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mercoledì 9 settembre 2020

Georges Fontenis (27 April 1920 – 9 August 2010) libertarian communist

Georges Fontenis

Con la morte di Georges Fontenis è scomparsa una delle ultime figure di rilievo del movimento anarchico francese degli anni Quaranta e Cinquanta. Era uno dei più controversi, che ancora oggi ispira odio o rispetto. Nasce il 27 aprile 1921 nel quartiere Lilas di Parigi, da una famiglia operaia, figlio e nipote di militanti socialisti. Entra in contatto con il movimento anarchico attraverso il lavoro di solidarietà spagnolo nel 1936, unendosi a un gruppo di giovani militanti. Nel 1944, entrò a far parte della CGT clandestina (la principale centrale sindacale francese), divenne il segretario delle Jeunesses Anarchistes (Gioventù anarchica) e prese parte alle commissioni per estirpare i Vichyisti nell'istruzione nazionale nel 1945 come membro di un sindacato degli insegnanti. Partecipò alla ricostruzione del movimento anarchico nel 1945 e alla fondazione della Fédération Anarchiste, fu segretario generale nel 1946-1948 e 1950-1953 e direttore del settimanale della FA Le Libertaire.

Nel 1950 fondò l'Organizzazione Pensée Bataille (OPB), un gruppo segreto all'interno della FA, che ottenne il controllo su alcune regioni e molti posti di rilievo. Nel 1953 l'OPB costrinse l'espulsione degli anarchici individualisti e trasformò la FA nella Fédération Communiste Libertaire (FCL), adottando il Manifesto del comunismo libertario, scritto da Fontenis. Membri di altre tendenze furono esclusi o lasciati, e questi includevano anarchici della lotta di classe come Maurice Fayolle e Maurice Joyeux (tra i militanti per fondare, o meglio rifondare, la Fédération Anarchiste che esiste ancora). Nel 1951 prese parte a un attentato a Franco, l'infruttuoso "airborne attentat" che coinvolgeva un aereo leggero, insieme agli esuli anarchici spagnoli.

La FCL è stata anche coinvolta nel sostegno alla lotta anticolonialista in Algeria, provocando multe, incursioni e incarcerazioni, lo stesso Fontenis è stato imprigionato nel luglio 1957 per quasi due anni. Lo stesso anno la FCL ha preso parte ad una disastrosa campagna elettorale, anatema per la maggior parte degli anarchici, che ha portato alla partenza di alcuni dei suoi militanti. I risultati furono irrisori e l'obiettivo principale sembrava essere quello di attrarre membri di rango e file del Partito Comunista mentre tracciava una linea tra l'FCL e l'anarchismo tradizionale. Questi eventi insieme hanno portato al crollo della FCL. Altri fattori in gioco erano ciò che altri militanti vedevano come la continuazione dell'OPB, ai loro occhi ingiustificato dopo l'esclusione degli individualisti.

Dopo aver scontato la pena, ottenne un impiego nell'istruzione nazionale, passando per diventare ispettore scolastico della zona rurale tra il 1962-67 e poi insegnante di psicopedagogia presso L'Ecole Nationale d'Instituteurs a Tours. Nel 1968-1969, Fontenis, insieme a Daniel Guérin, ha fondato il Mouvement Communiste Libertaire ed è stato membro del suo successore, la prima Organization Communiste Libertaire. Sfortunatamente tendenze spontaneiste e anti-organizzative sotto l'influenza di una particolare corrente di comunismo di consiglio emersero all'interno del primo OCL e crollarono nel novembre 1976, con grande sgomento di Fontenis.

Durante gli eventi del 1968 ha avuto un ruolo di primo piano nel Comitato di azione rivoluzionaria a Tours. Questo era attivo nelle università, alle porte delle fabbriche e in diversi luoghi di lavoro. Nel 1979 è entrato a far parte dell'Union des Travailleurs Communistes Libertaires (UTCL) ed è stato membro del suo successore, Alternative Libertaire. All'interno dell'UTCL ha criticato il suo "superattivismo". Ha scritto L'Autre communisme, la sua visione degli eventi degli anni '50 nel 1990 e un importante opuscolo sugli Amici di Durruti e gli eventi del Primo Maggio in Spagna nel 1937. È stato uno dei militanti che è apparso in una trasmissione UTCL in francese televisione nazionale nel 1982.

All'inizio degli anni '80 ho vissuto in Francia per diversi anni e mi sono iscritto all'UTCL. Ho conosciuto Fontenis in molte delle sue conferenze. Era sempre stato coinvolto nel movimento per mantenersi in forma della classe operaia, si allenava quotidianamente e conservava ancora il suo aspetto ordinato, oltre a vestirsi sempre in modo estremamente elegante. Aveva stabilito contatti con un gruppo di anarchici britannici attorno a Ken Hawkes negli anni '50 e rimase deluso quando lo informai che Hawkes era scomparso dalla vista.

La creazione e i metodi dell'OPB hanno purtroppo dato a Fontenis una reputazione controversa che persiste fino ad oggi. Nel suo libro Facing the Enemy Alexandre Skirda, egli stesso favorevole a una specifica organizzazione comunista anarchica, ha incaricato Fontenis di questi metodi e continua a produrre esplosioni di condanna e disgusto in alcune parti del movimento anarchico francese. A questo si contrappongono i bei ricordi che hanno ancora i suoi vecchi compagni dei gruppi in cui era coinvolto. Uno di questi ricordi è quello di alcuni giovani ferrovieri anarchici che si presentarono a una manifestazione nel maggio 1968 con una bandiera rossa e nera. Gli amministratori del Partito Comunista nel loro solito modo malvagio tentarono di impadronirsi della bandiera.
All'improvviso è apparso un uomo sulla cinquantina e ha chiesto quale diritto avessero di farlo. Ciò ha suscitato reazioni di simpatia all'interno della manifestazione e i delinquenti sono stati costretti a battere in ritirata. I ferrovieri hanno imparato rapidamente che quell'uomo era Fontenis e alcuni di loro hanno continuato a collaborare con lui in seguito all'MCL / OCL e poi all'UTCL.

Ateo convinto, Fontenis non aveva tempo per nessuna religione e quando il Papa Giovanni Paolo II si preparò a visitare Tours nel 1996 fu uno dei principali attivisti nella costituzione di un collettivo anti-visita. Il collettivo doveva finalmente mobilitare diverse migliaia di persone in una manifestazione a Tours e fu Fontenis, vestito con abiti papali, che cavalcò in testa alla manifestazione su una parodia 'condom-mobile' del 'Papa-mobile', con un involucro di plastica e quattro ruote di legno, recanti una scopa al posto di una croce papale.

Morì il 9 agosto 2010 a Reignac sur Indre, vicino a Tours. Negli ultimi anni il suo peggioramento della salute gli ha fatto abbandonare gradualmente l'attività militante. Lascia moglie e figlia.
Dal numero 75 di Organize! rivista della Federazione Anarchica www.afed.org.uk
 




Georges Fontenis (27 April 1920 – 9 August 2010) was a school teacher who worked in Tours. He is more widely remembered on account of his political involvement, especially during the 1950s and 1960s.
A libertarian communist and trades unionist, he was a leading figure in the anarchist movement.

Life

Early years

Described by one authority as "the son and grandson of militant socialists", Georges Louis Albert Fontenis was born into a working-class family in Paris and grew up in the city's suburbs. As a young teenager he devoured his father's revolutionary socialist and trades union journals and newspapers and other Trotskyite and pacifist literature. He became involved with the libertarian movement during the strikes of June 1936. When he was 17 he joined the Anarchist Union, "discovered" Bakunin and Kropotkin, and started selling Le Libertaire on street corners.

Activism and teaching

France was invaded by Germany during May/June 1940. Political and trades union activity was banned, with the result that various political organisations, including the Trades Union Confederation ("Confédération générale du travail" / CGT) itself, "went underground", becoming progressively incorporated into the wider French Resistance movement. Fontenis joined the "clandestine CGT", also participating actively in local syndicalist groups. By this time he was working as a primary school teacher in the north-eastern part of Paris. He was also involved after the war with Marcel Pennetier and Maurice Dommanget in a relaunch of another sort of school, the École émancipée, a revolutionary syndicalist grouping of (sometimes) like-minded activists.
After the teachers' strike in the Seine department in November–December 1947 Georges Fontenis briefly joined the National Labour Confederation ("Confédération nationale du travail" / CNT-F), but then returned to the more mainstream National [primary] teachers' union ("Syndicat national des instituteurs" / SNI) in which he continued to press the militant agenda of École émancipée. After he was arrested by the security services and his sentencing in 1957, which was part of a broader crack-down on the anarchist movement, he was reinstated into the teaching profession in 1958 and enrolled at the École normale supérieure de Saint-Cloud, a large primary school in the western part of Paris. He became a primary schools inspector in a rural zone between 1962 and 1967 and then, in September 1967, a teacher of Psychopedagogy at the teachers' training academy in Tours.

Secretary General of the Anarchist Federation (France)

After the war ended Georges Fontenis was one of the founders of the Anarchist Federation. Others included Robert Joulin, Henri Bouyé, Maurice Joyeux, Suzy Chevet, Renée Lamberet, Georges Vincey, Aristide and Paul Lapeyre, Maurice Laisant, Maurice Fayolle, Giliana Berneri, Solange Dumont, Roger Caron, Henri Oriol et Paul Chery. Over the next few years his life was closely aligned with that of the libertarian movement till 1957. That was the year in which he was arrested by the security services because of his support for Algerian separatists.
In 1946 he was elected secretary general of the Anarchist Federation. For many in the movement his was a relatively new face which made it easier for him to find consensus because he was not a member of any existing faction. In reality, however, Anarcho-communist and Individualist anarchist tendencies did not sit comfortably with the federation's priorities. The individualist anarchists, led by the Lapeyre brothers and Jean-René Saulière, organised a "letter-writing lobby". As Maurice Joyeux put it, "It was not really a structured group intended to exclude those who thought differently from them from the Anarchist Federation, but a network of letter-writing across the country which led to an identical set of results. Which is to say they pre-primed the congress in respect of the proposals they set out, outside the congress meeting".
In 1948 George Fontenis teamed up with a group of exiled CNT and FAI militants to attempt the assassination of General Franco. The plan involved purchasing an aircraft, which could not be done successfully by a Spanish passport holder. Fontenis provided his name and nationality for the purchase of a small aeroplane, intended to be used to bomb a pleasure boat occupied by the "Causillo" in San Sebastián Bay. The attempt failed. In February 1951 Fontenis was briefly arrested in connection with the affair, but soon released because alleged (but fictitious) links to the plotters could not be demonstrated.

Libertarian Communist Federation ("Fédération communiste libertaire")

At the start of 1950 a group of militants around Serge Ninn and Georges Fontenis set about establishing a communist libertarian group - described by Maurice Joyeux as a "clandestine party inside the Anarchist Federation", and by another commenter as "a kind of secret ginger group" - which they called the Organisation of Battle Planning ("Organisation Pensée Bataille" / OPB), as a tribute to Camillo Berneri and his 1936 book "Pensée et bataille". OPB members decided to keep their organisation's existence secret. In May/June 1952, at the Anarchist Federation congress at Bordeaux, they moved to expel the Lapeyre brothers, Maurice Joyeux and Maurice Fayolle. The bitterness engendered and Georges Fontenis' centrality to the acrimonious affair meant that for many years afterwards he would be singled out for demonisation in the speeches and writings of traditionally more mainstream anarchists.
At the congress in Paris in May 1953 the libertarian communist faction prevailed. The congress adopted the "Declaration of Principles" project which asserted the libertarian communist objectives of the organisation. Unable to agree on a new name for the relaunched organisation at the time, it was only after a members' referendum in December 1953 that the French "Anarchist Federation" became the "Libertarian Communist Federation", with 11 of the 16 regional groups (comprising between 130 and 160 individual activists) under the direction of the OPB. The Individualist anarchists and some of the communist libertarians regrouped separately around Maurice Joyeux who had found the tactics adopted by the OPB unacceptable, and set about creating a new "breakaway" Anarchist Federation.
It was also in 1953 that George Fontenis wrote "Manifesto of libertarian communism - essential problems", which has been described variously as "Leninist", "avant gardist" and/or "Bolschevist". In August 1954 the "Kronstadt" libertarian-communist group published a memorandum condemning the secretive structure and the Leninism of the wider "Libertarian Communist Federation", and were, in 1955, expelled. During 1954 Fontenis himself had increasingly diverted his focus and that of the federation to political and "logistical" support for the "Algerian insurrection".
In January 1956 the Libertarian Communist Federation submitted a list of ten "revolutionary candidates" for the national legislative elections. Georges Fontenis was one. The next year the Libertarian Communist Federation was destroyed by state authorities. Several leading figures in it were arrested and detained as part of an attack on the survival of the "Poujadist Movement".Georges Fontenis was one. The next year he was released as part of a wider amnesty enacted by President de Gaulle. There followed a dozen years during which very little was heard either of the libertarian communist movement or of Georges Fontenis.

