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venerdì 28 dicembre 2018

Tiche - Fortuna/Tyche - Fortuna

Tiche

Nella mitologia greca Tiche o Tyche (in greco antico: Τύχη, Týchē) era la personificazione della fortuna, la divinità che garantiva la floridezza di una città e il suo destino. La sua equivalente romana è la dea Fortuna.  

Etimologia e significato

Il termine τύχη ha la radice di τυγχάνω (= accadere) e ciò attribuisce al termine una connotazione non solo di casualità, ma anche di inevitabilità. Significativo per comprendere questo concetto è un passo dell’Aiace di Sofocle:
(GRC) «ὦ δέσποτ᾽ Αἴας, τῆς ἀναγκαίας τύχης
οὐκ ἔστιν οὐδὲν μεῖζον ἀνθρώποις κακόν»
(IT) «Aiace, mio signore, non c’è per gli uomini un male più terribile
della sorte cui non è possibile sfuggire»
(Sofocle, Aiace, v. 485)
dove il tema dell'inevitabilità è rafforzato da ἀναγκαίας, genitivo singolare femminile di ἀνάγκη (= necessità). Infatti la Tyche, insieme alla Moira, è una forza impersonale, ritenuta in grado di travolgere completamente la vita degli uomini. Archiloco scrive:
(GRC) «πάντα Τύχη καì Mοĩρα, Περίκλεϛ, ἀνδρì δίδώσιv» (IT) «Pericle, il Caso e il Destino danno tutto all’uomo.»
(Archiloco, fr. 16)

Mitologia

Nella mitologia greca, Tyche è una tra le figlie maggiori generate dall'unione di Tethys e Oceano (unione alla quale è attribuita anche la nascita di tutti i fiumi). Ha il compito di accompagnare gli uomini lungo tutta la loro esistenza. Ha 40 sorelle:
  • Peito
  • Admete
  • Iante
  • Elettra
  • Doride
  • Primn
  • Urania
  • Ippo
  • Climene
  • Rodeia
  • Calliroe
  • Zeuxo
  • Clizia
  • Idia
  • Pasitoe
  • Plexaure
  • Galaxaure
  • Dione amorosa
  • Melobosi
  • Toe
  • Polidore
  • Cerceide
  • Pluto
  • Perseide
  • Ianeira
  • Acaste
  • Xante
  • Petra
  • Menesto
  • Europa
  • Metis
  • Eurinome
  • Telesto
  • Criseide
  • Asia
  • Calipso
  • Eudora
  • Anfiroe
  • Ociroe
  • Stige

Culto

Testimonianze del culto della dea Tyche in Attica sono state trovate dalla prima metà del IV secolo a.C., a partire dal 360 fino al 318 a.C. Il nome Ảγαθὴ τύχη (=buona sorte) compare sempre più frequentemente nelle iscrizioni, a volte insieme ad altri dei (Dioniso e Zeus) e nel corso del IV secolo il culto si formalizza e diviene anche più popolare, tanto che una fonte successiva ci parla di una statua di Agathe Tyche presso il Pritaneo. Si pensa che anche Licurgo avesse interesse nel culto della dea, visto che nei suoi provvedimenti religiosi menzionò i tesori del santuario di Agathe Tyche e nel suo Περὶ τῆϛ διοικῆσεως, un discorso di amministrazione, cita esplicitamente la dea.

Nella letteratura greca

Il concetto di Tyche è stato soggetto a numerosi cambiamenti nel significato, ruolo e importanza nella società. È però possibile cercare di capire come cambia nel tempo analizzando il concetto che i principali autori greci avevano di essa (in ordine cronologico).

Omero

In Omero il concetto è ancora molto “generale”. Il termine Tyche non appare mai nelle opere omeriche. Infatti l'idea della Fortuna è ancora racchiusa nel concetto di Moira e “αἶσα”. Αἶσα è la “parte giusta”, la “misura giusta”; significato che appare chiaro nell'aggettivo derivato “αἴσιμοσ” (ovvero “opportuno”) e/o nelle locuzioni “κατʹαἴσαν”(“secondo misura”) e/ο “ὑπὲρ αἴσαν”(“oltre misura”). La Moira, invece, è la “parte” e/o il “destino”, anche nei suoi aspetti peggiori (di morte). Alla sua radice si associa quella del verbo “τυγκάνω”, ovvero “accadere, accadere per caso” da cui viene “τύχη”, cioè la Tyche.

Archiloco

In Archiloco è una forza impersonale sottoposta al destino (Moira) che può travolgere(/ribaltare) la vita degli uomini ("Pericle, il Caso e il Destino danno tutto all'uomo").

Pindaro

La dea compare nell'Olimpica XII, che comincia con un'invocazione alla Tyche stessa. In questo componimento, la Tyche è chiamata “figlia di Zeus Eleutherios” (quindi non più figlia di Oceano e Tethys). Pindaro la chiama anche “salvatrice”, riferendosi ad un duplice fatto; essendo figlia di Zeus, ella, come il padre, assicura la giustizia e non imperversa ciecamente sulle vicende umane; inoltre ha salvato Ergotele dalle lotte interne/civili della sua città natia, che lo avrebbero visto spegnersi senza poter riuscire a guadagnarsi la fama e la gloria, derivanti dai successi avuti nei giochi panellenici. In tutte le strofe è presente l'acqua, che infatti rappresenta in maniera migliore le principali caratteristiche della dea: la mutevolezza e l'instabilità. Dalla dea “infatti sono pilotate in mare le veloci navi”, mentre, come fanno i legni in balia delle onde, “degli uomini in su spesso, e in giù rotolano, solcando vane illusioni, le speranze”. Ma Pindaro offre una salvezza; “La tranquillità appare lo scudo migliore per tenersi al riparo dall'inquieto avvicendarsi degli eventi che Tyche guida in maniera imperscrutabile per l'uomo, il quale trova nella tranquillità l'unico appiglio per non essere spinto troppo in alto dalle circostanze positive o per non precipitare quando le speranze cadono a terra avvizzite come le foglie in autunno. O come le piume di un vecchio gallo ormai inetto al combattimento”.

Esopo

In Esopo la Tyche è una divinità con una propria volontà, capace di portare splendidi doni (per esempio nella favola 22, dove i pescatori non riescono a pescare niente, ma la Sorte dona loro un tonno), così come è capace anche di toglierli nel caso volesse. È rappresentata anche con sentimenti umani, come la gelosia (“Un contadino, avendo trovato dell'oro scavando in terra, ogni giorno incoronava la (dea) Terra in quanto da essa beneficato. Ma la Tyche, presentandosi a lui, gli dice: -Ehi tu! Perché attribuisci alla Terra i miei doni, che io ti ho dato volendo arricchirti? Se infatti la situazione cambiasse e questo oro giungesse ad altre mani, so che allora biasimeresti me, la Tyche-”). È anche salvatrice poiché viene in aiuto di un viandante che stava cascando in un pozzo (“Un viaggiatore che aveva fatto molta strada, spossato dalla stanchezza, si lasciò cadere sull'orlo di un pozzo e lì si addormentò. Stava giù quasi per cadervi dentro, quando gli apparve la Fortuna che lo svegliò...”); la dea potrebbe anche essere definita “egoista”, in quanto ciò che fa, lo fa per non essere incolpata (“...dicendogli -Ehi amico, se poi tu cadevi dentro, non te la prendevicon la tua imprudenza, ma te la prendevi con me-”). Infine la Sorte viene vista come “più potente di tutta la nostra provvidenza”.

