domenica 28 agosto 2016

Afonso de Albuquerque (Alhandra, 1453 — Goa, 16 de dezembro de 1515) esploratore e militare portoghese

Afonso de Albuquerque

Alfonso de Albuquerque, in portoghese Afonso de Albuquerque (1453 – Goa, 16 dicembre 1515), è stato un esploratore e militare portoghese.
Fu un fidalgo portoghese, ufficiale della marina le cui imprese militari resero possibile la creazione del vicereame portoghese delle Indie e di un vero e proprio impero coloniale nell'oceano Indiano. Alfonso tentò di chiudere i passaggi per l'oceano indiano ed impedire l'entrata delle potenze turche e Hindu, trasformandolo di fatto in un Mare Nostrum portoghese. Conquistatore della Malacca nel 1511, estese la presenza portoghese anche sulle isole della Sonda, su Giava e Sumatra, e nel 1513 assoggettò Ormuz e il suo stretto.
Generalmente considerato un genio militare, venne nominato primo duca di Goa (che conquistò nel 1510) dal re Manuele I del Portogallo poco prima della sua morte, primo titolo dato all'esterno della terra madre. Fu il primo duca non appartenente alla famiglia reale. Vittima delle gelosie della corte, tuttavia cadde presto in disgrazia e dovette rendere le sue conquiste a Manuele.

Vita iniziale

Nato ad Alhandra nell'anno 1453, vicino a Lisbona, per qualche tempo fu conosciuto come Il Grande, Il Cesare dell'Est, Leone dei Mari e Il Marte Portoghese. Attraverso il padre, Gonçalo de Albuquerque, Signore di Vila Verde dos Francos (sposato con Dona Leonor de Menezes), che aveva mantenuto una posizione di importanza in corte, Alfonso era collegato ai discendenti illegittimi della famiglia reale portoghese. La sua educazione comprendeva la matematica e il latino classico alla corte di Afonso V del Portogallo, e dopo la morte del monarca sembra che avesse servito per qualche tempo ad Arzila, in Marocco. Al suo ritorno, Alfonso venne nominato estribeiro-mor, o capo scudiero, di Giovanni II.

Spedizioni in oriente

Prima spedizione

Nel 1503 Alfonso partì per la sua prima spedizione verso oriente, scena dei suoi trionfi futuri. In compagnia del parente Francisco, percorse la rotta che lo portò a circumnavigare il Capo di Buona Speranza e che lo condusse in India, dove aiutò il Re di Cochin; in cambio venne dato il permesso di costruire un forte, ponendo le prime basi dell'impero portoghese in oriente.

Operazioni nel golfo persico

Albuquerque ritornò a casa nel luglio 1504, e venne ricevuto dal re Manuele I, il quale lo mise a comando di uno squadrone formato da cinque vascelli in una flotta di sedici che partì per l'India nel 1506 sotto Tristão da Cunha. Dopo diversi attacchi andati a segno contro le città arabe sulla costa orientale africana, Albuquerque si separò da Tristão, e partì con il proprio squadrone contro l'isola di Hormuz, nel Golfo Persico, che all'epoca era uno dei maggiori centri commerciali dell'oriente. Giunse sul luogo il 25 settembre 1507, e in breve ottenne il possesso dell'isola anche se non lo mantenne in seguito a lungo. Fu responsabile della costruzione del castello portoghese sull'isola di Hormuz.
Con il suo squadrone e altre tre unità aggiuntesi raggiunse la costa di Malabar alla fine del 1508, e con il consenso del Re scalzò dal comando il governatore Don Francisco de Almeida. Almeida rifiutò di riconoscere il fatto e fece imprigionare Alfonso, il quale venne liberato tre mesi dopo con l'arrivo del gran maresciallo portoghese nel 1509. Con Almeida mandato in patria, Albuquerque mostrò presto la propria energia e la determinazione del suo carattere, diventando il secondo viceré dello Stato dell'India, posizione che mantenne fino alla sua morte.

Operazioni a Goa e Malacca

Albuquerque intendeva dominare il mondo musulmano e controllare il commercio delle spezie. Un attacco fallito contro Calicut nel gennaio 1510 venne seguito subito dalla cattura della città di Goa. Albuquerque, vedendosi impossibilitato a mantenere il controllo sulla città, la abbandonò in agosto, per poi ritornare con dei rinforzi in novembre, ottenendone il possesso indiscusso. Nell'aprile 1511, partì da Goa per arrivare sulla penisola di Malacca con una forza di 1200 uomini e 17-18 navi. Conquistò la penisola il 24 agosto 1511 dopo una intensa battaglia seguita per tutto il mese di luglio. Albuquerque rimase a Malacca fino al novembre 1511 per preparare difese contro un possibile attacco dei malesi. Ordinò l'uccisione di tutta la popolazione musulmana per ridurre le divergenze religiose e convincere gli indù e i musulmani a convertirsi al Cristianesimo. Ordinò in seguito una spedizione verso oriente per cercare le isole delle spezie di Maluku.

Varie operazioni

Nel 1512 partì per raggiungere la costa di Malabar. Durante il viaggio si verificò una potente tempesta, e il suo vascello, il Flor do Mar, che portava il suo tesoro di conquista, venne distrutto e solo lui stesso riuscì a salvarsi. Nel settembre dello stesso anno giunse a Goa, dove pose fine a una rivolta iniziata da Idalcan, e prese diverse misure per assicurare pace e sicurezza nella città principale dell'impero coloniale portoghese in India. Albuquerque per qualche tempo fu agli ordini del governo e gli venne incaricato di portare a termine una spedizione nel Mar Rosso, per assicurarsi che i portoghesi avessero il controllo esclusivo di quella rotta commerciale. La sua ultima missione di tipo guerrigliero si svolse nel 1515 con un attacco a Hormuz. Gli abitanti dell'isola non opposero resistenza e rimase in mano portoghese fino al 1622.

Spedizioni in Cina

Nel 1513, Jorge Álvares partì per una missione sotto il comando di Albuquerque nel mare cinese, e in breve Albuquerque mandò Rafael Perestrello nel sud della Cina per iniziare una relazione diplomatica commerciale con la dinastia Ming. Dalla Malacca portoghese, Rafael partì per andare a Canton nel 1513 e ancora nel 1515-1516 per commerciare con i cinesi. Questi viaggi, assieme a quelli di Tomé Pires e Fernão Pires de Andrade, furono i primi contatti tra europei e cinesi di tipo commerciale. Dopo la morte dell'Imperatore Zhengde avvenuta il 19 aprile 1521 le fazioni conservative della corte cercarono di limitare l'influenza dei portoghesi espellendo gli ambasciatori e combattendoli via mare presso Tuen Mun, e Tomé venne costretto a scrivere delle lettere a Malacca dove diceva che lui e gli altri ambasciatori non sarebbero stati rilasciati dalle prigioni cinesi fino a quando i portoghesi non avessero lasciato la penisola di Malacca restituendola al re deposto in precedenza (che era un vassallo tributario della dinastia Ming). Le relazioni tra il Portogallo e la Cina ritornarono alla normalità nel 1540 e nel 1557 i portoghesi fondarono la base di Macao, con il consenso dei Ming.

Declino politico e morte

La carriera di Albuquerque ebbe una svolta dolorosa e ignominiosa. Alla corte portoghese aveva diversi nemici che non persero l'opportunità di fomentare la gelosia del Re Manuele contro di lui, e in certe occasioni la sua condotta arbitraria e i suoi giudizi servirono fin troppo al loro scopo. Al ritorno da Hormuz, all'entrata del porto di Goa, Alfonso incontrò un vascello europeo che portava un messaggio annunciante la sua sospensione per mano del suo rivale Lopo Soares de Albergaria. Il colpo fu troppo grande, e Alfonso morì il 16 dicembre 1515.
Prima della sua morte scrisse una lettera al re, dove rivendicò la bontà del suo operato e richiedendo che gli onori e la ricompensa per ciò che aveva svolto per la corona portoghese fossero riconosciuti al figlio, se non per sé stesso. Il suo corpo venne sepolto a Goa nella chiesa di Nostra Signora. Il re del Portogallo si convinse troppo tardi della fedeltà di Alfonso, e cercò di rimediare all'ingratitudine con cui l'aveva trattato lasciando gli onori al figlio naturale di Alfonso, Brás de Albuquerque (1500 - 1580). Nel 1576, Brás pubblicò lettere e papiri scritti da suo padre con il titolo Commentarios do Grande Affonso d'Alboquerque, i quali erano stati raccolti nel 1557.

Curiosità

  • Una varietà di mango che Albuquerque soleva portare con sé durante i viaggi in India è stata chiamata con il nome Mango Alphonso in suo onore; questo frutto è venduto in tutto il mondo.
Alfonso de Albuquerque
 Governor and Captain-General of the Seas of India
Viceroy of India
First Duke of Goa
sconosciuto - Palácio do Correio Velho
"Portrait of Afonso de Albuquerque, Viceroy of Portuguese India" (after 1545), by Unknown. At the National Museum of Ancient Art, Lisbon.

Afonso de Albuquerque (Alhandra, 1453 — Goa, 16 de dezembro de 1515), nomeado O Grande, o César do Oriente, o Leão dos Mares, o Terribil e o Marte Português, foi um fidalgo, militar e o 2.º Vice-Rei e Governador da Índia Portuguesa, cujas ações militares e políticas foram determinantes para o estabelecimento do Império Português no oceano Índico.
Afonso de Albuquerque é reconhecido como um génio militar pelo sucesso da sua estratégia de expansão: procurou fechar todas as passagens navais para o Índico – no Atlântico, Mar Vermelho, Golfo Pérsico e oceano Pacífico – construindo uma cadeia de fortalezas em pontos-chave para transformar este oceano num mare clausum português, sobrepondo-se ao poder dos otomanos, árabes e seus aliados hindus.
Destacou-se tanto pela ferocidade em batalha como pelos muitos contactos diplomáticos que estabeleceu. Nomeado governador após uma longa carreira militar no Norte de África, em apenas seis anos – os últimos da sua vida – com uma força nunca superior a quatro mil homens sucedeu a estabelecer a capital do Estado Português da Índia em Goa; conquistar Malaca, ponto mais oriental do comércio Índico; chegar às ambicionadas "Ilhas das especiarias", as ilhas Molucas; dominar Ormuz, entrada do Golfo Pérsico; e estabelecer contactos diplomáticos com numerosos reinos da Índia, Etiópia, Reino do Sião, Pérsia e até a China. Áden seria o único ponto estratégico cujo domínio falhou, embora tenha liderado a primeira frota europeia a navegar no Mar Vermelho, a montante do estreito Bab-el-Mandeb. Pouco antes da sua morte foi agraciado com o título de vice-rei e "Duque de Goa" pelo Rei D. Manuel I, que nunca usufruiu, no que foi o primeiro português a receber um título de além-mar e o primeiro duque nascido fora da família real. Foi o segundo europeu a fundar uma cidade na Ásia, o primeiro foi Alexandre o Grande.

Primeiros anos

Afonso de Albuquerque nasceu em Alhandra, nos arredores de Lisboa, no ano de 1453. Era o segundo dos quatro filhos de Gonçalo de Albuquerque, 3.º Senhor de Vila Verde dos Francos, e de sua mulher D. Leonor de Meneses, filha de D. Álvaro Gonçalves de Ataíde, 1.º Conde de Atouguia. Através de seu pai, que desempenhava um importante cargo na corte, descendia por via natural da família real portuguesa. Foi educado em matemática e latim clássico na corte de D. Afonso V, onde cresceu e travou amizade com príncipe D. João, futuro rei.
Afonso de Albuquerque serviu dez anos no Norte de África, onde adquiriu experiência militar: em 1471 acompanhou D. Afonso V nas conquistas de Tânger, Anafé e Arzila, onde permaneceu alguns anos como Oficial na guarnição. Em 1476 acompanhou o príncipe D. João nas guerras contra Castela, tendo participado na batalha de Toro. Participou na esquadra enviada em 1480 em socorro de D. Fernando II rei de Aragão, Sicília e Nápoles «para reprimir o furor dos turcos» de avançar na península itálica, no Golfo de Tarento, em Otranto, que culminaria na vitória dos cristãos em 1481.
Em 1481, quando o príncipe D. João ascendeu ao trono como D. João II, Albuquerque regressou a Portugal e foi nomeado seu estribeiro-mor. Em 1489 retornou ao serviço no norte de África, onde comandou a defesa da fortaleza da Graciosa, situada na ilha que o rio Luco forma junto da cidade de Larache e em 1490 fez parte da guarda de D. João II, tendo regressado a Arzila em 1495, onde o seu irmão mais novo, Martim, morreu lutando a seu lado.

Primeira missão na Índia

Quando o novo rei D. Manuel I de Portugal ascendeu ao trono mostrou alguma reticência perante Afonso de Albuquerque, íntimo do temido D. João II e dezassete anos mais velho. Em 6 de Abril de 1503, já numa idade madura e com uma longa carreira militar, Afonso de Albuquerque foi enviado na sua primeira expedição para a Índia com o primo Francisco de Albuquerque, comandando cada qual três naus onde seguiam também Duarte Pacheco Pereira e Nicolau Coelho. Participaram em várias batalhas contra Calecute, onde sucederam a garantir a segurança no trono ao rajá de Cochim. Em retorno pelos serviços prestados obtiveram a permissão para construir uma fortaleza portuguesa em Cochim que seria o primeiro assentamento europeu na índia e o ponto de partida para a expansão do império no oriente, estabelecendo relações comerciais com Coulão. De regresso ao reino em Julho de 1504 «mais cheio de glórias que de despojos», Afonso de Albuquerque foi bem recebido por D. Manuel I.