After the "May '68 events"

In 1968 Georges Fontenis was a co-founder of the "Communist Libertarian Movement" ("Mouvement communiste libertaire" / MCL) which shortly afterwards became the "Communist Libertarian Organisation" ("Organisation communiste libertaire". OCL) but then, in the words of one source, "with the growth of a widespread social apathy in the years following 1974", was dissolved in 1976.
In 1979 he joined the Union of Communist Libertarian Workers ("Union des travailleurs communistes libertaires" / UTCL). Georges Fontenis remained a member of the successor organisation, "Alternative libertaire", but in his later years he wrote less and less. He died at his home in Reignac-sur-Indre (a little to the south-east of Tours) on 9 August 2010.
In 1990 he issued his memoirs under the title "L'Autre communisme, histoire subversive du mouvement libertaire" ("The other communism: a subversive history of the Libertarian Movement"). An expanded and re-edited version appeared in 2000, something that happened again in 2008. The title changed, too, becoming "Changer le monde, histoire du mouvement communiste libertaire (1945-1997)" ("Changing the world: A history of the Communist Libertarian Movement (1945-1997)")



A biography of Georges Fontenis, one of the most controversial figures of the French libertarian movement.
With the death of Georges Fontenis one of the last important figures of the French anarchist movement of the 1940s and 1950s has disappeared. He was one of its most controversial, who even today inspires either hatred or respect. He was born on 27th April 19th 1921 in the Lilas quarter of Paris, into a working class family, the son and grandson of militant socialists. He made contact with the anarchist movement through Spanish solidarity work in 1936, joining a group of young militants. In 1944, he joined the underground CGT (the main French union central), became the secretary of the Jeunesses Anarchistes (Anarchist Youth) and took part in the commissions to root out Vichyists in national education in 1945 as member of a teachers’ union. He took part in the reconstruction of the anarchist movement in 1945 and the founding of the Fédération Anarchiste, and was general secretary in 1946- 1948 and 1950-1953 and director of the FA weekly Le Libertaire.
In 1950 he founded of the Organisation Pensée Bataille (OPB), a secret group within the FA, which gained control over some regions and many leading posts. In 1953 the OPB forced the expulsion of the individualist anarchists and turned the FA into the Fédération Communiste Libertaire (FCL), adopting the Manifesto of Libertarian Communism, written by Fontenis. Members of other tendencies were excluded or left, and these included class struggle anarchists like Maurice Fayolle and Maurice Joyeux (among the militants to found, or rather re-found, the Fédération Anarchiste which still exists). In 1951 he took part in an assassination attempt on Franco, the unsuccessful ‘airborne attentat’ involving a light aircraft, alongside Spanish anarchist exiles.
The FCL was also involved in support for the anti-colonialist struggle in Algeria, resulting in fines, raids and jailings, Fontenis himself being imprisoned in July 1957 for almost two years. The same year the FCL took part in a disastrous election campaign, anathema to most anarchists, leading to the departure of some of its militants. The results were derisory and the main aim seemed to have been to attract rank and file members of the Communist Party whilst drawing a line between the FCL and traditional anarchism. These events together led to the collapse of the FCL. Other factors at play were what other militants saw as the continuation of the OPB, in their eyes unjustified after the exclusion of the individualists.
After serving his sentence he gained employment in national education, moving on to become a schools inspector of the rural zone between 1962-67 and then a teacher of psychopedagogy at L’ecole Nationale d’Instituteurs at Tours. In 1968-1969, Fontenis, together with Daniel Guérin, founded the Mouvement Communiste Libertaire and was a member of its successor the first Organisation Communiste Libertaire. Unfortunately spontaneitist and anti-organisational tendencies under the influence of a particular current of council communism emerged within the first OCL and it collapsed in November 1976, much to the dismay of Fontenis.
During the 1968 events he had a leading role in the Committee of Revolutionary Action in Tours. This was active at the universities, at the factory gates, and in several workplaces. In 1979, he joined the Union des Travailleurs Communistes Libertaires (UTCL) and was a member of its successor, Alternative Libertaire. Within the UTCL he made criticisms of its ‘super-activism’. He wrote L’Autre communisme, his view of the events of the 1950s in 1990 and an important booklet on the Friends of Durruti and the May Day events in Spain in 1937. He was one of the militants who appeared on an UTCL broadcast on French national television in 1982.
In the early 1980s I was living in France for several years and joined the UTCL. I made the acquaintance of Fontenis at several of its conferences. He had always been involved in the working class keep-fit movement, working out on a daily basis and he still kept his trim appearance, as well as always dressing extremely smartly. He had established contact with a group of British anarchists around Ken Hawkes in the 50s and was disappointed when I informed him that Hawkes had disappeared from view.
The creation and methods of the OPB have unfortunately given Fontenis a controversial reputation which persists up to this day. In his book Facing the Enemy Alexandre Skirda, himself favourable to specific anarchist communist organisation, has taken Fontenis to task for these methods and he still brings forth outbursts of condemnation and disgust in certain parts of the French anarchist movement. Set against this are the warm memories that his old comrades of the groups he was involved in still have. One such memory is that of some young anarchist railway workers who turned up on a demonstration in May 1968 with a red and black flag. The Communist Party stewards in their usual thuggish way attempted to seize the flag. Suddenly a man in his fifties appeared and demanded what right they had to do this. This brought out sympathetic responses within the demonstration and the thugs were forced to beat a retreat. The railway workers quickly learnt that this man was Fontenis and some of them carried on successive collaboration with him in the MCL/OCL and then the UTCL.
A convinced atheist, Fontenis had no time for any religion and when the Pope John Paul II prepared to visit Tours in 1996 he was one of the chief activists in the setting up of an anti-visit collective. The collective was finally to mobilise several thousand people on a demonstration at Tours and it was Fontenis, dressed in papal robes, who rode at the head of the demo on a ‘condom–mobile’ spoof of the ‘Pope-mobile’, with a plastic casing and four wooden wheels, carrying a broom in stead of a papal cross.
He died on 9th August 2010 at Reignac sur Indre, near Tours. In the last few years his declining health made him gradually relinquish militant activity. He leaves a wife and daughter.
From Issue 75 of Organise! magazine of the Anarchist Federation www.afed.org.uk


George Fontenis (Parigi, 27 aprile 1920 - Reignac-sur-Indre, Indre-e-Loira, 9 agosto 2010) è stato un sindacalista e un comunista libertario francese.

Biografia

Nato da una modesta famiglia operaia parigina dalle saldi tradizioni socialiste (il nonno era stato tra i fondatori del partito socialista mentre il padre era un socialista rivoluzionario, membro della tendenza di Marceau Pivert), Georges Fontenis inizia la militanza anarchica durante gli scioperi del giugno del 1936 e a seguito dell'entusiasmo generale dovuto all'inizio della rivoluzione spagnola.

Attività sindacali ed anarchiche

Di professione insegnante e militante del Syndicat national des instituteurs («Sindacato nazionale degli insegnanti»), diviene membro della CGT clandestina durante l'occupazione nazista della Francia. Sul finire del 1944 il fermento del movimento anarchico culmina nella creazione della Fédération Anarchiste (FA), di cui Fontenis è il militante più giovane nel comitato esecutivo provvisorio. Proprio per questo gli viene affidato il compito di rilanciare la Jeunesses Anarchistes.
A liberazione avvenuta è ormai considerato uno dei militanti di maggior rilievo della Fédération Anarchiste (FA) e nel 1946 viene eletto segretario generale dell'organizzazione, concepita dagli anarchici come un vero e proprio argine contro lo straripamento dello stalinismo all'interno del movimento operaio dell'epoca.
Vicino agli spagnoli della CNT-FAI in esilio, Georges Fontenis nel quadriennio 1946-50 è uno dei militanti più attivi alla ricerca di un'alternativa alla CGT stalinizzata e alla CGT-FO atlantista. Per questo promuove inizialmente la CNT francese e dopo il suo declino nel 1950 diviene un militante attivo, insieme a Marcel Pennetier e Maurice Dommanget, della fazione di tendenza sindacalista rivoluzionaria dell'École Émancipée appartenente alla Fédération de l'Éducation Nationale (FEN).

Il comunismo libertario: dalla FA all'OPB e FCL

Nel 1950, è tra i protagonisti della costituzione di un'organizzazione segreta interna alla Fédération Anarchiste (FA) denominata Organisation Pensée Bataille (OPB). Nella FA, infatti, convivevano diverse anime, sia di tendenza comunista che individualista, e questo porterà nel biennio 1951-53 alla nascita di un dibattito conflittuale tutto interno all'organizzazione anarchica che porterà all'espulsione degli individualisti (come per esempio Maurice Fayolle e Maurice Joyeux), alla fine della Fédération Anarchiste (sarà ricostituita in seguito proprio da Fayolle e Joyeux) ed alla sua trasformazione nella Fédération Communiste Libertaire (FCL). La FCL adotterà quale manifesto programmatico il Manifesto del Comunismo Libertario scritto proprio da Fontenis.
Attivo anche nell'ambito dell'azione diretta, nel 1951 è coinvolto, con gli anarchici spagnoli in esilio, nella progettazione di un attentato contro il generale Franco. Quando poi scoppia l'insurrezione algerina della Toussaint nel 1954, la FCL si impegna nel sostegno materiale agli insorti mettendo in piedi una rete clandestina di corrieri. Oltre a questo genere di azioni, Fontenis si impegna anche in attività a viso scoperto in sostegno alle lotte del Fronte di Liberazione Algerina.
Caduto nelle mani della repressione, viene duramente interrogato dai servizi segreti (DST) dopo alcuni mesi di latitanza ed è trattenuto in stato d'arresto per circa un anno. A causa delle sue attività, l'anarchico è anche proscritto dalla scuola statale nella regione parigina.
Dopo la sua liberazione nel 1958, comportante anche la sua reintegrazione all'insegnamento, Georges Fontenis si ferma nella regione di Tours, proseguendo nelle sue attività di sostegno alle attività degli algerini per l'indipendenza nazionale, anche se ormai la FCL non esisteva più essendo stata smantellata a colpi di arresti e interventi giudiziari, il che limitava non poco la capacità di incidere.

Dopo il maggio del 1968

Nel maggio del '68 Fontenis e tutto il movimento anarchico francese riprende nuova linfa. Proprio lui è uno dei promotori del Comité d'action révolutionnaire di Tours e del Mouvement Communiste Libertaire (MCL), fondato senza successo insieme a Daniel Guérin.
Si adopera tantissimo con lo scritto nel tentativo di ridar slancio alla fazione anarco-comunista. Nel 1980 aderisce all'Union des Travailleurs Communistes Libertaires (UTCL) ed infine ad Alternative Libertaire. Da sempre ateo convinto, quando nel 1996 Papa Giovanni Paolo II si reca in visita pastorale nella sua regione, egli è uno dei principali attivisti nella creazione di un collettivo anti-papa che metterà in atto una manifestazione a cui prenderanno parte alcune migliaia di persone e che vedrà proprio Fontenis alla testa della manifestazione svolgere il ruolo parodiale del papa.