Tucidide

In Tucidide è un elemento inaspettato, incalcolabile e imprevedibile. Non è soggetta alla volontà degli dei, ma porta indifferentemente e improvvisamente disastri e/o buona fortuna. Avere con sé i favori della Fortuna può portare gli uomini all'insolenza. Viene vista come una forza che colpisce tutti, indifferentemente dalla classe sociale. “Poiché si può tranquillamente ammettere che il corso degli avvenimenti pieghi con scarti non meno imprevedibili che le intenzioni umane: perciò è nostra abitudine imputare alla fortuna quanto sfugge al controllo delle nostre facoltà logiche”.La Tyche è colei che crea gli ostacoli ed offre le occasioni; ogni uomo è artefice del proprio destino, determinato da come reagisce alla Tyche. Nelle vicende narrate, soprattutto nella guerra del Peloponneso la Tyche avrà un ruolo centrale, come sarà riconosciuto dagli spartani; infatti il saggio re degli Spartani, Archidamo II, etichetta la guerra “non priva di incognite”, in quanto “il corso di una guerra è costellato d'imprevisti”, riconoscendo, dunque, che gli eventi sono spesso decisi dalla sorte (ma non i risultati, che invece sono affidati alla disciplina e intelligenza con cui un uomo si pone di fronte ai suddetti eventi); mentre Pericle, Ateniese, pensa che bisogna affidarsi “più all'intelligenza che al caso”, ricordando che la Tyche ha sempre cercato di scavalcare le imprese degli uomini, ma che gli Ateniesi sono sempre riusciti a superarla in astuzia. La Fortuna è anche misericordiosa: si prenda ad esempio l'episodio delle due barche mandate a Mitilene, dove la prima serviva per uccidere gli uomini e ridurre in schiavitù le donne e i bambini, mentre la seconda per annullare la missione della prima; la seconda barca ha la Tyche dalla propria, che permette al veliero di incontrare nessun vento contrario e l'andamento non troppo veloce nel procedere della prima barca. È inoltre punitrice: quando gli Ateniesi, dopo una prima vittoria sugli Spartani, grazie anche all'aiuto della stessa Tyche, peccano di hybris, questa li punirà facendo perdere loro la guerra.

Euripide

Secondo Euripide anche i piani divini possono essere influenzati, e quindi gli dei stessi. Si prenda ad esempio nella tragedia Ione il fatto che Apollo avrebbe voluto tenere nascosto alla protagonista che lui stesso fosse il padre finché questa non fosse arrivata ad Atene. Atena, però, si mette nel mezzo e rivela tutto a Ione prima del tempo, rovesciando i piani del dio. I processi di agnizione sono sempre fortuiti; è sempre grazie alla Tyche che avvengono. L'antitesi tyche-technè viene trasformata in un rapporto complementare, dove la tyche è la buona sorte nell'agnizione, mente la technè è l'intrigo, che richiede intraprendenza e furbizia per assicurarsi la buona fortuna. La Tyche è un'agente, senza scopi, che non è diretta da alcuna volontà divina. È una forza che contiene gli elementi di un'improvvisa rivalsa, un improvviso cambiamento di sorte, ed è per mano di Tyche che gli intrighi di ogni opera si svolgono.

Menandro

Secondo Menandro la Tyche regna sovrana, affianca costantemente gli uomini e già sa quel che dovrà accadere. È lei, riportando le parole della stessa dea nel prologo dell'Aspis, “che arbitra e amministra tutte queste vicende”. Nel Dyskolos troviamo il dio Pan, che però ha un ruolo identico alla Tyche, tanto che Paduano lo definisce “una Tyche (...) che fornisce le regole del gioco; lo spazio chiuso entro cui operano sentimenti volontà e ragione”. In quest'opera viene fuori anche un altro concetto fondamentale per Menandro; la Fortuna “fornisce le regole del gioco”, ma non è lei che sceglie come i personaggi debbono giocare. Emerge il concetto di “metallaghè”, “la possibilità di cambiamento”, che ogni uomo può effettuare per guadagnarsi i favori della Fortuna, quindi per poter portare a termine il proprio intento, anche attraverso buonsenso, moderazione, ragione, volontà, costanza e intelligenza (“Bene. Finché si possiede la ragione, non bisogna mai disperare di nulla; a tutto si arriva con la buona volontà e la costanza”). In conclusione, Menandro ritiene che la Tyche abbia una parte fondamentale nella vita di un uomo (“per opera del dio anche il male può diventare bene.”), ma non così importante da “soffocare completamente l'iniziativa umana” (“Ogni uomo è accompagnato fin dalla nascita da un buon demone che lo inizia al mistero della vita. Non è invece da credere, visto che gli dei sono tutti buoni, che esista un demone maligno che angustia la vita mortale. Ma coloro che hanno indole perversa e si sono complicati terribilmente la vita o hanno sciupato tutto con la propria stoltezza, puntano il dito contro un demone e dicono, i malvagi, che il malvagio è lui.”).

Epicuro

Secondo Epicuro, essendo gli dei eternamente felici, non si possono curare delle vicende umane. Quindi “la fortuna per il saggio non è una divinità come per la massa – la divinità non fa nulla a caso – e neppure qualcosa priva di consistenza. Non crede che essa dia agli uomini alcun bene o male determinante per la vita felice, ma sa che può offrire l'avvio a grandi beni o mali. Però è meglio essere senza fortuna ma saggi che fortunati e stolti, e nella pratica è preferibile che un bel progetto non vada in porto piuttosto che abbia successo un progetto dissennato” e “poca importanza ha la sorte per il saggio, perché le cose più grandi e importanti sono governate dalla ragione, e così continuano e continueranno ad essere per tutto il corso del tempo”. Diventa addirittura insidiosa, tanto da doversi difendere da essa ed addirittura combatterla senza arrendersi e disprezzandola (“ti ho prevenuta, o sorte, e da ogni tua insidia mi sono premunito. Non a te né ad alcun'altra circostanza ci arrenderemo: ma quando sia necessario andarcene, sputando ampiamente sulla vita e su quelli che vanamente ci si attaccano, ce ne andremo con un bel peana proclamando quanto bene abbiamo vissuto”). Viene vista anche come dispensatrice di giustizia (“...in quanto ai cattivi, più essi trovano buona sorte più si rovinano”). Infine assume le sfumature di una forza sviatrice e corrompitrice, che conduce i giovani sulla cattiva strada (“Non dobbiamo stimare come più felice il giovane, ma il vecchio che ha vissuto bene. Perché il giovane nella pienezza delle sue forze è spesso confuso e sviato dal vento della fortuna; ma il vecchio che si è ancorato nella vecchiaia come in un porto, tiene ormai saldi nella sicura custodia della gratitudine i beni che prima aveva scarsa fiducia di ottenere”).