Capitão-mor da costa da Arábia, 1506-1509

No início de 1506, após ter participado no delinear da estratégia para o oriente, o rei confiou-lhe uma esquadra de cinco navios na armada de dezasseis navios chefiada por Tristão da Cunha com destino à Índia. Seguiam com o objectivo de tomar Socotra e aí iniciar uma fortaleza, na esperança de fechar o comércio no Mar Vermelho, transportando um forte de madeira para apoiar os trabalhos iniciais.
Afonso de Albuquerque seguia como capitão-mor da "costa da Arábia" e "até Moçambique havia de ir debaixo da bandeira de Tristão da Cunha". Levava uma carta com a missão secreta, ordenada pelo rei, de uma vez cumprida a primeira missão substituir o vice-rei D.Francisco de Almeida, que terminaria o mandato dois anos depois. Antes de partir legitimara um filho natural nascido em 1500. e fizera o seu testamento

Tomada de Socotra e Ormuz no Golfo Pérsico

A 6 de Abril de 1506 as duas armadas partiram de Lisboa. Afonso de Albuquerque seguia pilotando o seu próprio navio, pois o piloto designado desaparecera antes da partida. No canal de Moçambique encontraram João da Nova vindo da Índia, que aí invernava após um rombo no casco do seu navio Frol de la mar. Resgataram-no e à nau, juntando-os à frota. De Melinde, Tristão da Cunha enviou uma expedição portuguesa para a Etiópia, que então se pensava ser mais próxima. A missão incluía o padre João Gomes, João Sanches e o tunisino Sid Mohammed (sem conseguir atravessar por Melinde rumariam a Socotra, de onde Afonso de Albuquerque conseguiu desembarcá-los em Filuk, perto do Cabo Guardafui.) Após uma série de ataques bem sucedidos às cidades árabes da costa oriental africana, seguiram para Socotra, onde havia notícia de cristãos, e que tomaram em Agosto de 1507, iniciando uma fortaleza..
Em Socotra os caminhos dos dois capitães separaram-se: Tristão da Cunha partiu para a Índia, indo apoiar os portugueses cercados em Cananor; Afonso de Albuquerque navegou com uma frota de seis navios e quinhentos homens rumo à ilha de Ormuz no Golfo Pérsico, um dos centros chave do comércio no oriente. No percurso conquistaram as cidades de Curiate (Kuryat), Mascate e Corfacão (atual Khor Fakkan), aceitando a submissão das cidades de Kalhat e Soar (Sohar).
A 25 de Setembro de 1507 chegaram a Ormuz precedidos de uma temível reputação e rapidamente tomaram posse da ilha, cujo rei concordou tornar-se tributário do rei de Portugal. Passados poucos dias, chegou um enviado da Pérsia que vinha exigir o pagamento de tributo ao xá Ismail I. O emissário persa foi enviado de volta com a resposta de que o tributo seria apenas balas de canhão e armas, começando assim a ligação entre Albuquerque e o xá Ismail I (muitas vezes referido por Xeque Ismael), fundador do império saváfida.
Como fruto do acordo com o rei de Ormuz, imediatamente Albuquerque iniciou a construção do Forte de Nossa Senhora da Vitória em Ormuz (mais tarde renomeado Forte de Nossa Senhora da Conceição). A primeira pedra foi colocada com pompa e entusiasmo por Albuquerque em 24 de Outubro, com os seus homens de todas as condições participando nos trabalhos de construção. Contudo, na sequência da crescente contestação dos seus capitães, que reclamavam dos duros trabalhos e difíceis condições, vários navios desertaram para a Índia Com a frota reduzida a dois navios e sem mantimentos, Afonso de Albuquerque foi forçado a abandonar Ormuz em Abril de 1508. Retornou a Socotra, onde encontrou a guarnição portuguesa passando fome, e para reabastecer este assentamento assaltou navios muçulmanos e a cidade de Kālhāt (Bahrein). Voltou ainda a Ormuz e só depois rumou à Índia.

Preso em Cananor

Afonso de Albuquerque chegou a Cananor, na Índia, em Dezembro de 1508. Aí imediatamente abriu perante o vice-rei D. Francisco de Almeida a carta selada que recebera do rei nomeando-o Governador. D. Francisco de Almeida, junto do qual estavam já os capitães que haviam abandonado Albuquerque em Ormuz, confirmou que a ordem também lhe fora participada, mas recusou-se a passar de imediato o cargo, protestando que o seu mandato terminava apenas em Janeiro e que pretendia ainda vingar a morte do seu filho junto de Mirocem. Afonso de Albuquerque, ao ver recusada a sua promessa de travar a batalha ele mesmo, e posto que o vice-rei propôs pagar-lhe o devido ao cargo de governador, acatou esta ordem sem confrontar D. Francisco de Almeida e foi para Cochim, onde ficou a aguardar indicações do reino, sustentando do seu bolso a sua comitiva.
É descrito por Castanheda suportando pacientemente a oposição declarada do grupo que se juntara em torno de D. Francisco de Almeida, com o qual mantinha contactos formais. Progressivamente ostracizado, ao saber da chegada à Índia da armada do fidalgo Diogo Lopes de Sequeira com a missão de chegar a Malaca, escreveu-lhe para que intercedesse, mas este ignorou-o e juntou-se ao vice-rei. Simultaneamente Afonso de Albuquerque recusou as aproximações dos que o desafiavam a tomar o poder.
A 3 de Fevereiro de 1509 Francisco de Almeida avançou em força para a Batalha de Diu, que assumiu como vingança pessoal pela morte do seu filho Lourenço de Almeida em circunstâncias dramáticas na Batalha de Chaul. A sua vitória foi determinante: otomanos e mamelucos egípcios abandonaram as águas do Índico, permitindo o domínio português por mais de 100 anos.
Em Agosto, após uma petição dos antigos capitães e Diogo Lopes de Sequeira considerando Afonso de Albuquerque inapto para a governação, D. Francisco de Almeida enviou-o para a fortaleza de Santo Ângelo em Cananor.[ Aí permaneceu isolado, o que o próprio Albuquerque considerou ser sob prisão. Em setembro de 1509 Diogo Lopes de Sequeira avançou na missão de estabelecer contacto com o sultão de Malaca, mas falhou deixando para trás 19 prisioneiros.

Governador da India Portuguesa, 1509-1515

Em Outubro, chegou a Cananor o Marechal do Reino, D. Fernando Coutinho. Era o mais importante fidalgo do reino que alguma vez se deslocara ao Índico, parente de Afonso de Albuquerque, e trazia uma armada de quinze naus e 3000 homens enviada pelo rei para defender os seus direitos e tomar Calecute. A 4 de Novembro Albuquerque iniciou a governação. Após a partida de D. Francisco de Almeida cinco dias depois, Albuquerque rapidamente demonstrou a sua energia e determinação como segundo governante do estado da Índia, cargo que ocuparia até à sua morte.
Afonso de Albuquerque pretendia construir fortalezas em pontos estratégicos da costa, capazes ser abastecidas por mar, para assim dominar o mundo muçulmano e controlar a rede de comércio no Índico, ideia a que D. Francisco de Almeida e os seus capitães se tinham oposto, por considerarem que não havia capacidade para as manter. Inicialmente D. Manuel I e o conselho do reino tentaram distribuir o poder a partir de Lisboa, criando três áreas de jurisdição no Índico: Albuquerque seguira com a missão de tomar Hormuz, Aden e Calecute, missão que até ao fim procurou cumprir; Diogo Lopes de Sequeira fora provido com uma frota e enviado para o sudoeste asiático, com a missão de tentar um acordo com o sultão de Malaca, mas falhou retornando a Cochim e ao reino; a Jorge de Aguiar fora dada a área entre o Cabo da Boa Esperança e Guzerate, sendo sucedido por Duarte de Lemos que partiu para o reino deixando a Albuquerque os seus navios.

Ataque falhado a Calecute

Em Janeiro de 1510, cumprindo as ordens do reino e sabendo da ausência do samorim, Afonso de Albuquerque avançou para Calecute (actual Kozhikode). Contudo teve que recuar após o marechal D. Fernando Coutinho, contra os seus avisos, se ter embrenhado no interior da cidade fascinado pelo saque e sofrido uma emboscada. Para o salvar, Afonso de Albuquerque sofreu um rude ferimento e teve que recuar.

Conquista de Goa, 1510

Falhado o ataque a Calecute, Afonso de Albuquerque apressou-se a formar uma poderosa armada, reunindo vinte e três naus e 1200 homens. Relatos contemporâneos afirmam que pretendia combater a frota mameluca egípcia no Mar Vermelho ou regressar a Ormuz. Contudo, informado por Timoja (um corsário hindu ao serviço do Reino de Bisnaga) de que seria mais fácil encontrá-la em Goa, onde se havia refugiado após a Batalha de Diu, dada a doença do sultão Hidalcão e a guerra entre os sultanatos do Decão. investiu de surpresa na captura de Goa ao sultanato de Bijapur. Cumpriu assim outra missão do reino, que não pretendia ser visto como eterno "hóspede" de Cochim, e cobiçava Goa por ser o melhor porto comercial da região, entreposto de cavalos árabes para os sultanatos do Decão.
A primeira investida a Goa deu-se de 4 de Março a 20 de Maio de 1510. Numa primeira ocupação, sentindo-se impossibilitado de segurar a cidade dadas as más condições das suas fortificações, a retracção do apoio inicial da população hindu e a insubordinação entre os seus após um forte ataque de Ismail Adil Shah, Afonso de Albuqerque recusou um vantajoso acordo de paz e abandonou-a em Agosto. A frota destroçada e uma revolta palaciana em Cochim dificultavam a sua recuperação. Quando chegaram novos navios do reino destinavam-se apenas a Malaca, sob o comando do fidalgo Diogo Mendes de Vasconcelos, a quem tinha sido dado o comando rival da região.
Apenas três meses depois, a 25 de Novembro, Albuquerque reapareceu em Goa com uma frota totalmente renovada e Diogo Mendes de Vasconcelos, contrariado, a seu lado com os reforços de Malaca e trezentos malabaris. Em menos de um dia tomou posse de Goa a Ismail Adil Shah e seus aliados otomanos, que se renderam a 10 de Dezembro. Estima-se que 6.000 dos 9.000 defensores muçulmanos da cidade morreram, quer na violenta batalha nas ruas ou afogados enquanto tentavam escapar. Reconquistou o apoio da população hindu mas frustrou as expectativas de Timoja, que ambicionava tornar-se governador da cidade: Afonso de Albuquerque recompensou-o tornando-o representante do povo, como intérprete conhecedor dos costumes locais. Apesar de ataques constantes, Goa tornou-se o centro da presença portuguesa, com a conquista a desencadear o respeito dos reinos vizinhos: o sultão de Guzerate e o samorim de Calecute enviaram embaixadas, oferecendo alianças, concessões e locais para fortificar.
Perante queixas de escassez de moeda local, Albuquerque iniciou nesse ano em Goa a primeira cunhagem de moeda portuguesa fora do reino, aproveitando a oportunidade para anunciar a conquista territorial. A nova moeda mantinha o peso, forma e tamanho das moedas locais, mas apresentava numa face a cruz e na outra a esfera armilar que D. Manuel então adoptara como símbolo.

