domenica 12 giugno 2016

Brigantesse: Generosa Cardamone

Brigantesse: Generosa Cardamone


Brigantesse 3g, R. Focosi, inc. G. Buccinelli – Aggressione di briganti nella Calabria, 1845Generosa, figlia di Angelo, nacque l’8-11-1845 a Castagna (Cz), paese molto provvido di briganti, donde la fama di Paese di briganti, tra i quali suo fratello Giovanni, che si sapeva operante nella zona di Serrastretta, nonchè più di una brigantessa, ossia Rosaria Gualtieri, donna di Antonio Mascaro; Pietra Le Porte moglie di Filippo De Fazio; Santa Scalise e Rosangela Mazza. Ma (Il brigantaggio a Castagna-www.centroculturalecastagna.com/brigantaggio):
Per meglio comprendere la reale portata del Manutengolismo a Castagna è sufficiente ricordare che i Reali Carabinieri impegnati nella ricerca dei diversi briganti si raccomandavano, nelle loro circolari, di evitare la ricerca di informazioni nel Comune di Castagna perché “vi sono molti manutengoli” […] Ma è dopo il 1860 che il fenomeno del brigantaggio esplose veramente nel Comune di Castagna e che ebbe come conseguenza la soppressione dello stesso Comune come “segnale punitivo ad una Comunità inquieta e ribelle”
Nella banda di Pietro Bianco, il suo uomo, Generosa assunse un ruolo di primo piano, procurando prima di tutto di assumere l’aspetto abituale del brigante, dagli abiti (maschili) all’armamento di tutto punto, così come la videro e la descrissero due testimoni che la “incastrarono” con loro testimonianza riguardo l’episodio che la condusse al Tribunale di Cosenza: fu arrestata, 15.3.1866, insieme con il compagno Pietro Bianchi a Castagna in una grotta in località Colla (a 1050 metri s.l.m., lasciando la provinciale che da Bianchi porta in Sila, per quattro kilometri lungo la stradina Maurizio-Timpe-Malisirici costeggiante il fiume Corace).
Il fatto, senz’altro il meno grave e truculento dell’attività della banda, fa ricordare quei pericolosissimi “gangsters” che venivano arrestati e sbattuti a marcire in prigione “soltanto” per il mancato pagamento di una manciata di dollari di tasse: Generosa ed i suoi avevano ucciso, 14-6-1864, a colpi di fucile
sei animali vaccini di proprietà di Leopoldo Muraca in contrada Ospedale, tenimento di Bianchi producendogli un danno valutato per Lire 1275.Brigantessa Cardamone, la grotta del brigante
Generosa fu reclusa in carcere a Cosenza a ventiuno anni malgrado fosse alla vigilia di un parto, quindi fu sottoposta a due giudizi, il primo presso la Corte di Appello delle Calabrie in Catanzaro, 20-9-1867, ed il secondo presso la Corte di Assise di Cosenza, 5-3-1868, e la sua linea di difesa si basò sempre sulla negativa di avere partecipato ad operazioni banditesche:
Io però non ero con loro, stante quando essi partirono per fare questa operazione mi lasciarono nella sila con un’altra donna di Carlopoli appartenente al brigante Piro […] non mi sono noti i particolari di questo stante non ero presente come ho detto ma ricordo benissimo che i ripetuti briganti si partirono dalla sila appositamente e ritornati ce lo narrarono […] per quanto intesi gli cagionarono questo danno per inimicizia che passava tra Pietro bianchi e Muraca, stante costui più di una volta avea perseguitato i briganti.
Premesso che questa nota ed altre seguenti sono tratte dai De Fazio (Angelo e Angela De Fazio- La brigantessa Generosa Cardamone -www.centroculturalecastagna.com/brigantaggio), il persistere nel negare ogni accusa di partecipazione personale non la scagionava affatto, sia perchè da tanti era
veduta in abito virile e con armi lunghe da fuoco ed insidiose, seguitare il Bianchi e la sua comitiva, partecipando alle di lui vendette,
sia perchè era di dominio pubblico di
avere unita ad altri malfattori fatto parte di una banda maggiore di cinque persone che nel 1864 e negli anni posteriori correa armata la campagna allo scopo di delinquere contro le persone e le proprietà,
sia perchè, infine, i due testimoni, i pastori Rosario e Carlo Sacco, avevano dettagliato l’avvenimento, ma proprio la narrazione di Carlo contribuì alla migliore difesa dell’accusata:
il Bianco col calcio del fucile mi vibrò dei colpi, ed un altro malfattore […] con un coltello lungo mi vibrò con esso un colpo alla nuca del collo, senza ferirmi, perché un altro brigante gli trattenne la mano, e questo poi seppi che era una donna a nome Generosa Cardamone druda del Bianco che vestiva da uomo, ed era armata di fucile. Insomma Generosa se la cavò con quattro anni di reclusione a tre di sorveglianza speciale della Pubblica sicurezza, ed alle spese del giudizio a pro dell’erario dello stato.
A questa notizia segue l’altra di un suo matrimonio a Castagna e, poi, il buio sulla sua sorte.
Immagini: sopra  R. Focosi, inc. G. Buccinelli – Aggressione di briganti nella Calabria, 1845
                    sotto  “La grotta del brigante”