Polibio

In Polibio la Fortuna (Tyche) ha un ruolo fondamentale, centrale, attorno cui girano tutte le vicende narrate. Viene vista come una forza esterna all'uomo, ma comunque un fattore inevitabile che controlla gli affari umani, avente un suo obiettivo verso cui rivolge “le vicende di quasi tutta la terra abitata, e tutte le costringe a piegare a un solo e unico fine” ed è per questo ("il ricordo delle peripezie altrui" è "il solo e più efficace incitamento a sopportare con fortezza i rivolgimenti della sorte") che “bisogna che lo storico raccolga per i lettori in un'unitaria visione d'insieme il vario operato con cui la Tyche portò a compimento le cose del mondo”. A riguardo, Walbank scrive che Polibio “sembra immaginare un potere simile alla Provvidenza [...] lasciandosi confondere da ciò che è successo con ciò che doveva succedere”. Le azioni della Fortuna non sono mai inaspettate, ma si possono prevedere (e sopportare) attraverso il ricordo delle (s) fortune altrui, quindi imparando dalla storia. Per difendersi dalle critiche, Polibio scrive che è lecito spiegare eventi di cui non è facile scoprire le cause fornendo come motivazioni gli atti divini; lo stesso autore fornisce come esempio gli eventi naturali. È lecito rifarsi alla Tyche anche in situazioni dove la causa e il “rimedio” di un evento non sono controllabili dalle forze umane, quindi impossibili da spiegare ragionevolmente; qui viene portata ad esempio la rivolta dei Macedoni e la loro vittoria contro i Romani, non spiegabile razionalmente agli occhi di Polibio.

Plutarco

In Plutarco si hanno due visioni della dea Tyche; la prima, la vede come una sorta di forza provvidenziale, provvista di un proprio obiettivo, la quale si affianca ad uomo virtuoso e con buoni principi morali, il quale verrà guidato verso il fine ultimo (si veda a titolo esemplificativo, il ruolo che la Tyche ha nella vita di Timoleonte); nella seconda, viene vista come un “vento” costantemente incostante, capricciosa e imprevedibile, capace di dispensare (in)successo.
Nonostante ciò bisogna stare sempre preparati, essere virtuosi e non avidi ed insolenti fin tanto che essa è dalla nostra parte. Infatti è mutevole (“forse è cosa degna che quando la fortuna è favorevole, un uomo si mostri arrogante e superbo per aver sottomesso un popolo, una città, un regno, o forse la fortuna, posto innanzi a chi combatte questo cambiamento quale esempio della comune debolezza, insegna a non considerare nulla come unico e sicuro ?”), quindi capace con un improvviso mutamento di portare fallimenti e disgrazie (“ Oppure, dopo aver messo sotto i vostri piedi, crollata nello spazio di una sola ora, l'eredità di Alessandro, che fu innalzato al massimo della potenza ed ebbe un dominio grandissimo, e vedendo i re, un tempo scortati da miriadi di fanti e migliaia di cavalieri, ricevere dalle mani dei nemici il pasto quotidiano e l'acqua, credete forse che, per quanto ci riguarda, la fortuna sia sufficientemente durevole nel tempo ?”).
Bisogna sempre diffidare di essa e dei suoi aiuti. Esemplificativo è il caso di Emilio Paolo, il quale reputa la Tyche "come della cosa più infida e mutevole” ed aggiunge che “la sua presenza era stata simile ad un vento favorevole ed impetuoso che soffiando sospinge gli eventi, non aveva mai smesso di aspettarsi qualche mutamento e rovescio. Dando poca fiducia alla Fortuna” poiché teme “il mutamento del dio”.
Emerge inoltre che bisogna sempre sospettare della Tyche, in quanto è equa (“vendicatrice”). Infatti per avere successo, bisogna dare qualcosa in cambio (“guardavo ancora con sospetto la Fortuna, consapevole che questa nulla concede di grande agli uomini che sia integro ed esente dal risentimento dei numi. Credo che la Fortuna sarà per voi sicura ed innocua. In maniera sufficiente si è servita di me e dei miei mali per vendicare i successi”).
Infine, i favori della Tyche sono così instabili, che addirittura bisognerebbe temerla (“In quale occasione infatti gli uomini dovrebbero mostrare audacia, se, quando si pensa al dominio esercitato sugli altri, si è costretti a temere più che mai la fortuna e, quando si riflette sull'instabile volgersi della sorte, che ora tocca l'uno ora l'altro, così tanta tristezza è data a chi si rallegra?“).

Curiosità

Nel V secolo a.C. compare per lo più subordinata alle divinità dell'Olimpo. La sua importanza crebbe in età ellenistica, tanto che le città avevano la loro specifica versione iconica della dea, che indossava una corona raffigurante le mura della città. Sono noti solo casi isolati di feste in suo onore. Il suo culto viene collegato con quello di numerose divinità, soprattutto Zeus, Asklepios, Artemide, Atena, Nemesi, Eros.
La dea aveva templi a Cesarea marittima, Antiochia, Alessandria e Costantinopoli. Ad Alessandria il Tychaeon, il tempio di Tyche, è stato descritto da Libanio come uno dei più belli di tutto il mondo ellenistico.
Tyche appare su molte monete di età ellenistica nei tre secoli prima dell'era cristiana, soprattutto della regione del Mar Egeo.
Molto spesso è associata all'immagine dell'acqua, soprattutto a quella di mare, per le sue caratteristiche di mutevolezza e instabilità. Altre volte un suo simbolo è il timone (in un passo di Eschilo Tyche compare esplicitamente al timone della nave di Agamennone, miracolosamente salvata dall'intervento divino). Nell'arte medievale la dea è raffigurata con una cornucopia e la Ruota della Fortuna. A volte teneva in mano il bambino Pluto, dio della ricchezza.
La costellazione della Vergine è a volte identificata come la figura celeste di Tiche.

Influenza culturale

A Tiche è intitolata la Tyche Tessera su Venere.