Tomada de Malaca, 1511

Em Fevereiro de 1511 chegou através de um mercador hindu chamado Nina Chatu uma carta de Rui de Araújo, um dos prisioneiros portugueses em Malaca, instando a avançar com a maior armada possível, e dando pormenores sobre os procedimentos. Albuquerque mostrou-a a Diogo Mendes de Vasconcelos, como argumento para avançar numa frota conjunta. Em Abril de 1511, após fortificar Goa, reuniu uma força de cerca de 900 portugueses e 200 mercenários hindus, com cerca de dezoito navios. Contrariando as ordens do reino e sob os protestos de Diogo Mendes de Vasconcelos, que reclamava para si o comando da expedição, zarpou de Goa para o sultanato de Malaca, preparado para a conquista e instado a libertar os portugueses,. Sob as suas ordens estava Fernão de Magalhães, que participara na embaixada falhada de Diogo Lopes de Sequeira em 1509.
Após uma falsa partida em direcção ao Mar vermelho, contornou o cabo Comorim dirigindo-se ao estreito de Malaca. Era a mais rica cidade que os portugueses tentavam tomar, ponto mais importante a leste da rede onde se encontravam mercadores malaios, guzerates, chineses, japoneses, javaneses, bengaleses, persas e árabes, entre outros, num comércio descrito por Tomé Pires como senso de valores inestimáveis. Apesar da riqueza, era uma cidade com construções civis em madeira, com poucos edifícios em alvenaria. Em contrapartida era defendida por um poderoso exército de mercenários e artilharia, estimado em 20.000 homens e mais de 2000 peças. A sua maior fraqueza era a impopularidade do governo do sultão Mahmud Shah, que ao privilegiar os muçulmanos gerara insatisfação junto das dos restantes mercadores.
Albuquerque avançou com arrojo os navios para a cidade, ornamentados com pendões e disparando salvas de canhão. Declarou-se então senhor de toda a navegação, exigindo ao sultão que libertasse os prisioneiros portugueses de 1509, que pagasse os danos causados e pedindo para construir uma feitoria fortificada. O sultão acabou por libertar os prisioneiros, mas sem se mostrar impressionado pelo pequeno contingente português. Albuquerque incendiou então alguns navios do porto e quatro edifícios costeiros, para testar a resposta do sultão.
A cidade era dividida pelo rio de Malaca, e ligada por uma ponte, um ponto estratégico. A 25 de Julho ao amanhecer os portugueses desembarcaram numa luta renhida, onde foram atacados com flechas envenenadas, e ao entardecer tomaram a ponte, aguardando a reacção do sultão, mas recolheram aos navios. Sentindo que o sultão não reagia, preparam um junco alto que fora oferecido por mercadores chineses, enchendo-o de homens, artilharia, sacos de areia. Comandado por António de Abreu fizeram-no subir o rio na maré alta, até à ponte, com sucesso: no dia seguinte todo contingente tinha desembarcado. Investindo ferozmente, derrubaram as barricadas que tinham sido construídas entretanto. De súbito, o sultão finalmente apareceu, chefiando o seu exército de elefantes de guerra para esmagar os invasores. Apesar do espanto, um dos portugueses, Fernão Gomes de Lemos, aproximou-se e espicaçou um dos animais com uma lança, fazendo-o erguer-se e recuar.
Outros portugueses imitaram-no e a frente de elefantes recuou em pânico, derrubando o exército que os seguia, e o próprio sultão, lançando o caos e dispersando-o. Seguiu-se uma semana de calmaria. Albuquerque descansou os seus homens e aguardou a reacção do sultão. Os mercadores aproximavam-se sucessivamente, apelando aos portugueses por protecção. Foram-lhes dadas bandeiras para assinalar os seus estabelecimentos, sinal de que não seriam saqueados.
Em 24 de Agosto os portugueses atacaram de novo, mas o sultão e os seus aliados guzerates haviam partido. Sob ordens firmes procedem ao saque da cidade, respeitando as bandeiras, no que seria mesmo assim um saque fabuloso.
Albuquerque permaneceu na cidade, construindo de imediato uma fortaleza, preparando as defesas contra um eventual contra-ataque malaio, distribuindo os seus homens por turnos e utilizando as pedras da mesquita e do cemitério. Apesar dos atrasos causados pelo calor e pela malária, foi concluída em Novembro de 1511, e ficou conhecida como "a famosa", de que hoje sobrevive a porta. Terá sido então que Albuquerque mandou gravar uma grande pedra com os nomes dos principais participantes na conquista. Como se gerou grande discussão sobre a ordem em que deveriam surgir, Albuquerque tê-la-á mandado assentar voltada para a parede, apenas com a inscrição Lapidem quem reprobaverunt aedificantes. ("a pedra que os construtores rejeitaram", em latim da profecia de David, Salmos 118:22-23) na frente.
Em Malaca Albuquerque estabeleceu a administração portuguesa, nomeando Rui de Araújo feitor e designando Nina Chatu para substituir o anterior bendahara, como representante da população "kafir" e conselheiro. Além de auxiliar na governação da cidade e cunhagem de moeda, este forneceu também o juncos onde seguiram diversas missões diplomáticas. Simultaneamente, prendeu e executou impiedosamente o poderoso mercador javanês Utimuta Raja, a quem fora dado o cargo de representante da população javanesa, mas que manteve contactos com a família real no exílio.

Missões diplomáticas a partir de Malaca

Missões diplomáticas a Pegu, Sumatra e Sião, 1511

Em Malaca Albuquerque investiu simultaneamente em esforços diplomáticos demonstrando ampla generosidade com os mercadores do sudeste asiático, como os chineses, na esperança de que estes fizessem eco das boas relações com os portugueses. Enviou várias missões aos territórios vizinhos: Rui Nunes da Cunha foi enviado para Pegu (actual Myanmar), com o rei Binyaram a enviar um emissário a Cochim em 1514 e, conhecendo as ambições siamesas sobre Malaca, imediatamente enviou Duarte Fernandes em missão diplomática ao Reino do Sião (actual Tailândia), onde foi o primeiro europeu a chegar viajando num junco chinês que retornava à China, estabelecendo relações amigáveis entre os reinos de Portugal e do Sião.

Chegada às Molucas, as "ilhas das especiarias", 1512

Ainda em Novembro desse ano, ao tomar conhecimento da localização secreta das chamadas "ilhas das especiarias", ordenou a partida dos primeiros navios portugueses para o sudeste asiático, comandado pelo seu homens de confiança António de Abreu e por Francisco Serrão, guiados por pilotos malaios. Estes são os primeiros europeus a chegar às Ilhas Banda nas Molucas. A nau de Serrão encalhou próximo a Ceram e o sultão de Ternate, Abu Lais, entrevendo uma oportunidade de aliar-se com uma poderosa nação estrangeira, trouxe os tripulantes para Ternate em 1512. A partir de então os portugueses foram autorizados a erguer uma fortificação-feitoria na ilha, na passagem para o oceano Pacífico: o Forte de São João Baptista de Ternate.

Contactos com a China, 1513

No início de 1513, navegando a partir de Pegu numa missão ordenada por Afonso de Albuquerque Jorge Álvares obteve autorização para aportar na Ilha de Lintin, no delta do rio das Pérolas, no sul da China. Pouco depois Afonso de Albuquerque enviou Rafael Perestrelo ao sul da China, procurando estabelecer relações comerciais com a Dinastia Ming. Em navios de Malaca, Rafael navegou até Cantão (Guangzhou) em 1513 e de novo em 1515-1516 para aí comerciar com mercadores chineses. Estas expedições, junto com as realizadas por Tomé Pires e Fernão Pires de Andrade, foram os primeiros contactos diplomáticos e comerciais directos de europeus com a China.

Naufrágio na Flor de la Mar

Na noite de 20 de Novembro de 1511, após quase um ano de permanência em Malaca, navegando de regresso à Índia com o valioso espólio da conquista de Malaca, uma tempestade fez naufragar a velha nau Frol de la mar onde seguia Afonso de Albuquerque. O naufrágio fez numerosas vítimas, Albuquerque salvou-se em condições difíceis "apenas com a roupa que trazia", com auxílio de uma jangada improvisada. Perdeu-se o valioso saque da conquista de Malaca, presentes do rei do Sião para o rei de Portugal e toda a sua fortuna.
Albuquerque voltou de Malaca para Cochim. Não navegara para Goa, porque enfrentava uma grave revolta liderada pelas forças de Ismael Adil Shah, sultão de Bijapur, liderada por Rasul Khan com a ajuda de alguns dos seus compatriotas. Enquanto se ausentara em Malaca, os portugueses que se opunham à tomada de Goa tinham renunciado à posse, tendo mesmo escrito ao rei, afirmando que seria melhor deixá-la. Impedido de navegar pela monção e com poucas forças disponíveis, teve que esperar a chegada de duas frotas com reforços, de seu sobrinho D. Garcia de Noronha e de Jorge de Melo Pereira.
Em 10 de Setembro de 1512, Albuquerque partiu de Cochim para Goa com quatorze navios transportando 1.700 soldados. Determinado a recuperar a fortaleza, preparou trincheiras e o derrube da muralha, mas na manhã do ataque planeado, Rasul Khan rendeu-se. Albuquerque exigiu a devolução do forte com toda a artilharia, munições e cavalos, e que os desertores fossem entregues. Alguns tinham-se juntado a Rasul Khan ao serem forçados a fugir Goa em Maio de 1510, outros durante o recente cerco. Rasul Khan consentiu, na condição de que as suas vidas fossem poupadas, abandonando Goa. Albuquerque manteve a sua palavra, mas puniu-os mutilando-os horrivelmente. Um dos renegados foi Fernão Lopes, enviado sob custódia para Portugal, que fugiu na ilha de Santa Helena levando uma vida de "Robinson Crusoé" por muitos anos. Após estas medidas fez da cidade o mais florescente dos assentamentos portugueses na Índia.

Regresso ao Mar Vermelho, 1513

Em Dezembro de 1512 chegara a Goa Mateus, um embaixador da Etiópia. Fora enviado pela rainha regente Eleni da Etiópia, na sequência da chegada dos enviados de Tristão da Cunha vindos de Socotra em 1507. Seguira como embaixador para o rei D. Manuel I de Portugal e ao Papa, em busca de uma aliança para fazer face ao crescente poder otomano na região. Apesar da desconfiança de alguns, que o consideravam um impostor ou espião muçulmano, Albuquerque recebeu-o com honras e imediatamente avisou o rei, que por sua vez informou da sua chegada o Papa Leão X em 1513. Visto como o muito esperado contacto com o lendário Preste João e com Pêro da Covilhã, Mateus foi enviado por Albuquerque de Cananor para Portugal.
Em Fevereiro de 1513, enquanto que Mateus estava em Portugal, Albuquerque zarpou para o Mar Vermelho com uma força de cerca de 1000 portugueses e 400 malabares. Estava, desde o início, investido sob ordens do reino na missão de garantir o domínio deste canal para Portugal. A árida ilha de Socotra revelara-se ineficaz para controlar a entrada do Mar Vermelho e fora abandonada. A sugestão de Albuquerque que Massawa poderia tornar-se uma boa base portuguesa pode ter sido influenciada pelos contactos com Mateus. Sabendo que os mamelucos preparavam uma segunda frota no Suez, quis avançar antes dos reforços chegarem a Áden e, assim, sitiou a cidade. Aden era uma cidade fortificada e, apesar de seguir equipado com escadas de assalto estas quebraram. Após meio dia dura batalha as forças de Albuquerque acabaram por retirar. Cruzaram então o Mar Vermelho no interior do estreito Bab-el-Mandeb, como a primeira frota europeia a ter navegado nessas águas. Albuquerque tentara chegar a Jeddah, mas os ventos eram desfavoráveis e em Maio recolheram à ilha de Kamaran, até que a doença e falta de água doce os forçou a partir. Em Agosto de 1513, após uma segunda tentativa para chegar a Áden, voltaram para a Índia, sem resultados significativos. Tentando destruir o poder do Egipto, consta que Albuquerque ponderou a ideia de desviar o rio Nilo para secar todo o país. Entre as intenções mais demonstrativas do seu temperamento destaca-se o plano de roubar o corpo do profeta Maomé, sequestrando-o como penhor enquanto todos os muçulmanos não abandonassem a Terra Santa.

Administração e diplomacia em Goa 1514

Em 1514 na Índia Afonso de Albuquerque dedicou-se à administração e diplomacia, a concluir a paz com Calecute, a receber embaixadas e a consolidar e embelezar Goa, estimulando os casamentos com locais. Na época poucas portuguesas chegavam ao Índico e, desde 1511 o governo português incentivou os casamentos dos seus homens com locais, numa política definida por Albuquerque. Para promover a fixação, o rei de Portugal atribuía o estatuto de homem livre e isenção de pagamento de impostos à Coroa aos então conhecidos como "casados", ou "homens casados " que se aventuravam a estabelecer-se no exterior. Com o encorajamento de Albuquerque, e apesar de grande oposição, os casamentos mistos floresceram. Frequentemente nomeou locais para cargos da administração portuguesa e não interferiu nas tradições, com excepção do "sati", a imolação das viúvas, que proibiu.
No início de 1514 foi enviada ao Papa Leão X a embaixada faustosíssima do rei Manuel I, liderada por Tristão da Cunha, que percorreu as ruas da cidade numa extravagante procissão de animais das colónias e riquezas das Índias que impressionaram a Europa. Nesse ano, Afonso de Albuquerque enviara embaixadores ao Sultão Muzafar II de Cambaia (Guzerate), pedindo autorização para construir uma fortaleza em Diu. A missão voltou sem acordo, mas foram trocados presentes diplomáticos, incluindo um Rinoceronte-indiano. Albuquerque enviou-o ao Rei D. Manuel I, que por sua vez o enviou como presente ao Papa Leão X. Contudo morreu num naufrágio na costa italiana. Com base numa descrição escrita e num breve esboço, o pintor alemão Albrecht Dürer criou então o famoso rinoceronte de Dürer sem jamais ter visto o rinoceronte real, que foi o primeiro exemplar visto na Europa desde os tempos romanos. O seu prestígio chegara ao auge, criando as bases do Império Português no Oriente e sendo «Chamado o Grande pelas heroicas façanhas com que encheu de admiração a Europa e de pasmo e terror a Ásia».

