sabato 9 luglio 2016

Pasquale Binazzi (La Spezia, 12 giugno 1873 - La Spezia, 5 marzo 1944)

Pasquale Binazzi

Pasquale Binazzi (La Spezia, 12 giugno 1873 - La Spezia, 5 marzo 1944), E' stato anarchico italiano, editore e direttore del giornale «Il Libertario» e organizzatore della Resistenza antifascista nella lunigiana. Proprio attorno alla sua figura e al suo giornale orbitano i futuristi di sinistra di tendenza anarchica dello spezzino, quali Renzo Novatore, Auro D'Arcola e Dante Carnesecchi.  

Biografia

Pasquale Binazzi nasce a La Spezia il 12 giugno 1873. Comincia molto presto a lavorare come operaio meccanico all'Arsenale della città , abbracciando quasi immediatamente il pensiero libertario. Nel 1891 conosce Pietro Gori (in tournè e per una serie di conferenze) e inizia a collaborare con alcuni giornali anarchici quali «L'Operaio», «I Raggi» e «La Luce».
E' un militante anarchico molto attivo, la sua presenza è già  segnalata durante i moti della Lunigiana, ai quali partecipa in qualità  di organizzatore insieme a Luigi Molinari. Essendo ricercato perchè anarchico è costretto ad abbandonare il lavoro e la città  di La Spezia. Il 22 gennaio giunge a Milano poi si sposta a Lugano (Svizzera), dove, grazie all'interessamento di Isaia Pacini riesce a trovare un lavoro. In Svizzera non viene meno il suo attivismo: nel marzo 1894, proprio durante una conferenza anarchica in un teatro di Lugano, sfocciata in disordini, viene arrestato e dopo 15 giorni di prigione espulso e consegnato alle autorità  italiane, che dopo averlo arrestato lo libereranno.
Binazzi è nuovamente arrestato nel gennaio 1895, insieme a Luigi Galleani, con l'accusa di aver costituito un'associazione sovversiva, è condannato nel febbraio seguente a 3 anni di carcere e mandato al confino nelle isole Tremiti. Liberato nel 1897, si ferma prima a Genova poi, nel 1899, ritorna a La Spezia, dove prende parte, nel 1901, alla creazione di una "Borsa del lavoro", di cui diviene segretario. La conoscenza di Zelmira Peroni è decisiva, sia perchè diviene sua compagna di vita e sia perchè insieme fondano, nel 1903, «Il Libertario» (a cui collabora anche Pompeo Scipione Barbieri), che in breve tempo riesce ad avere una grande risonanza nazionale. Insieme a Zelmira fonda pure una cooperativa editrice: "La Sociale" .

La propaganda contro il clericalismo

Fra il 1906 ed il 1911 si adopera pure per una profonda demistificazione del clericalismo, indicendo una serie di comizi e conferenze a livello locale e nazionale: E' il periodo del cosiddetto "risveglio anticlericale nazionale", che trova la massima forma di diffusione con le manifestazioni di protesta per l'omicidio di Francisco Ferrer y Guardia [una lapide commemorativa di questi eventi fu posizionata nel 1913 a Novaggio, villaggio del Canton Ticino (N.d.R)]. Nel 1910, a La Spezia, scrive e pubblica l'opuscolo Abbattiamo il Vaticano!, a memoria del grande pedagogista anarchico catalano.

L'agitazione fra gli operai e la guerra Italo-Turca

Pasquale Binazzi convoca a La Spezia nel gennaio del 1911 il "Convegno Anarchico Ligure", in cui si oppone ad ogni ipotesi di tipo organizzativo burocratico, che erano state presentate da suoi compagni presenti al convegno. Nella stessa estate, essendo stato anche sindacalista, si reca a Piombino per seguire da vicino le agitazioni operaie che poi evolveranno a sfavore degli operai. Va quindi a Roma ad assistere al Congresso Anarchico Italiano tenutosi nel settembre dello stesso anno, dove, assieme ad Aristide Ceccarelli, firma una mozione che chiede che la riorganizzazione del movimento anarchico sia rinviata al rientro di Errico Malatesta in Italia. Binazzi si oppone duramente a qualsiasi mediazione con i portatori di idee nazionaliste, esprimendo una durissima condanna, condivisa dai più, alla guerra Italo-Turca. Pasquale Binazzi nel novembre del 1913 si incontra con Errico Malatesta a La Spezia per definire linee e metodica d'intervento degli anarchici nel movimento operaio, ipotizzando che le lotte sindacali ed antimilitariste possano evolvere in propaganda insurrezionale in vista della rivoluzione sociale.