Istanbul - Museo archeol. - Tyche e Plutone - sec. II d.C. - Foto G. Dall'Orto 28-5-2006

Fortuna

(LA) «O diva gratum quae regis Antium» (IT) «alla Fortuna o dea, che governi la tua amata Antium»
(Orazio, Carmina, I, 35)
Fortuna è una figura della religione romana, la dea del caso e del destino.
(LA) «...nam si a me regnum Fortuna atque opes
eripere quivit, at virtutem non quiit
(IT) «...di regno e di ricchezze la Fortuna
poté privarmi, non del mio valore»
(Accio, Telefo, framm. 625)

Divinità romana

Fortuna era una divinità antica, forse precedente alla fondazione di Roma anche se i romani ne attribuivano l'introduzione del culto a Servio Tullio, il re che più, fra tutti, fu favorito dalla Fortuna, alla quale dedicò ben ventisei templi nella capitale, ciascuno con un'epiclesi diversa.
Si racconta anche che ella l'avesse amato, benché egli non fosse che un mortale e avesse l'abitudine di entrare a casa sua attraverso una finestrella.
Una statua del re Servio Tullio si ergeva nel tempio della Dea.
«Gli annali di Preneste raccontano che Numerio Suffustio, uomo onesto e ben nato, ricevette in frequenti sogni, all'ultimo anche minacciosi, l'ordine di spaccare una roccia in una determinata località. Atterrito da queste visioni, nonostante che i suoi concittadini lo deridessero, si accinse a fare quel lavoro. Dalla roccia infranta caddero giù delle sorti incise in legno di quercia, con segni di scrittura antica. Quel luogo è oggi circondato da un recinto, in segno di venerazione, presso il tempio di Giove bambino, il quale, effigiato ancora lattante, seduto insieme con Giunone in grembo alla dea Fortuna mentre ne ricerca la mammella, è adorato con grande devozione dalle madri. E dicono che in quel medesimo tempo, là dove ora si trova il tempio della Fortuna, fluì miele da un olivo, e gli aruspici dissero che quelle sorti avrebbero goduto grande fama, e per loro ordine col legno di quell'olivo fu fabbricata un'urna, e lì furono riposte le sorti, le quali oggidì vengono estratte, si dice, per ispirazione della dea Fortuna.»
(Marco Tullio Cicerone, De Divinatione XLI 85-86)
La Fortuna era una dea dal carattere doppio, ma sempre positivo (altrimenti si parlava di Sors, la sorte):
  1. Uno intraprendente, cioè che aiutava a far andare bene le imprese
  2. Uno erotico (per il quale è rimasto il detto essere baciati dalla fortuna)
Il suo corrispettivo nella mitologia greca è la dea Tyche.

La Fortuna nel Medioevo

Nell'opera De consolatione philosophiae del VI secolo di Severino Boezio, scritta mentre attendeva la sua esecuzione, il celebre filosofo e statista riflette sulla visione teologica del casus, i cui casuali e spesso rovinosi mutamenti sono in realtà tanto inevitabili quanto provvidenziali, per cui persino i più inspiegabili e accidentali eventi fanno parte del nascosto piano di Dio a cui nessuno può resistere o può cercare di opporsi. Secondo questa concezione, gli eventi, le decisioni umane e persino l'influsso degli astri fanno tutti parte della volontà divina.
L'immagine iconografica della Ruota della Fortuna che accompagna l'immaginario medioevale ma non solo, è una diretta eredità attinta dal secondo libro dell'opera di Boezio. La sua immagine appare così ovunque, dalle miniature dei manoscritti alle vetrate delle cattedrali, di cui c'è un bellissimo esempio nella cattedrale di Amiens, e persino nel gioco dei Tarocchi.

La Fortuna nel Rinascimento

Dalla fine del Quattrocento in avanti l'iconografia della Fortuna si presenta con una quantità straordinaria di varianti con le quali incisori e pittori volevano sottolineare i più diversi comportamenti della dea. Lo studioso Giordano Berti ha individuato le seguenti tipologie:
  • Fortuna con sfera: deriva dalla dea Tyche; una fanciulla nuda sta in piedi sopra una sfera e viene sospinta da una vela che tiene con le mani.
  • Fortuna marina: deriva dall'iconografia di Iside pelagia e dalla Venere marina; la sua immagine è una fanciulla nuda che si muove sulle acque reggendo una vela o un timone; a volte sotto i suoi piedi c'è un delfino oppure una conchiglia.
  • Fortuna con ciuffo: deriva del Kairos greco e dall’Occasio latina, divinità del momento opportuno; è una fanciulla con le ali ai piedi che corre veloce, mentre sulla sua testa calva spicca una lunga ciocca di capelli.
  • Fortuna con cornucopia: unisce la dea romana Opi e il corno della capra Amaltea; la sua immagine è quella di una fanciulla, solitamente bendata, che distribuisce ricchezze lasciandole cadere da un grande contenitore a forma di corno.

Curiosità

  • La regione di Fortuna Tessera, sulla superficie di Venere, è stata così battezzata in onore della dea Fortuna.


Dupondio di Didio Giuliano raffigurante Fortuna
Classical Numismatic Group, Inc. http://www.cngcoins.com

Tyche

Tyche (English: /ˈtki/; Greek: Τύχη Ancient Greek: [tý.kʰɛː] Modern Greek: [ˈti.çi] "luck"; Roman equivalent: Fortuna) was the presiding tutelary deity who governed the fortune and prosperity of a city, its destiny. In Classical Greek mythology, she is the daughter of Aphrodite and Zeus or Hermes.
In literature, she might be given various genealogies, as a daughter of Hermes and Aphrodite, or considered as one of the Oceanids, daughters of Oceanus, and Tethys, or of Zeus. She was connected with Nemesis and Agathos Daimon ("good spirit").
The Greek historian Polybius believed that when no cause can be discovered to events such as floods, droughts, frosts, or even in politics, then the cause of these events may be fairly attributed to Tyche.


Worship

Increasingly during the Hellenistic period, cities venerated their own specific iconic version of Tyche, wearing a mural crown (a crown like the walls of the city).
Tyche had temples at Caesarea Maritima, Antioch, Alexandria, and Constantinople. In Alexandria the Tychaeon, the Greek temple of Tyche, was described by Libanius as one of the most magnificent of the entire Hellenistic world.
She was uniquely venerated at Itanos in Crete, as Tyche Protogeneia, linked with the Athenian Protogeneia ("firstborn"), daughter of Erechtheus, whose self-sacrifice saved the city.
Stylianos Spyridacis  concisely expressed Tyche's appeal in a Hellenistic world of arbitrary violence and unmeaning reverses: "In the turbulent years of the Epigoni of Alexander, an awareness of the instability of human affairs led people to believe that Tyche, the blind mistress of Fortune, governed mankind with an inconstancy which explained the vicissitudes of the time."

Depictions

Tyche appears on many coins of the Hellenistic period in the three centuries before the Christian era, especially from cities in the Aegean. Unpredictable turns of fortune drive the complicated plotlines of Hellenistic romances, such as, Leucippe and Clitophon or Daphnis and Chloe. She experienced a resurgence in another era of uneasy change, the final days of publicly sanctioned Paganism, between the late-fourth-century emperors Julian and Theodosius I, who definitively closed the temples. The effectiveness of her capricious power even achieved respectability in philosophical circles during that generation, although among poets it was a commonplace to revile her for a fickle harlot.
In medieval art, she was depicted as carrying a cornucopia (horn of plenty), an emblematic gubernaculum (ship's rudder), and the wheel of fortune, or she may stand on the wheel, presiding over the entire circle of fate.
The constellation of Virgo is sometimes identified as the heavenly figure of Tyche, as well as other goddesses such as Demeter and Astraea.