Conquista de Ormuz e últimos dias, 1515

Em 1513 após regressar do Mar Vermelho, já em Cananor, Albuquerque fora visitado por um embaixador do xá Ismail I Safávida da Pérsia, que enviara embaixadores a Guzerate, Ormuz e Bijapur. O embaixador enviado a Bijapur visitou Albuquerque convidando-o a nomear um enviado de volta para a Pérsia. Miguel Ferreira foi enviado através de Ormuz para Tabriz, onde manteve várias conversações com o xá Ismail sobre os objetivos comuns de derrotar o sultão mameluco. Tendo retornado com ricos presentes e um embaixador, em Março de 1515 no regresso foram recebidos por Albuquerque em Ormuz, onde veio de estabelecer o seu domínio. A ilha no Golfo Pérsico rendeu-se-lhe sem resistência. Aí permaneceu, concluindo a construção da fortaleza de Ormuz em 1515, investindo em esforços diplomáticos para o seu plano de domínio dos pontos estratégicos que permitiam o controlo marítimo e o monopólio comercial da Índia e a receber enviados, mas cada vez mais doente. Em Novembro de 1515, decidiu voltar, mas não sobreviveu à viagem.
A carreira de Afonso de Albuquerque teve um final doloroso e ignominioso. Na corte portuguesa tinha vários inimigos que não perdiam a oportunidade de espicaçar a inveja do rei D. Manuel I contra ele, insinuando que pretendia a independência do poder na Índia. A sua conduta, por vezes imprudente e tirânica, serviu estes fins na perfeição. No regresso de Ormuz, à entrada do porto de Goa, cruzou-se com um navio vindo da europa que trazia a notícia da sua substituição pelo seu inimigo pessoal Lopo Soares de Albergaria, líder do grupo que se lhe opusera quando da substituição do vice-rei. O golpe foi demasiado para Afonso de Albuquerque, que morreu no mar a 16 de Dezembro de 1515.
É-lhe atribuída a frase de "Mal com el-rei por amor dos homens, mal com os homens por amor de el-rei.", que terá exclamado ao saber da notícia. Pouco antes de morrer, em resposta a uma carta do rei admoestando-o pelos gastos e conquistas excessivas, e por não se ter dedicado ao objectivo inicial, escreveu uma carta ao rei em tom digno e afectuoso, assumindo a sua conduta e pedindo para o seu filho natural as honras e recompensas que eram justamente devidas a si próprio:
O rei D. Manuel I enviara Lopo Soares de Albergaria em Março de 1515. Contudo em Agosto, através de contactos em Veneza, soube que o sultão mameluco do cairo, incomodado com os avanços no Mar Vermelho, preparara no Suez uma frota com homens e artilharia prontos para investir contra os portugueses na Índia e, principalmente, em Ormuz. Temendo os efeitos e arrependido de ter substituído Albuquerque, escreveu de imediato a Lopo Soares, pedindo-lhe que caso já tivesse iniciado a governação devolvesse a Albuquerque o comando das operações, provendo-o de meios para que este pudesse combater as forças rivais. Contudo quando a carta chegou, Albuquerque já havia falecido.
Segundo Brás de Albuquerque, antes e morrer Albuquerque pediu para vestir o manto da Ordem militar de Santiago, "já que era comendador". Em Goa o seu corpo foi recebido por uma multidão que não acreditava que Albuquerque tivesse morrido. Assim foi sepultado na igreja de Nossa Senhora da Serra em Goa» que mandara edificar em 1513, em cumprimento de um voto por se ter salvo com a sua nau "de uns baixios" na ilha de Kamaran (esta igreja foi demolida entre 1811 e 1842, durante o breve período de domínio britânico de Goa). Em 1566, passados 51 anos, «foi trasladado, como dispusera seu testamento, ao convento de Nossa Senhora da Graça dos Religiosos Eremitas de Santo Agostinho da corte, para onde foi conduzido em 19 de Maio de 1566 com pompa». A igreja da Graça ruiu com o terramoto de Lisboa de 1755 e foi reconstruida, perdendo-se o rasto do túmulo original.

Legado e descendência

  • O rei D. Manuel I de Portugal, reconhecendo demasiado tarde a sua fidelidade, procurou reparar a injustiça com que fora tratado cumulando de honras o seu filho natural Brás de Albuquerque (1500—1580), cumprindo assim o último pedido de Afonso de Albuquerque. Baptizado Brás, este mudou o nome para Afonso «por insinuação do rei D. Manuel, querendo este Príncipe igualmente eternizar na sua pessoa a memória de seu ilustre progenitor».
  • Em 1557 Brás de Albuquerque publicou uma selecção dos documentos de seu pai sob o título "Commentarios de Afonso dAlboquerque capitão geral & gouernador da India, colligidos... das proprias cartas que elle escreuia ao muyto poderoso Rey Dõ Manuel". Seriam impressos segunda vez em 1576, com o título "Comentários do Grande Afonso de Albuquerque". Nessa segunda edição, com já mais de 70 anos, Brás de Albuquerque corrigira e completara a informação, como afirma na dedicatória ao rei D. Sebastião de Portugal
  • Em 1572 os feitos de Albuquerque foram celebrados por Luís Vaz de Camões em "Os Lusíadas", Canto X (estrofes 40 a 49).
  • O poema heróico de Francisco de Sá de Meneses, Malaca Conquistada pelo grande Afonso de Albuquerque, em 12 Cantos e oitava rima, é publicado pela primeira vez em 1634.
  • Em 1932 Fernando Pessoa retrata Albuquerque na obra "Mensagem" no capítulo a que chama Brasão, como uma asa do grifo simbólico do império português, sendo a outra D. João II de Portugal e a cabeça o Infante D. Henrique.
  • Uma extraordinária e cara variedade de manga que Afonso de Albuquerque costumava trazer das suas viagens à Índia foi nomeada em sua honra e ainda hoje é vendida em todo o mundo como manga Afonso.
Foram impressas duas séries de notas, de 5, 10, 20, 50, 100 e 500 rupias e de 30$00, 60$00, 100$00, 300$00, 600$00 e 1.000$00 da Índia com a sua imagem.

Títulos e honras


Brasão de Armas do Duque de Goa.
Em 1515, com o fim do seu mandato de Governador, Afonso de Albuquerque foi agraciado pelo Rei D. Manuel I com os títulos de Vice-Rei da Índia, Duque de Goa e Senhor do Mar Vermelho e o título e tratamento de Dom.
O título de Vice-Rei estava apenas vago desde 1510, ano da morte de D. Francisco de Almeida, 1º Vice-Rei da Índia, não tendo por isso sido concedido a Afonso de Albuquerque quando foi nomeado Governador em 1509.[nota 1]
O título de Duque de Goa foi o primeiro título nobiliárquico de Duque concedido em Portugal fora da Família Real e o primeiro referente a um local fora do Reino. A Casa de Goa veio a extinguir-se, por efeito da Lei Mental, com a morte sem descendência varonil do 2º duque, D. Afonso Brás de Albuquerque, filho único do Vice-Rei D. Afonso de Albuquerque

 
          .  .  .  .  .  .  o grande Cavaleiro,
Que ao vento velas deu na ocídua parte,
E lá, onde infante o Sol dá luz primeiro,
Fixou das Quinas santas o Estandarte.
E com afronta do infernal guerreiro,
(Mercê do Céu) ganhou por força, e arte
O áureo Reino, e trocou com pio exemplo
A profana mesquita em sacro templo.
*                 *                 *                 *
O tempo chega, Afonso, em que a santa
Sião terá por vós a liberdade,
A Monarquia, que hoje o Céu levanta,
Devoto consagrando à eternidade.
Ó bem nascida generosa planta,
Que em flor fruto há-de dar à Cristandade,
E matéria a mil cisnes, que, cantando
De vós, se irão convosco eternizando.
De Cristo a injusta morte vingou Tito
Na de Jerusalém total ruína:
E a vós, a quem Deus deu um peito invito,
Ser vingador de sua Fé destina.
Extinguir do Agareno o falso rito
É de vosso valor a empresa dina:
Tomai pois o bastão da empresa grande
Para o tempo que o Céu marchar vos mande.


Malaca Conquistada pelo grande Afonso de Albuquerque (1634), poema épico de Francisco de Sá de Meneses.

 

Mapa de 1502 representando o Mar Vermelho e a ilha de Socotra (vermelho), e o Golfo Pérsico (azul) com o estreito e ilha de Ormuz, pormenor do planisfério de Cantino
CantinoPlanisphere.png: Anonymous. derivative work: Uxbona (talk) - CantinoPlanisphere.png
Enlarged detail showing Red Sea and Persian Gulf as viewed in 1502 in the Cantino World Map. Most important manuscript map surviving from the early Age of Discovery, the Cantino World Map is named for Alberto Cantino, an Italian diplomatic agent in Lisbon who obtained it in 1502 for the Duke of Ferrara. It incorporates extensive new geographical information based on four series of voyages: Columbus to the Caribbean, Pedro Álvarez Cabral to Brazil, Vasco de Gama followed by Cabral to eastern Africa and India, and the brothers Corte-Real to Greenland and Newfoundland. Except for Columbus, all had sailed under the Portuguese flag.

Afonso de Albuquerque, Duke of Goa (Portuguese pronunciation: [ɐˈfõsu dɨ aɫbuˈkɛɾk(ɨ)]; c. 1453 – 16 December 1515) (also spelled Aphonso or Alfonso), was a Portuguese general, a "great conqueror," a statesman, and an empire builder.
Afonso advanced the three-fold Portuguese grand scheme of combating Islam, spreading Christianity, and securing the trade of spices by establishing a Portuguese Asian empire. Among his achievements, Afonso was the first European to enter the Persian Gulf, and he led the first voyage by a European fleet into the Red Sea. His military and administrative works are generally regarded as among the most vital to building and securing the Portuguese Empire in the Orient, the Middle East, and the spice routes of eastern Oceania.
Afonso is generally considered a military genius, and "probably the greatest naval commander of the age" given his successful strategy – he attempted to close all the Indian Ocean naval passages to the Atlantic, Red Sea, Persian Gulf, and to the Pacific, transforming it into a Portuguese mare clausum established over the opposition of the Ottoman Empire and its Muslim and Hindu allies. In the expansion of the Portuguese Empire, Afonso initiated a rivalry that would become known as the Ottoman–Portuguese war, which would endure for many years. Many of the Ottoman–Portuguese conflicts in which he was directly involved took place in the Indian Ocean, in the Persian Gulf regions for control of the trade routes, and on the coasts of India. It was his military brilliance in these initial campaigns against the much larger Ottoman Empire and its allies that enabled Portugal to become the first global empire in history. He had a record of engaging and defeating much larger armies and fleets. For example, his capture of Ormuz in 1507 against the Persians was accomplished with a fleet of seven ships. Other famous battles and offensives which he led include the conquest of Goa in 1510 and the capture of Malacca in 1511. He became admiral of the Indian Ocean, and was appointed head of the "fleet of the Arabian and Persian sea" in 1506.
During the last five years of his life, he turned to administration, where his actions as the second governor of Portuguese India were crucial to the longevity of the Portuguese Empire. He pioneered European sea trade with China during the Ming Dynasty with envoy Rafael Perestrello, Thailand with Duarte Fernandes as envoy, and with Timor, passing through Malaysia and Indonesia in a voyage headed by António de Abreu and Francisco Serrão. He also aided diplomatic relations with Ethiopia using priest envoys João Gomes and João Sanches, and established diplomatic ties with Persia, during the Safavid dynasty.
He became known as "the Great", "the Terrible", "the Caesar of the East", "the Lion of the Seas", and "the Portuguese Mars".

Early life

Afonso de Albuquerque was born in 1453 in Alhandra, near Lisbon. He was the second son of Gonçalo de Albuquerque, Lord of Vila Verde dos Francos, and Dona Leonor de Menezes. His father held an important position at court and was connected by remote illegitimate descent with the Portuguese monarchy. He was educated in mathematics and Latin at the court of Afonso V of Portugal, where he befriended Prince John, the future King John II of Portugal.
Afonso’s early training is described by Diogo Barbosa Machado: “D. Alfonso de Albuquerque, surnamed the Great, by reason of the heroic deeds wherewith he filled Europe with admiration, and Asia with fear and trembling, was born in the year 1453, in the Estate called, for the loveliness of its situation, the Paradise of the Town of Alhandra, six leagues distant from Lisbon. He was the second son of Gonçalo de Albuquerque, Lord of Villaverde, and of D. Leonor de Menezes, daughter of D. Álvaro Gonçalves de Athayde, Count of Atouguia, and of his wife D. Guiomar de Castro, and corrected this injustice of nature by climbing to the summit of every virtue, both political and moral. He was educated in the Palace of the King D. Afonso V, in whose palaestra he strove emulously to become the rival of that African Mars”.
Afonso served 10 years in North Africa, where he gained military experience in fierce campaigns against Muslim powers and Ottoman Turks.
In 1471, under the command of Afonso V of Portugal, he was present at the conquest of Tangier and Arzila in Morocco, serving there as an officer for some years. In 1476 he accompanied Prince John in wars against Castile, including the Battle of Toro. He participated in the campaign on the Italian peninsula in 1480 to rescue Ferdinand II of Aragon from the Ottoman invasion of Otranto that ended in victory. On his return in 1481, when Prince John was crowned as King John II, Afonso was made Master of the Horse for his distinguished exploits, chief equerry (estribeiro-mor) to the King, a post which he held throughout John's reign (1481–95). In 1489 he returned to military campaigns in North Africa, as commander of defense in the Graciosa fortress, an island in the river Luco near the city of Larache, and in 1490 was part of the guard of King John II, returning to Arzila in 1495, where his younger brother Martim died fighting by his side.
Afonso made his mark under the stern John II, and won military campaigns in Africa and the Mediterranean sea, yet Asia is where he would make his greatest impact.

First expedition to India, 1503

When King Manuel I of Portugal was enthroned, he showed some reticence towards Afonso, a close friend of his dreaded predecessor and seventeen years his senior. Eight years later, on 6 April 1503, after a long military career and at a mature age, Afonso was sent on his first expedition to India together with his cousin Francisco de Albuquerque. Each commanded three ships, sailing with Duarte Pacheco Pereira and Nicolau Coelho. They engaged in several battles against the forces of the Zamorin of Calicut (Calecute, Kozhikode) and succeeded in establishing the King of Cohin (Cohim, Kochi) securely on his throne. In return, the King gave them permission to build the Portuguese fort Immanuel (Fort Kochi) and establish trade relations with Quilon (Coulão, Kollam). This laid the foundation for the eastern Portuguese Empire.