Bibliografia


 

Fils d’un employé dans une compagnie de chemins de fer puis à la SNCF et d’une employée, Georges Fontenis passa son enfance en banlieue parisienne et, à partir de 1933, à Noisy-le-Sec. Il lut les journaux syndicalistes et socialistes (de tendance pivertiste) de son père, aussi bien que la revue communiste Regards et les journaux libertaires, trotskistes et pacifistes (Le Libertaire, La Vérité, La Patrie humaine…). Son père était membre du Parti socialiste depuis 1920 et membre du courant de la Gauche révolutionnaire en 1936. À l’époque du Front populaire, Georges Fontenis fut déçu par le tournant patriotique du PCF et par la ‘trahison’ de l’Espagne révolutionnaire ; il critiqua en même temps la position adoptée par les pacifistes intégraux et le ministérialisme de la direction de la CNT espagnole. Fontenis adhéra à l’Union anarchiste, participant à la vente à la criée du Libertaire. Grâce à la bibliothèque d’un ouvrier plombier anarchiste, Fontenis lut les œuvres de Bakounine (6 tomes chez Stock) et la plupart des œuvres de Kropotkine, à l’âge de dix-sept ans.
Il se maria en août 1942, à Paris XIXe arr., avec Isabelle Hancart., mariage dissout en 1974. Il se remaria le 1er mai 1975 à Reignac (Indre-et-Loire) avec Marie-Louise Thomas.
Sous l’Occupation, Georges Fontenis et ses amis libertaires continuèrent à se rencontrer avec prudence. Il participa à une activité syndicale clandestine et à la Libération fut, avec Marcel Pennetier, parmi les responsables de la refondation de l’École émancipée. Ces activités lui valurent une fonction de représentation des enseignants débutants à la Commission établie par le Ministère de l’Éducation pour examiner le cas des collègues ayant servi Vichy et l’occupant.
Instituteur dans le XIXe arr., tête de liste des Amis de l’École émancipée en mars et novembre 1945, Fontenis siégea au conseil syndical et au bureau de la section départementale du Syndicat national des instituteurs. Lors de la réunion du conseil national du SNI, les 27-28 mars 1945, puis de la Journée d’études des jeunes, il fut désigné pour la commission nationale des jeunes. Il était aussi le secrétaire de la commission des jeunes dans la section de la Seine.
Georges Fontenis rejoignit la Confédération nationale du Travail (CNT), anarcho-syndicaliste après la grève de novembre-décembre 1947, puis revint au SNI, où il fut candidat sur la liste École émancipée pour le conseil syndical en 1953, 1955 et 1958. De 1953 à 1959, il fut secrétaire de la sous-section du Xe arrondissement où il enseignait depuis 1951.
Parrainé par Solange Dumont de l’École émancipée’, il devint en août 1944 le plus jeune membre la commission administrative provisoire de la FA renaissante, désigné pour tenter de créer des liaisons parmi les jeunes adhérents. Il devint à la même occasion membre du groupe Paris-Est (Xe, XIXe et XXe arrondissements). Les premiers congrès de la FA tendaient à reproduire les conflits idéologiques qu’avait connus le mouvement dans les années 20 et 30 entre « synthésistes » et « plate-formistes » (ou ceux qui, comme Fontenis, adoptaient une conception ‘lutte de classes’ et qui étaient en faveur d’une plus grande cohésion idéologique et organisationnelle). Au congrès de Dijon (1946), après son intervention au nom des Jeunesses dénonçant « les démolisseurs, les contemplateurs de leur nombril, les ‘enfileurs de phrases’ vains et néfastes » (Changer le monde, p.58), Fontenis accéda à la fonction de secrétaire général de la Fédération.
En dépit de ces conflits, le mouvement libertaire connaissait à cette époque une certaine croissance. Fontenis signa dans Le Libertaire une série d’articles sur « Le problème de l’éducation et de l’école », et contribua (souvent sous le nom de Fontaine) aux réunions publiques organisées par la FA. Le congrès de 1947 appella les travailleurs « à s’écarter également de la centrale stalinienne de Frachon et de la centrale réformiste de Jouhaux » (Le Libertaire, le 25 décembre 1947). La FA développa aussi la notion de « Troisième Force » avec comme mot d’ordre : « Ni Thorez, ni De Gaulle, ni Staline, ni Truman » (Le Libertaire, le 23 octobre 1947). Georges Fontenis, étant devenu secrétaire de rédaction du Libertaire, se mit en congé sans traitement pour un an. Dans les années 1948-1949, il porta la contradiction dans les meetings publics de différents groupes et courants politiques opposés (Guy Mollet, Jacques Duclos, RDR, gaullistes, pétainistes…).
Vers 1950, les tendances à l’intérieur du mouvement anarchiste se marquant de plus en plus nettement, Georges Fontenis appartint au courant dit « communiste libertaire » ou de retour à l’anarchisme social et révolutionnaire issu du courant ouvrier antiautoritaire de la Première Internationale. Il constitua avec d’autres le groupement clandestin OPB (« Organisation – Pensée – Bataille », en hommage à l’œuvre de Camillo Berneri*) à l’intérieur de la FA. L’existence de l’OPB, dont le but principal avait été de clarifier l’idéologie et la théorie anarchistes et de promouvoir une organisation et une activité militante plus consistantes, fut révélée par le « Mémorandum du groupe Kronstadt » de 1954 et fortement critiquée par certains.
En 1948, l’aide de Georges Fontenis fut sollicitée dans l’organisation d’un attentat contre Franco par des militants libertaires espagnols : l’achat d’un avion était prévu, mais il fallait que l’acquéreur soit de nationalité française. Il accepta sans hésiter de participer au projet. Cet attentat fut un échec. En février 1951, à la suite d’une attaque sur un bureau de poste de Lyon par des gangsters, Georges Fontenis fut arrêté par la police et accusé de complicité à cause de liens supposés (mais fictifs) entre la tentative d’attentat contre Franco et le braquage du bureau de poste, affaire de droit commun. Il fut vite relâché.
Fontenis (sous le nom de Fontaine) fut élu secrétaire général de la FA au congrès de Paris de 1950, mais ne fut pas proposé au CN à élire au congrès de Lille en 1951, puisqu’il s’occupa (avec Robert Joulin) de l’OPB. Au congrès, les deux tendances principales de la FA s’affrontèrent sur trois questions : le mode de consultation lors des congrès (une voix par adhérent), la position syndicale (appel à la « grève gestionnaire »), la position « Troisième front ».
Le congrès de Bordeaux de 1952 prit parti pour une orientation communiste libertaire, contre le « dilettantisme ». En décembre 1953 fut créée officiellement une Fédération communiste libertaire (FCL), sur référendum. La nouvelle organisation poursuivit les politiques de la FA, tout en développant l’activité anticolonialiste, en promouvant la participation des militants dans les luttes ouvrières et en développant une attitude plus ouverte au marxisme. Il s’agissait d’élaborer un anarchisme lutte de classes, projet que Fontenis, ayant repris le secrétariat général à Bordeaux, soutint activement. Il participa en 1953 avec quatre autres militants de l’OPB (Serge Ninn, René Lustre, Roger Caron, André Moine) à la rédaction d’une série d’articles sur les « Problèmes essentiels » parue dans Le Libertaire pour l’éditer sous forme de brochure avec comme titre Manifeste du communisme libertaire. Cette nouvelle orientation idéologique – baptisée « fontenisme » par certains - fut critiquée par des militants restés fidèles à la notion de « synthèse » anarchiste chère à un Sébastien Faure. Une nouvelle FA, « synthésiste », avec comme journal Le Monde libertaire, se créa, animée notamment par Maurice Joyeux.
La FCL s’impliqua de plus en plus dans les campagnes anticoloniales et exposa à plusieurs reprises durant 1954 sa position de « soutien critique » envers les mouvements indépendantistes. Dès le début de l’insurrection algérienne, la FCL prit immédiatement position pour l’indépendance, attirant ainsi la collaboration d’intellectuels engagés tels que Daniel Guérin. Après l’interdiction d’un meeting contre la répression prévu pour le 21 décembre dans la salle Wagram, Fontenis accompagna Guérin au ministère de l’Intérieur, où on refusa de les recevoir, mais un télégramme de protestation fut adressé à François Mitterrand*, ministre de l’Intérieur à l’époque.
La FCL et son journal furent durement frappés par la répression gouvernementale. En été 1955, trois rédacteurs du Libertaire dont Georges Fontenis, furent inculpés d’atteinte à la sûreté extérieure de l’État. Ayant d’abord engagé un débat sur l’abstentionnisme devenu traditionnel chez les anarchistes, le CN de la FCL décida de participer aux élections législatives de 1956 sous le drapeau de la lutte contre la solution parlementaire. Les candidats de la FCL ne gagnèrent que 2 500 voix en moyenne, et Fontenis en vint à considérer cette décision de participer aux élections comme une erreur : en partie parce que ce tournant tactique a fait perdre des groupes actifs à la FCL (grâce à leur refus par principe de la participation électorale) ; en partie parce que des militants purent « se leurrer sur la portée de cette campagne électorale » (Changer le monde, p.129).
La répression continuant (poursuites, procès, saisies du journal), le CN de la FCL décida de supprimer Le Libertaire (surtout pour raisons financières) mais de continuer l’agitation contre la guerre en Algérie. Dans le numéro du Libertaire du 12 juillet qui annonça cette décision parut également un « Appel pour l’unité du front des révolutionnaires » signé par Fontenis et d’autres militants de la FCL aussi bien que par des militants trotskystes de diverses tendances. Cet appel n’eut aucune suite. Le lendemain, Fontenis et d’autres militants FCL furent arrêtés par la DST et interrogés longuement. Un dernier numéro du Libertaire parut le 14 juillet. Fontenis et deux autres poursuivis – Paul Phillippe et Gilbert Simon - croyant le pays à la veille d’une situation trouble, choisirent la clandestinité, tout en continuant de militer. Fontenis, muni de faux papiers, habitant à Paris dans un studio et soutenu financièrement par ses camarades, fut chargé des liaisons en province, créant des réseaux et établissant des contacts avec les militants d’autres organisations, notamment de la Nouvelle Gauche (Jacques Danos*, Daniel Guérin*, Yvan Craipeau…) et avec le FLN algérien. Un journal, La Volonté du peuple, imprimé péniblement et sur format réduit, fut distribué à partir du printemps 1957 aux portes de Paris et aux entrées d’usines ; et une revue, Les Cahiers de la critique sociale connut plusieurs numéros portant sur les événements de Hongrie, le matérialisme historique et autres questions théoriques.
Fontenis fut arrêté par la DST en juillet 1957. Condamné à près de deux ans de prison et des amendes pour plus d’un million de francs de l’époque, il bénéficia néanmoins de l’amnistie après la prise du pouvoir par le général de Gaulle et son élection à la présidence, mais l’amnistie ne couvrait que les peines de prison, les amendes (et celles de ses autres camarades) durent donc être payées. Ayant obtenu avec difficulté sa réintégration dans l’Éducation nationale au cours de 1958, il retrouva un emploi d’instituteur, mais les amendes furent largement payées par la solidarité des camarades jusqu’en mars 1960.
La FCL disparut en 1958, et Fontenis participa à un groupe de liaison d’anciens de la FCL qui prit le nom d’« Action communiste », et des contacts avec des éléments de l’opposition au sein du PCF (notamment trotskystes) et des éléments du groupe « Socialisme ou Barbarie » se poursuivirent. Action communiste ne vécut que quelques mois, et Fontenis entra au groupe « La Voie communiste », et bientôt dans l’équipe de rédaction de la revue La Voie communiste aux côtés de Denis Berger*, Félix Guattari* parmi d’autres, utilisant à cette époque un nouveau pseudonyme : G. Grandfond.
À la même époque, il milita discrètement avec le MPR (Mouvement populaire de résistance) antifranquiste, et retrouva des anciens camarades de la FCL dans l’anticolonialisme, les luttes syndicales (surtout avec l’École émancipée et avec ceux de la CGT qui ne suivaient plus les directives du PCF), les luttes contre le coup d’Alger et contre le retour du général de Gaulle (dans les « Comités de défense de la République », antifascistes).
Mais, comme d’autres anciens de la FCL, il se sentit quelque peu perdu pendant la période 1957-1968, et il se donna beaucoup à sa profession. Il intégra le stage de l’ENS de Saint-Cloud à la rentrée 1959. Il fut inspecteur en zone rurale (son passé lui interdisant la région parisienne) de 1962 à 1967, puis professeur de psycho-pédagogie à l’École normale d’instituteurs de Tours à partir de septembre 1967. Il passa avec succès, à Paris, l’examen de professeur de collège et de direction d’école.
En 1961, il entra dans la franc-maçonnerie qu’il avait autrefois combattue, non sans avoir consulté plusieurs camarades. Il n’y resta que quelques années.
À Tours, il prit contact avec des étudiants et avec des amis de La Voie communiste et côtoya beaucoup de militants « guevaristes ». Il constata « l’impuissance totale du mouvement libertaire » à la fin de 1967 et « la quasi-inexistence du mouvement libertaire organisé au sein des événements » de 1968 (Changer le monde, p. 156-6). Le 1er mai 1968, il lança avec Pierre Morain* un « Appel aux anciens de la FCL et aux militants de l’UGAC [Union des groupes anarchistes communistes] ».
Avec des cheminots appartenant à la minorité révolutionnaire de FO, des étudiants, des représentants des lycéens, des opposants communistes et des maoïstes de diverses variétés, Fontenis participa à la création à Tours d’un CAR (Comité d’action révolutionnaire), dont il devint un des principaux animateurs. Ce CAR regroupa des lycéens JCR (Jeunesses communistes révolutionnaires), des militants du PSU, de jeunes communistes, des maoïstes du PCMLF (Parti communiste marxiste-léniniste de France). De nombreuses activités furent menées en commun avec le PSU et avec l’UJCML (Union des jeunesses communistes marxistes-léninistes). Le CAR de Tours fut présent dans les universités, aux portes des usines et dans quelques entreprises (SNCF, Indreco, la SKF). Fontenis participa en tant que représentant du CAR de Tours aux assemblées qui se tenaient aux Arts déco. Le 31 mai 1968, le CAR adopta une « Plateforme pour une organisation révolutionnaire ».
En même temps qu’il participait au CAR de Tours, Fontenis et d’autres anciens de la FCL créèrent un groupe communiste libertaire dit Action Tours qui adhéra à l’UGAC. Fontenis participa également au CIMR (Comité d’initiative pour un mouvement révolutionnaire), fondé en juin 1968. Au sein de l’UGAC, il prit position contre les « spontanéistes » et en faveur, avec Guy Bourgeois parmi d’autres, d’une organisation spécifique structurée, capable de jouer un rôle d’avant-garde. Après une série de rencontres et de débats, Fontenis organisa avec Daniel Guérin une réunion nationale qui fut le congrès constitutif du Mouvement communiste libertaire (MCL), et qui se tint à Paris en mai 1969. Fontenis rédigea un « Texte théorique de base » ; Guérin devint responsable de son journal, Guerre de classes. Le MCL fut plutôt conseilliste.
Fontenis et Guérin, avec la majorité du MCL, soutinrent l’idée de fusion du MCL avec l’ORA (Organisation révolutionnaire anarchiste, organisation « plateformiste »), mais celle-ci n’eut pas lieu. En juillet 1971, quelques groupes de l’ORA (Organisation révolutionnaire anarchiste) fusionnèrent avec le MCL pour créer l’OCL (Organisation communiste libertaire) dont Guerre de classes devint l’organe. L’OCL connut une plus grande extension géographique et une implantation ouvrière accrue par rapport au MCL. Sur le plan théorique, l’OCL promut un syncrétisme des apports principaux du mouvement ouvrier antiautoritaire de la Première Internationale, de l’« anarcho-syndicalisme », du conseillisme et de la réflexion de Socialisme ou barbarie. Dans le cadre d’une apathie sociale grandissante à partir de 1974, l’OCL – au moins cette OCL première version - fut divisée et affaiblie par des débats provoqués par certains groupes ayant adopté des positions spontanéistes ou ultragauchistes, et fut dissoute en 1976.
Fontenis fut sympathisant de la tendance UTCL (Union des travailleurs communistes libertaires) au sein de l’ORA. En 1976, s’étant rebaptisée « OCL » (l’OCL deuxième version, donc), l’ORA exclut la tendance UTCL accusée d’« ouvriérisme ». En 1977, l’UTCL demanda à Fontenis l’autorisation de publier dans son organe, Tout le pouvoir aux travailleurs, un article issu de Socialisme et Barbarie (1954), sur l’activité syndicale. Fontenis assista au congrès constitutif de l’UTCL en 1978 et il donna son adhésion en 1980. La stratégie de l’UTCL était de construire une nouvelle organisation communiste libertaire au sein d’un pôle alternatif autogestionnaire et anticapitaliste plus large. Après des rencontres de l’UTCL avec diverses autres organisations de tradition anarchiste communiste ou communiste libertaire et la publication d’un « Appel pour une alternative libertaire » en 1989, fut créée en 1991 « Alternative libertaire » (AL), à laquelle Fontenis adhéra, l’UTCL s’étant autodissoute. Il resta à AL, qui affirmait être dès 2004 l’organisation politique libertaire la plus importante en France. Fontenis publia en 2002 Non-conforme, recueil de réflexions sur certaines « idées reçues » dans le mouvement révolutionnaire à propos de divers sujets (y compris l’État, l’antisémitisme, le sexisme…), réflexions qui firent « grincer bien des dents ».