The Tyche of Antioch, Roman copy of a bronze by Eutychides (Galleria dei Candelabri, Vatican Museums)
Copy of Eutychides - Jastrow (2006)
The Tyche (Fortune) of Antioch. Marble, Roman copy after a Greek bronze original by Eutychides of the 3rd century BC.

Fortuna

Fortuna (Latin: Fortūna, equivalent to the Greek goddess Tyche) was the goddess of fortune and the personification of luck in Roman religion. Fortuna is often depicted with a gubernaculum (ship's rudder), a ball or Rota Fortunae (wheel of fortune) and a cornucopia (horn of plenty). She might bring good or bad luck: she could be represented as veiled and blind, as in modern depictions of Lady Justice, except that Fortuna does not hold a balance. Fortuna came to represent life's capriciousness. She was also a goddess of fate: as Atrox Fortuna, she claimed the young lives of the princeps Augustus' grandsons Gaius and Lucius, prospective heirs to the Empire. (In antiquity she was also known as Automatia.)
Fortuna's father was said to be Jupiter and like him, she could also be bountiful (Copia). As Annonaria she protected grain supplies. June 11 was consecrated to her: on June 24 she was given cult at the festival of Fors Fortuna.




Cult

Roman writers disagreed whether her cult was introduced to Rome by Servius Tullius. or Ancus Marcius. The two earliest temples mentioned in Roman Calendars were outside the city, on the right bank of the Tiber (in Italian Trastevere). The first temple dedicated to Fortuna was attributed to the Etruscan Servius Tullius, while the second is known to have been built in 293 BC as the fulfilment of a Roman promise made during later Etruscan wars The date of dedication of her temples was 24 June, or Midsummer's Day, when celebrants from Rome annually floated to the temples downstream from the city. After undisclosed rituals they then rowed back, garlanded and inebriated. Also Fortuna had a temple at the Forum Boarium. Here Fortuna was twinned with the cult of Mater Matuta (the goddesses shared a festival on 11 June), and the paired temples have been revealed in the excavation beside the church of Sant'Omobono: the cults are indeed archaic in date. Fortuna Primigenia of Praeneste was adopted by Romans at the end of 3rd century BC in an important cult of Fortuna Publica Populi Romani (the Official Good Luck of the Roman People) on the Quirinalis outside the Porta Collina. No temple at Rome, however, rivalled the magnificence of the Praenestine sanctuary.
Fortuna's identity as personification of chance events was closely tied to virtus (strength of character). Public officials who lacked virtues invited ill-fortune on themselves and Rome: Sallust uses the infamous Catiline as illustration – "Truly, when in the place of work, idleness, in place of the spirit of measure and equity, caprice and pride invade, fortune is changed just as with morality".
An oracle at the Temple of Fortuna Primigena in Praeneste used a form of divination in which a small boy picked out one of various futures that were written on oak rods. Cults to Fortuna in her many forms are attested throughout the Roman world. Dedications have been found to Fortuna Dubia (doubtful fortune), Fortuna Brevis (fickle or wayward fortune) and Fortuna Mala (bad fortune).
Fortuna is found in a variety of domestic and personal contexts. During the early Empire, an amulet from the House of Menander in Pompeii links her to the Egyptian goddess Isis, as Isis-Fortuna. She is functionally related to the god Bonus Eventus, who is often represented as her counterpart: both appear on amulets and intaglio engraved gems across the Roman world. In the context of the early republican period account of Coriolanus, in around 488 BC the Roman senate dedicated a temple to Fortuna on account of the services of the matrons of Rome in saving the city from destruction. Evidence of Fortuna worship has been found as far north as Castlecary, Scotland and an altar and statue can now be viewed at the Hunterian Museum in Glasgow.
Fortuna's name seems to derive from Vortumna (she who revolves the year).[citation needed]
The earliest reference to the Wheel of Fortune, emblematic of the endless changes in life between prosperity and disaster, is from 55 BC. In Seneca's tragedy Agamemnon, a chorus addresses Fortuna in terms that would remain almost proverbial, and in a high heroic ranting mode that Renaissance writers would emulate:
O Fortune, who dost bestow the throne's high boon with mocking hand, in dangerous and doubtful state thou settest the too exalted. Never have sceptres obtained calm peace or certain tenure; care on care weighs them down, and ever do fresh storms vex their souls. ... great kingdoms sink of their own weight, and Fortune gives way ‘neath the burden of herself. Sails swollen with favouring breezes fear blasts too strongly theirs; the tower which rears its head to the very clouds is beaten by rainy Auster. ... Whatever Fortune has raised on high, she lifts but to bring low. Modest estate has longer life; then happy he whoe’er, content with the common lot, with safe breeze hugs the shore, and, fearing to trust his skiff to the wider sea, with unambitious oar keeps close to land.
Ovid's description is typical of Roman representations: in a letter from exile he reflects ruefully on the “goddess who admits by her unsteady wheel her own fickleness; she always has its apex beneath her swaying foot.”

Middle Ages




Fortuna did not disappear from the popular imagination with the ascendancy of Christianity. Saint Augustine took a stand against her continuing presence, in the City of God: "How, therefore, is she good, who without discernment comes to both the good and to the bad?...It profits one nothing to worship her if she is truly fortune... let the bad worship her...this supposed deity". In the 6th century, the Consolation of Philosophy, by statesman and philosopher Boethius, written while he faced execution, reflected the Christian theology of casus, that the apparently random and often ruinous turns of Fortune's Wheel are in fact both inevitable and providential, that even the most coincidental events are part of God's hidden plan which one should not resist or try to change. Fortuna, then, was a servant of God, and events, individual decisions, the influence of the stars were all merely vehicles of Divine Will. In succeeding generations Boethius' Consolation was required reading for scholars and students. Fortune crept back into popular acceptance, with a new iconographic trait, "two-faced Fortune", Fortuna bifrons; such depictions continue into the 15th century.
The ubiquitous image of the Wheel of Fortune found throughout the Middle Ages and beyond was a direct legacy of the second book of Boethius's Consolation. The Wheel appears in many renditions from tiny miniatures in manuscripts to huge stained glass windows in cathedrals, such as at Amiens. Lady Fortune is usually represented as larger than life to underscore her importance. The wheel characteristically has four shelves, or stages of life, with four human figures, usually labeled on the left regnabo (I shall reign), on the top regno (I reign) and is usually crowned, descending on the right regnavi (I have reigned) and the lowly figure on the bottom is marked sum sine regno (I have no kingdom). Medieval representations of Fortune emphasize her duality and instability, such as two faces side by side like Janus; one face smiling the other frowning; half the face white the other black; she may be blindfolded but without scales, blind to justice. She was associated with the cornucopia, ship's rudder, the ball and the wheel. The cornucopia is where plenty flows from, the Helmsman's rudder steers fate, the globe symbolizes chance (who gets good or bad luck), and the wheel symbolizes that luck, good or bad, never lasts. 