Second expedition to India, 1506

Afonso returned home in July 1504, and was well received by King Manuel I. After he assisted with the creation of a strategy for the Portuguese efforts in the east, King Manuel entrusted him with the command of a squadron of five vessels in the fleet of sixteen sailing for India in early 1506 headed by Tristão da Cunha. Their aim was to conquer Socotra and build a fortress there, hoping to close the trade in the Red Sea. Afonso went as "chief-captain for the Coast of Arabia", sailing under da Cunha's orders until reaching Mozambique. He carried a sealed letter with a secret mission ordered by the King: after fulfilling the first mission, he was to replace the first viceroy of India, Francisco de Almeida, whose term ended two years later. Before departing, he legitimized a natural son born in 1500, and made his will.

First conquest of Socotra and Ormuz, 1507

The fleet left Lisbon on 6 April 1506. Afonso piloted his ship himself, having lost his appointed pilot on departure. In Mozambique Channel, they rescued Captain João da Nova, who had encountered difficulties on his return from India; da Nova and his ship, the Frol de la mar, joined da Cunha's fleet. From Malindi, da Cunha sent envoys to Ethiopia, which at the time was thought to be closer than it actually is. Those included the priest João Gomes, João Sanches and Tunisian Sid Mohammed who, having failed to cross the region, headed for Socotra; from there, Afonso managed to land them in Filuk. After successful attacks on Arab cities on the east Africa coast, they conquered Socotra and built a fortress at Suq, hoping to establish a base to stop the Red Sea commerce to the Indian Ocean. However, Socotra was abandoned four years later, as it was not advantageous as a base.
At Socotra, they parted ways: Tristão da Cunha sailed for India, where he would relieve the Portuguese besieged at Cannanore, while Afonso took seven ships and 500 men to Ormuz in the Persian Gulf, one of the chief eastern centers of commerce. On his way, he conquered the cities of Curiati (Kuryat), Muscat in July 1507, and Khor Fakkan, accepting the submission of the cities of Kalhat and Sohar. He arrived at Ormuz on 25 September and soon captured the city, which agreed to become a tributary state of the Portuguese king. A few days later, the King of Ormuz was met by an envoy demanding the payment of tribute to Shah Ismail I from Persia. He was sent back with the answer that the only tribute would be in cannonballs and guns, thus beginning the connection between Alfonso and Shah Ismail I (often named Xeque Ismael). Afonso began building the Fort of Our Lady of Victory (later renamed Fort of Our Lady of the Conception), engaging his men of all ranks in the work.
However, some of his officers revolted against the heavy work and climate and, claiming that Afonso was exceeding his orders, departed for India. With the fleet reduced to two ships and left without supplies, he was unable to maintain this position for long. Forced to abandon Ormuz in January 1508, he raided coastal villages to resupply the settlement of Socotra, returned to Ormuz, and then headed to India.

Arrest at Cannanore, 1509

Afonso arrived at Cannanore on the Malabar coast in December 1508, where he opened before the viceroy, Dom Francisco de Almeida, the sealed letter which he had received from the King, and which named as governor to succeed Almeida. The viceroy, supported by the officers who had abandoned Afonso at Ormuz, had a matching royal order, but declined to yield, protesting that his term ended only in January and stating his intention to avenge his son's death by fighting the Mamluk fleet of Mirocem, refusing Afonso's offer to fight him himself. Afonso avoided confrontation, which could have led to civil war, and moved to Kochi, India, to await further instruction from the King, maintaining his entourage himself. He was described by Fernão Lopes de Castanheda as patiently enduring open opposition from the group that had gathered around Almeida, with whom he kept formal contact. Increasingly isolated, he wrote to Diogo Lopes de Sequeira, who arrived in India with a new fleet, but was ignored as Sequeira joined the Viceroy. At the same time, Afonso refused approaches from opponents of the Viceroy, who encouraged him to seize power.
On 3 February 1509, Almeida fought the naval Battle of Diu against a joint fleet of Mamluks, Ottomans, the Zamorin of Calicut, and the Sultan of Gujarat, regarding it as personal revenge for the death of his son. His victory was decisive: the Ottomans and Mamluks abandoned the Indian Ocean, easing the way for Portuguese rule there for the next century. In August, after a petition from Afonso's former officers with the support of Diogo Lopes de Sequeira claiming him unfit for governance, Afonso was sent in custody to St. Angelo Fort in Cannanore. There he remained under what he considered to be imprisonment.
In September 1509, Sequeira tried to establish contact with the Sultan of Malacca but failed, leaving behind 19 Portuguese prisoners.

Governor of Portuguese India, 1509–1515

Afonso was released after three months' confinement, on the arrival at Cannanore of the Marshal of Portugal with a large fleet. The Portuguese Marshal was the most important Portuguese noble ever to visit India and he brought an armada of fifteen ships and 3,000 men sent by the King to defend Afonso's rights, and to take Calicut.
On 4 November 1509, Afonso became the second Governor of the State of India, a position he would hold until his death. Almeida having returned home in 1510, Afonso speedily showed the energy and determination of his character. He intended to dominate the Muslim world and control the Spice trade.
Initially King Manuel I and his council in Lisbon tried to distribute the power, outlining three areas of jurisdiction in the Indian Ocean. In 1509, the nobleman Diogo Lopes de Sequeira was sent with a fleet to Southeast Asia, to seek an agreement with Sultan Mahmud Shah of Malacca, but failed and returned to Portugal. To Jorge de Aguiar was given the region between the Cape of Good Hope and Gujarat. He was succeeded by Duarte de Lemos, but left for Cochin and then for Portugal, leaving his fleet to Afonso.

Conquest of Goa, 1510

In January 1510, obeying the orders from the King and aware of the absence of Zamorin, Afonso advanced on Calicut. The attack was unsuccessful, as Marshal Fernando Coutinho ventured into the inner city against instructions, fascinated by its richness, and was ambushed. During the rescue, Afonso was wounded and had to retreat.
Soon after the failed attack, Afonso assembled a fleet of 23 ships and 1200 men. Contemporary reports state that he wanted to fight the Egyptian Mamluk Sultanate fleet in the Red Sea or return to Hormuz. However, he had been informed by Timoji (a privateer in the service of the Hindu Vijayanagara Empire) that it would be easier to fight them in Goa, where they had sheltered after the Battle of Diu, and also of the illness of the Sultan Yusuf Adil Shah, and war between the Deccan sultanates. So he relied on surprise in the capture of Goa from the Sultanate of Bijapur. He thus completed another mission, for Portugal wanted not to be seen as an eternal "guest" of Kochi and had been coveting Goa as the best trading port in the region.
A first assault took place in Goa from 4 March to 20 May 1510. After initial occupation, feeling unable to hold the city given the poor condition of its fortifications, the cooling of Hindu residents' support and insubordination among his ranks following an attack by Ismail Adil Shah, Afonso refused a truce offered by the Sultan and abandoned the city in August. His fleet was scattered, and a palace revolt in Kochi hindered his recovery, so he headed to Fort Anjediva. New ships arrived from Portugal, which were intended for the nobleman Diogo Mendes de Vasconcelos at Malacca, who had been given a rival command of the region.
Three months later, on 25 November Afonso reappeared at Goa with a renovated fleet. Diogo Mendes de Vasconcelos was compelled to accompany him with the reinforcements for Malacca and about 300 Malabari reinforcements from Cannanore. In less than a day, they took Goa from Ismail Adil Shah and his Ottoman allies, who surrendered on 10 December. It is estimated that 6000 of the 9000 Muslim defenders of the city died, either in the fierce battle in the streets or by drowning while trying to escape. Alfonso regained the support of the Hindu population, although he frustrated the initial expectations of Timoji, who aspired to become governor. Afonso rewarded him by appointing him chief "Aguazil" of the city, an administrator and representative of the Hindu and Muslim people, as a knowledgeable interpreter of the local customs. He then made an agreement to lower the yearly tribute.
In Goa, Afonso established the first Portuguese mint in the East, after Timoja's merchants had complained of the scarcity of currency, taking it as an opportunity to solidify the territorial conquest. The new coin, based on the existing local coins, showed a cross on the obverse and an armillary sphere (or "esfera"), King Manuel's badge, on the reverse. Gold cruzados or manueis, silver esferas and alf-esferas, and bronze "leais" were issued. Another mint was established at Malacca in 1511.
Despite constant attacks, Goa became the center of Portuguese India, with the conquest triggering the compliance of neighbouring kingdoms: the Sultan of Gujarat and the Zamorin of Calicut sent embassies, offering alliances and local grants to fortify.
Afonso then used Goa to secure the Spice trade in favor of Portugal and sell Persian horses to Vijayanagara and Hindu princes in return for their assistance.

Conquest of Malacca, 1511

Afonso explained to his armies why the Portuguese wanted to capture Malacca:
"The King of Portugal has often commanded me to go to the Straits, because...this was the best place to intercept the trade which the Moslems...carry on in these parts. So it was to do Our Lord’s service that we were brought here; by taking Malacca, we would close the Straits so that never again would the Moslems be able to bring their spices by this route.... I am very sure that, if this Malacca trade is taken out of their hands, Cairo and Mecca will be completely lost." (The Commentaries of the Great Afonso de Albuquerque)
n February 1511, through a friendly Hindu merchant, Nina Chatu, Afonso received a letter from Rui de Araújo, one of the nineteen Portuguese held at Malacca since 1509. It urged moving forward with the largest possible fleet to demand their release, and gave details of the fortifications. Afonso showed it to Diogo Mendes de Vasconcelos, as an argument to advance in a joint fleet. In April 1511, after fortifying Goa, he gathered a force of about 900 Portuguese, 200 Hindu mercenaries and about eighteen ships. He then sailed to Malacca against orders and despite the protest of Diogo Mendes, who claimed command of the expedition. Afonso eventually centralized the Portuguese government in the Indian Ocean. After the Malaccan conquest he wrote a letter to the King to explain his disagreement with Diogo Mendes, suggesting that further divisions could be harmful to the Portuguese in India. Under his command was Ferdinand Magellan, who had participated in the failed embassy of Diogo Lopes de Sequeira in 1509.
After a false start towards the Red Sea, they sailed to the Strait of Malacca. It was the richest city that the Portuguese tried to take, and a focal point in the trade network where Malay traders met Gujarati, Chinese, Japanese, Javanese, Bengali, Persian and Arabic, among others, described by Tomé Pires as of invaluable richness. Despite its wealth, it was mostly a wooden-built city, with few masonry buildings but was defended by a mercenary force estimated at 20,000 men and more than 2000 pieces of artillery. Its greatest weakness was the unpopularity of the government of Sultan Mahmud Shah, who favoured Muslims, arousing dissatisfaction amongst other merchants.
Afonso made a bold approach to the city, his ships decorated with banners, firing cannon volleys. He declared himself lord of all the navigation, demanded the Sultan release the prisoners and pay for damages, and demanded consent to build a fortified trading post. The Sultan eventually freed the prisoners, but was unimpressed by the small Portuguese contingent. Afonso then burned some ships at the port and four coastal buildings as a demonstration. The city being divided by the Malacca River, the connecting bridge was a strategic point, so at dawn on 25 July the Portuguese landed and fought a tough battle, facing poisoned arrows, taking the bridge in the evening. After fruitlessly waiting for the Sultan's reaction, they returned to the ships and prepared a junk (offered by Chinese merchants), filling it with men, artillery and sandbags. Commanded by António de Abreu, it sailed upriver at high tide to the bridge. The day after, all had landed. After a fierce fight during which the Sultan appeared with an army of war elephants, the defenders were dispersed and the Sultan fled. Afonso waited for the reaction of the Sultan. Merchants approached, asking for Portuguese protection. They were given banners to mark their premises, a sign that they would not be looted. On 15 August, the Portuguese attacked again, but the Sultan had fled the city. Under strict orders, they looted the city, but respected the banners.
Afonso prepared Malacca's defenses against a Malay counterattack, building a fortress, assigning his men to shifts and using stones from the mosque and the cemetery. Despite the delays caused by heat and malaria, it was completed in November 1511, its surviving door now known as "A Famosa" ('the famous'). It was possibly then that Afonso had a large stone engraved with the names of the participants in the conquest. To quell disagreements over the order of the names, he had it set facing the wall, with the single inscription Lapidem quem reprobaverunt aedificantes (Latin for "The stone the builders rejected", from David's prophecy, Psalm 118:22–23) on the front.
He settled the Portuguese administration, reappointing Rui de Araújo as factor, a post assigned before his 1509 arrest, and appointing rich merchant Nina Chatu to replace the previous bendahara, representative of the Kafir people and adviser. Besides assisting in the governance of the city and first Portuguese coinage, he provided the junks for several diplomatic missions. Meanwhile, Afonso arrested and had executed the powerful Javanese merchant Utimuti Raja who, after being appointed to a position in the Portuguese administration as representative of the Javanese population, had maintained contacts with the exiled royal family.
Afonso arranged for the shipping of many Órfãs d'El-Rei to Portuguese Malacca.