venerdì 31 luglio 2020

Luce Fabbri (Roma, 25 luglio 1908 – Montevideo, 19 agosto 2000) anarchica italiana.

Luce Fabbri (Roma, 25 luglio 1908 – Montevideo, 19 agosto 2000) è stata una scrittrice e anarchica italiana.

Biografia

Luce Fabbri nasce a Roma il 25 luglio 1908 da Luigi, noto anarchico italiano, e Bianca Sbricioli, docente universitaria. Luce passa l'infanzia a Bologna, condividendo sin da adolescente le lotte sociali e le idee antiautoritarie portate avanti dai genitori.

Persecuzioni fasciste ed esilio in Francia

Il suo primo articolo, Scienza, filosofia ed anarchismo, lo scrive a 17 anni in seguito ad una polemica con Errico Malatesta. Pubblicato su «Pensiero e Volontà», Luce lo firma con lo pseudonimo "Epicari".

Il fascismo, che oramai si è strutturato nel paese come un terribile e violento regime dittatoriale, costringe la famiglia (nota alle autorità per il suo antifascismo) a dividersi momentaneamente, così lei tra il 1926 e il 1928 è costretta all'esilio a Parigi. Laureatasi successivamente in lettere, a Bologna, nel 1928 raggiunge clandestinamente Parigi un'altra volta, grazie all'aiuto di Luigi Bertoni. Nella capitale francese vive per tre mesi con la famiglia e fa la conoscenza di molti esiliati anarchici: Camillo Berneri, Jacques Mesnil, Nestor Makhno, Jean Grave e Mollie Steimer.

In Uruguay: attivismo anarchico e letterario

In seguito la famiglia Fabbri si trasferisce ad Ambres (Belgio) e da là si imbarca verso l'Uruguay, giungendo a Montevideo, capitale del paese, il 18 maggio del 1929. In Uruguay i Fabbri frequentano l'ambiente del Circolo Napolitano, l'unica delle società italiane di Montevideo che non avesse o non stesse per aderire al fascismo; in seguito, Luigi Fabbri fonda la rivista di resistenza antifascista «Studi Sociali» avvalendosi della preziosa collaborazione di Luce, che dal 1935 (data di morte del padre) sino al 1946 dirigerà lei stessa.

«La rivista non morì. Dopo una lunga malattia (una cortico-pleurite) e durante una lunghissima convalescenza - ebbi sei mesi di licenza nel mio lavoro d'insegnante - preparai il primo numero della nuova serie, non senza molti dubbi e molti scambi di lettere coi compagni. Non credo nell'al di là, e far uscire ancora la rivista era l'unica maniera di rimanere in contatto con lui, quella parte di lui che la morte non poteva toglierci: il suo pensiero» (Luigi Fabbri. Storia d'un uomo libero).

Luce Fabbri si impegna attivamente nel movimento anarchico uruguayano, scrive articoli, libri (es. I Canti dell'attesa, 1932, da lei definito: «Libro di esilio e solitudine»), tiene conferenze e si impegna in svariati ambiti.

Svolge l'incarico di professoressa di Storia in molte scuole uruguayane (dal 1933 al 1970), nel 1936 si sposa con l'anarchico Ermacora Cressati, che contribuirà in maniera decisiva con consigli, idee e stimoli vari, allo sviluppo della produzione letteraria di Luce. Gli eventi rivoluzionari della Spagna le ispirano allora la stesura di Antologia de la Revolucion espanola (Montevideo, 1937), firmata con lo pseudonimo "Luz D'Alba", in cui cerca di ricostruire le vicende e soprattutto le aspirazioni libertarie degli anarchici spagnoli. È instancabilmente attiva contro il fascismo e le dittature sudamericane, collabora inoltre con diverse riviste anarchiche: «Solidaridad Obrera» di Montevideo, «La Protesta» di Buenos Aires, «A - Rivista Anarchica» (italiana) ed altre minori.

Durante la guerra si occupa di «Rivoluzione libertaria» (un giornale spedito clandestinamente in Italia e di cui usciranno 5 numeri) ed è la responsabile versione italiana di «Socialismo y libertad», una rivista trilingue a cui collaborano anche socialisti, anarchici e repubblicani, tutti uniti contro il fascismo.

Terminata la guerra, all'inizio del 1946 Luce va in Brasile, a Rio de Janeiro, in visita agli anarchici italiani Nello Garavini e Emma Neri, esuli antifascisti. Nella selva brasiliana, Luce e Nello contraggono la malaria e rischiano seriamente di morire. Debilitata, Luce rientra a Montevideo, dove l'attendono il marito e la figlia, riuscendo a recuperare pienamente la salute. Poco dopo chiude anche la terza serie di «Studi Sociali», che durante la guerra aveva già cambiato formato ed aveva diminuito il numero di stampe.

Dal 1949, e sino al 1991, esclusa la parentesi di dittatura militare (1975-1985), le viene affidata la cattedra di Letteratura italiana alla facoltà di Umanistica e Scienze dell'Educazione, a dimostrazione della sua caratura letteraria e del rispetto che gode nel paese sudamericano.

Contro ogni autoritarismo

Numerosi sono i suoi saggi pubblicati su Dante, Macchiavelli e Leopardi, oltre a tutta la produzione letteraria contro il fascismo e il totalitarismo scritti da un punto di vista libertario, di cui El totalitarismo entre les dos guerras (Rosario, 1948) ne rappresenta un esempio lampante, anticipando le tematiche che poi saranno sviluppate da Hannah Arendt negli anni ‘60. In gran parte dei suoi scritti, anche quelli non politici, il tema della libertà è dell'anarchia non manca di essere evidenziato, così come si nota l'influenza paterna sul suo pensiero. Il suo grande ideale, essenza stessa della sua vita, è la lotta contro ogni autoritarismo (di destra o di sinistra) e contro chi nega la libertà dell'individuo in nome di ragioni astruse: patria, religione, partito, ideologia, ecc. È da questo fondamento che si sviluppa il pensiero libertario di Luce Fabbri, definita da Diego Abad de Santillán «una donna d'oro».

Essendo contraria ad ogni forma di autoritarismo, si oppone tenacemente alla rivoluzione castrista del 1959, denunciandone la deriva autoritaria e antilibertaria. Le differenti valutazioni della rivoluzione cubana provocano accese discussioni e polemiche all'interno della Federazione Anarchica Uruguayana (FAU), e Luce, trovandosi in minoranza su una questione per lei imprescindibile, lascia l'organizzazione con pochi altri compagni con cui fonda un proprio gruppo autonomo.

Quando anche l'Uruguay conosce il dramma della dittatura militare (1975-1985), Luce non subisce persecuzioni particolari, ma la sua attività politica viene necessariamente a mancare.

Ultimo periodo

A partire dal 1985, con l'inizio del processo di democratizzazione dell'Uruguay, riprende la pubblicazione di «Opicion libertaria», organo del Grupo de Estudio y Accion Libertaria, fondato insieme, tra gli altri, a Luis Alberto Gallego e Débora Céspedes. Partecipa a diversi convegni sull'anarchismo e la libertà, tra cui Outros 500. Pensamento Libertario internacional (San Paolo del Brasile, agosto 1992) e il congresso internazionale anarchico di Barcellona (1993), dove riceve numerose manifestazioni di affetto.

Nel 1996 pubblica una biografia del padre, Luigi Fabbri, storicizzando anche l'esperienza libertaria della fine XX secolo in Italia e in sud america. Il suo prestigio in Uruguay e tale che persino la tv nazionale le dedica un importante documentario, dal titolo Testigos, e che sarà molto diffuso anche all'estero.

Attiva sino agli ultimi giorni della sua vita, Luce Fabbri muore a Montevideo il 19 agosto 2000.

Luce Fabbri, the daughter of the outstanding Italian anarchist Luigi Fabbri, was a militant of great calibre herself. Born in Rome on 2nd July 1908, she was brought up in a free and culturally stimulating environment. The family home was often visited by Errico Malatesta, one of the great figures of Italian anarchism, who she regarded as an uncle, and by many other militants. She also established a friendship with the Bolognese, Aldo Venturini, who in his anarchist youth collaborated with her father and who became the compiler and commentator of the works of Saverio Merlino. Whilst still in her youth she had articles published in the review Pensiero e Volonta (1924-26) edited by her father and Malatesta.

In 1926 with the definitive triumph of fascism, Luigi Fabbri had to leave Italy, leaving behind her brother Vero (he was conscripted during World War II and sent to the Russian front and, on his return, risked being deported to Germany. Participating in the resistance, he joined the Communist Party. At the end of the war he returned to the anarchist movement, moving to Montevideo in 1946 where he was a militant in the Anarchist Federation of Uruguay (FAU) in the group founded by his sister. He died in 1991.