Fortune would have many influences in cultural works throughout the Middle Ages. In Le Roman de la Rose, Fortune frustrates the hopes of a lover who has been helped by a personified character "Reason". In Dante's Inferno (vii.67-96) Virgil explains the nature of Fortune, both a devil and a ministering angel, subservient to God. Boccaccio's De Casibus Virorum Illustrium ("The Fortunes of Famous Men"), used by John Lydgate to compose his Fall of Princes, tells of many where the turn of Fortune's wheel brought those most high to disaster, and Boccaccio essay De remedii dell'una e dell'altra Fortuna, depends upon Boethius for the double nature of Fortuna. Fortune makes her appearance in Carmina Burana (see image). The Christianized Lady Fortune is not autonomous: illustrations for Boccaccio's Remedii show Fortuna enthroned in a triumphal car with reins that lead to heaven.
Fortuna also appears in chapter 25 of Machiavelli's The Prince, in which he says Fortune only rules one half of men's fate, the other half being of their own will. Machiavelli reminds the reader that Fortune is a woman, that she favours a strong, ambitious hand, and that she favours the more aggressive and bold young man than a timid elder. Monteverdi's opera L'incoronazione di Poppea features Fortuna, contrasted with the goddess Virtue. Even Shakespeare was no stranger to Lady Fortune:
When in disgrace with Fortune and men's eyes
I all alone beweep my outcast state...
— Sonnet 29

Pars Fortuna in astrology

In astrology the term Pars Fortuna represents a mathematical point in the zodiac derived by the longitudinal positions of the Sun, Moon and Ascendant (Rising sign) in the birth chart of an individual. It represents an especially beneficial point in the horoscopic chart. In Arabic astrology, this and similar points are called Arabian Parts.
Al Biruni (973 – 1048), an 11th-century mathematician, astronomer, and scholar, who was the greatest proponent of this system of prediction, listed a total of 97 Arabic Parts, which were widely used for astrological consultations.

Aspects

  • Fortuna Annonaria brought the luck of the harvest
  • Fortuna Belli the fortune of war
  • Fortuna Primigenia directed the fortune of a firstborn child at the moment of birth
  • Fortuna Virilis ("Luck in men"), a woman's luck in marriage
  • Fortuna Redux brought one safely home
  • Fortuna Respiciens the fortune of the provider
  • Fortuna Muliebris the luck of a woman.
  • Fortuna Victrix brought victory in battle
  • Fortuna Augusta the fortune of the emperor
  • Fortuna Balnearis the fortune of the baths.
  • Fortuna Conservatrix the fortune of the Preserver
  • Fortuna Equestris fortune of the Knights.
  • Fortuna Huiusce Diei fortune of the present day.
  • Fortuna Obsequens fortune of indulgence.
  • Fortuna Privata fortune of the private individual.
  • Fortuna Publica fortune of the people.
  • Fortuna Romana fortune of Rome.
  • Fortuna Virgo fortune of the virgin.
  • Fortuna Faitrix the fortune of life
  • Pars Fortuna
  • Fortuna Barbata the fortune of adolescents becoming adults






Bavarian State Library, Munich, Codex Buranus (Carmina Burana) Clm 4660; fol. 1r with the Wheel of Fortune
Anonymous
circa 1230

Tiche sul rovescio di questa moneta metallica di Gordiano III, 238-244
Classical Numismatic Group, Inc. http://www.cngcoins.com

The remains of a Greek temple of Tyche
Cobija - Own work
Şans Tapınağı (Temple of Tyche) sütun detayı.

Fortuna and Pontus
CristianChirita - Own work
Depiction of Tomis Fortuna, Constanta Museum

The Classical Court Exhibition in Bible Lands Museum, Jerusalem, Israel.
Bukvoed - Opera propria

La dea Fortuna presso il Museo Romano-Germanico di Colonia
Carole Raddato from FRANKFURT, Germany - Fortuna, Romisch-Germanisches Museum, Cologne Uploaded by Marcus Cyron
Fortuna, Romisch-Germanisches Museum, Cologne

 
Dea della fortuna e fortuna Tyche dea greca antica scultura

Heraldic Fortuna in the arms of Glückstadt.
Lothar Leissner from Itzehoe; slightly modified by ClausG - Attachment of an E-Mail from Ingrid Ehlert for the Bürgermeister Glückstadt, Fachbereich Verwaltungsdienste Info: Kommunale Wappenrolle Schleswig-Holstein
Coat of arms of the Stadt (town) Glückstadt in Schleswig-Holstein, Germany.

 Corvinus University of Budapest, west facade, Demeter, Hermes, Tykhe statues, 2016 Budapest
Globetrotter19 - Opera propria
Paolo Farinati, Mercurio afferra la Fortuna per il lungo ciuffo, 1590 circa, affresco, Villa Nichesola-Conforti, Ponton di Sant'Ambrogio di Valpolicella (Verona).
Giuseppeconforti - Opera propria
Paolo Farinati, Mercurio guida la Fortuna, 1590 circa, affresco (restaurato nel 2016). Mercurio, dio dell'eloquenza e dell'ingegno, afferra la Fortuna per il lungo ciuffo di capelli e la guida, come il nocchiero di una nave, nel mare tempestoso dell'esistenza.

 Fortuna (1754) by Tadeusz Kuntze. National Museum in Warsaw. 

Vatican, Rome, Italy. Statue of Fortune. Brooklyn Museum Archives, Goodyear Archival Collection
William Henry Goodyear - Brooklyn Museum
Vatican, Rome, Italy. Statue of Fortune; Vatican, Rome. Brooklyn Museum Archives, Goodyear Archival Collection (S03_06_01_020 image 2557).
before 1923

 Corvinus University of Budapest, west facade, Tyche, Poseidon statues, 2016 Budapest
Globetrotter19 - Opera propria