Missions from Malacca

Embassies to Pegu, Sumatra and Siam, 1511

Most Muslim and Gujarati merchants having fled the city, Afonso invested in diplomatic efforts demonstrating generosity to Southeast Asian merchants, like the Chinese, to encourage good relations with the Portuguese. Trade and diplomatic missions were sent to continental kingdoms: Rui Nunes da Cunha was sent to Pegu (Burma), from where King Binyaram sent back a friendly emissary to Kochi in 1514 and Sumatra, Sumatran kings of Kampar and Indragiri sending emissaries to Afonso accepting the new power, as vassal states of Malacca. Knowing of Siamese ambitions over Malacca, Afonso sent Duarte Fernandes in a diplomatic mission to the Kingdom of Siam (Thailand), returning in a Chinese junk. He was one of the Portuguese who had been arrested in Malacca, having gathered knowledge about the culture of the region. There he was the first European to arrive, establishing amicable relations between the kingdom of Portugal and the court of the King of Siam Ramathibodi II, returning with a Siamese envoy bearing gifts and letters to Afonso and the King of Portugal.

Expedition to the "spice islands" (Maluku islands), 1512

In November, after having secured Malacca and learning the location of the then secret "spice islands", Afonso sent three ships to find them, led by trusted António de Abreu with deputy commander Francisco Serrão. Malay sailors were recruited to guide them through Java, the Lesser Sunda Islands and the Ambon Island to Banda Islands, where they arrived in early 1512. There they remained for a month, buying and filling their ships with nutmeg and cloves. António de Abreu then sailed to Amboina whilst Serrão sailed towards the Moluccas, but he was shipwrecked near Seram. Sultan Abu Lais of Ternate heard of their stranding, and, seeing a chance to ally himself with a powerful foreign nation, brought them to Ternate in 1512 where they were permitted to build a fort on the island, the Forte de São João Baptista de Ternate (pt, built in 1522.)

China expeditions, 1513

In early 1513, Jorge Álvares, sailing on a mission under Afonso's orders, was allowed to land in Lintin Island, on the Pearl River Delta in southern China. Soon after, Afonso sent Rafael Perestrello to southern China, seeking trade relations with the Ming dynasty. In ships from Portuguese Malacca, Rafael sailed to Canton (Guangzhou) in 1513, and again from 1515 to 1516 to trade with Chinese merchants. These ventures, along with those of Tomé Pires and Fernão Pires de Andrade, were the first direct European diplomatic and commercial ties with China. However, after the death of the Chinese Zhengde Emperor on 19 April 1521, conservative factions at court seeking to limit eunuch influence rejected the new Portuguese embassy, fought sea battles with the Portuguese around Tuen Mun, and Tomé was forced to write letters to Malacca stating that he and other ambassadors would not be released from prison in China until the Portuguese relinquished their control of Malacca and returned it to the deposed Sultan of Malacca (who was previously a Ming tributary vassal). Nonetheless, Portuguese relations with China became normalized again by the 1540s and in 1557 a permanent Portuguese base at Macau in southern China was established with consent from the Ming court.

Shipwreck on the Flor de la mar, 1511

On 20 November 1511 Afonso sailed from Malacca to the coast of Malabar on the old Flor de la mar carrack that had served to support the conquest of Malacca. Despite its unsound condition, he used it to transport the treasure amassed in the conquest, given its large capacity. He wanted to give the court of King Manuel a show of Malaccan treasures. There were also the offers from the Kingdom of Siam (Thailand) to the King of Portugal and all his own fortune. On the voyage the Flor De La Mar was wrecked in a storm, and Afonso barely escaped drowning.
Afonso returned from Malacca to Kochi, but could not sail to Goa as it faced a serious revolt headed by the forces of Ismael Adil Shah, the Sultan of Bijapur, commanded by Rasul Khan and his countrymen. During Afonso's absence from Malacca, Portuguese who opposed the taking of Goa had waived its possession, even writing to the King that it would be best to let it go. Held up by the monsoon and with few forces available, Afonso had to wait for the arrival of reinforcement fleets headed by his nephew D. Garcia de Noronha, and Jorge de Mello Pereira.
On 10 September 1512, Afonso sailed from Cochin to Goa with fourteen ships carrying 1,700 soldiers. Determined to recapture the fortress, he ordered trenches dug and a wall breached. But on the day of the planned final assault, Rasul Khan surrendered. Afonso demanded the fort be handed over with its artillery, ammunition and horses, and the deserters to be given up. Some had joined Rasul Khan when the Portuguese were forced to flee Goa in May 1510, others during the recent siege. Rasul Khan consented, on condition that their lives be spared. Afonso agreed and he left Goa. He did spare the lives of the deserters, but had them horribly mutilated. One such renegade was Fernão Lopes, bound for Portugal in custody, who escaped at the island of Saint Helena and led a 'Robinson Crusoe' life for many years. After such measures the town became the most prosperous Portuguese settlement in India.

Return to the Red Sea, 1513

In December 1512 an envoy from Ethiopia arrived at Goa. Mateus was sent by the regent queen Eleni, following the arrival of the Portuguese from Socotra in 1507, as an ambassador for the king of Portugal in search of a coalition to help face growing Ottoman influence. He was received in Goa with great honour by Afonso, as a long-sought "Prester John" envoy. His arrival was announced by King Manuel to Pope Leo X in 1513. Although Mateus faced the distrust of Afonso's rivals, who tried to prove he was some impostor or Muslim spy, Afonso sent him to Portugal. The King is described as having wept with joy at their report.
In February 1513, while Mateus was in Portugal, Afonso sailed to the Red Sea with a force of about 1000 Portuguese and 400 Malabaris. He was under orders to secure that channel for Portugal. Socotra had proved ineffective to control the Red Sea entrance and was abandoned, and Afonso's hint that Massawa could be a good Portuguese base might have been influenced by Mateus' reports.
Knowing that the Mamluks were preparing a second fleet at Suez, he wanted to advance before reinforcements arrived in Aden, and accordingly laid siege to the city. Aden was a fortified city, but although he had scaling ladders they broke and after half a day of fierce battle Afonso was forced to retreat. He cruised the Red Sea inside the Bab al-Mandab, with the first European fleet to have sailed this route. He attempted to reach Jeddah, but the winds were unfavourable and so he sheltered at Kamaran island in May, until sickness among the men and lack of fresh water forced him to retreat. In August 1513, after a second attempt to reach Aden, he returned to India with no substantial results. In order to destroy the power of Egypt, he is said to have entertained the idea of diverting the course of the Nile river to render the whole country barren. Perhaps most tellingly, he intended to steal the body of the Islamic prophet, Muhammad, and hold it for ransom until all Muslims had left the Holy Land.

Administration and diplomacy in Goa, 1514

In 1514 Afonso devoted himself to governing Goa, concluding peace with Calicut and receiving embassies from Indian governors, strengthening the city and encouraging marriages of Portuguese men and local women. At that time, Portuguese women were barred from traveling overseas. In 1511 under a policy which Afonso promulgated, the Portuguese government encouraged their explorers to marry local women. To promote settlement, the King of Portugal granted freeman status and exemption from Crown taxes to Portuguese men (known as casados, or "married men") who ventured overseas and married local women. With Afonso's encouragement, mixed marriages flourished. He appointed local people for positions in the Portuguese administration and did not interfere with local traditions (except "sati", the practice of immolating widows, which he banned).
In March 1514 King Manuel sent to Pope Leo X a huge and exotic embassy led by Tristão da Cunha, who toured the streets of Rome in an extravagant procession of animals from the colonies and wealth from the Indies. His reputation reached its peak, laying foundations of the Portuguese Empire in the East.
In early 1514, Afonso sent ambassadors to Sultan Muzafar II, ruler of Cambay, to seek permission to build a fort on Diu, India. The mission returned without an agreement, but diplomatic gifts were exchanged, including an Indian rhinoceros. Alfonso sent the gift, named ganda, and its Indian keeper, Ocem, to King Manuel. In late 1515, Manuel sent it as a gift, the famous Dürer's Rhinoceros to Pope Leo X. Dürer never saw the actual rhinoceros, which was the first living example seen in Europe since Roman times.

Conquest of Ormuz and Illness

In 1513, at Cannanore, Afonso was visited by a Persian ambassador from Shah Ismail I, who had sent ambassadors to Gujarat, Ormuz and Bijapur. The shah's ambassador to Bijapur invited Afonso to send back an envoy to Persia. Miguel Ferreira was sent via Ormuz to Tabriz, where he had several interviews with the shah about common goals on defeating the Mamluk sultan.
Having returned with rich presents and an ambassador, on the journey back in March 1515 they were met by Afonso at Ormuz. Fueled by the shah's offers, Afonso had decided to recapture Ormuz. He had learned that after the Portuguese retreat in 1507, a young king was reigning under the influence of a powerful Persian vizier, Reis Hamed, whom the king greatly feared. At Ormuz, Afonso met the king and asked the vizier to be present. He then had him immediately stabbed and killed by his entourage, thus "freeing" the dominated king, so the island in the Persian Gulf yielded to him without resistance and remained a vassal state of the Portuguese Empire. Ormuz itself would not be Persian territory for another century, until a British-Persian alliance finally expelled the Portuguese in 1622. There in Ormuz, Afonso remained, engaging in diplomatic efforts and receiving envoys while becoming increasingly ill. In November 1515, he decided to return to Goa, but he fell increasingly ill during the journey and died in the harbour of Goa.

Death

Afonso's life ended on a bitter note, with a painful and ignominious close. At this time, his political enemies at the Portuguese court were planning his downfall. They had lost no opportunity in stirring up the jealousy of King Manuel against him, insinuating that Afonso intended to usurp power in Portuguese India.
Since at least the beginning of November 1515, Afonso knew that he had been replaced in the government of India by a political adversary, Lopo Soares de Albergaria. Reportedly, he even received a letter from the ambassador of the Persian potentate Shah Ismael, inviting Afonso to become a leading lord in Persia. His illness was reported as early as September 1515.
While on his return voyage from Ormuz in the Persian Gulf, near the harbor of Goa, he received news of a Portuguese fleet arriving from Europe, bearing dispatches announcing that he was to be replaced by his personal foe, the Portuguese Lopo Soares de Albergaria. Feeling himself near death, he drew up his will, appointed the captain and senior officials of Ormuz, and organized a final council with his captains to decide the main matters affecting the Estado da Índia.
He wrote a long letter to King Manuel, voicing his bitterness: "I am in ill favor with the King for love of men, and with men for love of the King." He asked the King to confer onto his natural son "all of the high honors and rewards" that were justly due to Afonso. He wrote in dignified and affectionate terms, assuring Manuel of his loyalty. On 16 December 1515, Afonso de Albuquerque died within sight of Goa. The gentiles[who?] were reported as saying, "It could not be that he was dead, but that God had need of him for some war and had therefore sent for him".
In Portugal, King Manuel's zigzagging policies continued, still trapped by the constraints of real-time medieval communication between Lisbon and India and unaware that Afonso was dead. Hearing rumours that the Mamluk Sultan of Egypt was preparing a magnificent army at Suez to prevent the conquest of Ormuz, he repented of having replaced Afonso, and in March 1516 urgently wrote to Albergaria to return the command of all operations to Afonso and provide him with resources to face the Egyptian threat. He organized a new Portuguese navy in Asia, with orders that Afonso (if he was still in India), be made commander-in-chief against the Sultan of Cairo's armies. Manuel would afterwards learn that Afonso had died many months earlier, and that his reversed decision had been delivered many months too late.
Afonso's body was buried in Goa, according to his will, in the Church of Nossa Senhora da Serra (Our Lady of the Hill), which he had caused to be built in 1513 to thank the Madonna for his escape from Kamaran island. After 51 years, in 1566, his body was moved to Nossa Senhora da Graça church in Lisbon, which was ruined and rebuilt after the 1755 Great Lisbon earthquake.

Legacy

King Manuel I of Portugal was belatedly convinced of Afonso's loyalty, and endeavoured to atone for his lack of confidence in Afonso by heaping honours upon his son, Brás de Albuquerque (1500–1580), whom he renamed "Afonso" in memory of the father.
Afonso de Albuquerque was a prolific writer, having sent numerous letters to the king during his governorship, covering topics from minor issues to major strategies. In 1557 his son published a collection of his letters under the title Commentarios do Grande Affonso d'Alboquerque.- a clear reference to Caesar's Commentaries- which he reviewed and re-published in 1576. There Afonso was described as "a man of middle stature, with a long face, fresh complexion, the nose somewhat large. He was a prudent man, and a Latin scholar, and spoke in elegant phrases; his conversation and writings showed his excellent education. He was of ready words, very authoritative in his commands, very circumspect in his dealings with the Moors, and greatly feared yet greatly loved by all, a quality rarely found united in one captain. He was very valiant and favoured by fortune."
In 1572, Afonso's feats were described in The Lusiads, the Portuguese main epic poem by Luís Vaz de Camões (Canto X, strophes 40–49). The poet praises his achievements, but has the muses frown upon the harsh rule of his men, of whom Camões was almost a contemporary fellow. In 1934, Afonso was celebrated by Fernando Pessoa in Mensagem, a symbolist epic. In the first part of this work, called "Brasão" (Coat-of-Arms), he relates Portuguese historical protagonists to each of the fields in the Portuguese coat-of-arms, Afonso being one of the wings of the griffin headed by Henry the Navigator, the other wing being King John II.
A variety of mango that he used to bring on his journeys to India has been named in his honour.
Numerous homages have been paid to Afonso; he is featured in the Padrão dos Descobrimentos monument; there is a square carrying his name in the Portuguese capital of Lisbon, which also features a bronze statue; two Portuguese Navy ships have been named in his honour: the sloop NRP Afonso de Albuquerque (1884) and the warship NRP Afonso de Albuquerque, the latter belonging to a sloop class named Albuquerque.