Vincenzo Ciorciari

La brigantessa Generosa Cardamone di Angelo e Angela De Fazio, da Castagna.
La brigantessa nacque l’8 novembre 1845.I suoi connotati personali:
 Capelli:        castani;
fronte:         media;

naso:           regolare;

occhi:          castani;

bocca:         giusta;

viso:            regolare;
statura:        giusta;

L’anno 1867 il giorno 20 del mese di settembre la sezione di accusa della Corte di Appello delle Calabrie in Catanzaro processa, insieme a Pietro Bianchi ed altri Generosa Cardamone di Angelo di anni 21 da Castagna.
Le imputazioni a carico sono:
1.     Associazione di malfattori in numero maggiore di cinque con lo scopo di delinquere contro le persone e la proprietà;
2.     Guasto di cosa mobile commesso in banda armata e con aperta violenza, in pregiudizio di Leopoldo Murachi;
L’imputata Cardamone druda del capo comitiva la quale armata al pari degli altri, vestiva da brigante, faceva indubbiamente parte della banda. Negli stessi atti processuali si ribadisce ancora l’accusa di avere fatto parte
di un’associazione di malfattori perché “fu ella veduta in abito virile e con armi lunghe da fuoco ed insidiose, seguitare il Bianchi e la sua comitiva, partecipando alle di lui vendette. Viene inviata per essere ancora processata alla Corte di Assise di Cosenza per avere unita ad altri malfattori fatto parte di una banda maggiore di cinque persone che nel 1864 e negli anni posteriori correa armata la campagna allo scopo di delinquere contro le persone e le proprietà. Viene ordinata a tale scopo pertanto la traduzione della Cardamone nelle carceri giudiziarie di Cosenza. La Corte di Assise di Cosenza, veduti gli atti a carico della detenuta, condanna il giorno 5 Marzo 1868 Generosa Cardamone a “quattro anni di reclusione a tre di sorveglianza speciale della Pubblica sicurezza, ed alle spese del giudizio a pro dell’erario dello stato.
L’anno 1867, il giorno 30 del mese di Aprile alle ore 9:00 antimeridiane nelle carceri di Catanzaro.

Avanti di noi Giovanni Romeo giudice istruttore presso il Tribunale civile  e Conz.le di Catanzaro assistiti dal Commesso Sig. Daniele Pagano, al quale si è fatto prestare il giuramento prescritto dall’art. 87 Codice di P.P. dietro ordine del capo guardiano è comparsa libera e sciolta da ogni legame la detenuta Generosa Cardamone la quale interrogata sulle generali e a dichiarare se e quali prove abbia essa a proprio discarico, risponde:


Sono Generosa Cardamone di angelo, di anni 18, nubile, contadina, nata e domiciliata in Castagna, non arrestata altra volta , né macchiata.
Interrogata analogamente
Risponde: mi ricordo che nell’estate del 1864 Pietro Bianchi, Raffaele Paonessa, Gesualdo Donato, Giuseppe Russo Critelli, Nicola Chiarella, Giuseppe Gigliotti, Davide Esposito ed Antonio Trapasso uccisero degli animali vaccini del Sig. Leopoldo Muraca da Bianchi. Io però non ero con loro, stante quando essi partirono per fare questa operazione mi lasciarono nella sila con un’altra donna di Carlopoli appartenente al brigante Piro.