 Adelers våben (detalje), Søndre Brekke Gård, Skien, Telemarken
Orf3us - Opera propria
 Tyche
The humiliation of Emperor Valerian by king Shapur I of Persia (260) passed into European cultural memory as an instance of the reversals of Fortuna. In Hans Holbein's pen-and-ink drawing (1521), the universal lesson is brought home by its contemporary setting.
Hans Holbein
  Detal fontanny Pompeje
 Agrippa's dedication to Valetudo at Glanum, just outside St-Remy-de-Provence in France.
 maarjaara from Australia - Agrippa's dedication to Fortuna
 Nemesis and Tyche, Athenian red-figure amphora C5th B.C., Antikensammlung Berlin
Fresco fragment depicting the Greek goddess Tyche, uncovered in the peristyle of a Byzantine home in the Decapolis city of Hippos-Sussita, Israel Museum
Carole Raddato from FRANKFURT, Germany - Fresco fragment depicting the Greek goddess Tyche, uncovered in the peristyle of a Byzantine home in the Decapolis city of Hippos-Sussita, Israel Museum
 Altar - Museo Archeologico - Milan 2014.
© José Luiz Bernardes Ribeiro
 Tyche. 6604: Head of Fortuna, end of 1st. century. Archaeological Museum, Corinth. 
 from Temple E (Octavia?). End of I c. BC 
Davide Mauro - Opera propria
 Albrecht Dürer's engraving of Fortuna, ca 1502
 Centro: Ara a Fortuna FORT/ VNAE/ IVLIVS PLATO EX VO(to) A Fortuna. Xulio Plato (cumpriu) o seu voto. ARAS VOTIVAS Os romanos prometíanlle aos seus deuses levantarlles aras - altares- se estes cumprían as súas peticións. De aí a presenza habitual das fórmulas EX VOTO "por un voto, unha promesa", ou V(otum) S(olvit) L(ibens) M(erito), "cumpriu o seu voto de libre vontade". As aras adoitan presentar orificios na parte superior para facerlles ofrendas á divindade: perfumes ou alimentos para queimar, líquidos para verter, etc. Aquí temos dedicacións aos deuses protectores dos viaxeiros: Neptuno, deus do mar, que ampararía aos navegantes, e os Lares Viales, os deuses dos camiños, que protexerían aos viaxeiros nas rutas terrestres. A deusa Fortuna, que aparece mencionada en dúas ocasións, invócase para ter "boa fortuna" en calquera empresa, mentres que a dedicación a I.O.M. (Xúpiter Óptimo Máximo) reflicte o culto ao deus supremo dos romanos, manifestación de obediencia ao poder imperial. Entre os dedicantes destacan dous soldados da 1º cohorte dos Celtíberos, do campamento de Cidadela. 
Álvaro Pérez Vilariño - Ara a Fortuna
 Fortuna lightly balances the orb of sovereignty between thumb and finger in a Dutch painting of ca 1530 (Musée des Beaux-Arts de Strasbourg) 
 Anonymous (Holland) - Rama
A cult statue of Isis–Tyche from the 2nd century CE, found at Dion. It's now at the site museum.
I, QuartierLatin1968
Clio, the muse of history, instructs a young nobleman. The lessons are revealed by Time, who pulls back a curtain to show a theater of the past. The principals in that scene, Love, Fortune, and Death, spread their favors with abandon. The image was used as the frontispiece to a 1732 edition of Samuel Pufendorf's Introduction à l'histoire générale et politique de l'univers.
Bernard Picart - St John's Univ
illustration by Al-Biruni (973-1048) of different phases of the moon, from the Persian Kitab al-tafhim
Al-Biruni - Scanned from: Seyyed Hossein Nasr (1976) Islamic Science: An Illustrated Study, World of Islam Festival Publishing Company ISBN 090503502X
Why – why the increase and decrease of the light of the moon is settled while other stars don't behave so? Observing these and not understanding the spirit of these is a misdeed, that the light of the stars is of their own.
 Socha bohyně Tyché, Archeologické muzeum v Kósu; Kós (GR) 
Tedmek - Opera propria

Stained glass window 'Fortune' in Santander Cultural, Porto Alegre, Rio Grande do Sul, Brazil.
Zonda Bez
 Lady Fortune in a Boccaccio manuscript
 Medaglione di caracalla, zecca di pergamo-misia, imperatore a cavallo verso tiche con statua di asclepio 
I, Sailko
 Fortuna abo sczescie teraz nowo porzadniey wydrukowána. Cracow, heirs of Stanislaw Bertutowic, 1665. Polish text. Pink paper binding 310 x 190 mm. Strahov Library (Prague), sign. AG XII 25. From collections of Jan Josef Klauser. Exhibit in: Collections of Archbishopric Museum in Olomouc.
 Zde - Opera propria
  Fortuna, Johannes Benk at Neue Burg, Vienna 
 Mosaic of Ticha, goddess of Bet She'an. Wearing a crown with the town's walls, and holding a Cornucopia, with a Phoenix tree in it. 
Yuvalif - Opera propria
Fortuna and Hercules by Jacques de Geijn III Boijmans.webm 4 min 28 s, 1 280 × 720; 289,48 MB


 Head of Tyche, goddess of Commagene on the eastern terrace of the Nemrut Dağı, Turkey
Bernard Gagnon - Opera propria

 Fortuna Miodow Ciemne
Erik Cleves Kristensen - Fortuna Miodow Ciemne
 Head of Tyche, goddess of Commagène, on the western terrace of the Nemrut Dağı, Turkey 
Bernard Gagnon - Opera propria

Fortuna with wings and cornucopia (Museo Archeologico Nazionale di Napoli)
A. Niccolini, Real museo Borbonico, XII, Napels, 1839, tav. XXIV.

Nabatean, c. 100 AD This statue comes from Khirbet Tannur. A standing figure of winged Victory (Nike) holds up a bust of Atargatis, crowned as Tyche ("Fortune") and encircled by the signs of the zodiac. The statue is divided into two pieces: the standing Nike, kept in the Amman Museum, and the bust of Tyche with zodiac, belonging to the Cincinnati Art Museum. The two pieces were reunited for a traveling exhibit, Petra: Lost City of Stone. The sculpture seen here is a copy, that is being kept in the Amman museum while the reunited statue travels (2005).
Michael Gunther - Opera propria
 Statue of Goddess Fortuna at Stadthaus Berlin author: Elke Wetzig (elya) date: 2005-12-30
 Perge ( Antalya/Turkey ). Agora: Fundaments of the round temple for Tyche, patron godess of the city. 
Wolfgang Sauber - Opera propria
Ancient Roman bronze statuettes in the Museo archeologico nazionale (Florence)
Sailko - Opera propria
 Roman sarcophagus of Perge (Turkey) found by Swiss customs and exposed before its return to the country of origin From left to right: Clean the Augean stables in a single day. Tyche. Hercules playing the zither. 
Moumou82 - Opera propria
 La Fortune en détresse 
Gaston de Latouche
(24 October 1854 - 12 July 1913)

Statuetta della tyche-fortuna, da atene, I sec. ac-II dc ca., da originali greci del periodo arcaico
Sailko - Opera propria 

Giuochi di Fortuna is a print depicting Father Time, a winged reaper with an hourglass, playing dice with Fortune, who stands on her wheel. A winged Cupid, bow at his feet, and Fortune balance a game board on the world. Cupid gestures toward the hourglass indicating that time will eventually win out.
Giovanni Battista Bonacina - Scanned from Andrea Vitali, Il Tarocchino di Bologna
Tra il 1631 e il 1659
 Testa di tyche, 150-175 dc ca, da via romea vecchia a classe (ra).
 Hendrick Goltzius - Buona Fortuna 
Bottega di Hendrick Goltzius
fine del XVI sec.
Testa di tyche, opera romana eclettica da tipi del IV secolo ac. 

 Engraving of Hercules at the Crossroads, with elaborate depiction of the two paths, one leading to glory and the other to perdition. Overhead is an allegorical struggle between Virtue and Fortune.
Dopo Crispin van den Broeck - Virtuelles Kupferstichkabinett, http://www.virtuelles-kupferstichkabinett.de/?selTab=3&currentWerk=20975
seconda metà del XVI sec.  