Global legacy

The fabled Spice Islands were on the imagination of Europe since ancient times. In the 2nd century AD, Malaya was known by the Greek philosopher Ptolemy, who labeled it 'Aurea Chersonesus"; and who said that it was believed the fabled area held gold in abundance. Even Indian traders referred to the East Pacific region as "Land of Gold" and made regular visits to Malaya in search of the precious metal, tin and sweet scented jungle woods. But neither Ptolemy, nor Rome, nor Alexander was able to see the fabled regions of the East Pacific. Afonso de Albuquerque became the first European to reach the Spice Islands. Upon discovering Malaysia, he proceeded in 1511 to conquer Malacca, then commissioned an expedition under the command of António de Abreu and Vice-Commander Francisco Serrão (the latter being a cousin of Magellan) to further explore the extremities of the region in east Indonesia. As a result of these voyages of exploration, the Portuguese became the first Europeans to discover and to reach the fabled Spice Islands of Malaysia, Indonesia and the Indies in addition to discovering their sea routes. Afonso found what had evaded Columbus' grasp — the wealth of the Orient. His discoveries did not go unnoticed, and it took little time for Magellan to arrive in the same region a few years later and discover the Philippines for Spain, giving birth to the Papal Treaty of Zaragoza.
Afonso's operations sent a voyage pushing further south which made the European discovery of Timor in the far south of Oceania, and the discovery of Papua New Guinea in 1512. This was followed up by another Portuguese, Jorge de Menezes in 1526, who named Papua New Guinea, the "Island of the Papua".
Through Alfonso's diplomatic activities, Portugal opened the sea between Europe and China. As early as 1513, Jorge de Albuquerque, a Portuguese commanding officer in Malacca, sent his subordinate Jorge Álvares to sail to China on a ship loaded with pepper from Sumatra. After sailing across the sea, Jorge Álvares and his crew dropped anchor in Tamao, an island located at the mouth of the Pearl River. This was the first Portuguese to set foot in the territory known as China, the mythical "Middle Kingdom" where they erected a stone Padrão. Álvares is the first European to reach Chinese land by sea, and, the first European to enter Hong Kong. In 1514 Afonso de Albuquerque, the Viceroy of the Estado da India dispatched Rafael Perestrello to sail to China in order to pioneer European trade relations with the Chinese nation. Rafael Perestrelo was quoted as saying, "being a very good and honest people, the Chinese hope to make friends with the Portuguese." In spite of initial harmony and excitement between the two empires, difficulties soon arose. Portugal's efforts in establishing lasting ties with China did pay off in the long run; the Portuguese colonized Macau, and established the first European permanent settlement on Chinese soil, which served as a permanent colonial base in southern China, and the two empires maintained an exchange in culture and trade for nearly 500 years. The longest empire in history, begun by Alfonso de Albuquerque five centuries earlier, ended when Portugal ceded the government of Macau to China (1515–1999).
Afonso de Albuquerque pioneered trade relations with Thailand, and was as such the first recorded European to contact Thailand.

Titles and honours

Governor and Captain-General of the Seas of India
2nd Governor of India
1st Duke of Goa
A knight of the Portuguese Order of Saint James of the Sword
Fidalgo of the Royal Household

Son

Afonso de Albuquerque had a bastard son with an unrecorded woman. He legitimized the boy in February 1506. Before his death, he asked King Manuel I to leave to the son all his wealth and that the King oversee the son's education. When Alfonso died, Manuel I renamed the child "Afonso" in his father's memory. Brás Afonso de Albuquerque, or Braz in the old spelling, was born in 1500 and died in 1580.
FONSECA(1878)

 Forte de Nossa Senhora da Conceição de Ormuz, ruínas na ilha de Gerun, atual Irão, no estreito de Ormuz, à entrada do Golfo Pérsico

 Afonso de Albuquerque na tomada de Ormuz by Jorge Colaço



Vista de Goa Velha em 1509, in Braun e Hogenberg, 1600
Victorcouto - Obra do próprio

Afonso de Albuquerque (1462-1515), Portuguese soldier and politician.
Johann Adolf Rossmassler (1770-1821) - Biblioteca Nacional de Portugal
 "A Famosa" porta da fortaleza de Malaca mandada construir por Afonso de Albuquerque após a conquista.
 Mafra-Afonso Albuquerque
 Forte de São João Baptista de Ternate, na passagem para o Pacífico, construído na sequência da expedição de Francisco Serrão às Molucas 
Desconhecido

 Afonso de Albuquerque statue, 1930, author Diogo de Macedo
JotaCartas - Own work
 Réplica do navio "Flor de la mar", no Museu Marítimo de Malaca
Felix Andrews (Floybix) - Obra do próprio
Portuguese Ship Museum on the Melaka River at Melaka, Malaysia. Taken from a river cruise boat.

Effigy of Afonso de Albuquerque (1453-1515), Portuguese general and statesman, in the Padrão dos Descobrimentos (Monument to the Discoveries), in Lisbon, Portugal.
Dirk Olbertz
 O "Rinoceronte de Dürer" (xilogravura de 1515).
 Albrecht Dürer
 Monument to the Portuguese discoveries (Padrão dos Descobrimentos), Lisbon. Detail of the eastern side, showing St Francis Xavier (right) and Afonso de Albuquerque (left)
 Alvesgaspar - Own work
Monumento (estátua sobre coluna de pedestal) de 1902 na Praça Afonso de Albuquerque, Belém, Lisboa, com o novo Museu Nacional dos Coches
Jose Manuel - Obra do próprio
Estátua de e no Jardim Afonso de Albuquerque na freguesia de Santa Maria de Belém em Lisboa, Portugal / Com o novo Museu Nacional dos Coches (lado direito da foto)



"Mal com el-rei por amor dos homens, mal com os homens por amor de el-rei."

- antes de morrer
- Affonso de Albuquerque: drama em 5 actos em verso: drama em 5 actos, em verso‎ - Página 236, de Henrique Lopes de Mendonça - Publicado por Secção Editorial da Companhia Nacional Editora, 1898 - 251 páginas

Afonso de Albuquerque.

Afonso de Albuquerque e' l'autore del primo documento storico in cui viene riconoscita l'importanza del regno del Siam. Il documento e' del 1511 l'anno in cui Afonso si impadroni' della Malacca e ne fece una cittadella portoghese, egli si preoccupo' immediatamente di creare buoni rapporti con tutti i paesi vicini e mando' Antonio Miranda di Azevedo in Siam con queste istruzioni:
"Voi direte dunque al re del Siam che io sono certo che si rallegrera' per la caduta del re di Malacca, con il quale e' sempre stato in guerra. Ditegli che il re di Portogallo sara' felicissimo che riprenda il commercio fra il porto di Malacca e il popolo siamese e che e' questa la principale ragione per la quale ho assediato quella citta'. E assicurate il re del Siam che, se ha bisogno di ptroteggere il suo paese, del sostegno della nostra flotta e dei nostri uomini, per me stesso in quanto capitano del re del Portogallo sara' un onore servirlo e obbedirlo in ogni cosa".
Bras de Albuquerque "Commentarios de Afonso de Albuquerque" 
Lisbona, 1557, Parte terza, capitolo XXXVI.