Luce stayed alone in Bologna to finish her university studies. At the end of 1928 she gained her laureate at the Faculty of Letters of Bologna University with a thesis on the French anarchist Elisee Reclus which remained unpublished (except for excerpts in Latin American journals). Months later she secretly crossed the Swiss border with the help of the Swiss-Italian anarchist railway worker, Giuseppe Peretti, on a false passport. She joined her parents in Paris in June 1929.

Luigi Fabbri was forced to secretly leave for Belgium, and from there to Uruguay, followed by his family.

The first years in Montevideo were difficult because of problems of finance and adjustment. However, the solidarity received from many anarchists there softened the blow. Luce earned money for the Fabbris by giving lessons in Italian and Greek. She established a friendship with the Argentinean anarchist Diego Abad de Santillan, with whom she collaborated on various editorial initiatives. She also befriended Simon Radowitsky, the Russian Jewish Argentinean anarchist who had just been released after many years from the hellish prison of Ushuaia and had had to take refuge in Uruguay.

She began to write for the review Studi Sociali, set up by her father in 1930. The first eight numbers were published in Buenos Aires as a supplement to the anarchist daily La Protesta.

The Uriburu coup in September 1930 led to the death, torture, and imprisonment of many anarchists in Argentina. Many fled over the border to Montevideo. One of these was the Friulan anarchist and bricklayer Ermacora Cressati, who was to marry Luce in 1933.

In March 1933 an International Antimilitarist Congress took place in Montevideo, organised by a Communist front organisation. It was attended by Luigi Fabbri and by Luce, who was delegated by an Argentinean anarchist group. Forty-five anarchists left the Congress before its conclusion because of the final draft statement already decided on by the Communists. Many other delegates left the hall at the same time in disgust. The result was the quitting of the South American Communist Parties and a reinforcement of the libertarian groups.

Luce wrote her first book, Camisas Negras, a study of fascism, in 1935. With the death of her father in that year, she vowed to carry on with producing the review Studi Sociali. During the Spanish Civil War and Revolution of 1936-1939 she was involved in support for the Spanish anarchists. Under the pseudonym Luz de Alba she published a volume on the Spanish revolution. During World War II she published the magazine Rivoluzione Libertaria which reached five issues and which was secretly distributed in fascist Italy, as well as contributing to the Italian section of the trilingual Socialismo y Libertad, produced in Montevideo. In successive years she produced several more books as well as providing introductions to others on anarchist subjects, in Spanish as well as Italian. She also contributed to the anarchist magazine Volonta, edited in Naples.

In the 1960s she began to produce volumes on Italian literature and poetry.

From 1973-1985 Uruguay suffered a vicious dictatorship. Whilst other anarchists were tortured and murdered, she managed to avoid severe persecution, although she had to withdraw from political activity for the period. To avoid confiscation of her valuable anarchist archives she had them sent to the Institute of Social History in Amsterdam.

With the end of the dictatorship she returned to political activity, helping set up the Grupo de Estudio y Accion Libertaria, which from 1986 produced the magazine Geal, and which then became Opcion Libertaria from the third edition.

In 1993 she undertook her last voyage to Europe, participating in a conference in Barcelona- her contribution ‘A Utopia for the 21st century’ appearing in A Rivista Anarchica of Milan. She took the opportunity to visit the land of her birth on this visit.

Her last literary efforts were assigned to producing a biography of her father. Her final works in 1998 were two volumes of her collected writings. She continued to be active, starting to prepare a work on the phenomenon of autodidacticism within the workers movement which terminated with her death. She continued to be mentally alert until the end, mastering surfing the Internet in her final years.

By Nick Heath, edited by libcom


rivista anarchica
anno 30 n.266
ottobre 2000

Una grande lezione di pensiero e volontà

Il 19 agosto a Montevideo é morta Luce Fabbri. Militante anarchica, intellettuale, docente di letteratura italiana, donna lucida, curiosa, appassionata ha attraversato il Novecento a testa alta, aiutandoci a capire, a sperare e soprattutto ad impegnarci, senza dare mai niente per scontato.
In queste pagine la ricordiamo con una bio-bibliografia curata da Gianpiero Landi (pag. 29); con le testimonianze di un nostro redattore (pag. 31), del pacifista viterbese Peppe Sini (pag. 32) e della uruguayana Comunidad del Sur (40); con una poesia inedita di Luce (pag. 36); con una scheda sulla sua biografia del padre Luigi; ed infine con l'ultima intervista (pag. 38) rilasciata da Luce, lo scorso maggio, nella sua casa di Montevideo, al nostro collaboratore Massimo A. Rossi.
Per le fotografie, si ringraziano l'Archivio storico "Armando Borghi" di Castelbolognese - in particolare Gianpiero Landi - e Olga Cressatti, nipote di Luce Fabbri, a Montevideo.
Sul prossimo numero della rivista sarà pubblicata la traduzione di un articolo della studiosa brasiliana Margareth Rago (autrice di una biografia di Luce) originariamente apparso sulla rivista "Brecha" in occasione del 90° compleanno di Luce. La stessa Rago ricorderà Luce sul prossimo numero della Rivista storica dell'anarchismo.

Da Malatesta a Internet
di Gianpiero Landi

Dall'ambiente familiare anarchico della fanciullezza e della gioventó, all'esilio forzato con la famiglia prima in Francia e poi in America Latina, dove ha poi trascorso oltre 60 anni. Una vita vissuta con forte tensione morale, saldamente radicata nella migliore tradizione anarchica, mai dogmatica, sempre aperta al nuovo ed al diverso. Fino ad imparare, a 90 anni suonati, a comunicare anche tramite la Rete.

 

Con la morte di Luce Fabbri, avvenuta a Montevideo il 19 agosto 2000 all'età di 92 anni, scompare una delle figure più rappresentative dell'anarchismo internazionale, una militante e una intellettuale di grande prestigio che ha saputo conquistarsi l'affetto e la stima di molte persone, dentro e fuori il movimento libertario, grazie alla sua limpidezza morale e politica e alla esemplare chiarezza e profondità del suo pensiero. I suoi scritti politici (ma Luce ha lasciato anche opere di storia e critica letteraria, e perfino poesie), sparsi tra vari libri e opuscoli e soprattutto tra le pagine di numerosi giornali e riviste spesso di difficile reperibilità, costituiscono un patrimonio prezioso di pensiero che merita di essere letto e meditato, ancora oggi e nel futuro, da chiunque creda ancora nei valori della libertà e della dignità degli esseri umani. La sua produzione teorica, sempre lucida e stimolante, si caratterizza fondamentalmente per lo sforzo costante e instancabile di approfondire le ragioni di fondo dell'anarchismo e di attualizzarlo alla luce delle trasformazioni nel mondo contemporaneo. La sua esistenza si è svolta essenzialmente tra l'Italia, che lasciò a vent'anni esule del fascismo insieme alla famiglia, e l'Uruguay che l'accolse e che divenne la sua seconda patria. L'influenza dei suoi scritti e della sua attività politica si è fatta sentire però anche in altri paesi di entrambi i continenti, l'Europa e l'America.

 

Sulle orme del padre

Era nata a Roma il 25 luglio 1908, figlia primogenita del noto militante e teorico anarchico Luigi Fabbri e di Bianca Sbriccioli. La famiglia, a cui Luce resterà sempre legata da un affetto tenace e profondo, si completa ben presto con la nascita del fratello Vero, avvenuta nell'ottobre del 1910 a Bologna, dove nel frattempo Luigi Fabbri ha trovato lavoro come segretario di un sindacato e poi come maestro elementare. Luce cresce in un ambiente libero e culturalmente stimolante, testimone privilegiata insieme al fratello dell'intensa attività politica e culturale del padre, figura di primo piano dell'anarchismo italiano delle prime decadi del Novecento, a contatto con i numerosi compagni e amici che frequentano la sua casa, sia bolognesi che di passaggio (tra di essi ricorderà sempre con particolare affetto Errico Malatesta, che ai suoi occhi assumerà quasi la figura di un nonno). Nasce in quegli anni il rapporto di amicizia - mai interrotto fino alla morte - con il maestro bolognese Aldo Venturini, all'epoca giovane anarchico collaboratore di Fabbri, futuro studioso e divulgatore dell'opera di Saverio Merlino.L'educazione ricevuta dal padre, sempre rispettoso dell'altrui personalità, è fondata sulla discussione pacata e razionale e sul libero convincimento individuale. I valori ideali e morali trasmessi, solidaristici e umanitari, sono incentrati sull'amore per la libertà e la giustizia nei rapporti sociali. Ben presto, crescendo in questo ambiente, Luce si accorge di condividere i valori e le idee del padre e con naturalezza diventa anch'essa anarchica. Ancora giovanissima pubblica sulla rivista "Pensiero e Volontà" (1924-26), redatta dal padre e diretta da Malatesta, il suo primo articolo che firma con lo pseudonimo Epicari. In seguito eviterà per molto tempo di effettuare altri tentativi, per il pudore tipico dell'adolescenza.
Nell'autunno del 1926, dopo la definitiva affermazione del fascismo, Luigi Fabbri espatria clandestinamente attraverso la frontiera svizzera, recandosi poi in Francia dove lo raggiungerà nell'anno successivo la moglie Bianca. La decisione, per lui particolarmente sofferta e dolorosa, è dovuta essenzialmente alla perdita del lavoro di maestro come conseguenza del suo rifiuto di giurare fedeltà al nuovo regime, oltre che all'impossibilità di svolgere qualsiasi attività politica libera in patria. Con dolore, per ragioni di necessità, la famiglia si separa. All'età di soli 16 anni Vero, per non pesare sui genitori, si reca a Roma dove apre con un amico un laboratorio artigianale per la lavorazione del legno, diventando un buon ebanista ma vivendo, soprattutto i primi anni, in notevoli ristrettezze economiche.
La separazione dal figlio, che non rivedrà più fino alla propria morte, rappresenterà poi un motivo costante di sofferenza per Luigi Fabbri. (Vero - attentamente vigilato e più volte arrestato dalle autorità fasciste - durante la seconda guerra mondiale sarà obbligato a prendere parte alla campagna di Russia e al ritorno correrà seriamente il rischio di essere deportato in Germania. Parteciperà poi alla Resistenza a Roma, nel corso della quale si iscriverà al PCI. Subito dopo la fine della guerra, seguendo percorsi propri, riscoprirà il proprio anarchismo. Nel 1946 si trasferirà a Montevideo dove sarà militante della FAU e in seguito del gruppo libertario fondato dalla sorella. E' morto nel 1991). Luce rimane da sola a Bologna per terminare gli studi universitari, ospite in casa di un amico di famiglia, il socialista Enrico Bassi. Verso la fine del 1928 finalmente si laurea presso la Facoltà di Lettere dell'Università di Bologna, con una tesi su Eliseo Reclus che resterà inedita (alcuni estratti verranno pubblicati in seguito in lingua spagnola sui quotidiani "Imparcial" di Montevideo e "La Capital" di Rosario). Due mesi dopo la laurea anche Luce espatria clandestinamente attraverso la frontiera svizzera, con l'aiuto del ferroviere anarchico ticinese Giuseppe Peretti, che le fornisce un passaporto falso e la fa passare per la propria moglie. Ai primi di gennaio del 1929 Luce raggiunge i genitori a Parigi e la famiglia, almeno in parte, si ricompone.
A Parigi, dove si concentra uno dei nuclei più consistenti dell'emigrazione antifascista, Luigi Fabbri fonda e dirige il quindicinale "La Lotta Umana" (1927-29), espressione dei gruppi che si riconoscono nei programmi e nei metodi della "Unione Anarchica Italiana", ma l'intero corpo redazionale, composto anche da Ugo Fedeli, Camillo Berneri e Torquato Gobbi, viene espulso dalla Francia. Il 20 marzo 1929 Fabbri viene prelevato dalla polizia e costretto ad attraversare clandestinamente la frontiera con il Belgio, sotto la minaccia di un arresto da parte dei gendarmi francesi. In aprile la moglie e la figlia lo raggiungono a Bruxelles e il mese successivo la famiglia parte dal porto di Anversa per l'Uruguay, all'epoca l'unico paese disposto ad accogliere immigrati privi di passaporto, nella speranza di trovare finalmente un luogo ospitale dove non si debba vivere sotto la minaccia costante di un decreto di espulsione.


a 90 anni Luce ha iniziato a navigare in Internet ed a spedire email

 