The goddess Tyche, Ny Carlsberg Glyptotek, Copenhagen
Carole Raddato from FRANKFURT, Germany - The goddess Tyche, Ny Carlsberg Glyptotek, Copenhagen
Streetlight corbel at the Oudegracht 34. Made by Jeanot Bürgi in 1965. It represent the old name of the house and consists of Fortuna and the horn of plenty.
Brbbl - Opera propria


Ancient Roman bronzes in the Museo archeologico nazionale (Florence)
Sailko - Opera propria
 Hymen is kneeling before Fortune, who is balancing blindfolded on a wheel, presenting her with two hearts joined together by his arrow; representing the request for a good marriage. Coloured lithograph. Iconographic Collections
Tyche, or Fortune.
Illustrated by Engravings on Wood. - Greek Mythology Systematized by Sarah Amelia Scull. Publisher: Porter & Coates. 1880. P.325
Il moderno e bottega, dubia fortuna (rettangolare), 1510 circa
I, Sailko
  An elaborate Wheel of Fortune allegory. Fortuna's wheel is turned by Time, while Death takes the figure at the bottom of the wheel. A ranks of mankind, including the pope and other religious figures as well as nobles and others, lies fallen beneath the wheel. Sardanapalus, the self-indulgent symbol of those who revel in Fortune's favor, is shown afflicted with grosse verole (syphilis) who appears to be Time's wife, and condemned to work, women's work with distaff and spindle.sconosciuto  
Gallica XV sec.
 Illustration of Fortuna turning the Wheel of Fortune. This is one of the earliest examples of the Wheel of Fortune with the four-part Latin explanation: regnabo, regno, regnavi, sum sine regno. The drawing is a 12th-century addition to a 10th-century manuscript of The Moralia of Job.The artist is unknown. - Rylands Univ: XII sec. 
the_goddess_fortuna_by_ryanisflyin

An early wheel of fortune from an illuminated psalter, by William de Brailes. The original is at the Fitzwilliam Museum in Cambridge, ms. 330, f.4. Fortuna sits enthroned in the middle, turning her wheel, while roundels at the outer ring of the image show figures at the conventional four positions. Clockwise from left: a youth, ascending, says 'I am borne again to the stars'; at the top, a seated king says 'I exalt on high'; at the right, a falling figure laments 'Reduced, I descend'; at the bottom, a dying figure says 'Lowest, I am ground by the wheel'. Inside the outer ring are twelve half-roundels. These show twelve ages of man, from infant at the bottom-left clockwise through senescence and finally death, at the bottom-right. Inside that cycle are eight more half-roundels with scenes from the life of Saint Theophilus the Penitent. His story begins at the top-right, where the humble archdeacon declines election to bishop. Moving clockwise, he subsequently changes his mind and makes a Faustian bargain to reclaim the post, shown at the bottom of the wheel. Later still, he repents and the Virgin Mary appears to intercede for him, and he dies redeemed, at the topmost image. The three cycles illustrate the life of man as shaped by fortune, by time, and by choice.
William de Brailes - Scanned from Imagining Childhood, by Erika Langmuir.1240
  Solid Brass Amber Figurine of Goddess Fortuna 

The baby's own Aesop - being the fables condensed in rhyme with portable morals pictorially pointed by Walter Crane. Engraved and printed in colours by Edmund Evans (1908)



Fortuna Roman Goddess Tattoo 24867 | TWEB

 A woman, Superbia, riding a lion. Fortuna sits atop of a wheel. Fortuna, with a double face, riding in an open waggon. Archives & Manuscripts Keywords: apocalypsis; Medieval; Middle Ages

Issued by William S. Kimball & Company | Fortuna, Goddess of Fortune 

a advertising for spirella corset 1924
Spirella - Spirella Service
 
 Fortuna mit Putten, Schottengasse 1, Wien-Innere Stadt
 Buchhändler - Opera propria
 1517
Drawing by Urs Graf.
Urs Graf, Rijksmuseum
 
 1635
This image is from Emblem #9 of Francis Quarles' Emblems, Divine and Moral, Together with Hieroglyphicks of the Life of Man. The motto reads: Frustra quis stabilem figat in orbe gradum? Loosely translated: "It's no use - who can find footing on a sphere?" Time (the Reaper) and Fortune overturn the world and push down the protagonist. The comforts of wine, money, and even Cupid fall away.
William Marshall - Penn State Digital Collections
 
 1541
A winged woman holding a palm branch in her right hand and a spinning wheel with a small man perched on top in her left, walks past a globe, while a ship with billowing sails is passing by in the background; allegorical figure representing Fortune; first state of six. A fine impression, the monogram and date under-inked and printing faintly, a small abrasion at top left corner.
Hans Sebald Beham - Private collection
 
Allégorie de la Fortune ailée
Andrea Previtali
1490 circa 
 
The Small Fortune
Albrecht Dürer
1496
 
Master M Z - Fortune - WGA14353
Meister M Z
1505
 
Dosso Dossi  
tra il 1535 e il 1538 circa 
 
   16th-century unknown painters - Fortune
Unknown Master, Italian (active 16th century)
 
 Angelo Bronzino - Allegorie Des Glücks
1564 
 
 Peter Paul Rubens - Allegory of Fortuna and Virtus
XVII sec. 

Guido Reni - Fortuna with a crown (1623)
 
Peter Paul Rubens - Fortuna, 1638
 
 Palazzo Balbi Senarega, Università di Genova, Via Balbi 4 - affreschi di Valerio Castello (1654-59) 
Carlo Dell'Orto - Opera propria
 
1658-59 circa
An Allegory of Fortune
Salvator Rosa
 
Hällisch-Fränkisches Museum in Schwäbisch Hall: historische Schützenscheibe von 1829, gemalt von Georg Peter Groß, mit Ansicht der Stadt Schwäbisch Hall von Norden und Darstellung der Göttin Fortuna (oben) mit typischen Attributen. Beschriftung: „Zum Geburtsfest unser(e)s verehrten LandesVaters. Maler Groß, Schützenmeister, d(en) 27. September 1829. Schützenkönig J. Scherer, Salzsieder, vulgo Bomsen.“ Grob freigestellte Version auf weißem Hintergrund (Originalfoto). Hinweis: Bei dem Museumsbesuch, bei dem diese Aufnahme gemacht wurde, konnte ich nirgendwo einen Hinweis auf ein generelles Fotografierverbot entdecken. Daher gehe ich davon aus, dass einer Veröffentlichung dieser Aufnahme auf Commons nichts entgegensteht. Selbstverständlich habe ich die Aufnahme ohne Blitz und ohne Stativ gemacht, um andere Besucher nicht zu stören. Dies führt natürlich zu einer begrenzten Bildqualität, die ich zu entschuldigen bitte.
Roman Eisele - Opera propria
 
1800 e 1831
Pierre Bouillon - L'Enfant et la Fortune
Pierre Bouillon (1776-1831)
 
1866 Henneberg Die Jagd nach dem Glueck anagoria
Rudolf Friedrich August Henneberg - anagoria
 
 Edward Burne-Jones - La ruota della fortuna, 1875-83
 
Emile Foubert - La Fortune et l'enfant

 

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