A domanda risponde: non mi sono noti i particolari di questo stante non ero presente come ho detto  ma ricordo benissimo che i ripetuti briganti si partirono dalla sila appositamente e ritornati ce lo narrarono.

A domanda risponde: per quanto intesi gli cagionarono questo danno per inimicizia che passava tra Pietro bianchi e Muraca, stante costui più di una volta avea perseguitato i briganti.
Ad altre domande è stata negativa.
Lettura e conferma vi persiste e non sa scrivere e crocesegnare.
Fine prima parte



Storia della brigantessa Generosa Cardamone ( Seconda Parte )

Il 14 Giugno del 1864 alcuni briganti, comandati da Pietro Bianco, uccisero a colpi di fucile sei animali vaccini di proprietà di Leopoldo Muraca in contrada Ospedale, tenimento di Bianchi producendogli un danno valutato per Lire 1275.
A questa operazione brigantesca prese parte anche Generosa Cardamone. Due pastori, Rosario e Carlo Sacco stavano pascolando dei bovi quando, secondo la testimonianza poi resa da Carlo Sacco, si presentò “il famigerato capo banda Pietro Bianco e la sua Comitiva che si componeva di otto o nove malfattori armati di tutto quanto, e da me voleva sapere dov’erano gli animali vaccini di Don Bernardo Muraca. Io, perché l’ignorava, gli risposi di non saperlo, al chè il Bianco col calcio del fucile mi vibrò dei colpi, ed un altro malfattore del Comune di Cicala che io non conosceva, ma ho saputo dei medesimi malfattori, che si apparteneva a detto Comune, con un coltello lungo mi vibrò con esso un colpo alla nuca del collo, senza ferirmi, perché un altro brigante gli trattenne la mano, e questo poi seppi che era una donna a nome Generosa Cardamone druda del Bianco che vestiva da uomo, ed
era armata di fucile.
 A Castagna nacquero i suoi nonni: Angelo Cardamone e Nicoletta Sacco. Essi emigrarono negli Stati Uniti d’America alla fine del XIX secolo. Ma Helen per quello che ha scritto, per come l’ha scritto, è a tutti gli effetti una castagnese doc. Nel 1991 su “Selezione dei Reader Digest” apparve un suggestivo racconto intitolato: “Italiano lingua del cuore”. Era la struggente testimonianza di come lei, docente universitaria, aveva scoperto le proprie radici nel ricordo di una nonna che: “…era sempre vestita di nero e parlava solo il dialetto del suo paesello Castagna che aveva lasciato a 17 anni per andare in America… “ e che lei bambina andava a spesso a trovare con sua madre a Utica, nello stato di New York. Quando Helen comprese, volle imparare la lingua italiana, che per lei divenne lingua del cuore. Oggi Helen Barolini è una delle massime scrittrici italo–americane a fianco di scrittori come John Fante, Mario Puzo, Gay Talese, Joseph Giuliani, Antonio Porchia: scrittori e poeti di nostalgiche malinconie e di saghe familiari d’emigranti, di storie d’inesorabili addìi. Ella appartiene alla generazione, per così dire, di mezzo degli italo–americani, figli o già nipoti dei primi emigranti poveri, disperati e analfabeti che poveramente vissero ai margini del grande sogno americano, ignorando totalmente anche la lingua e dovettero sudare sangue per conquistare diritti e dignità. I suoi nonni lasciarono castagna quando da noi si moriva ancora di fame: o briganti o emigranti disse qualcuno! Partirono anche loro su quelle che oggi si chiamano carrette del mare e che portano altra gente di altri luoghi, segnata, però dalla stessa, identica, disperazione alla ricerca di sopravvivenza! Helen ha saputo raccontare l’epopea dei suoi avi e di tutta una generazione di “eroi”, attraverso il libro “Umbertina” pubblicato per la prima volta in America nel 1979. Il libro venne ripubblicato nel 1999 dalla “Feminist Press” e fu subito definito un classico non solo per la storia esemplare e per l’appassionata genealogia di donne, ma soprattutto perché l’epopea dell’emigrazione italiana in America fu per la prima volta raccontata tutta al femminile. Nel 2001 “Umbertina” fu tradotto in italiano e pubblicato dalla casa
editrice Avagliano di Cava dei Tirreni.

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