In sud America

I primi anni a Montevideo sono difficili per i problemi economici e di inserimento, mentre la nostalgia del paese natale si fa sentire in modo acuto. Fin dai primi giorni i Fabbri ricevono perï la solidarietà e avvertono il calore dei numerosi compagni anarchici e antifascisti, italiani e di altre nazionalità, residenti in Uruguay e nella vicina Repubblica Argentina. Tra i compagni che vanno ad accoglierli al loro arrivo al porto di Montevideo ci sono gli anarchici di origine italiana Antonio Destro e Domenico Aratari ("Adario Moscallegra"). Quest'ultimo li ospita per il primo mese nella propria casa all'estrema periferia della città, in mezzo ai campi, fino a quando non sarà possibile il trasferimento in un'abitazione pió centrale presa in affitto.
Luce conosce già un poco di spagnolo medievale, letterario e antiquato, appreso durante gli studi universitari a Bologna. Per aiutare la famiglia, impartisce lezioni private di italiano e di greco, e partecipa a commissioni annuali d'esame per l'italiano, che era materia curricolare nelle scuole secondarie superiori dell'Uruguay.
I Fabbri frequentano l'ambiente del Circolo Napolitano, l'unica delle società italiane di Montevideo che non avesse o non stesse per aderire al fascismo.
L'anarchismo, che aveva egemonizzato il movimento operaio in America latina nell'ultimo quarto del XIX secolo, agli inizi degli anni Trenta nei paesi del cono sud appare ancora molto forte. In grande maggioranza il movimento è di ispirazione anarcosindacalista, e trova espressione soprattutto in due potenti organizzazioni sindacali controllate da anarchici, la FORA (Argentina) e la FORU (Uruguay). Luigi Fabbri collabora con le tendenze del movimento a lui più affini e in particolare con il gruppo del quotidiano "La Protesta", organo della FORA, senza rinunciare peraltro a esprimere chiaramente il proprio dissenso rispetto alla concezione dell'organizzazione operaia prevalente all'epoca tra gli anarcosindacalisti sudamericani. Un dissenso molto più marcato prova nei confronti delle gesta e delle idee degli anarchici "espropriatori" come Severino Di Giovanni, che proprio in quegli anni sta concludendo in Argentina la sua tragica parabola. Dopo l'assassinio da parte di Di Giovanni del direttore della "Protesta", Lopez Arango, che lo aveva accusato di essere al servizio della polizia, Fabbri scriverà un articolo colmo di indignazione per il quale sarà oggetto di minacce e correrà alcuni rischi personali.
Durante la prima estate nel nuovo paese (che nell'emisfero australe corrisponde ai mesi invernali dell'emisfero boreale), per ristabilirsi nella salute compromessa dagli strapazzi del viaggio, Luce trascorre un periodo di vacanza sulle montagne di Cordoba, in Argentina, ospite di Diego Abad de Santillan e della sua famiglia. E' l'origine di una amicizia con Santillan (da anni in corrispondenza con Luigi Fabbri, con il quale collaborerà a varie iniziative editoriali), che per Luce durerà tutta la vita.
Sempre nell'estate si svolge a Montevideo un Congresso latinoamericano dei maestri, che rappresenta per Fabbri e per la figlia l'occasione di conoscere persone interessanti di vari paesi, e di stabilire legami in particolare con gli intellettuali anarchici argentini Concepciòn Fernàndez (nata in Galizia) e José M. Lunazzi.
Un'altra amicizia importante è quella con Simòn Radowitzky, l'anarchico di origine russa che ancora adolescente aveva lanciato la bomba che aveva ucciso Falcòn, il massacratore degli anarchici argentini, e che per questo era stato condannato all'ergastolo nel terribile bagno penale di Ushuaia, nella Terra del Fuoco. Nel 1930, graziato dopo vent'anni di continue sofferenze, Radowitzky viene obbligato a lasciare l'Argentina e giunge a Montevideo, dove viene accolto calorosamente dai compagni locali.
Luigi Fabbri nel frattempo ha avviato una nuova importante iniziativa editoriale, la pubblicazione della rivista "Studi Sociali", il cui primo numero esce con la data del 16 marzo 1930. Alla redazione collaborano Ugo Fedeli e Torquato Gobbi, e anche Luce scrive alcuni articoli firmati con lo pseudonimo Lucia Ferrari. I primi 8 numeri vengono pubblicati a Buenos Aires, appoggiandosi alle strutture del quotidiano "La Protesta".
La relativa libertà di cui si godeva nelle due repubbliche rioplatensi dura ben poco. Il 6 settembre 1930, con il colpo di stato del generale Uriburu in Argentina, si scatena contro gli anarchici una feroce repressione. La FORA assiste inattiva al colpo di stato, convinta che si tratti di uno scontro interno alla borghesia, che non avrà particolari conseguenze sul movimento operaio. Santillan, divenuto il nuovo direttore della "Protesta", con preveggenza vede incombere la catastrofe, e insiste in modo disperato per la proclamazione di uno sciopero generale che bloccherebbe il paese e potrebbe fare fallire il colpo di stato, ma non viene ascoltato. Le conseguenze sono tragiche. In pochi giorni l'intera organizzazione della FORA e "La Protesta" vengono spazzate via. Molti militanti vengono uccisi, torturati, deportati a Ushuaia. Quelli che riescono a fuggire vanno a Montevideo, dove s'ingrossa la comunità degli esiliati. Tra gli altri profughi, oltre a Santillan e a Lunazzi, arriva Ermacora Cressatti, un muratore anarchico di origini friulane, di cui ben presto Luce si innamora e che diventa suo marito nel 1933 (alcuni anni dopo la coppia sarà allietata dalla nascita di una figlia, Luisa). Scomparso l'appoggio del gruppo de "La Protesta", la rivista "Studi Sociali" dovrà fare da sè, con crescenti difficoltà economiche. Sono gli anni della "grande crisi" economica originata dal crollo della Borsa di New York del 1929, e le conseguenze si fanno sentire anche in America latina. Perfino le sottoscrizioni alla rivista dalle individualità e dai gruppi anarchici italiani del nordamerica si fanno sempre pió scarse.

Studi sociali

Le preoccupazioni per la rivista si sommano a quelle per il mantenimento della famiglia. Luigi Fabbri perde ben presto, per ragioni politiche legate al suo antifascismo, un incarico come maestro presso la Scuola Italiana di Montevideo e si mette a vendere libri, ma i guadagni sono scarsi e aleatori. Cominciano inoltre, già a partire dal gennaio del 1932, alcuni seri disturbi di salute che tormenteranno i suoi ultimi anni e lo porteranno infine a una precoce morte. Un grande dolore per lui è rappresentato poi dalla morte di Malatesta (luglio 1932). Luce diventa il principale sostegno economico della famiglia, soprattutto dopo avere vinto un concorso pubblico che le apre la strada all'insegnamento nella scuola secondaria superiore, come docente di storia in un Liceo.
Il giorno 11 marzo 1933 si apre a Montevideo un Congresso internazionale antimilitarista organizzato da un comitato proletario dietro cui si celava il partito comunista, in occasione della guerra del Chaco (scoppiata nel 1932 tra Paraguay e Bolivia). Luigi Fabbri e Luce (che ha la delega di un gruppo anarchico argentino) vi prendono parte con altri anarchici latino-americani. Prima della conclusione i 45 anarchici presenti lasciano la sala per protesta, nell'impossibilità di potere discutere il documento finale preparato in anticipo. Con gli anarchici lasciano la sala anche molti delegati reclutati dai comunisti tra i "compagni di strada". L'episodio si risolve nei giorni seguenti in un abbandono delle organizzazioni comuniste da parte di molti simpatizzanti e in un rafforzamento dei gruppi libertari.
Il 31 marzo 1933, quasi in coincidenza con l'avvio del nuovo lavoro di Luce nel Liceo, si verifica in Uruguay il colpo di stato di Gabriele Terra, che interrompe il clima di tolleranza politica del paese e instaura un regime autoritario, anche se meno feroce della contemporanea dittatura argentina e del fascismo italiano. Alcuni anarchici di origine italiana, tra cui Fedeli, vengono deportati in Italia e consegnati nelle mani delle autorità fasciste. Per Luigi Fabbri si riaffaccia l'incubo di una nuova possibile espulsione che però non avrà luogo, forse perchä la sua attività politica è rivolta quasi esclusivamente alla propaganda e alla lotta contro il regime di Mussolini, senza intromissioni nelle questioni interne del paese ospitante.
Nel settembre 1933 Luce si reca in Argentina, a Rosario di Santa Fe, per tenere un ciclo di sei conferenze sul fascismo all'Istituto di Studi Superiori. Le conferenze verranno poi pubblicate nel volume Camisas Negras (Buenos Aires, Nervio, 1935). Nel 1932 era già apparso il volume I canti dell'attesa, pubblicato a Montevideo dall'editore Bertani, una raccolta di poesie da cui traspare soprattutto la nostalgia per il paese natale e lo sdegno per il fascismo e le sue imprese.
Il 22 giugno 1935, a seguito di un intervento chirurgico, muore Luigi Fabbri. Luce, gravemente ammalata, non può assistere ai suoi ultimi istanti e neppure prendere parte al funerale. La perdita del padre che adorava rappresenta uno dei pió grandi dolori della sua vita. Cerca di reagire continuando l'opera iniziata dal padre, in particolare "Studi Sociali" di cui era da poco uscito il numero 40. Nella biografia del padre, scritta a distanza di tanti anni, la stessa Luce ha spiegato le ragioni di quella decisione:
"La rivista non morì. Dopo una lunga malattia (una cortico-pleurite) e durante una lunghissima convalescenza - ebbi sei mesi di licenza nel mio lavoro d'insegnante - preparai il primo numero della nuova serie, non senza molti dubbi e molti scambi di lettere coi compagni. Non credo nell'al di là, e far uscire ancora la rivista era l'unica maniera di rimanere in contatto con lui, quella parte di lui che la morte non poteva toglierci: il suo pensiero. C'era sufficiente accordo fra noi, perchè potessi farlo senza sacrificare niente della mia indipendenza, ch'era il valore ch'egli mi aveva insegnato a difendere gelosamente. Avevo però molta paura. Non pensavo di sostituirlo, ma volevo mantenere un certo livello e temevo di non saperlo fare. Ma mi parve di dover affrontare il rischio. M'accorsi però che, assorbita com'ero, dopo la guarigione, dall'insegnamento ed anche dal movimento locale, a cui s'aggiunsero ben presto il lavoro di solidarietà con la Spagna libertaria e, infine, la maternità, non potevo conservare il ritmo di attività del babbo per quel che si riferisce alla rivista. Questa uscì quando potè, fino alla fine della seconda guerra mondiale; nel '46, col risorgere della nostra stampa in Italia, perse la sua principale ragion d'essere e cessò." (Luigi Fabbri. Storia d'un uomo libero, p.215)
Il primo numero della seconda serie di "Studi Sociali", quasi interamente dedicato al fondatore della rivista, esce il 20 novembre 1935 con articoli di Torquato Gobbi, Virgilio Bottero, Emilio Frugoni, Domingo Rodriguez, Gaston Leval e alcuni scritti dello stesso Fabbri. L'articolo di Luce si intitola "L'educatore", ed esamina la figura del padre sotto il profilo del suo comportamento nella vita privata, in famiglia e in particolare con i figli. Anche in seguito Luce conserverà a lungo una certa ritrosia a scrivere del padre come personaggio pubblico, per il timore di non riuscire ad essere completamente obiettiva nei giudizi.


in alto da sx a dx: Aldo Venturini, Giordana Garavini.
seduti: Domenico Girelli, Luce Fabbri

 