Afonso de Albuquerque fu un nobile portoghese (ca. 1460 a Alhandra, a sud di Lisbona-1515), meglio conosciuto come governatore dell'India, egli è anche considerato il fondatore del sistema coloniale portoghese. E' stato un fidalgo portoghese, o nobile, un ufficiale e generale della marina militare la cui attività amministrativa come governatore portoghese porto' alla conquista dell'India e a stabilire l'impero coloniale portoghese nell'oceano indiano. Egli è generalmente considerato a livello mondiale un genio della conquista militare, data la sua strategia di successo. Tento' di chiudere tutti i passaggi navale dall'Oceano Indiano all'Oceano Atlantico, dal Mar Rosso al Golfo Persico, e al Pacifico, trasformandola la zona in un'area chiusa portoghese e impedendone per quanto possibile l'ingresso sia ai veneziani che ai saraceni. È stato responsabile per la costruzione di numerose fortezze per difendere i punti chiave che stava prendendo e per creare una rete di relazioni diplomatiche.
Afonso de Albuquerque era nato in una famiglia della minore nobiltà portoghese. era figlio secondogenito di Gonçalo de Albuquerque, signore di Villaverde dos Francos, e Dona Leonor de Menezes. Attraverso suo padre, che ricopriva una posizione importante a corte, era collegato da remota discesa illegittima con la famiglia reale del Portogallo. Il suo bisnonno paterno e il nonno erano stati segretari riservato di re Giovanni I e di re Edoardo (Duarte), e suo nonno materno era stato ammiraglio del Portogallo.
Fu educato in matematica e latino classico alla corte di Alfonso V, dopo la morte di questo sovrano sembra abbia servito per dieci anni in Arzila, Marocco. Era sicuramente presente quando Afonso V conquisto' Azila e Tangeri nel 1471. Ha combattuto nelle guerre del Portogallo, in Spagna e in Africa. Nel 1476 ha accompagnato il Principe Giovanni nelle guerre contro la Castiglia, come ad esempio la battaglia di Toro. Egli era nel squadrone inviato alla penisola italiana nel 1480 per salvare Ferdinando II d'Aragona dall'invasione ottomana di Otranto che si è conclusa con la vittoria cristiana. Al suo ritorno, fu nominato estribeiro-mor, capo scudiero, da re Giovanni II (regno 1481-1495). Nel 1489 torno' in servizio nel Nord Africa, come comandante nella fortezza di Graciosa, un'isola sul fiume Luco vicino alla città di Larache, e nel 1490 faceva parte della guardia del re Giovanni II, e torno' a Arzila nel 1495 dove il suo fratello minore Martim mori' combattendo al suo fianco. Sotto il successore di Giovanni, Manuel I, Albuquerque era meno importante a corte, ma serviva di nuovo in Marocco.
E' stato l'architetto dell'impero marittimo portoghese nell'Oceano Indiano. La sua strategia di assicurarsi punti chiave lungo le principali rotte commerciali, stabilendo fortezze con coloni permanenti raggiunse il duplice obiettivo di portare la crociata contro i musulmani in Asia e catturare il lucroso commercio delle spezie, allora sotto il controllo dei musulmani arabi e indiani nel Mar Arabico, nella regione dell'Oceano indiano e nel Sudest asiatico. Albuquerque stesso aveva maturato le sue prime esperienze militari in Africa del Nord combattendo i Berberi e i Mori, prima di partire per l'Oriente nel 1503.
A seguito del ritorno, nel 1499 del viaggio pionieristico di Vasco da Gama intorno al Capo di Buona Speranza per arrivare in India re Manuel invio' subito una seconda flotta al comando di Pedro Álvares Cabral allo scopo di aprire relazioni e scambi commerciali con i governanti indiani. I commercianti musulmani Mughal che avevano monopolizzato la distribuzione delle spezie avevano teantato di sobillare il zamorin, o principe indu' di Calicut, contro i portoghesi. Il regno di Cochin, sulla costa sud-occidentale dell'India, tuttavia, aveva invitato i portoghesi per condurre scambi.
Il 6 aprile del 1503 Afonso partì per la sua prima spedizione in Oriente, arrivo' per la prima volte in quelle terre che dovevano essere la scena dei suoi trionfi futuri. In compagnia di un suo secondo cugino don Francisco de Albuquerque da Alameda, ognuno al comando di tre navi, navigarono intorno al Capo di Buona Speranza dirigendosi verso l'India, riusci' poi a stabilire il re di Cochin in modo sicuro sul suo trono, ottenendo in cambio di questo servizio il permesso di costruire una fortezza portoghese a Cochin, e gettando così le fondamenta dell'impero del suo paese in Oriente.
Piu' tardi Don Francisco de Almeida, primo viceré portoghese dell'India (1505-1509), sconfisse una confederazione dei poteri musulmani comprendente l'Egitto, governato da un sultano mamelucco; il Gujerat, governato da Bahadur Shah; Calicut, governata da Samorin. Zamorin, nella battaglia di Diu al largo della costa nord-ovest dell'India nel 1509.
Albuquerque torno' a casa nel luglio del 1504 ed fu ben accolto da re Manuel I del Portogallo, Nel 1505, Manuel nomino' don Francisco de Almeida primo governatore in India, con il grado di viceré. Compito di Almeida doveva essere quello di sviluppare il commercio e gli aiuti con gli alleati dei portoghesi.
Nel 1506 ad Albuquerque è affidato il comando di uno squadrone di cinque navi di una flotta di 16, che salpa per l'India al comando di Tristão da Cunha. L'intera flotta lascia Lisbona nel mese di aprile 1506, per esplorare la costa orientale dell'Africa e costruire una fortezza sull'isola di Socotra, per bloccare la foce del Mar Rosso e tagliare il commercio arabo con l'India. Nel 1507 essi catturarono l'isola di Socotra nel Mar Arabico, da dove Tristão da Cunha navigo' verso l'India e Albuquerque verso Hormuz. Albuquerque prese Hormuz, il principale centro di distribuzione di spezie per il Golfo Persico. Arrivo' il 25 settembre 1507, e ben presto ottenne il possesso dell'isola, anche se non fu in grado di mantenere la sua posizione per molto tempo. Egli costrui' un castello portoghese sull'isola di Hormuz. Afonso da qui procede verso l'India. Raggiunse Cannanore nel mese di dicembre 1508 e qui rivela le sue istruzioni segrete per sostituire il viceré Francisco de Almeida. Almeida, si rifiuto' di abbandonare il comando e lo imprigiono' fino a quando una potente flotta portoghese guidata da Fernando Coutinho arrivo' nell'ottobre 1509 con la conferma della nomina di Albuquerque che quindi assunse il potere, diventando il secondo viceré dell'India, una posizione che avrebbe tenuto fino alla sua morte.
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Le idee di Albuquerque a questo punto sono chiare egli intende dominare il mondo islamico, assumere il controllo attivo della rete commerciale delle spezie, e stabilire fortezze permanenti con insediamenti di coloni. Un attacco a Calicut, la moderna Kozhikode, nel mese di gennaio, 1510, non ebbe successo, e il comandante in capo fu gravemente ferito. Albuquerque si rese conto che sarebbe meglio lasciar perdere i musulmani, prese 23 navi e ando' ad attaccare Goa, assistito da un potente corsaro di nome Timoja. Occupo' la città nel marzo 1510, ma non riuscì a tenerla, fu costretto da un esercito musulmano a ritirarsi nel mese di agosto. Tornò con rinforzi nel mese di novembre, e ottenuto il possesso indiscusso della zona. Albuquerque programmo' di utilizzare Goa come base navale contro i musulmani, e come porto per il commercio delle spezie e per la fornitura di cavalli persiani ai principi indù. Aveva intenzione di creare una nuova popolazione di Goa sposando i suoi uomini alle vedove delle sue vittime e per ottenere questo regala terre e sovvenzioni ai suoi uomini, istituisce un governo, stabilisce una fortezza permanente, oltre che circondare le comunità del villaggio con opere di difesa e civili che assicurino forniture adeguate. Afonso fa di Goa la sua base permanente in India, luogo principale dei suoi traffici.
Una volta stabilitosi fermamente sulla costa orientale del Dekkan spinge lo sguardo piu' lontano verso l'Oriente. Nel 1511 Albuquerque parte da Goa con una flotta di 17 o 18 navi e 1,200 uomini destinazione la conquista di Malacca. Il 24 agosto 1511 dopo una dura lotta protrattasi per tutto il mese di luglio Malacca cede. La maggior parte dei mercanti musulmani e gujarati sono in fuga dalla città, Albuquerque ora investe in sforzi diplomatici dimostrando generosità ai commercianti del Sud-Est asiatico, come i cinesi, per far si che questi mantengano buone relazioni con i portoghesi. Missioni commerciali e diplomatiche furono inviate ai regni continentali: Rui Nunes da Cunha fu inviato a Pegu (Birmania), da dove il re Binyaram mandato indietro un amichevole ambasceria a Kochi nel 1514, i re di Kampar e Indragiri nell'isola di Sumatra mandarono emissari ad Albuquerque facendo chiaramente capire che accettavano il nuovo potere e si consideravano stati vassalli di Malacca. Albuquerque era a conoscenza delle ambizioni siamesi su Malacca, immediatamente invio' Antonio Miranda de Azevedo e Duarte Fernandes con una missione diplomatica nel Regno del Siam (Thailandia), Il primo era il comandante di un vascello della flotta portoghese il secondo uno dei portoghesi ex arrestati a Malacca che aveva cosi' acquisito conoscenze sulla cultura della regione. Essi furono i primi europei ad arrivare e a stabilire relazioni amichevoli tra il regno di Portogallo e la corte del re del Siam. L'accoglienza fu piu' che festosa, i vascelli portoghesi attraccano al porto di Ayutthaya, La delegazione viene portata in processione a dorso di elefanti parati a festa, passano lungo la larga strada principale dirigendosi verso il palazzo reale di re Rama Tibodi II. L'affollamento di folla sulle rive e' grande, migliaia e migliaia di persone, molto probabilmente i portoghesi non credono a quel che vedono una citta' molto piu' grande ed abitata di qualsiasi citta' europea. E quella gente e' tutta festante. Gli accordi ormai era gia' stati presi, le credenziali erano state scambiate, il re del Siam aveva l'assicurazione che i suoi mercanti sarebbero potuti tornare in Malacca a commerciare liberamente che anche la avrebbero potuto praticare la loro fede senza alcun timore. L'affollamento dei siamesi lungo le strade sembra riempire la citta' di gioia per la prima volta sono uniti in amicizia a uomini alti, dalla grande barba lunga, uomini mai visti prima in Ayutthaya.
Si passa poi allo scambio dei doni una spada d'oro con pietre preziose viene offerta dal re siamese per il re portoghese, che peccato quello che succedera' in seguito!
I rapporti tra il Portogallo e Siam iniziano cosi' nel 1512. Ramathibodi offre una vasta area di terreno, permette ai portoghesi di stabilirsi lì, costruire case, chiese, di far arrivare i missionari del Patronato Portoghese dell'Oriente liberi di agire senza barriere, diffondere la dottrina della Chiesa cattolica e e i mercanti potranno commerciare. Il luogo ancora oggi e' conosciuto e gli è stato dato il nome di Ban Portuguet (isola portoghese).
Nel Siam, le armi da fuoco non erano note prima dell'arrivo dei portoghesi. Il sistema di difesa era obsoleto, fatto di bastoni rudimentali, con un picco alla fine che venivano usati dai soldati siamese a terra o sul dorso di elefanti in battaglia, contro gli attaccanti. I portoghesi erano in Siam gli unici uomini con una vasta esperienza nella gestione di armi da fuoco. Artiglieri qualificati dall'esperienza maturata nelle guerre in Nord Africa e in Asia essi furono assunti dal re del Siam a guardia del palazzo reale e artiglieri furono messi di guardia ai sacri templi buddisti e ai bunker del porto di Pom Phet.
I portoghesi tornarono a Malacca con un'ambasceria siamese mandata da i Ramathibodi II che portava regali e lettere del re del Siam per Albuquerque e il re del Portogallo.
Albuquerque rimase in Malacca fino a novembre, 1511, preparo' le difese contro un eventuale contrattacco malese. Egli ordinò il massacro di tutta la popolazione musulmana, nel tentativo di ridurre le divergenze religiose, sperando che indù e musulmani si sarebbero convertiti al cristianesimo con la forza. Inoltre nello stesso anno ordina ad alcune navi portoghesi di spingersi a est alla ricerca delle 'Isole delle Spezie" di Maluku, le Molucche, ne esplora una parte. A Malacca Albuquerque costrui' una fortezza imponente, A Famosa, che resistette a tutti gli attacchi per 130 anni. da questa base poteva controllare il commercio delle Indie Orientali e la costa della Cina. Durante il suo governatorato vascelli portoghesi toccarono le coste della Cina e navigarono nelle isole delle Indie Orientali, guadagnando il predominio navale in Estremo Oriente.
Nel 1512 salpò per la costa di Malabar, durante il viaggio si sollevo' una violenta tempesta che si accani' contro la Flor do Mar, il vascello che trasportava il tesoro che era stato accumultao in cosi' tante conquiste, questo vascello aveva gia' partecipato alla conquista di Malacca e molti lo consideravano non sicuro, Afonso preferiva invece questo vascello per trasportare il tesoro data la sua grande capacita' Oltre ai tesori della Malacca il vascello conteneva anche le offerte fatte dal regno del Siam al re di Portogallo e tutta la fortuna di Albuquerque. Il vascello viene distrutto, e Afonso riesce a stento a salvare la sua vita.
Di nuovo a Goa nel settembre 1512, dove devette rapidamente reprimere una seria rivolta guidata da Idalcan, Dopo questo Albuquerque rafforzo' l'amministrazione portoghese e prese misure per la sicurezza e la pace della citta' provvedimenti simili attuo' in altre città costiere. E' a questo punto che istitui' un regime di titoli per ottenere il controllo del commercio.
Intanto prepara una flotta per una campagna lungo le coste della Persia e dell'Arabia. Il suo attacco su Aden fallisce nel 1513 e cosi' non riesce a strappare il Mar Rosso alle forze musulmane e ad assicurarlo in esclusiva al Portogallo come avrebbe desiderato il suo governo, con l'intenzione di estromettere veneziani e saraceni. Al fine di distruggere il potere dell'Egitto, Albuquerque penso' di deviare il corso del Nilo, al fine di rendere tutto il paese sterile. Penso' anche di rubare il corpo del Profeta Muhammad e tenerlo a scopo di estorsione. Alburquerque tento' anche di chiudere tutti i passaggi navali dall'Oceano Indiano verso l'Atlantico, Mar Rosso, Golfo Persico, e Pacifico, in modo da trasformare la zona in un Mare Nostrum portoghese e stabilire un forte controllo sul potere turco e di tutti i suoi alleati musulmani e indù.
Al suo ritorno in India, si assicuro' dal Re di Cambay il diritto di costruire una fortezza in Diu. Ormuz si arrese ai portoghesi nel 1515 e rimase in loro possesso fino al 1622. Il suo successo porto' ad aperture amichevoli con lo Scià di Persia, il Samorin di Calicut, e il re del Siam e di Malacca, così come molti altri governanti.
Il Portogallo controllava i principali punti strategici della costa orientale dell'Africa fino a Malacca, ad eccezione del Mar Rosso. Un sistema di licenze, chiamato cartazas, assicurava che tutte le navi pagavono i dazi doganali a Malacca, Goa, o Hormuz. Una nave senza licenza, in particolare se appartenesse a musulmani, era sottoposta a sequestro e affondata. Le politiche di Albuquerque avevano fatto dei portoghesi la forza commerciale predominante, anche se non l'unica, in Oriente e tale rimase fino al 17° secolo. Inoltre i suoi successi fornirono una base per l'espansione del cristianesimo in India e nell'Asia orientale.
La carriera di Albuquerque ebbe una fine dolorosa e ignominiosa nel 1515. Egli aveva molti nemici alla corte portoghese, che non perdevano occasione di suscitare la gelosia di re Manuel contro di lui, la sua condotta sconsiderata e arbitraria in diverse occasioni era servita solo ad aggravare la situazione. Nel mese di settembre si ammalò in Ormuz, e salpo' per Goa. All'ingresso del porto di Goa, incontro un vascello dall'Europa che portava dispacci, uno di questi annunciava che era stato sostituito dal suo personale nemico Lopo Soares de Albergaria. Il colpo fu troppo per lui, espresse tutta la sua amarezza: "Sono in disgrazia con il re per amore degli uomini, e con gli uomini per amore del re."e mori' in mare il 16 dicembre 1515. Prima della sua morte scrisse una lettera al re in termini dignitosi rivendicando la sua condotta e rivendicando per suo figlio gli onori e le ricompense che sarebbero giustamente andate a lui. Il suo corpo fu sepolto a Goa, nella Chiesa di Nostra Signora. Il re di Portogallo si convinse troppo tardi che quell'uomo meritava la sua fedeltà, e cercò di espiare l'ingratitudine con cui lo aveva trattato concedendo onori e aiuti al suo figlio naturale Brás de Albuquerque (1500-1580). Nel 1576, quest'ultimo ha pubblicato una selezione di carte di suo padre con il titolo "Commentarios fatti dal Grande Alfonso d'Alboquerque" che erano stati raccolti nel 1557, questa continua ad essere ancora oggi la primaria fonte per chi vuole conoscere questo grande personaggio.
E pensare che poco tempo prima della sua morte, il re lo aveva fatto diventare il primo portoghese col titolo di duca al di fuori della famiglia reale.
Cinquanta anni più tardi i suoi resti sono stati trasportati a Lisbona, dove un posto più degno di riposo era stato preparato per loro. Tra i leader illustri e amministratori che sorsero nel sud Europa alla fine del XVI secolo, Alfonso de Albuquerque detiene una posizione molto importante. I suoi risultati, dal punto di vista militare, erano più notevoli rispetto quelli ottenuti da qualsiasi conquistatore del Nuovo Mondo, perché ha dovuto affrontare avversari armati quasi come gli europei, con nemici che erano decisamente superiori a quelli incontrati da Cortez o Pizarro, e aveva al suo comando forze di poco più numerose di quelle che attuarono la conquista del Perù o del Messico.
I suoi nemici gli si opposero in mare, così come sulla terra, e potevano in qualunque momento, ottenere il soccorso dei potenti stati maomettani posti tra Europa e Asia. La sua unica via di comunicazione e di soccorso è stata sempre intorno al Capo di Buona Speranza. Quando, negli ultimi cinque anni della sua vita, avrebbe potuto dedicarsi all'organizzazione e all'amministrazione, si è dimostrato un grande uomo in questo senso. Il suo zelo religioso non era meno notevole, ha costruito in Goa chiese per i francescani e i domenicani.. La chiesa della Beata Vergine a Goa, che ha costruito, è chiamata da Padre Spellmann S.J. "la culla del cristianesimo, non solo in India, ma in tutta l'Asia orientale".
Nella storia Afonso restera' conosciuto con diversi appellativi come Il Terribile, il Grande, Cesare d'Oriente, Leone dei Mari e come il Marte (dio della guerra) portoghese. Una squisita varietà di mango, che egli usava importare dal Brasile e portare con se nei suoi viaggi in India, è stato nominato in suo onore, ed è oggi venduto in tutto il mondo come mango Alphonso.



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