Il problema dell'interventismo


Quando scoppia il primo conflitto mondiale egli si trova al centro dello scontro tra anarco-interventisti e antimilitaristi, in quanto aveva dato spazio sul suo giornale ad articoli filo-Intesa.Il caso più eclatante è quello firmato da Maria Rygier , favorevole alla costituzione di gruppi di volontari anarchici che combattano per la Francia. Binazzi prende immediatamente le distanze da queste posizioni, ribadendo la sua visione internazionalista contraria ad ogni guerra portata avanti dai predoni capitalisti e riaffermando la sua contrarietà  al coinvolgimento degli anarchici nel nascente movimento interventista di sinistra. Errico Malatesta condivide la posizione di Binazzi, il quale promuove, nel gennaio 1915 a Pisa, un Convegno nazionale, insieme ai compagni dell' «Avvenire Anarchico», onde coordinare tanto la propaganda antimilitarista quanto quella interventista, purchè entrambi in linea col motto «guerra alla guerra». Egli ipotizza addirittura l'opportunità  di trasformare il tutto in un movimento insurrezionale nazionale fondato questa parola d'ordine. Su «Il Libertario» viene quindi dato ampio risalto ai risultati delle conferenze socialiste di Zimmerwald e Kienthal. Ed è proprio il manifesto di Zimmerwald su cui Binazzi fa forza, anche se non è ben visto dagli anarchici esclusi dai lavori, esprimendo tutto il suo compiacimento perchè un'ala del movimento socialista si sposta o ritorna su posizioni fieramente internazionaliste.
Binazzi si dimostra quindi "possibilista" verso la costituzione di un "Fronte Unito" con i socialisti che si oppongono al conflitto, che lo porta però a subire duri attacchi dal compagno Renato Siglich su «l'Avvenire anarchico», che lo accusa di annacquare l'ideale anarchico. A queste accuse Binazzi replica che la collaborazione con l'ala socialista internazionalista deve semplicemente collocarsi «nel quadro di una concezione pluralistica del movimento operaio, fondata sul riconoscimento della funzione autonoma delle diverse correnti e quindi della loro necessaria indipendenza organizzativa». Ovvero alleanza tattica in un momento così grave in cui i dettami dottrinari draconiani risultano secondari.

«Il Libertario» e l'avvento del fascismo

«Il Libertario» è per Binazzi il mezzo più efficace per diffondere le sue idee, naturalmente invise allo Stato italiano. Infatti, il 30 maggio 1917, la rivista è sospesa dalle autorità  militari; in dicembre Binazzi è fermato con la sua compagna ed inviato nella colonia penitenziaria di Lipari. Liberato nel gennaio 1919, riprende la pubblicazione del giornale ed assiste, in aprile, al congresso costitutivo dell' Unione Comunista Anarchica Italiana.
Il 27 luglio 1919 è però nuovamente arrestato con l'accusa di aver preso parte, un mese prima, ad un attentato.
Il diffondersi dello squadrismo fascista fa sì che, il 29 ottobre 1922, la sede del giornale venga completamente distrutta, quando lui si trova ricoverato in ospedale. Proprio a causa del fascismo «Il Libertario»è portato avanti con enormi difficoltà  sino al 1926, quando il regime fascista ne impone la chiusura definitiva, condannando la coppia a cinque anni di confino, ridotti poi a due. Il confino oramai è quasi un'abitudine per Binazzi, che vi era già  stato spedito nel 1894 insieme a Gigi Damiani e all'inizio del '900. A Lipari aveva già "soggiornato" con Zelmira dal 1915 fino alla fine del primo conflitto mondiale, colpevoli di propaganda anti-interventista ed antimilitarista.
Ritornato per l'ennesima volta a La Spezia, l'indomito combattente libertario riprende la lotta con l'occupazione delle fabbriche nel 1920 e l'organizzazione degli Arditi del Popolo, necessari per ribattere colpo su colpo agli attacchi degli squadristi fascisti nelle zone "sovversive" dello spezzino e della Lunigiana, sempre con accanto la compagna Zelmira.
Il 4 novembre 1931 assiste al funerale di Luigi Galleani; nel 1937 torna a La Spezia, dove parteciperà  clandestinamente alla Resistenza anarchica nella stessa città  ed in Lunigiana, fino alla sua morte, avvenuta il 5 marzo 1944.

Scritti

Pasquale Binazzi

Zelmira Peroni e Pasquale Binazzi (i primi due a sinistra) nel confino di Lipari nel 1927


Dall’incipit del libro di Abbattiamo il Vaticano:
Più volte riandando colla mente ai periodi epici, in cui i pionieri del libero pensiero dovettero far getto della loro vita per difendere od affermare una verità, arrivavo alla logica conclusione che il genere umano non si sarebbe potuto affrancare dai dogmi religiosi e politici, se prima non venivano abbattuti i simboli che davano ai dogmi veste e riconoscimento di potenza suprema, universale.E poi fino dal 1906 – di fronte all’insolente ridestarsi dell’intolleranza clericale – avevo iniziata sul Libertario l’appendice: I delitti del papato – che per molteplici occupazioni non potei più continuare, ma che mi propongo quanto prima di pubblicare in volumetto – nella quale appendice, a sommi capi, veniva tracciata e documentata l’azione nefanda, terribile e soverchiatrice del papato fin dal suo sorgere ed a traverso i secoli.
Non starò in questo modesto scritto ad accennare ai delitti consumati in nome del fantastico dio ed in nome dalla santa madre chiesa: a me basta dimostrare la necessità suprema che deve essere ormai sentita da tutti i popoli civili, e specialmente dalla parte più sana e liberale d’Italia, quella cioè di togliere al papato ogni influenza e potenza morale e politica.
E come questo stato di cose si può raggiungere? Alla sola condizione che il Vaticano cessi di essere l’augusta ed impenetrabile dimora dei papi.

Pubblicato Abbattiamo il Vaticano e Perchè non votiamo di Pasquale Binazzi

 

 

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