Al fianco dei cenetistas

Tra il 1936 e il 1939 Luce - che è in contatto soprattutto con Santillan, rientrato in Spagna fin dal 1931 e che è uno dei massimi dirigenti della CNT in Catalogna - si impegna a fondo nel sostegno agli anarchici spagnoli che lottano sul doppio fronte della guerra contro il fascismo e della rivoluzione, con la creazione e la difesa delle collettivizzazioni libertarie osteggiate dagli stalinisti e dalle forze borghesi repubblicane. Va segnalato che alcuni suoi scritti del periodo e successivi, improntati a una certa comprensione nei confronti delle ragioni di quegli esponenti anarchici spagnoli che nel corso della guerra civile avevano accettato di fare parte del governo di Madrid e di quello autonomo della Catalogna, susciteranno dissensi e critiche in settori del movimento libertario internazionale. La stessa Luce preciserà in alcune occasioni che si trattava appunto di comprensione per il dramma umano e politico di quei compagni (convinti di scegliere il male minore in una situazione obiettivamente difficile e piena di rischi nella quale avvertivano drammaticamente il peso della propria responsabilità), e non della accettazione del ministerialismo che non condivideva.
Nel 1937 pubblica, con lo pseudonimo Luz d. Alba, il volume 19 de julio. Antologìa de la revoluciòn espanola, con lo scopo di informare l'opinione pubblica dell'America latina di ciò che sta realmente accadendo in Spagna. L'anno dopo esce a Lugano, a cura di Carlo Frigerio, l'opuscolo Gli Anarchici e la rivoluzione spagnola, contenente l'articolo di Luce "Il problema del governo" e un intervento sullo stesso tema di Santillan. Collabora inoltre intensamente alla pubblicistica anarchica, in particolare a quella uruguaiana e argentina.
La rivoluzione spagnola, che aveva suscitato all'inizio tante speranze, si conclude infine tragicamente, seguita poco dopo dallo scoppio della seconda guerra mondiale. Durante la guerra Luce compila in italiano "Rivoluzione libertaria" (un giornale da mandare clandestinamente in Italia, di cui escono 5 numeri), e subito dopo la pagina italiana di "Socialismo y libertad", un interessante esperimento di periodico trilingue edito a Montevideo, a cui collaborano socialisti, anarchici e repubblicani uniti dalla comune lotta al fascismo.
Nei primi mesi del 1946, terminata la guerra, Luce fa un viaggio in Brasile, ospite a Rio de Janeiro degli anarchici italiani Nello Garavini e Emma Neri, esuli antifascisti, e della loro figlia Giordana. Al ritorno da una visita a una proprietà dei Garavini nella località di Mangaratiba, nella selva amazzonica, Luce e Nello vengono colpiti da febbri malariche e si teme per la loro vita. Luce rientra in marzo a Montevideo, dove l'attendono il marito e la figlia di pochi anni, ormai fuori pericolo e in convalescenza, ma debilitata dalla malattia. Pochi mesi dopo si chiude anche l'esperienza della terza serie di "Studi Sociali", che durante la guerra aveva cambiato di formato e aveva rallentato ulteriormente le apparizioni dei nuovi numeri.

 

Contro il mito castrista

Negli anni successivi la rivista sarà sostituita da una collana di opuscoli, alcuni dei quali redatti da Luce: La libertà nelle crisi rivoluzionarie (1947), L'anticomunismo, l'antimperialismo e la pace (1949), La strada (1952). Gli altri due opuscoli della collana, di autori diversi, usciranno con una sua introduzione: Max Nettlau, Saverio Merlino (1948); Errico Malatesta, Organizzazione - Luigi Fabbri, Libera sperimentazione (1950). Nello stesso periodo collabora con una certa regolarità alla rivista "Volontà", all'epoca diretta a Napoli da Giovanna Berneri e Cesare Zaccaria. Nelle edizioni RL, legate alla rivista, vengono pubblicati Sotto la minaccia totalitaria. Democrazia Liberalismo Socialismo Anarchismo (1955), uno dei suoi testi pió significativi, e Problemi d'oggi (1958).
In lingua spagnola escono El totalitarismo entre las dos guerras (Buenos Aires, 1948) e La libertad entre la historia y la utopìa (Rosario, 1962). In questa ultima opera Luce - all'interno di una riflesione più generale su libertà, socialismo, rivoluzione e dittatura - esamina criticamente, da un punto di vista libertario, gli esiti autoritari della recente rivoluzione cubana. Va rilevato che in Uruguay e in altri paesi dell'America latina la rivoluzione cubana, che soprattutto all'inizio suscita entusiasmo e speranze in vasti settori dell'opinione pubblica, avrà effetti dirompenti sul movimento anarchico, indirizzando verso il castrismo e la lotta armata una parte dei militanti e simpatizzanti, in particolare quelli pió giovani. Si riproduce in certa misura, a distanza di alcuni decenni, la situazione che si era creata in molti paesi dopo la rivoluzione d'ottobre, allorchè l'entusiasmo per gli avvenimenti russi aveva convogliato verso i nascenti partiti comunisti una larga parte delle masse operaie e anche militanti provenienti dall'anarchismo. Le differenti valutazioni della rivoluzione cubana provocano accese discussioni e polemiche all'interno della Federazione Anarchica Uruguayana (FAU), e infine Luce, trovandosi in minoranza su una questione decisiva, deve lasciare l'organizzazione con pochi altri compagni e fondare un proprio gruppo autonomo. La frattura non sarà mai più ricomposta, anche se il tempo si è incaricato di darle ragione, facendo giustizia della mitologia castrista e guevarista e della tragica illusione della guerriglia latinoamericana.
A partire dagli anni sessanta si assiste a un rallentamento nella produzione di scritti politici, mentre diventano sempre pió numerosi i saggi su argomenti di storia e di critica letteraria. Nel 1949 Luce ottiene la cattedra di Letteratura Italiana all'Università di Montevideo (la terrà fino al 1991, quando finalmente andrà in pensione). Nel 1951 viene inoltre nominata docente di Storia della civiltà italiana (in seguito anche di Letteratura italiana) all'Istituto per la formazione dei professori Artigas. Gran parte del suo tempo e delle sue migliori energie vengono dedicate all'insegnamento e alla ricerca sui temi ad esso legati. Nel 1966 pubblica il saggio Influenza della letteratura italiana sulla cultura rioplatense (1810-1853), completato l'anno successivo da un secondo volume relativo al periodo 1853-1915. A distanza di qualche anno appare La poesìa de Leopardi (1971), preceduto e seguito da saggi su Foscolo, Machiavelli, Dante. I numerosi contributi su quest'ultimo autore culmineranno, a conclusione della sua attività di studiosa, nel volume La Divina Comedia de Dante Alighieri, pubblicato nel 1994 dall'Università di Montevideo.
Tra il 1973 e il 1985 anche l'Uruguay, come altri paesi del continente, conosce l'epoca dei colpi di stato e della dittatura dei militari, con una durissima e sanguinosa repressione dei movimenti di sinistra. Forse per l'età già avanzata e per il suo prestigio di studiosa, Luce non subisce particolari persecuzioni, anche se deve rinunciare a svolgere un'attività politica pubblica e nutre fondate preoccupazioni per la figlia, simpatizzante di gruppi politici radicali, e per le due giovani nipoti (nel frattempo sono morti la madre Bianca e il marito Ermacora). Per evitare il rischio di un sequestro durante una perquisizione, dona il suo prezioso archivio (che comprende anche le carte del padre) all'IISG di Amsterdam, che provvede al trasferimento dei documenti originali nella propria sede in Olanda.

Le ultime opere

Dopo la fine della dittatura militare, che lascia comunque al paese una pesante eredità di sparizioni e di persone torturate o uccise, si creano le condizioni per un intervento politico non clandestino. Luce riprende l'attività con i compagni anarchici a lei più affini. Il "Grupo de Estudio y Acci¢n Libertaria", di cui fa parte, nel 1986 dà vita a un periodico che all'inizio si chiama "Geal", come la sigla del gruppo stesso, e poi dal terzo numero assume il titolo "Opciòn libertaria". Collabora inoltre con numerosi altri libertari in Uruguay e in altri paesi dell'America latina, divenendo per molti di essi un sicuro punto di riferimento. A Montevideo le sono particolarmente vicini i compagni dell Comunidad del Sur, fondata nel 1955 e tuttora attiva. Nel 1983 esce a Buenos Aires, a cura di alcuni compagni locali, El anarquismo: mas allà de la democracia, un opuscolo che raccoglie la traduzione in spagnolo di alcuni interventi di Luce apparsi su "A rivista anarchica", di notevole interesse per approfondire il suo pensiero.
Nel 1993 Luce compie il suo ultimo viaggio in Europa, per prendere parte alla "Esposiciòn internacional anarquista" di Barcellona. L'intervento che legge alla platea del Convegno, Una utopìa para el siglo XXI (tradotto e pubblicato su "A rivista anarchica" n. 205), può essere inteso come il suo testamento spirituale. Approfittando del viaggio a Barcellona verrà anche per qualche settimana in Italia, e sarà per lei l'ultima volta che rivedrà il suo paese natale (nel dopoguerra, i suoi viaggi precedenti si sono svolti nel 1954, nel 1981 e nel 1987).
Negli ultimi anni Luce si dedica alla redazione dell'opera sua forse pió necessaria, la già citata biografia del padre che viene pubblicata dalla Biblioteca Franco Serantini di Pisa nel 1996 col titolo Luigi Fabbri. Storia di un uomo libero. In certa misura e al di là delle sue intenzioni, si tratta anche di una autobiografia, almeno per quanto riguarda il primo periodo della sua vita, trascorso a stretto contatto con il padre.
In coincidenza con i suoi novant'anni (festeggiati con un certo risalto in Uruguay, dove era un personaggio pubblico) escono nel 1998 due volumi di suoi scritti: Una strada concreta verso l'utopia. Itinerario anarchico di fine millennio (Pescara, ed. Samizdat), e La libertad entre la historia y la Utopìa. Tres ensayos y otros textos del siglo XX (Barcelona-Dreux, Edicion A. Fontanillas Borràs y S. Torres Planilla).
La sua mente, abituata a ragionare, ha lavorato fin quasi agli ultimi giorni. Preparava da tempo un saggio sul fenomeno dell'autodidattismo nel movimento operaio, e non sappiamo a che punto fosse arrivata nella ricerca e nella elaborazione dei risultati. Nei giorni stessi in cui ci è arrivata la notizia dolorosa della sua morte, abbiamo ricevuto anche il numero 33 di "Opciòn libertaria", contenente come al solito due articoli suoi, probabilmente gli ultimi che ha scritto nella sua vita lunga e operosa.
Abbiamo perso Luce, e per chi l'ha conosciuta di persona e l'ha amata si tratta di una perdita grave e irreparabile, anche se in certa misura prevedibile in considerazione della rispettabile età che aveva raggiunto. Parafrasando ciò che lei stessa ha scritto in riferimento alla morte di suo padre, ci è di qualche conforto sapere che ci resta qualcosa che nessuno potrà toglierci, e cioè il suo pensiero.

Gianpiero Landi

Quella piccola grande donna

La notizia della morte di Luce Fabbri, appena ricevuta da Montevideo, non riesce a rattristarmi.
Certo, non ci sarà più occasione di sentire la sua voce - sempre più vocina, in questi ultimi anni. Di sollecitarle interventi o puntualizzazioni. Di immaginarla mentre, in questi ultimi tempi, non riusciva più a leggere e si faceva leggere da altri quanto la interessava. Di aspettarla in occasione del suo prossimo viaggio in Italia per approfondire la questione della violenza o delle prospettive del nostro movimento.
Tutto questo mi mancherà, certo. E piena è la coscienza che con la scomparsa di Luce viene meno un tramite fondamentale - l'ultimo, di tanto spessore - tra il "vecchio" movimento anarchico di inizio '900 e noi oggi. Basta per comprenderlo la pur succinta bio-bibliografia curata in queste pagine da Gianpiero Landi, anima della Biblioteca Libertaria "Armando Borghi" di Castelbolognese e autore dell'intervista a Luce che, pubblicata vent'anni fa' sulla nostra rivista, ne segnï il rilancio dell'influenza nel nostro ambiente.
A simboleggiare questo ruolo di Luce, basti pensare al suo rapporto personale con Errico Malatesta, quel nonno buono che da Londra le portava il meccano ed insieme a lei stava steso per terra a fare le costruzioni. E poi all'evoluzione di quel rapporto, in una continuità ideale che non era "culto della personalità", ma proficuo rapporto di scambio ideale con la figura a mio avviso più ricca e complessa dell'anarchismo di lingua italiana.
Su questo e su tanti altri aspetti della personalità di Luce getta una luce indiretta, ma nitida, la biografia di suo padre, Luigi, che finalmente Luce è riuscita a completare ed a pubblicare (per ora in italiano, ma è in corso di produzione la versione in castigliano). Un volume di eccezionale spessore storico, teorico ed umano, un vero e proprio scrigno per gli amanti della libertà.
Ci saranno - ci dovranno essere - occasioni per riprendere con calma i fili, numerosi e importanti, del percorso di Luce, di questa donna che ha attraversato un secolo intero sempre con la coscienza sociale all'erta. Una piccola grande donna che ha saputo "metabolizzare" Hiroshima e la parabola del comunismo di Stato, la rivoluzione spagnola del '36 e quella di Internet, con una volontà di aprirsi al nuovo, di non fossilizzarsi mai nelle certezze del passato che è rara anche tra quelli della mia generazione - figuriamoci in una come lei che (per intenderci) nell'era dei "capelloni" e del '68 aveva passato la sessantina.
Ci vorrà tempo per scandagliare quella vera e propria miniera di notizie, relazioni personali, valutazioni politiche, riflessioni, umanità che Luce era. Una miniera, credo, in tanta parte inesplorata, un grande patrimonio che non possiamo disperdere: non tanto per l'affetto che nutrivamo (e nutriamo) per lei, quanto nel nostro stesso "interesse", di persone impegnate a cercare di comprendere il mondo e di trasformarlo.
La nostra rivista, con la quale negli ultimi due decenni Luce aveva instaurato un rapporto del tutto particolare (tanto che qui sono apparsi gran parte dei suoi scritti anarchici), assicura fin d'ora la propria collaborazione a quanti si impegneranno in questa direzione. Intanto dedica alla nostra giovane vecchietta, spentasi lo scorso 19 agosto nel lontano Uruguay, la copertina e questo modesto dossier - comprendente, tra l'altro, l'ultima intervista da lei rilasciata, proprio ad un nostro collaboratore, Massimo Annibale Rossi.
Scrivevo all'inizio che, nonostante tutto, la notizia della morte di Luce non è riuscita a rattristarmi più di tanto. Il fatto è che una vita come la sua, così densa, ricca di esperienze e di riflessioni, piena di tragedie - certo - ma anche di tanta lucida speranza, è una vita invidiabile. Luce ha molto amato e molto è stata amata. Ha bevuto a mille sorgenti del libero pensiero ed ha saputo trasmetterne il distillato a tante persone, diverse tra loro, sparse nel mondo. Il vuoto che lascia è immenso, ma la coscienza di quanto ha costruito e non potrà mai venire distrutto è ancora più forte.
Con struggente malinconia ma anche con serena coscienza di tutto ciò, salutiamo per l'ultima volta questa Luce che se ne va. E, andandosene, resta tra noi.

