15:07

Morto durante Tso, l'autopsia: collo stretto troppo a lungo

Da fonti della procura i primi risultati dell'esame su Andrea Soldi. Per salvarlo bisognava rianimarlo durante il trasporto in ambulanza ma era ammanettato e prono

di Jacopo Ricca, da La Repubblica dell'11 agosto 2015

La panchina di Andrea


Andrea Soldi ha subito una compressione del collo eccessiva, durata più dei quindici secondi consentiti. I primi dati che emergono dall'autopsia, effettuata ieri dal medico legale Valter Declame, hanno individuato "un ematoma sottocutaneo" ai lati del collo. Questa sarebbe la manovra che ha provocato la crisi respiratoria e lo shock fatale all'uomo sottoposto a un Tso mercoledì scorso in piazza Umbria.

I segni dimostrano che durante l'intervento i vigili avrebbero schiacciato al collo Soldi fino a fargli perdere conoscenza. La compressione, secondo il medico legale, se
esercitata per un periodo prolungato, oltre i 10-15 secondi, può provocare un afflusso ridotto di sangue al cervello con perdita di coscienza, problemi respiratori e mancanza di controllo urinario. Quando l'uomo è stato messo a terra e ammanettato era già in corso una crisi respiratoria che sarebbe quella che gli ha causato la morte.

Intanto, in procura si lavora anche per far luce sull'adeguatezza dei soccorsi. Secondo quanto finora emerso dalle indagini, un tentativo di rianimare il paziente, anche durante il trasporto in ambulanza in ospedale, avrebbe, forse, potuto salvare l'uomo, ma la manovra sarebbe stata resa impossibile dal fatto che Andrea Soldi era ammanettato con le braccia dietro la schiena e a pancia in giù.
Bernart Bartleby - 11/8/2015 - 21:28


Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni. on Vimeo

vimeo.com › giuseppe bucalo › Videos
18 nov 2011
Il video-verità sull'agonia di Francesco Mastrogiovanni, il maestro sequestrato in TSO e morto di ...

Nessun commento:

Posta un commento