Paolo Finzi

Una luce non solo per gli anarchici
Un lutto grande per tutte le persone di volontà buona: èscomparsa Luce Fabbri

Carissimi,
è deceduta a Montevideo pochi giorni fa Luce Fabbri, la grande pensatrice,educatrice e militante anarchica, figlia di Luigi Fabbri.
Aveva novantadue anni e fino alla fine è stata di una limpidezza e di una lucidità straordinarie, di una mitezza e di una magnanimità leggendarie.
La sua morte costituisce un lutto grande non solo per il movimento libertario, ma per tutte le persone impegnate per la pace e per la dignità umana. E' opinione di chi scrive che le sue riflessioni e le sue proposte costituiscano un contributo grande alla lotta nonviolenta, alla difesa intransigente dei diritti umani di ogni essere umano, all'impegno contro tutti i totalitarismi, contro tutte le oppressioni e le denegazioni della dignità umana, contro tutte le forme di complicità con l'oppressione, l'ingiustizia, la violenza.
Vorremmo che leggessero almeno le sue limpide parole nell'intervista a Cristina Valenti (di seguito citiamo la pagina web relativa) soprattutto le persone che pensano di sentirsi lontane da un punto di vista anarchico: scopriranno la concretezza e la lucidità della riflessione e delle proposte di Luce Fabbri, scopriranno una meditazione ed una prassi di autentica costruttrice di pace e di convivenza, una vera e profonda amica della nonviolenza, una educatrice alla libertà ed alla solidarietà.
Vi segnaliamo alcune pagine nella rete telematica a lei dedicate:
a) in primo luogo la bella intervista curata su "A. rivista anarchica" nell' estate 1998
da Cristina Valenti: Luce Fabbri, Vivendo la mia vita,
http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/247/22.htm
b) per chi legge il portoghese c'è un'altra intervista (in due parti) curata da J. M. Carvalho Ferreira: Entrevista a Luce Fabbri, http://www.azul.net/m31/utopia/6/html/body_fabbri.html (prima parte), e: http://www.azul.net/m31/utopia/7/7fabbri2.html (seconda parte)
c) per chi legge lo spagnolo segnaliamo una testimonianza di Luce Fabbri su J.B. Gomensoro, http://smu.org.uy/noticias/separ93/fabbri.htm
d) un suo intervento su Socializzazione e libertà, in "A. rivista anarchica" del giugno 1999 è alla pagina http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/255/34.htm
e) un ampio profilo di Luce Fabbri, apparso in spagnolo sulla rivista
uruguayana "Brecha", ha scritto Margareth Rago, La libertad seg£n Luce Fabbri, http://www.brecha.com.uy/numeros/n659/lucce.html
f) una bella testimonianza di Misato Toda, apparsa su "A. rivista anarchica" dell'ottobre 1998, è Il mio incontro con Luce, http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/248/31.htm
g) segnaliamo anche due brevi note apparse su "Umanità Nova" n. 5 del 14 febbraio 1999
http://www.ecn.org/uenne/archivio/archivio1999/un05/art379.html ) e n. 22 del 20 giugno 1999
http://www.ecn.org/uenne/archivio/archivio1999/un22/art629.html )

Peppe Sini
Centro di ricerca per la pace di Viterbo
strada S. Barbara 9/E _ 01100 Viterbo _ tel. e fax 0761/353532
e-mail: nbawac@tin.it

BIBLIOGRAFIA DEGLI SCRITTI POLITICI DI LUCE FABBRI

Scritti politici Libri e opuscoli
_ Camisas Negras. Estudio crìtico històrico del origen y evoluciòn del fascismo, sus echos y sus ideas, con nota final proyectada a la actualidad autoritaria argentina por JosÇ M. Lunazzi, Buenos Aires, Ediciones Nervio, 1935, pp. 276
_ (con lo pseudonimo Luz D. ALBA) 19 de Julio. Antologìa de la revoluciòn espaNola, Montevideo, Colecciòn Esfuerzo, 1937
_ (insieme a D. A. de SANTILLAN) Gli anarchici e la rivoluzione spagnola, Lugano, Carlo Frigerio Editore, marzo-aprile 1938, pp.20.
_ La libertà nelle crisi rivoluzionarie, Montevideo, Edizioni Studi Sociali, 1947, pp. 42
-- El totalitarismo entre las dos guerras, Buenos Aires, Ediciones Union Socialista Libertaria, 1948, pp. 24
-- Max NETTLAU, Saverio Merlino, traduzione e introduzione di Luce Fabbri, Montevideo, Edizioni Studi Sociali, 1948, pp. 35
-- L'anticomunismo, l'antiimperialismo e la pace, Montevideo, Edizioni di Studi Sociali, 1949, pp. 48 (Edizione in lingua spagnola, 1951)
-- E. MALATESTA, Organizzazione - Luigi FABBRI, Libera sperimentazione, a cura di l.f., Montevideo, Edizioni Studi Sociali, 1950, pp. 24 (introduzione di Luce Fabbri)
-- La strada, Montevideo, Edizioni Studi Sociali, 1952, pp. 32 (Edizioni in lingua spagnola, El camino, 1952 e 1998)
-- Sotto la minaccia totalitaria. Democrazia Liberalismo Socialismo Anarchismo, Napoli, Edizioni RL, 1955, pp. 52
-- Problemi d'oggi, Napoli, Edizioni RL, 1958
-- La libertad entre la historia y la utopìa, pròlogo de Diego Abad de Santillan,Rosario, Ediciones Uniòn Socialista Libertaria, 1962
-- El anarquismo: mas allà de la democracia, Buenos Aires, Editorial Reconstruir, 1983, pp. 59
-- Luigi Fabbri. Storia d'un uomo libero, con introduzione di Pier Carlo Masini, Pisa, BFS, 1996, pp. 240
-- Una strada concreta verso l'utopia. Itinerario anarchico di fine millennio, con prefazione di Massimo Ortalli, Pescara, Samizdat, 1998, pp. 206
-- La libertad entre la historia y la Utopìa. Tres ensayos y otros textos del siglo XX, Barcelona-Dreux, pròlogo y ediciòn de Antonia Fontanillas Borras y de Sonia Torres Planells, 1998, pp. 147
Riviste e giornali politici

Direzione e redazione: "Studi Sociali", II e III serie (1935-1946);
"Rivoluzione libertaria"; "Socialismo y libertad"; "Geal", poi "Opciòn Libertaria" (1986-in corso)
Articoli e interventi sono stati pubblicati inoltre su numerosi giornali e riviste di vari paesi. Tra di essi si segnalano:
"Studi Sociali" (I serie); "Volontà"; "Cènit"; "Revista Polèmica"; "A rivista anarchica"

Volumi di poesia
-- I canti dell'attesa, Montevideo, M. O. Bertani, 1932, pp. 111
-- Propinqua Libertas (inedito di prossima pubblicazione)

Scritti di storia e di critica letteraria
-- Influenza della letteratura italiana sulla cultura rioplatense (1810-1853), Montevideo, Ediciones Nuestro Tiempo, 1966, pp. 59
-- L'influenza della letteratura italiana sulla cultura rioplatense (1853-1915), Montevideo, Editorial Lena & Cìa. S. A., 1967, pp. 75
-- La poesìa de Leopardi, Montevideo, Instituto Italiano de Cultura, 1971, pp. 519
-- Machiavelli escritor (apartado del libro Vigencia de Maquiavelo), Montevideo, Instituto Italiano de Cultura, 1972
-- Nicolas MAQUIAVELO, El Prìncipe, pròlogo y notas de Luce Fabbri Cressatti, Ediciòn bilingùe: Italiano - Castellano, Montevideo, Editorial Nordan - Comunidad, s.d. [1993]
-- La Divina Comedia de Dante Alighieri, Montevideo, Universidad de la Repùblica, Departamento de Publicaciones, 1994

Alcuni saggi pubblicati sulla
"Revista de la Facultad de Humanidad y Ciencias" (Montevideo)

-- Interès literario de las "Obras Menores". Ayax de H. Foscolo, 1952
-- Las Corrientes de Critica e Historiografìa Literarias en la Italia actual, 1955
-- La poesìa del Paraiso y la metafora de la nave, 1960
-- Alegorìa y profecìa en Dante, 1962
-- Dante, poeta del conocimiento
-- Dante en la poesìa comprometida del siglo XIV0

 

Ancora un poco

Frullo di voli sulla soglia oscura.
Ancora un poco; ancor debbo pensare
a come possa misurare il nulla;
ancor debbo imparare
a scandagliare il fondo del silenzio,
a camminare nell'oscurità.
Non sono preparata: dammi tempo
prima d'entrare.
Non c'è bisogno
che nessuno mi spinga: solo debbo
abituarmi a un sonno senza sogni,
al vuoto opaco dell'eternità.

Luce Fabbri

Dal libro inedito di poesie di Luce Fabbri,
dal titolo Propinqua Libertas, di prossima
publicazione a cura di alcuni amici e compagni
come omaggio alla sua memoria.

 

Mio padre, un uomo libero

Luce FABBRI, Luigi Fabbri storia d'un uomo libero, Pisa, BFS edizioni Biblioteca Franco Serantini, 1996, pp. 240, ill., L. 25.000

E' la commossa, partecipata e lucida ricostruzione della vita e del percorso politico di uno fra i più significativi rappresentanti dell'anarchismo europeo, indubbiamente il più attento e coerente continuatore dell'anarchismo sociale e malatestiano. Luce Fabbri, figlia e discepola di Luigi Fabbri (Fabriano 1877 - Montevideo 1935), ha saputo ricreare, in un'opera ricca tanto di notizie di prima mano quanto di dati desunti da una rigorosa ricerca documentaria, il percorso politico dell'amatissimo padre.
E' il ricordo di una esperienza per certi versi unica, ma anche comune ai tanti militanti che in quegli anni drammatici ed entusiasmanti, dettero tutte le loro energie e il loro impegno, sacrificando la propria libertà, nel generoso tentativo di costruire una società più libera e più umana. In un affascinante affresco da cui emergono le figure pió significative della vita politica di oltre mezzo secolo (Errico Malatesta, Pietro Gori, Gigi Damiani ecc.), le intime, private vicende di una famiglia singolarmente libera e unita, si mescolano agli avvenimenti che hanno costituito la storia contemporanea del nostro paese. Dalla repressione crispina ai sommovimenti dell'inizio del secolo, dalla tragedia della Grande Guerra alle aspettative del "biennio rosso", dall'avvento del fascismo alla dura necessità della fuga e dell'esilio, le vicende di Luigi Fabbri si intersecano con quelle di un popolo che faticosamente tenta di costruirsi un futuro migliore.
Un racconto che si stacca dolorosamente dalla vicenda personale, per elaborare memorie e sentimenti privati in un ritratto di oggettiva, eppur semplice, grandezza. Un libro di grande spessore storico, che è anche il più perfetto gesto d'amore di una figlia per un padre che le è stato maestro di vita.